{"id":17063,"date":"2021-12-07T06:40:00","date_gmt":"2021-12-07T05:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/omnesmag.com\/?p=17063"},"modified":"2021-12-03T17:51:58","modified_gmt":"2021-12-03T16:51:58","slug":"tesori-e-storie-della-santa-sepolcro-di-calatayud","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.omnesmag.com\/it\/actualidad\/cultura\/tesoros-e-historias-del-santo-sepulcro-de-calatayud\/","title":{"rendered":"Tesori e storie del Santo Sepolcro di Calatayud"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell'anno 1099 d.C., la prima crociata in Terra Santa si concluse con il recupero del Santo Sepolcro di Nostro Signore. Immediatamente il liberatore, Goffredo di Buglione, fece costituire un capitolo di canonici che si occupasse del culto del tempio e un gruppo di valorosi cavalieri che lo sorvegliassero. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quarant'anni dopo, il nuovo patriarca di Gerusalemme invi\u00f2 uno dei suoi canonici a Calatayud per prendere in carico le terre e i beni concessi loro dal conte Berenguer IV come conseguenza (e soluzione) dell'eredit\u00e0 che Alfonso I aveva lasciato a favore dei tre ordini gerosolimitani. Con questi mezzi, nel 1156, fu benedetta una nuova chiesa nella citt\u00e0 aragonese, dedicata, come la sua casa madre, al Santo Sepolcro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Chiostro gotico e tempio herreriano<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I resti della chiesa gotico-mud\u00e9jar, che sostitu\u00ec la prima costruzione romanica, sono conservati sotto forma di un bellissimo chiostro che, grazie ai lavori di restauro effettuati negli ultimi decenni, pu\u00f2 essere visitato e ammirato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L'edificio attuale fu eretto tra il 1605 e il 1613, su iniziativa del priore Juan de Palafox e secondo il progetto di Gaspar de Villaverde, in stile herreriano, con un'ampia facciata a tre porte affiancata da due torri quadrangolari gemelle, unite al corpo centrale per mezzo di alette.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"267\" src=\"https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/SSepulcro_claustro_LMG0645.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17189\" srcset=\"https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/SSepulcro_claustro_LMG0645.jpg 400w, https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/SSepulcro_claustro_LMG0645-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo Juan de Palafox, priore e patrono della collegiata, non va confuso con il nipote, il beato Juan de Palafox y Mendoza, che fu vicer\u00e9 del Messico, vescovo di Puebla e di Osma, beatificato nel 2011 dopo molti inconvenienti, grazie alla tenacia dei padri carmelitani che ne hanno seguito la causa per amicizia storica e istituzionale. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo secondo Juan de Palafox era figlio naturale del marchese di Ariza (che aveva un castello e un palazzo urbano in quella citt\u00e0 a 30 km da Calatayud), fratello del priore. Quando il ragazzo aveva nove anni, il marchese lo riconobbe e, per la sua educazione, volle affidarlo alla custodia dello zio. Quest'ultimo, con logica ragionevole, rispose che un giovane ecclesiastico con un nipote naturale affidato alle sue cure (l'identit\u00e0 della madre fu sempre tenuta segreta) sarebbe stato un sicuro bersaglio di calunnie; e il bambino fu posto sotto la protezione del vescovo di Tarazona, Fray Diego de Yepes, che era stato il confessore di Santa Teresa, e vicino alla madre, che, pentita, conduceva una vita esemplare e anonima nel monastero carmelitano di quella citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Pale d'altare laterali<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La caratteristica pi\u00f9 rilevante di questa chiesa dal punto di vista artistico \u00e8 senza dubbio la serie di pale d'altare disposte su entrambi i lati della navata principale, che rappresentano la Passione del Signore. Furono commissionati subito dopo il completamento dell'edificio e pagati dallo stesso priore Juan de Palafox. Pi\u00f9 tardi, nel 1666, il canonico Francisco Yago ne commission\u00f2 altri due, da collocare ai lati dell'altare maggiore. Il fatto che tutte le cappelle laterali siano dedicate al ciclo completo della passione e morte di Ges\u00f9 \u00e8 unico al mondo. La loro qualit\u00e0 separatamente, e soprattutto nel loro insieme, ne fa un gioiello del barocco spagnolo.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Coro<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il coro, nell'abside, nascosto dietro l'altare maggiore, presenta due ordini di cantorie scolpite nel 1640, tra cui la cattedra del priore con un bassorilievo di Sant'Agostino, la cui regola fu seguita dai canonici fino al XIX secolo. Nel 1854, a seguito dello smantellamento, il capitolo fu estinto e la collegiata fu trasformata in chiesa parrocchiale fino a quando, grazie agli sforzi dei cavalieri, Roma concesse che d'ora in poi sarebbe stata considerata una collegiata. <em>ad honorem<\/em> dipende dal vescovo diocesano, che nominer\u00e0 il parroco come priore del capitolo. Ci\u00f2 \u00e8 avvenuto nel 1901. Per riconoscenza, il primo parroco-priore chiese e ottenne da Roma che i cavalieri spagnoli del Santo Sepolcro potessero essere investiti come canonici onorari: quando vennero a prenderne possesso, presero posto nei rispettivi stalli del coro.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"920\" height=\"526\" src=\"https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/SSepulcro_coro_LMG8796.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17188\" srcset=\"https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/SSepulcro_coro_LMG8796.jpg 920w, https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/SSepulcro_coro_LMG8796-700x400.jpg 700w, https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/SSepulcro_coro_LMG8796-300x172.jpg 300w, https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/SSepulcro_coro_LMG8796-768x439.jpg 768w, https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/SSepulcro_coro_LMG8796-600x343.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 920px) 100vw, 920px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Baldacchino<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sopra l'altare maggiore, nel XVIII secolo, \u00e8 stato eretto un imponente baldacchino che ospita, dietro l'altare, il gruppo scultoreo della Santa Sepoltura con il Cristo reclinato affiancato da Nicodemo e Giuseppe d'Arimatea. In alto, \u00e8 coronato da una cupola traforata da lucernari. Nella parte superiore sono presenti sculture in legno, a imitazione del marmo bianco, del Cristo risorto trionfante e di due angeli che trasportano la Sindone e la pietra tombale del sepolcro.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Nostra Signora di Bolduc<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Su entrambi i lati del transetto si trovano due cappelle molto capaci: un tempo erano la sacrestia e la sala capitolare. In quella sul lato del Vangelo si trova, tra gli altri oggetti di valore, una tela del XVII secolo raffigurante la Vergine di Bolduc, portata da Bruxelles dalla famiglia Gilman, imparentata a Calatayud con il barone di Warsage e la famiglia De la Fuente, che sono sepolti nella stessa cappella.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Virgen del Carmen (da Ruzola?)<\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sul lato dell'Epistola, che \u00e8 pi\u00f9 grande, l'ex sala capitolare forma un'area annessa simile a una chiesa, con un proprio ingresso sul retro. Oggi \u00e8 dedicata alla Virgen del Carmen ed \u00e8 utilizzata come cappella del Santissimo Sacramento. Questa Vergine non \u00e8 sempre stata presente e la sua origine non \u00e8 stata ancora del tutto chiarita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poco pi\u00f9 di un anno fa, studiando la <em>Annali<\/em> dell'ex convento di San Alberto dei Carmelitani Scalzi di Calatayud (che avevo appena individuato nella citt\u00e0 di Valencia), ho letto che, in occasione della celebrazione nel 1951 del centenario della consegna dello scapolare della Vergine a San Simone Stock, era stato organizzato in citt\u00e0 un triduo di atti di culto e piet\u00e0 popolare. L'ultimo di questi giorni, il 1\u00b0 luglio, alle sette di sera, si \u00e8 svolta una \"devota processione per le strade in cui sono sfilate tutte le immagini della Regina e Madre del Carmelo pi\u00f9 venerate della citt\u00e0, ovvero quelle delle chiese di San Pedro de Carmelo, San Pedro de Carmelo, San Pedro de Carmelo, San Pedro de Carmelo, San Pedro de Carmelo e San Pedro de Carmelo\": quelle delle chiese di San Pedro de los Francos, San Juan el Real, Santa Mar\u00eda, e quella del Santo Sepolcro - dove \u00e8 eretta la Confraternita del Carmelo -, poich\u00e9 \u00e8 la pi\u00f9 venerata a Calatayud, grazie alla tradizione che vuole che questa immagine sia stata quella che ha parlato a nostro padre Ruzola\".<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto questo richiede una spiegazione. In primo luogo, la cappella era la sede del Terz'Ordine e della Confraternita del Carmelo, il che spiega perch\u00e9 noi bilbilitani volevamo ricevere lo scapolare e perch\u00e9 i carmelitani lo sentivano molto loro. Nel 1955, quando le monache speravano che ci fossero di nuovo frati del loro ordine in citt\u00e0, in una delle loro feste interne, recitarono alcuni versi in cui dicevano: \"Non toccate la nobile B\u00edlbilis, \/ che \u00e8 tutta carmelitana; \/ tre templi sono stati costruiti \/ dalla loro radicata piet\u00e0: \/ el Sepulcro, las Descalzas, \/ y este futuro Carmelo, \/ que de la Estaci\u00f3n se llama\" (vicino alla stazione ferroviaria, una famiglia possedeva un piccolo eremo che offr\u00ec ai frati per fondare un convento; questi, dopo aver studiato la questione, rifiutarono di fondarlo per mancanza di soggetti, ma venivano regolarmente da Saragozza per celebrare la messa ogni domenica). &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma veniamo al venerabile Ruzola. Nacque a Calatayud nel 1559. Rimasto orfano di padre, fu accolto dallo zio materno che era priore nell'ormai scomparso convento del Carmen (calzature), che sorgeva di fronte alla collegiata del Santo Sepolcro. Vedendo le molte qualit\u00e0 del ragazzo, il provinciale lo port\u00f2 con s\u00e9 a Saragozza; ma quest'ultimo, ispirato dalla Vergine, decise di unirsi agli Scalzi. In questa veste, Domingo de Jes\u00fas Mar\u00eda, come sar\u00e0 chiamato d'ora in poi, studi\u00f2 e poi ricopr\u00ec incarichi a Valencia, Pastrana, Madrid, Alcal\u00e1, Barcellona, Saragozza, Toledo, Calatayud... per poi recarsi a Roma, dove contribu\u00ec alla creazione di una Congregazione di Carmelitani Scalzi separata da quella spagnola, di cui fu eletto generale. Svolse missioni diplomatiche in vari Paesi europei; ebbe un ruolo decisivo con le sue arringhe e preghiere nella vittoria dei cattolici nella battaglia della Montagna Bianca alle porte di Praga. Mor\u00ec nel 1630 a Vienna, nel palazzo dell'imperatore Ferdinando II, dove il monarca lo aveva obbligato a rimanere come legato pontificio. Nella capitale dell'Impero si tennero funerali solenni a cui partecip\u00f2 tutta la nobilt\u00e0. A Calatayud, intanto, non si avevano notizie della sua persona, tanto meno delle sue peregrinazioni. Grazie a una lettera inviata dall'imperatore al consiglio comunale, un anno dopo la sua morte il comune gli dedic\u00f2 un sontuoso funerale nella chiesa di San Juan de Vallupi\u00e9. Pi\u00f9 tardi (1670), per cessione dei suoi parenti, la casa natale, in Place de l'Olivier, fu trasformata in una cappella dedicata a Nostra Signora del Buon Parto, tuttora aperta al culto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Conosciuto ai suoi tempi come il \"taumaturgo\" per i suoi numerosi miracoli, il suo processo di canonizzazione fu avviato poco dopo la sua morte dall'Imperatore stesso e ripreso, dopo una lunga pausa, dai Carmelitani all'inizio del XX secolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I suoi biografi sono concordi nel raccontare che, mentre si trovava nel convento del Carmen sotto la protezione dello zio priore, dava grandi segni di piet\u00e0; e di notte, spesso, si recava in una cappella dove c'erano una scultura della Vergine e un'incisione del Crocifisso con cui parlava. La Vergine a volte lasciava il Bambino nelle sue mani. Secondo il <em>Glorie di Calatayud<\/em>Per molti anni dopo, questo Bambino fu portato agli ammalati, che ottennero attraverso di lui grazie corporali o spirituali. Queste conversazioni del piccolo Domenico con Ges\u00f9 e Maria, raccontate in varie storie, sono rappresentate dal vivo su un'antica tela nella cappella di Plaza del Olivo. Il convento del Carmen fu demolito nel 1835 e i suoi gioielli pi\u00f9 preziosi furono spartiti. Si sa dove sono finiti il tabernacolo e un ostensorio...; e soprattutto il Cristo miracoloso, che \u00e8 stato donato al convento delle suore cappuccine, dove \u00e8 venerato dai bilbilitani.  Ma della Vergine che concesse al piccolo Domenico favori simili a quelli di Cristo, non si ha notizia di dove sia finita. Secondo una tradizione, che \u00e8 stata raccolta da Carlos de la Fuente e Rafael L\u00f3pez-Mel\u00fas (e riecheggiata nella <em>Annali <\/em>dei Carmelitani nel 1951), questa immagine \u00e8 quella che oggi si venera nella collegiata-basilica del Santo Sepolcro. Molti altri bilbilitani ricordano di aver sentito dire dai loro anziani che la Vergine del Monte Carmelo passava al Santo Sepolcro dal palazzo dei marchesi di Villa Antonia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Entrambe le tradizioni possono essere conciliate. Il cosiddetto palazzo di Villa Antonia sorge di fronte al sito del convento di El Carmen: solo una stretta strada li separa. Forse i frati spostarono l'immagine dal convento al palazzo in cerca di un luogo pi\u00f9 sicuro della collegiata, che era stata recentemente saccheggiata dai francesi e temeva il suo imminente declassamento. In tempi pi\u00f9 favorevoli, i marchesi la cederanno al Santo Sepolcro, dove probabilmente era destinata in origine. In effetti, l'immagine non si adattava a quella casa signorile: troppo grande per l'oratorio privato, sarebbe stata collocata in un luogo degno, ma inadeguato alle sue dimensioni. Non c'era posto nemmeno nella collegiata quando fu trasferita in questo tempio. Infatti, \u00e8 stata installata in una cappella che era dedicata alla Vergine di Guadalupe, sovrapponendole: la tela della Vergine di Guadalupe \u00e8 stata praticamente oscurata dal grumo di Nostra Signora del Monte Carmelo, una statua vestita. La rappresentazione della Guadalupana era stata donata dal canonico dottor Tom\u00e1s Cuber, che si era recato in Messico nel 1775 come inquisitore. Grazie ad alcune fotografie fornitemi dalla storica Isabel Ibarra, il lettore potr\u00e0 vedere le due immagini sovrapposte e poi separate, come quando l'immagine della Madonna del Carmine viene portata nella navata centrale per la novena.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/SSepulcro_VCarmen_LMG8811-1024x684.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17190\" width=\"363\" height=\"242\" srcset=\"https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/SSepulcro_VCarmen_LMG8811-1024x684.jpg 1024w, https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/SSepulcro_VCarmen_LMG8811-700x467.jpg 700w, https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/SSepulcro_VCarmen_LMG8811-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/SSepulcro_VCarmen_LMG8811-768x513.jpg 768w, https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/SSepulcro_VCarmen_LMG8811-600x401.jpg 600w, https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/SSepulcro_VCarmen_LMG8811.jpg 1420w\" sizes=\"auto, (max-width: 363px) 100vw, 363px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se l'ultimo abitante del palazzo fosse vivo, non avremmo dubbi sui passi compiuti dall'immagine. Aveva una memoria privilegiata per le cose di casa sua. L'ho conosciuta quando avevo circa vent'anni, ed era la nonna degli amici che mi avevano introdotto a casa sua. Vivevano regolarmente a Madrid e venivano a Calatayud in estate. Non so come la strana disposizione dell'ingresso della casa sia emersa un giorno durante una conversazione. Con le riforme attuate nel XIX secolo, era stata eretta una facciata molto curata che si affacciava sulla Plaza del Carmen, con un grande portale coronato da uno stemma araldico. Tuttavia, entrando nell'atrio, la scala, un po' come una scala di servizio, e l'accesso a un piccolo vestibolo erano strani. Da l\u00ec, attraverso un corridoio, si giungeva infine all'attesa successione di saloni spaziosi e signorili. La marchesa mi ha spiegato che in passato si entrava nella casa dalla Calle del Carmen e si raggiungeva il piano nobile salendo un'ampia scalinata. Ma ai tempi dei suoi nonni, le tracce di un delitto passionale tra i domestici della casa erano rimaste indelebili su quella scala. Questo \u00e8 stato il motivo per chiudere quell'accesso e aprirne uno nuovo. Con questa memoria e questo interesse per gli affari della sua famiglia, come poteva non spiegare l'origine della Vergine del Carmen! I discendenti della marchesa ricordano solo che il corredo della Vergine era conservato nella sua casa e che venivano dalla collegiata a prenderlo ogni volta che c'era una grande festa o quando veniva portata in processione. \u00c8 anche memoria popolare che fino agli anni '70 del secolo scorso, la Vergine, quando era in processione, faceva una stazione nel palazzo, ed entrava nel cortile, come un ex ospite della casa. La vicinanza tra il palazzo e la collegiata non era solo fisica. Il palazzo, ora abbandonato, era stato costruito e abitato per secoli dall'antica stirpe dei Mu\u00f1oz-Serrano - il cognome materno della marchesa che conoscevo, Do\u00f1a Antonia de Velasco - il cui luogo di sepoltura era ai piedi del presbiterio del Santo Sepolcro di Calatayud.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho condiviso tutte queste informazioni con alcune persone che hanno fatto ricerche sull'Ordine e su questa antica collegiata, e finora n\u00e9 io n\u00e9 loro abbiamo trovato un documento che ci permetta di affermare con certezza che l'immagine della Vergine del Carmine con il Bambino che si venera nel Santo Sepolcro di Calatayud sia la stessa con cui il piccolo Domingo Ruzola teneva conversazioni mistiche nel convento del Carmen, ai margini della collegiata. All'inconveniente rilevato dallo stesso De la Fuente - ed \u00e8 noto - che la fattura di quella ora venerata sembra posteriore, si pu\u00f2 obiettare che forse si tratta di un restauro e di un adattamento al gusto ottocentesco, come accade per tante immagini ritoccate. Infine, non perdo la speranza che le ricerche che si continuano a fare negli archivi, o un attento esame dell'immagine, finiscano per fornirci la soluzione a questa ipotesi, o ci portino nuove sorprese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>*Le foto di questo articolo sono di propriet\u00e0 dell'Associazione Torre Albarrana.<\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>El a\u00f1o 1099 de nuestra era conclu\u00eda la primera Cruzada en Tierra Santa con la recuperaci\u00f3n del Santo Sepulcro de Nuestro Se\u00f1or. 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Cuarenta a\u00f1os m\u00e1s [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":17187,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[39],"tags":[],"class_list":["post-17063","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Tesoros e historias del Santo Sepulcro de Calatayud<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Un recorrido art\u00edstico por la arquitectura, ornamentaci\u00f3n y patrimonio de la Bas\u00edlica Menor del Santo Sepulcro de Calatayud.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" 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