{"id":44299,"date":"2025-01-08T06:11:00","date_gmt":"2025-01-08T04:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.omnesmag.com\/?p=44299"},"modified":"2025-02-03T14:00:22","modified_gmt":"2025-02-03T12:00:22","slug":"tripoli-bella-terra-damore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.omnesmag.com\/it\/actualidad\/cultura\/tripoli-hermosa-tierra-de-amor\/","title":{"rendered":"Tripoli: bel suol d'amore?"},"content":{"rendered":"<h2 class=\"wp-block-heading\">Libia: la sua storia, la sua cultura<\/h2>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Prima parte: un paese frammentato<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un'antica canzone patriottica italiana, \"Tripoli, bel suol d'amore\", composta nel 1911 durante la guerra italo-turca, elogia la citt\u00e0 di <a href=\"https:\/\/es.wikipedia.org\/wiki\/Tr%C3%ADpoli\">Tripoli<\/a>La capitale della Libia, come terra di bellezza e passione, celebra ovviamente l'eroica impresa nazionale della conquista della prima colonia nella storia dell'Italia appena unificata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il presente, tuttavia, ci mostra una Tripoli, con il Paese cui appartiene, come una terra che vive l\u2019inferno di una guerra civile che l\u2019ha duramente provata e le cui conseguenze tutto il popolo libico sta ancora pagando.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Libia, sia in epoca coloniale che post-coloniale, \u00e8 stata una sorta di specchio per l'Italia in termini di debolezze ma anche di punti di forza: dalla crudele repressione dell'opposizione locale al regime coloniale alle grandi imprese di costruzione di strade e infrastrutture; dall'esodo forzato dei coloni italiani e degli ebrei libici espulsi da Gheddafi (e affluiti a Roma e in Italia soprattutto negli anni Settanta) ai fasti di una partnership non sempre trasparente con lo stesso Gheddafi e che ha lasciato molti punti oscuri (tra cui la famigerata strage di Ustica).<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Un paese mai del tutto unito<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nominalmente, la Libia \u00e8 un unico, grande Paese dell\u2019Africa settentrionale (ha una superficie di circa 1,76 milioni di km\u00b2), bagnato dal Mediterraneo a nord e confinante con Egitto a est, con il Sudan e il Ciad a sud-est, con il Niger a sud-ovest, e con l\u2019Algeria e la Tunisia a ovest. Nonostante il vastissimo territorio, la sua popolazione \u00e8  di soli 7 milioni di abitanti (secondo stime del 2023).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, la guerra civile iniziata con la Primavera araba nel 2011 e il successivo rovesciamento del dittatore Gheddafi hanno rivelato al mondo il suo carattere frammentato, sia geograficamente che culturalmente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da un lato si trova la capitale, Tripoli, una citt\u00e0 di oltre 3 milioni di abitanti. Fondata originariamente dai Fenici con il nome di Oyat, fu poi ribattezzata Oea dai Greci. Questa citt\u00e0 \u00e8 erede della Tripoli di epoca romana, che consisteva in una confederazione di tre citt\u00e0: Oea, Sabrata e Leptis Magna. Situata nel nord-ovest del Paese, Tripoli d\u00e0 il nome a una regione pi\u00f9 ampia nota come Tripolitania, che copre il nord-ovest della Libia e si \u00e8 affermata come un importante polo economico e culturale della nazione.<br><br>Dall'altra, o meglio, dalle altre, troviamo: La Cirenaica, a est, con la sua capitale Bengasi (circa 630.000 abitanti nel 2011), una regione con forti connotazioni tribali, legate anche a una visione pi\u00f9 conservatrice dell'Islam, che ha sempre chiesto una maggiore autonomia, se non addirittura un'autonomia.000 abitanti nel 2011), una regione con forti connotazioni tribali, legata anche a una visione pi\u00f9 conservatrice dell'Islam, che ha sempre rivendicato una maggiore autonomia, se non indipendenza, dal potere centrale, anche in virt\u00f9 delle ricche riserve di petrolio e gas naturale che vi si trovano; il Fezzan, a sud, regione prevalentemente desertica e scarsamente popolata (piccoli insediamenti e oasi), con una marcata presenza di gruppi etnici come i Tuareg e i Tebu, e culturalmente molto pi\u00f9 vicina all'Africa subsahariana che al Maghreb, dove si concentra il famigerato traffico di esseri umani verso l'Europa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da un punto di vista religioso, invece, la popolazione appare pi\u00f9 compatta, con un 97% di libici che si professano musulmani (in prevalenza sunniti, ma con minoranze ibadite e sufi).<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Un po\u2019 di storia<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il <a href=\"https:\/\/www.omnesmag.com\/it\/notizie\/marocco-costa-europea\/\">territorio dell'attuale Libia<\/a> \u00e8 stata abitata fin dal Neolitico da popolazioni indigene, antenate degli attuali popoli berberi, che praticavano l'allevamento e la coltivazione dei cereali. Alcuni di questi popoli (in particolare i Libu, da cui il nome della regione) entrarono nell'orbita egiziana e divennero tributari dei faraoni.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A partire dal VII secolo a.C., i Fenici di Tiro fondarono colonie sulla costa della Tripolitania, in particolare i porti di Leptis, Oea (Tripoli vera e propria) e Sabrata. Queste citt\u00e0 si unirono in una sorta di alleanza (poi nota come Tripoli) e successivamente caddero sotto l'egida di Cartagine (altra colonia fenicia, nel territorio dell'attuale Tunisia). A est, invece, nell'attuale Cirenaica, si insediarono i Greci, fondando Cirene, Arsinoe, Berenice, Apollonia e Barce, che andarono a formare la cosiddetta Pentapoli cirenaica. Nell'interno della regione (pi\u00f9 precisamente nel Fezzan), invece, si svilupp\u00f2 il regno dei Garamanti, una popolazione di lingua berbera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando, nel 332-331 a.C., Alessandro Magno conquist\u00f2 l\u2019Egitto, assoggett\u00f2 pure la confederazione di citt\u00e0 greche della Cirenaica, che fu poi governata dai Tolomei d\u2019Egitto, i quali vi fondarono una nuova citt\u00e0: Tolemaide.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Venne poi il turno dei Romani, che s\u2019impadronirono prima della Tripolitania, nel 146 a.C. (dopo la distruzione di Cartagine,) e poi della Cirenaica nel 96 a.C., in seguito a un conflitto con i Garamanti del Fezzan. Anche in questo caso si mantenne, tuttavia, la netta distinzione tra Tripolitania e Cirenaica. Difatti, i territori conquistati dai Romani furono poi divisi tra la provincia di Africa (da Augusto in poi Africa Proconsularis, con il toponimo Africa che proviene verosimilmente dal nome della trib\u00f9 berbera degli Afri, e che comprendeva, oltre alla Tripolitania, anche le zone costiere di Tunisia e Algeria orientale) e quella di Creta e Cirene (con la Cirenaica).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leptis Magna, di cui rimangono oggi le imponenti rovine e che \u00e8 inserita nella lista dei patrimoni dell\u2019UNESCO (considerata in pericolo dal 2016) divenne quindi una delle tre maggiori citt\u00e0 di tutto il Nordafrica, dando i natali alla dinastia dei Severi (a Roma \u00e8 possibile ammirare nel Foro Romano, in perfetto stato di conservazione, l\u2019arco dedicato all\u2019imperatore Settimio Severo, originario appunto di Leptis Magna).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L\u2019avvento dell\u2019islam e la conquista ottomana<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 430 i territori dell'attuale Libia furono conquistati dai Vandali (ariani) di Genserico, che portarono al declino della regione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 533, tuttavia, il territorio pass\u00f2 sotto l'Impero bizantino sotto Giustiniano, riacquistando l'antica prosperit\u00e0, ma fu conquistato dalle truppe arabo-islamiche tra il 640 e il 698 ed entr\u00f2 a far parte prima del califfato omayyade e poi di quello abbaside, prima di finire sotto gli Aghlabidi (la prima dinastia islamica autonoma sotto il califfato abbaside) a partire dal IX secolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Diverse stirpi si alternarono fino alla conquista ottomana (1517-1551). Nel XVIII secolo, la dinastia del pasci\u00e0 Karamanli govern\u00f2 \"de facto\" la Tripolitania, la Cirenaica e parte del Fezzan (nominalmente ancora parte dell'Impero Ottomano) incoraggiando la pirateria e il commercio degli schiavi, fino a quando la Porta intervenne direttamente nel 1835 per ripristinare la sovranit\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel frattempo, la confraternita sufi (\"tar\u012bqa\") dei Senussi (le correnti sufi nordafricane sono un fenomeno tardivo del sufismo, una forma di misticismo islamico, che nell'area era pi\u00f9 favorevole al sincretismo religioso, anche santificando alcune figure locali note come marabutti), fondata da Mu\u1e25ammad al-San\u016bs\u012b nel 1843, si diffuse tra i beduini della Cirenaica, con la sua austera disciplina in ambito religioso ma i suoi valori pi\u00f9 concilianti con i costumi eterodossi che con l'Islam. Questa \"tar\u012bqa\" si svilupp\u00f2 nel XX secolo in un movimento di resistenza contro i francesi e gli italiani, guidato da figure come Omar al-Mukht\u0101r. Nonostante la resistenza, la Libia fu infine occupata (1912) dagli italiani, che riuscirono a pacificare le trib\u00f9 ostili solo negli anni Trenta.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il colonialismo italiano e la successiva indipendenza<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel corso della campagna di conquista italiana (1911-1912), parte della Guerra italo-turca, vi furono violente repressioni e massacri nei confronti della popolazione locale. La resistenza libica guidata dai Senussi, tuttavia, prosegu\u00ec fino al 1931, quando Omar al-Mukht\u0101r fu catturato e giustiziato dagli italiani.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durante il dominio coloniale fascista, il regime promosse, specialmente grazie al celebre condottiero\/aviatore, nonch\u00e9 governatore della Libia coloniale, Italo Balbo (la cui popolarit\u00e0 e le cui capacit\u00e0 crearono una vera e propria rivalit\u00e0 con lo stesso Mussolini, tanto che Balbo mor\u00ec, in circostanze sospette, per l\u2019abbattimento del suo aereo in Libia da parte della contraerea italiana) favor\u00ec l\u2019insediamento di decine di migliaia di coloni italiani, promuovendo l\u2019agricoltura (nella fascia costiera) e la costruzione di una massiccia rete di infrastrutture (tra cui la via Balbia, una strada litoranea di 1842 km che collega ancora oggi Tripoli a Cirene). Balbo si spese anche per tentare di risolvere i conflitti con la popolazione locale, chiudendo, contro il volere di Mussolini, alcuni dei campi di concentramento ove veniva deportate centinaia di persone anche solo sospettate di opporre resistenza alla potenza coloniale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sempre Balbo fond\u00f2, nel 1939, dieci villaggi per gli arabi e i berberi libici, ognuno con la propria moschea, scuola, centro sociale (con ginnasio e cinema) e un piccolo ospedale, il che costituiva una novit\u00e0 assoluta per il mondo arabo nordafricano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019immigrazione italiana in Libia cess\u00f2 dopo il 1941, con l\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia, e il Paese fu poi occupato dagli Alleati nel 1943. Gli italiani e gli ebrei locali, inizialmente una comunit\u00e0 numerosa e divenuti poi alcuni cittadini italiani, furono oggetto di pogrom e violenze post-belliche, che culminarono nella fuga di massa dell\u2019intera millenaria comunit\u00e0 ebraica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo la fine della Seconda Guerra mondiale e del colonialismo italiano, e in seguito a un periodo di amministrazione mandataria dell\u2019ONU, la Libia divenne indipendente come monarchia nel 1951, sotto la dinastia dei Senussiti (re Idris I). Il Paese rimase sostanzialmente sottosviluppato fino alla scoperta del petrolio, nel 1959, che lo rese uno dei Paesi pi\u00f9 ricchi dell\u2019Africa (divenne il primo Paese africano esportatore di petrolio e membro dell\u2019OPEC). La forma di governo era federale fino al 1963, quando il potere si accentr\u00f2 nuovamente intorno a Tripoli.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Da Gheddafi alla guerra civile<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1969, un colpo di stato guidato dal colonnello Muammar Gheddafi <a href=\"https:\/\/www.omnesmag.com\/it\/notizie\/insediamenti-ebraici-nazionalismo-arab\/\">rovesciare il re Idris<\/a>. Gheddafi ha fondato il nuovo Stato libico su un modello basato sul socialismo islamico e sul nazionalismo panarabo e panafricano, come espresso nel suo \"Libro verde\", pubblicato nel 1975. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L'opera \u00e8 divisa in tre parti: la prima \u00e8 dedicata alla democrazia diretta, con il rifiuto dei partiti e la proposta di un governo delle masse attraverso comitati popolari; la seconda all'economia, basata su una terza via (terzomondismo) tra capitalismo e comunismo, con la propriet\u00e0 diretta dei lavoratori; la terza a un modello sociale che pone l'accento sulla famiglia, sulla trib\u00f9 e sui valori islamici come pilastri della comunit\u00e0. Nel testo, Gheddafi chiama questo nuovo Stato \"Jamahiriya\".<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di fatto il tanto decantato modello di democrazia diretta si rivel\u00f2 sin da subito l\u2019ennesima dittatura. Gheddafi, infatti, pur portando indiscutibili vantaggi economici al Paese (e a se stesso) nazionalizzando le risorse petrolifere e adottando politiche severe contro l\u2019imperialismo occidentale e le decine di migliaia di italiani e di ebrei ancora presenti nel Paese (nazionalizz\u00f2 tutti i loro beni e li espulse in massa dal Paese), chiudendo poi tutte le basi straniere e sostenendo movimenti rivoluzionari e terroristici come l\u2019OLP.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le tensioni con l\u2019Occidente culminarono nell\u2019embargo ONU dopo l\u2019attentato di Lockerbie (1988). Negli anni 2000, Gheddafi cerc\u00f2 di normalizzare le relazioni internazionali rinunciando ai programmi finalizzati allo sviluppo di armi di distruzione di massa e stringendo accordi di collaborazione con diversi governi occidentali, soprattutto con l\u2019Italia dell\u2019allora premier Silvio Berlusconi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2011, per\u00f2, la Libia \u00e8 stata travolta dalle rivolte della Primavera araba, che hanno portato alla caduta del regime di Gheddafi in seguito a un intervento militare della NATO (su forte pressione della Francia, che aveva l'ignobile intenzione di sostituirsi all'Italia nello sfruttamento dei vasti giacimenti di idrocarburi del Paese) e all'assassinio dello stesso Gheddafi. Tuttavia, la caduta del dittatore ha inaugurato una fase di profonda instabilit\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Libia, come la Siria, si \u00e8 mostrata in tutta la sua complessit\u00e0: si sono accentuate le divisioni tribali, le fazioni interne e i conflitti mai del tutto sopiti, e il Paese \u00e8 diventato teatro di una guerra civile tra diversi gruppi: il Governo di Unit\u00e0 Nazionale (GNU) di Tripoli, sostenuto da ONU, Italia e Turchia, e l'Esercito Nazionale Libico (LNA) di Khalifa Haftar, appoggiato all'epoca da Francia, Russia ed Egitto. Tutto ci\u00f2 \u00e8 aggravato dal coinvolgimento di milizie locali e gruppi jihadisti (tra cui l'ISIS), il che significa che una soluzione alla drammatica situazione libica e la riconciliazione nazionale sono ancora lontane.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Libia: su historia, su cultura Primera parte: un pa\u00eds fragmentado Una antigua canci\u00f3n patri\u00f3tica italiana, \u00abTr\u00edpoli, bel suol d&#8217;amore\u00bb, compuesta en 1911 durante la guerra italo-turca, ensalza la ciudad de Tr\u00edpoli, capital de Libia, como tierra de belleza y pasi\u00f3n, celebrando obviamente la heroica haza\u00f1a nacional de conquistar la primera colonia en la historia de 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