{"id":34303,"date":"2023-10-05T06:00:00","date_gmt":"2023-10-05T04:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/omnesmag.com\/?p=34303"},"modified":"2024-04-24T11:35:30","modified_gmt":"2024-04-24T09:35:30","slug":"armenia-conflitto-occidentale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.omnesmag.com\/it\/actualidad\/armenia-conflicto-occidente\/","title":{"rendered":"Il conflitto in Armenia, il fallimento dell'Occidente"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">In due precedenti articoli abbiamo illustrato, seppur brevemente, la ricca storia della citt\u00e0. <a href=\"https:\/\/www.omnesmag.com\/it\/notizie\/larmenia-la-prima-nazione-cristiana\/\">armeno<\/a>Oggi \u00e8 in gran parte esiliato in tutto il mondo e in piccola parte concentrato in minuscole porzioni del Caucaso (compresa la Repubblica di Armenia) che rappresentano solo un'ombra del vasto impero dell'antichit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infatti, gli armeni non erano presenti solo nell'attuale Repubblica d'Armenia, ma costituivano una minoranza considerevole, se non una vera e propria maggioranza, nell'Anatolia orientale, nel Naxi\u00e7evan (regione autonoma dell'Azerbaigian), nella Giava (oggi parte della Georgia), nell'Artsakh (noto anche come Nagorno-Karabakh), sempre in Azerbaigian.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I nomi russi Nagorno-Karabakh (Karabakh montuoso o Alto Karabakh) e Artsakh armeno designano il territorio di un'area dell'Azerbaigian sud-occidentale che, fino al 21 settembre 2023, era una repubblica autonoma de facto, sebbene senza alcun riconoscimento internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal 1994 (fine della prima guerra del Nagorno-Karabakh) al 2020 (anno della seconda guerra del Nagorno-Karabakh), la Repubblica dell'Artsakh (di etnia armena) occupava un'area di circa 11.000 chilometri quadrati, anche se si ridurr\u00e0 di oltre la met\u00e0 dal 2020 al 2023, con circa 130.000 abitanti. Oggi, dopo un conflitto durato pi\u00f9 di 30 anni, \u00e8 tornata completamente all'Azerbaigian.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Una terra che \u00e8 sempre stata armena<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli storici sanno da documenti che l'Artsakh, o Nagorno-Karabakh, \u00e8 terra armena almeno dal IV secolo d.C. e che vi si parla un dialetto della lingua armena. Qui si trovano monumenti cristiani di inestimabile valore, come il monastero di Gandzasar e la cattedrale di Ghazanchetsots a Shusha, ora parzialmente distrutta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche la stragrande maggioranza della popolazione \u00e8 sempre stata armena (il primo censimento, nel 1926, riportava che il 90 % dei cittadini apparteneva a questo gruppo etnico e questa percentuale, pur scendendo al 70-80 % durante l'era sovietica, era tornata al 99 % sotto la Repubblica di Artsakh).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, la regione, che dopo essere caduta nelle mani dei Selgiuchidi, dei Mongoli e dei Safavidi ed essere poi diventata un Khanato turco, era stata acquisita dalla Russia nel 1813, dopo la fine della prima guerra mondiale vide violenti scontri tra l'etnia armena e quella turco-azera, che portarono a pogrom, massacri e deportazioni di armeni (la distruzione di Shusha e della sua cattedrale nel 1919, con il massacro di circa 20.000 dei suoi abitanti, e di altre citt\u00e0).20.000 dei suoi abitanti, e di altre citt\u00e0), sempre nel contesto del folle nazionalismo pan-europeista turco e del \"disarmo\" dei territori considerati la patria dell'elemento turco (gi\u00e0 causa del genocidio armeno).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche per evitare il protrarsi di tali conflitti, nel 1923 il governo sovietico assegn\u00f2 la regione non alla Repubblica Socialista Sovietica Armena, ma all'Azerbaigian come oblast' autonoma a maggioranza armena.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal 1923 al 1991, l'Unione Sovietica ha di fatto congelato il conflitto tra armeni e azeri di lingua turca con le metodologie messe in atto da Stalin: ateismo di Stato, sfollamento forzato di centinaia di migliaia di persone e assegnazione del tutto impropria di territori a una repubblica dell'URSS invece che a un'altra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, gi\u00e0 nel 1988, gli armeni del Nagorno-Karabakh iniziarono a chiedere il trasferimento della sovranit\u00e0 sotto la Repubblica sovietica di Armenia. Quando, nel 1991, sia l'Armenia che l'Azerbaigian divennero indipendenti dopo il crollo dell'Unione Sovietica, armeni e azeri di questa enclave armena dell'Azerbaigian entrarono in guerra.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Le guerre del Nagorno-Karabakh<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All'inizio degli anni Novanta, le forze armene dell'Artsakh, sostenute dall'Armenia, presero il controllo dell'area nella prima guerra del Karabakh (1988-1994). I negoziati che seguirono - guidati dalla Russia e da un comitato noto come \"Gruppo di Minsk\" (una conferenza di pace avrebbe dovuto tenersi a Minsk, in Bielorussia, ma non ebbe mai luogo) - raggiunsero solo un cessate il fuoco nel 1994 e nessuna soluzione definitiva al conflitto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra il 1994 e il 2020, anno dello scoppio della seconda guerra del Karabakh, la Repubblica dell'Artsakh \u00e8 riuscita a dotarsi di istituzioni democratiche e, attraverso libere elezioni e un referendum nel 2006, di una costituzione, pur non godendo ancora del riconoscimento internazionale, nemmeno di quello dell'Armenia. E tutto questo mentre l'Azerbaigian, con cui anche l'Occidente, Israele e la Turchia intrattengono vivaci e suggestive relazioni economiche e militari, fornendo armi al Paese, \u00e8 una vera e propria dittatura nelle mani della dinastia Aliev, al potere dal 1993 prima sotto il padre Heyder e poi, dal 2003, sotto il figlio Ilhem.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma si sa, si chiude sempre volentieri un occhio (lo fa anche l'ONU, in cambio di generose donazioni da parte degli Aliev) sui brogli elettorali, sui metodi autoritari, sulla corruzione, sulla mancanza di libert\u00e0 di stampa, sugli assassinii e sulla violenza sistematica contro gli oppositori, se dall'altra parte c'\u00e8 un Paese con enormi giacimenti di petrolio e di gas! Finch\u00e9 fa comodo a loro, ovviamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2020, i combattimenti sono scoppiati di nuovo (e non sono mai cessati del tutto) e l'Azerbaigian, sostenuto dalla Turchia, ha attaccato l'Artsakh, dando inizio alla seconda guerra del Karabakh. Questo secondo conflitto \u00e8 stato ancora pi\u00f9 cruento, anche a causa dell'uso di armi a grappolo, missili balistici e droni (forniti all'Azerbaigian da Turchia e Israele) e ha provocato non solo la morte di soldati e civili, ma anche la distruzione parziale o totale di villaggi e monumenti storici, come chiese e monasteri.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il ruolo della Russia<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con le forze armene decimate, Aliyev e il primo ministro di Erevan Nikol Pashinyan hanno concordato il 9 novembre 2020 un cessate il fuoco con l'intermediazione russa. L'accordo prevedeva che l'Armenia rinunciasse al controllo militare sul Karabakh, mentre le forze di pace russe avrebbero presidiato la regione per cinque anni. L'accordo garantiva inoltre che Step'anakert (capitale della Repubblica dell'Artsakh) avrebbe mantenuto l'accesso all'Armenia attraverso il corridoio (\"passo\") di Lachin.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sappiamo per\u00f2 che la Russia, impegnata su un altro fronte (l'Ucraina), non \u00e8 stata in grado di interporsi adeguatamente tra i due contendenti, anche per opportunismo politico (il governo Pashinian si era nel frattempo avvicinato all'UE e agli USA e l'Azerbaigian \u00e8 un alleato troppo prezioso) e non \u00e8 intervenuta quando, nonostante gli accordi, il corridoio di Lachin \u00e8 stato bloccato nel dicembre 2022 da sedicenti \"ambientalisti\" azeri. Una nuova offensiva azera nel settembre 2023 ha ulteriormente consolidato il controllo sul territorio, fino a distruggere completamente ogni accenno di autonomia nella regione: dal 1\u00b0 gennaio 2024, la Repubblica di Artsakh cesser\u00e0 di esistere.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La fine della presenza armena<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le mire espansionistiche turche e azere non sono cos\u00ec misteriose: il sogno panturanista di una continuit\u00e0 territoriale turca ininterrotta per gli armeni nell'area del Karabakh, nell'enclave di Naxi\u00e7evan e nella stessa Armenia. Un sogno che dura da pi\u00f9 di cento anni e che si sta realizzando attraverso l'annientamento sistematico di una presenza millenaria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le ultime tristi notizie parlano della fuga di quasi 120.000 armeni dall'Artsakh, la quasi totalit\u00e0 della popolazione, con villaggi e citt\u00e0 abbandonati in mano agli azeri, monumenti e croci abbattuti sulle cime delle montagne (tra cui la croce di Dashushen, alta 50 metri, un tempo la seconda croce pi\u00f9 grande d'Europa), minacce ai residenti armeni (i bracciali dei soldati azeri recitano: \"Non scappare, armeno! Morirai di fatica\") e rapimenti di presunti \"terroristi\" armeni (intellettuali dissidenti, membri del governo separatista, magnati dell'economia, ecc.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come se non bastasse, il ministro della Cultura azero Anar Karimov ha annunciato la creazione di un gruppo di lavoro per le aree riconquistate del Nagorno-Karabakh per \"eliminare le tracce fittizie degli armeni nei siti religiosi albanesi\". I suoi vaneggiamenti si riferiscono alla teoria, sostenuta solo dallo storico azero Ziya Buniyatov negli anni '50 e oggi dal regime di Baku, secondo cui i monumenti cristiani del Karabakh sarebbero rimaneggiamenti armeni del XIX secolo di manufatti pi\u00f9 antichi provenienti dall'Albania caucasica, un antico regno presente nel territorio nel IX secolo. Il gruppo di lavoro annunciato da Karimov dovr\u00e0 esaminare i siti e discutere se devono essere rimossi e, in caso affermativo, quali.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Armenia, da ieri a oggi<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Storicamente, \u00e8 assodato che i monumenti pi\u00f9 antichi dell'area sono cristiani, precedendo di qualche secolo l'arrivo dei gruppi turchi dalle steppe mongole che poi colonizzarono la zona. Il Karabakh si \u00e8 cristianizzato nel IV secolo e ha svolto un ruolo molto importante nella formazione dell'identit\u00e0 culturale armena.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima della Prima guerra mondiale, l'Artsakh contava 222 chiese e monasteri. Al 10 novembre 2020, c'erano pi\u00f9 di 30 chiese e monasteri \"funzionanti\" e l'Ufficio dei monumenti della Repubblica di Artsakh ha elencato un totale di 4.403 monumenti culturali cristiani nella regione: siti archeologici, chiese medievali, monasteri e fortezze, innumerevoli croci di pietra e preziose lapidi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 irragionevole pensare che ci sia il serio rischio, come \u00e8 successo in Turchia dopo Mezd Yeghern, che la folle ideologia nazionalista e pan-turanica della Turchia cancelli ogni traccia della presenza cristiana in Artsakh nel corso di una nuova invasione barbarica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E l'Occidente (e non solo) guarda.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>En dos art\u00edculos anteriores hemos ilustrado, aunque brevemente, la rica historia del pueblo armenio, hoy est\u00e1 en gran parte exiliado por todo el mundo y en peque\u00f1a medida concentrado en unas min\u00fasculas porciones del C\u00e1ucaso (incluida la Rep\u00fablica de Armenia) que representan s\u00f3lo una sombra del vasto imperio de la Antig\u00fcedad. 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