{"id":39698,"date":"2024-05-25T06:00:00","date_gmt":"2024-05-25T04:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/omnesmag.com\/?p=39698"},"modified":"2024-05-31T10:11:21","modified_gmt":"2024-05-31T08:11:21","slug":"eswatini-parte-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.omnesmag.com\/it\/actualidad\/eswatini-parte-1\/","title":{"rendered":"Un viaggio nel sud. Alla scoperta di eSwatini"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa volta scriver\u00f2 un articolo un po' diverso dal solito. Perch\u00e9? Innanzitutto perch\u00e9 \u00e8 un Paese che non conoscevo prima di visitarlo qualche giorno fa... In effetti, \u00e8 un Paese che pochi conoscono, essendo molto piccolo e remoto rispetto alle rotte turistiche tradizionali. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In secondo luogo, perch\u00e9 si tratta di un luogo all'estremo sud dell'Africa subsahariana, lontano anni luce dalle terre del Medio Oriente e del Mediterraneo alla cui storia ho dedicato tanti anni. Sar\u00e0 quindi un viaggio che faremo insieme per andare - udite, udite! - in Swaziland (ora ufficialmente eSwatini)!<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"920\" height=\"526\" src=\"https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/ferrara-sWatini-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39700\" srcset=\"https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/ferrara-sWatini-2.jpg 920w, https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/ferrara-sWatini-2-700x400.jpg 700w, https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/ferrara-sWatini-2-300x172.jpg 300w, https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/ferrara-sWatini-2-768x439.jpg 768w, https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/ferrara-sWatini-2-18x10.jpg 18w, https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/ferrara-sWatini-2-600x343.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 920px) 100vw, 920px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">L'autore dell'articolo con Ncamiso Vilakato \u00a9Gerardo Ferrara<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Andiamo.<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 andiamo in Swaziland? Per girare un breve documentario su un ex studente della Pontificia Universit\u00e0 della Santa Croce i cui studi di Comunicazione Sociale e Istituzionale sono stati finanziati da <a href=\"https:\/\/www.omnesmag.com\/it\/focus\/memo-cf-2022\/\">Fondazione CARF<\/a>. La prima tappa \u00e8 stata Madrid, dove ho incontrato due amici e colleghi spagnoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All'aeroporto ci siamo imbarcati su un volo dell'Ethiopian Airlines (la principale compagnia aerea africana \u00e8 proprio l'Etiopia), quindi ci siamo fermati ad Addis Abeba per proseguire verso Maputo (Mozambico), dove abbiamo noleggiato un'auto per percorrere i circa 80 km dalla capitale mozambicana al confine con l'eSwatini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A Maputo, parte della colonia portoghese del Mozambico, abbiamo la possibilit\u00e0 di respirare un'aria apparentemente portoghese (ottime le torte alla crema in vendita all'aeroporto, che ci confortano dopo ben 30 ore di viaggio e la\u00a0<em>cornetto<\/em>\u00a0Il pi\u00f9 costoso della storia, ben 18 dollari, preso ad Addis Abeba) e di parlare un po' di portoghese.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/ferrara-sWatini-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39699\" srcset=\"https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/ferrara-sWatini-1.jpg 400w, https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/ferrara-sWatini-1-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/ferrara-sWatini-1-9x12.jpg 9w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Un bambino in eSwatini \u00a9Gerardo Ferrara<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma lasciare la zona dell'aeroporto in auto ci immerge improvvisamente in un'atmosfera completamente diversa: la vegetazione, le strade affollate di uomini, donne, bambini, studenti di colore (e noi, gli unici tre europei in un'auto rossa nuova di zecca! ) che corrono in strada, si rincorrono, urlano, vivono molto pi\u00f9 intensamente che in Europa, ci spaventano e ci emozionano allo stesso tempo (dobbiamo anche stare attenti alle buche sulle strade in parte non asfaltate), soprattutto quando passiamo per Beira, dove dobbiamo rallentare perch\u00e9 \u00e8 l'imbrunire e decine di studenti escono dalle loro scuole (qui vanno a scuola tutto il giorno) e percorrono chilometri e chilometri a piedi, per tornare a casa. E la nostra auto rossa con tre ragazzi bianchi e pelati a bordo, nel Mozambico rurale, non \u00e8 una cosa che si vede tutti i giorni da queste parti!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Arriviamo alla frontiera nel pomeriggio... Fa freddo (lo Swaziland \u00e8 un Paese montuoso e ad aprile \u00e8 gi\u00e0 autunno inoltrato) e, dopo aver sbrigato le formalit\u00e0 doganali, riusciamo ad attraversare e finalmente ad incontrare Ncamiso Vilakato, un ex studente dell'Universit\u00e0 della Santa Croce di Roma, che ci accoglier\u00e0 e ci far\u00e0 da guida per i prossimi giorni, per illustrarci il servizio che presta alla Chiesa locale e il ruolo della Chiesa nel Paese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nelle restanti due ore di viaggio, la maggior parte delle quali su una comoda e deserta autostrada che il re dell'eSwatini ha voluto far costruire nel suo Paese dopo aver visto quelle del Sudafrica, si percepisce la netta differenza tra Swaziland e Mozambico: potenze colonizzatrici diverse hanno portato nel piccolo Paese appena entrato lingue diverse (il portoghese in Mozambico, l'inglese in eSwatini), costumi diversi e un senso dell'ordine totalmente anglosassone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ero partito da Roma domenica 14 aprile alle 10.30 del mattino... Sono finalmente arrivato a Hlatikulu, nel sud dello Swaziland e a 40 km dal confine con il Sudafrica, alle 21 di luned\u00ec 15 aprile, dopo 12.000 km e circa 35 ore di viaggio! E Hlatikulu, un villaggio di 2.000 anime nel punto pi\u00f9 alto del Paese (oltre 1.200 metri sul livello del mare) ci mostra un lato dell'Africa che non ci aspettavamo (a parte gli impala che ci hanno attraversato la strada poco prima): freddo, nebbia, pioggia.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Swaziland o eSwatini?<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Paese un tempo conosciuto come Swaziland \u00e8 stato rinominato eSwatini per decreto reale nel 2018. In realt\u00e0, entrambi i termini vengono utilizzati e hanno lo stesso significato: terra dei&nbsp;<em>swatis<\/em>il gruppo etnico predominante nello Stato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si trova nell'Africa subsahariana, ha una superficie di appena 17.363 km\u00b2 e una popolazione di poco pi\u00f9 di un milione di abitanti, di cui circa 80% sono di etnia&nbsp;<em>swatis<\/em>&nbsp;(il che lo rende uno dei pochi Paesi africani caratterizzati da una grande maggioranza etnica con minoranze insignificanti), pi\u00f9 un 12% di Zulu e Sotho (un altro ceppo bantu) e una piccola percentuale di bianchi anglosassoni o boeri, mediorientali e indiani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Devo ammettere che, pur conoscendo molte persone di origine africana, concentrandomi sul Medio Oriente, non mi ero mai interessato alle lingue non semitiche e sono rimasto sorpreso nell'apprendere che le lingue bantu (compreso il bantu) non sono di origine africana.&nbsp;<em>swati<\/em>I Bantu, la lingua dello Swaziland, lo Zulu e lo Swahili) rappresentano il pi\u00f9 grande raggruppamento linguistico, o famiglia linguistica, dell'Africa: fino a 300 lingue con un'origine comune (il popolo Bantu, originariamente stanziato tra Camerun e Nigeria, che si \u00e8 poi diffuso in tutta l'Africa centrale e meridionale attraverso migrazioni durate migliaia di anni). Basti pensare a queste lingue (che fanno parte della grande famiglia linguistica nigeriano-cordofana, la cui lingua pi\u00f9 diffusa, vera e propria lingua franca in tutta l'Africa orientale, \u00e8 lo swahili, con quasi 72 milioni di parlanti:&nbsp;<em>Hakuna matata!)<\/em>&nbsp;sono parlati in tutta l'Africa centrale e meridionale e spesso sono mutuamente intelligibili (chi parla Xosa o Zulu, ad esempio, pu\u00f2 capire chi parla Swati o Sotho e viceversa).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec, ho appreso che, ad esempio, il messale in cui si celebra la messa in eSwatini \u00e8 in un'altra lingua (lo zulu) che, tuttavia, \u00e8 facilmente comprensibile dalla popolazione locale, che parla lo swati, una lingua strettamente correlata.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"920\" height=\"526\" src=\"https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/ferrara-sWatini-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-39701\" srcset=\"https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/ferrara-sWatini-3.jpg 920w, https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/ferrara-sWatini-3-700x400.jpg 700w, https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/ferrara-sWatini-3-300x172.jpg 300w, https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/ferrara-sWatini-3-768x439.jpg 768w, https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/ferrara-sWatini-3-18x10.jpg 18w, https:\/\/www.omnesmag.com\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/ferrara-sWatini-3-600x343.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 920px) 100vw, 920px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">\u00a9Gerardo Ferrara<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Un po\u2019 di storia<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo Swatini ha una storia ricca e complessa che affonda le sue radici nel passato precoloniale dell'Africa subsahariana, con origini che risalgono alle migrazioni di popolazioni bantu provenienti dalla Nigeria e dal Camerun che arrivarono nella zona intorno all'anno 1000, scacciando la popolazione indigena dei Boscimani.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L'odierno gruppo etnico dominante, gli Swazi, \u00e8 emerso nel XVIII secolo con la formazione del regno guidato dal re Ngwane III. Il regno Swazi si svilupp\u00f2 alternando alleanze matrimoniali e guerre contro altri gruppi etnici, in particolare gli Zulu (diffusi soprattutto nel nord dell'attuale Sudafrica).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, nel XIX secolo, gli Swazi dovettero affrontare la pressione dell'insediamento europeo nella regione. Nel 1902, il Paese divenne un protettorato britannico a seguito della Seconda guerra boera (1899-1902) tra l'Impero britannico e le due repubbliche boere indipendenti, la Repubblica del Transvaal e lo Stato Libero di Orange (i boeri discendono da coloni olandesi). Durante questo periodo, gli inglesi introdussero il sistema di amministrazione indiretta, concedendo una parvenza di autonomia alla monarchia swazi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1968, sotto il regno di Sobhuza II, l'eSwatini ottenne l'indipendenza dal Regno Unito e fu in grado di svilupparsi in modo significativo grazie all'attivit\u00e0 mineraria e all'agricoltura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo la morte di Sobhuza II nel 1982, il potere \u00e8 passato al figlio Mswati III, attuale monarca del Paese. Il suo governo \u00e8 stato caratterizzato da critiche per la mancanza di democrazia e per le violazioni dei diritti umani. Mswati, in particolare, ha promulgato una nuova costituzione nel 2006 che ha introdotto la monarchia assoluta, limitato, o meglio annullato, i poteri del parlamento e sciolto i partiti politici (ora ridotti a sole associazioni rappresentative).<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il dramma dell'AIDS<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dagli anni '80, lo Swaziland ha affrontato sfide importanti come la povert\u00e0 diffusa, l'HIV\/AIDS, la disuguaglianza economica e la scarsit\u00e0 di risorse.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L'AIDS, in particolare, ha mietuto migliaia di vittime, tanto che nel 2017 il 28,8% della popolazione di et\u00e0 compresa tra i 15 e i 49 anni \u00e8 stato infettato dal virus, secondo il Programma delle Nazioni Unite sull'AIDS e l'HIV.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Solo nel 2016 ci sono stati 9.443 nuovi casi e pi\u00f9 di 3.000 decessi dovuti all'HIV.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L'ex Swaziland \u00e8 lo Stato al mondo con la pi\u00f9 alta incidenza di HIV tra la popolazione. L'epidemia \u00e8 generalizzata: colpisce cio\u00e8 tutta la popolazione, anche se alcuni gruppi (prostitute, adolescenti, giovani donne e omosessuali) pi\u00f9 di altri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L'ampiezza del fenomeno pu\u00f2 essere ricondotta a tradizioni ancestrali che consentono la poligamia e considerano la procreazione un segno di prosperit\u00e0 (lo stesso re Mswati ha 11 mogli, 35 figli e 3 nipoti), nonch\u00e9 alla scarsa cultura della prevenzione e all'inerzia delle istituzioni che da decenni non riescono a creare un serio programma di prevenzione. A causa della povert\u00e0, quindi, molte giovani ragazze ricorrono alla prostituzione, favorendo la diffusione del virus.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Solo nel 2004 \u00e8 iniziata l'implementazione delle terapie antiretrovirali (ART), che ha avuto un grande successo, tanto che dal 2011 l'incidenza tra gli adulti si \u00e8 dimezzata, cos\u00ec come il numero di nascite di sieropositivi, grazie al trattamento obbligatorio delle donne in gravidanza e allattamento (si stima che oggi 90% di sieropositivi siano stati diagnosticati e stiano ricevendo l'ART).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono molte le ONG impegnate nella lotta contro la malattia, e la Chiesa cattolica \u00e8 in prima linea, con i suoi centri specializzati, tra cui quello delle Suore Missionarie del Sacro Cuore di Ges\u00f9 nella Missione San Felipe (che abbiamo potuto visitare), che offre programmi non solo per la prevenzione e la cura dell'AIDS\/HIV (soprattutto per le donne in gravidanza, in cui il trattamento antiretrovirale blocca la trasmissione del virus al feto, che pu\u00f2 nascere sano), ma anche nella lotta contro la povert\u00e0 e la mancanza di istruzione, la violenza di genere e altre malattie devastanti come la tubercolosi e il cancro al collo dell'utero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo Swaziland \u00e8 stato talmente devastato dall'AIDS e dalle sue conseguenze sulla popolazione che nel 2001 il re Mswati III ha introdotto una legge che impone la castit\u00e0 (femminile, ovviamente!) fino all'et\u00e0 di 24 anni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le drammatiche conseguenze dell'epidemia comprendono non solo l'altissimo tasso di mortalit\u00e0 tra la popolazione adulta (ma non solo) e la drastica diminuzione dell'aspettativa di vita, ma anche l'altissimo numero di orfani (non ci sono dati ufficiali, ma si stima che circa 100.000 bambini vivano in gruppi in condizioni definite di infanzia senza adulti), per i quali negli ultimi anni sono stati creati i cosiddetti Punti di Assistenza di Quartiere (VCP), comunit\u00e0 in cui le persone si organizzano per prendersi cura di orfani e bambini in condizioni di vulnerabilit\u00e0.&nbsp;&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esta vez voy a escribir un art\u00edculo un poco diferente de lo habitual. \u00bfPor qu\u00e9? 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