{"id":52544,"date":"2025-10-01T06:30:00","date_gmt":"2025-10-01T04:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.omnesmag.com\/?p=52544"},"modified":"2025-09-23T12:05:21","modified_gmt":"2025-09-23T10:05:21","slug":"karl-rahner-spiega-il-significato-della-visita-al-santissimo-sacramento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.omnesmag.com\/it\/foco\/karl-rahner-explica-el-sentido-de-la-visita-al-santisimo\/","title":{"rendered":"Karl Rahner spiega il significato della visita al Santissimo Sacramento"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Sarebbe necessario iniziare, nel trattare un simile argomento, con una serie di generalit\u00e0 sulla meditazione, il raccoglimento, il silenzio, la preghiera e la piet\u00e0 privata. Possiamo solo supporre di conoscerle gi\u00e0. Ma \u00e8 probabile che le questioni e le difficolt\u00e0 sollevate in relazione alla \"visita\" al Santissimo Sacramento - cio\u00e8 la preghiera davanti al sacramento dell'Eucaristia conservato nel tabernacolo - abbiano spesso in realt\u00e0 un oggetto pi\u00f9 generale: la preghiera contemplativa privata di una certa durata; e quanto alle obiezioni sollevate contro la \"visita\", non sono forse spesso una sorta di \"visita\" al Santissimo Sacramento? non sono forse spesso una sorta di motivazioni intellettuali addotte subito per evitare le esigenze dell'atteggiamento contemplativo? D'altra parte, conoscete molte persone che si dedicano generosamente alla meditazione e che, allo stesso tempo, incontrano difficolt\u00e0 nella \"visita\"? In ogni caso, coloro che si dichiarano contrari alla \"visita\" dovrebbero essere invitati a esaminare meglio il loro atteggiamento e a chiedersi se le loro obiezioni non riflettano in realt\u00e0 la reazione di un uomo che, divorato dalle sue occupazioni, cerca costantemente di sottrarsi allo sguardo di Dio, fuggendo dal raccoglimento perch\u00e9 incapace di sopportare questa pace di Dio che giudica e purifica.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La \"visitazione\" nella tradizione della Chiesa<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi attacca il significato della \"visitazione\" deve essere consapevole dell'estrema fragilit\u00e0 delle teorie che spesso vengono avanzate a questo proposito sulla base della storia dei dogmi e della piet\u00e0. Spesso, infatti, queste teorie commettono l'errore di dare un'interpretazione errata a fatti precisi. Non devono quindi essere invocate per respingere la dottrina del Concilio di Trento o semplicemente per disattenderla nella pratica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>1. La dottrina del Concilio di Trento\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo questo Concilio, \u00e8 una vera e propria eresia, un'eresia dichiarata, negare, in teoria o in pratica, il dovere di circondare Ges\u00f9 Cristo, nel Sacramento dell'altare, con un culto di adorazione che abbia una forma esterna; o negare la legittimit\u00e0 di una festa speciale in onore di Ges\u00f9 Sacramentato, delle processioni eucaristiche, delle \"esposizioni\", della santa riserva (cfr. Denz, 878, 888, 889). della santa riserva (cfr. Denz, 878, 879, 888, 889). Questi testi dogmatici lasciano ovviamente molte domande senza risposta: qual \u00e8 il significato intrinseco di tutte queste cose, come si deve integrare questo culto eucaristico e la pratica della Santa Riserva nell'insieme della vita cristiana e dell'azione liturgica? \u00c8 chiaro che nel corso della storia della Chiesa ci sono stati momenti ed espressioni di piet\u00e0 cristiana che, come \u00e8 stato detto con pungente umorismo, hanno dato l'impressione che la Messa del mattino servisse solo a consacrare l'ostia destinata all'esposizione serale del Santissimo Sacramento. Da parte sua, la Chiesa ufficiale non \u00e8 intervenuta con sufficiente energia, dando luogo a vere e proprie distorsioni in senso eucaristico. Ma questo non tocca il cuore della questione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>2. Una tradizione secolare\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il motivo principale della santa riserva \u00e8 la comunione dei malati. La definizione del Concilio di Trento, cos\u00ec come una prassi pi\u00f9 volte ripetuta, secolare, unanime, feconda e partecipata dai santi pi\u00f9 illuminati, non lascia dubbi sul valore specifico e globale della devozione al Santo Sacramento al di fuori (se cos\u00ec si pu\u00f2 dire) del Sacrificio, sia che si tratti di esercizi di piet\u00e0 personale sia che si tratti di alcune forme pubbliche e comuni, come le \"visite\" e le \"esposizioni\". Questi esercizi sono la manifestazione di una fede autenticamente cristiana. Dicendo questo, non pretendiamo di essere i sostenitori di alcuna iniziativa in questo campo: n\u00e9 dell'esposizione del Santissimo Sacramento durante la Messa, n\u00e9 del gusto delle esposizioni \"per il piacere di vedere l'ostia\", che porta alla moltiplicazione indiscreta di questa pratica, ecc.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>3. L'ideale del ritorno all'antichit\u00e0\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vorrei anche sottolineare la vanit\u00e0 di un argomento spesso avanzato contro la devozione eucaristica fuori dalla Messa: il fatto che tale devozione non \u00e8 sempre esistita nella Chiesa. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 significherebbe impoverire in modo significativo il patrimonio della piet\u00e0 cattolica, cedere a un falso romanticismo tornando costantemente alla pratica della Chiesa delle prime epoche e negando il carattere evolutivo della piet\u00e0 nel corso della storia. Perch\u00e9 il cristianesimo si sviluppa nella storia. E una pratica millenaria che non ha al suo attivo la storia dei primi mille anni ha comunque il suo perfetto diritto di cittadinanza nella Chiesa. Se si vuole porre la pratica dei primi secoli come regola assoluta di piet\u00e0, allora si sia logici e la si applichi a ogni sorta di cose: al digiuno, alla stima universale di cui era circondata la verginit\u00e0 fino al disprezzo del matrimonio, alla lunghezza (che oggi consideriamo eccessiva) degli Uffici, al pesante apparato delle pratiche di vita monastica, e cos\u00ec via. Ma i criteri dell'autenticit\u00e0 cristiana non vanno cercati altrove, bens\u00ec nello Spirito della Chiesa, della Chiesa di tutti i tempi, in un'umile riflessione sulle strutture fondamentali della realt\u00e0 cristiana. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La caratteristica di queste strutture \u00e8 che sono sempre presenti e che la Chiesa \u00e8 l\u00ec a testimoniarle. Ci\u00f2 non significa che le conseguenze a cui queste strutture fondamentali conducono non abbiano esse stesse una storia e che sul piano teorico, cos\u00ec come su quello pratico, raggiungano in tutte le epoche lo stesso grado di esplicitazione; il che non impedisce che esse costituiscano un aspetto essenziale dell'esistenza della Chiesa dal momento in cui queste conseguenze emergono chiaramente nella coscienza della Chiesa. \u00c8 dimostrare una notevole mancanza di senso storico (come se si potesse tornare indietro nel corso della storia!) affermare, in nome di una certa \"purezza\", che le realt\u00e0 ecclesiali ritornano alle loro forme primitive quando hanno raggiunto un certo grado di sviluppo. Bisogna piuttosto dire che nella Chiesa, come nella vita dell'individuo, c'\u00e8 un divenire e che questo divenire gode di un diritto di possesso. E questo non vale solo per le verit\u00e0 di natura teorica. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se si concorda su questi principi generali di apprezzamento per quanto riguarda lo sviluppo e l'uso delle \"cose della Chiesa\", e se si tiene conto del carattere universale, potente, duraturo e chiaramente manifesto delle approvazioni e dei pressanti incoraggiamenti che la piet\u00e0 eucaristica non ufficiale ha ricevuto dalla Chiesa, del rifiuto di quest'ultima di abbandonare la pratica della Santa Riserva, della dottrina che la Chiesa professa sul carattere latreutico della devozione al Santo Sacramento, ecc, il rifiuto di questi ultimi di abbandonare la pratica della Santa Riserva, la dottrina che la Chiesa professa sul carattere latreutico della devozione al Santo Sacramento, ecc; Questo non vuol dire che non possa subire alcune vicissitudini in futuro. In questo senso, l'enciclica Mediator Dei, non contenta di raccomandare l'adorazione dell'Eucaristia, \u00e8 promotrice di \"pie e quotidiane visite al Tabernacolo\". Anche il diritto canonico raccomanda la \"visita al Santissimo Sacramento\" (can. 125,2; can. 1.273) e vuole che la \"visita\" faccia parte dell'istruzione religiosa impartita a tutti i fedeli (cfr. anche i canoni 1.265-1.275, che trattano della prenotazione e del culto della Santa Eucaristia: per molte chiese \u00e8 addirittura un dovere conservare il Santissimo Sacramento).<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Legittimit\u00e0 della \"visita<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma veniamo ora agli argomenti intrinseci: qual \u00e8 il significato e quale dovrebbe essere il contenuto delle \"visite\"? Ci sembra che non si debba, come di solito si \u00e8 fatto, collegarle esclusivamente alla presenza reale di Cristo e all'adorazione che merita in quanto tale. Ci si pu\u00f2 infatti chiedere se questo fondamento tradizionale, di per s\u00e9 giusto, ma un po' formale, sia psicologicamente abbastanza forte da eliminare le resistenze che oggi si oppongono alla pratica in questione. \u00c8 necessario sviluppare le implicazioni reali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>1. Un'obiezione: L'Eucaristia \u00e8 essenzialmente cibo\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa \u00e8 la difficolt\u00e0 fondamentale che viene addotta in nome della teologia. \u00c8 vero che Cristo \u00e8 realmente presente nel Santissimo Sacramento. Ma perch\u00e9 questa presenza, per il piacere di essere in mezzo a noi, di essere adorato e onorato per questa presenza, di sedere su un trono e di concedere udienze? Sia che si risponda affermativamente sia che, come indica la teologia dogmatica, ci si accontenti di dire che c'\u00e8 solo una motivazione valida tra le altre, \u00e8 meglio rivolgersi innanzitutto all'insegnamento del Concilio di Trento (Denzinger 878): il sacramento dell'Eucaristia \u00e8 stato istituito da Cristo, ci viene detto, \"ut sumatur\" (per essere preso come cibo). La struttura fondamentale dell'Eucaristia consiste nel suo carattere di cibo, nella sua relazione con l'uso che se ne vuole fare. Questa \u00e8 la verit\u00e0 di fondo di tutta la nostra riflessione. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non dimentichiamolo. Non creiamo quindi, con la nostra pratica eucaristica o la nostra \"sensibilit\u00e0\" eucaristica, un ostacolo privo di qualsiasi fondamento tra noi e i protestanti (che partono sempre da questa verit\u00e0 nella loro teoria e pratica della Cena). Per il teologo, l'alfa e l'omega di tutta la teologia dogmatica \u00e8 la parola del Vangelo: \"Prendete e mangiate, questo \u00e8 il mio Corpo\", e non una proposizione di questo tipo: \"Cristo \u00e8 qui presente\". Betz ha quindi ragione nell'affermare che la divisione tripartita del trattato sull'Eucaristia, che inizia con la questione della presenza reale e solo successivamente affronta il tema della comunione e del sacrificio, crea un disagio e costituisce una sfocatura. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La riflessione teologica volta a chiarire il problema della \"visitazione\" deve basarsi anche sul principio fondamentale enunciato dal Concilio di Trento: \"L'Eucaristia \u00e8 stata istituita per essere presa come cibo\" (Denzinger, 878). Questo principio implica certamente la presenza reale di Cristo, perch\u00e9 il cibo offerto non \u00e8 altro che il suo Corpo e il suo Sangue. Ma va oltre questa semplice affermazione, perch\u00e9 presenta il dono che ci viene fatto come destinato a essere assunto come cibo. Deve quindi essere usato qui con tutta l'ampiezza del suo contenuto. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Stando cos\u00ec le cose, si vedr\u00e0 subito da cosa nasce l'obiezione. \u00c8 evidente, si dir\u00e0, che Cristo merita il culto quando \"si serve di lui\", perch\u00e9 \u00e8 presente quando si dona a noi come cibo di vita eterna. Ma come giustificare, a partire da questo principio fondamentale, un culto al di fuori di tale presenza, un culto che non si confonde con l'adorazione del Signore necessariamente concomitante alla ricezione del suo Corpo, un culto che si pone al di fuori di tale ricezione e indipendentemente da essa? Questa \u00e8 la posizione dei protestanti: essi sono riluttanti a fare un uso formale della logica e non si ritengono autorizzati dalla Scrittura a estendere il culto eucaristico fino a questo punto. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sottolineiamo che il Concilio di Trento giustifica la Santa Riserva con la necessit\u00e0 di poter dare la comunione ai malati. Non invoca nessun altro motivo, e su questo punto riprende i dati della storia: \u00e8 infatti la necessit\u00e0 (o la legittimit\u00e0) di ricevere la comunione al di fuori della Messa che ha motivato in primo luogo la Santa Riserva, e non il bisogno di avere vicino Ges\u00f9, \"il dolce solitario del Tabernacolo\". Il Concilio considera quindi la Santa Riserva essenzialmente connessa con la ricezione del sacramento e, cos\u00ec facendo, spiega la pratica della Santa Riserva sulla base del principio fondamentale sopra menzionato (Denzinger, 879, 889).\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>2. Risposta scritturale\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui ci affidiamo esclusivamente alla Bibbia, ai dati biblici pi\u00f9 originali. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cominciamo col dire che un'esegesi rigorosa vede nel Corpo e nel Sangue l'intera Persona del Signore. Il Corpo e il Sangue designano qui la Persona di Ges\u00f9 incarnata, il suo \"io\" nella sua costituzione fisica, questo essere vivente che si \u00e8 \"legato\" al sangue per svolgere il suo ruolo di servo di Dio stabilendo la Nuova Alleanza nel suo Sangue. \u00c8 quindi Lui stesso che si d\u00e0 come cibo. Ma allora, nel linguaggio del Nuovo Testamento, non si tratta solo del Corpo e del Sangue di Ges\u00f9 nel senso che il linguaggio moderno attribuisce a queste parole (anche se la speculazione teologica e la nozione di \"concomitanza\" (Denzinger, 876) permettono di estendere legittimamente il significato delle parole concrete di Ges\u00f9 e di designare con esse la presenza di tutta la sua Persona nel sacramento). La verit\u00e0 \u00e8 ben diversa. Ci\u00f2 che Cristo ci d\u00e0, se ci si attiene alle sue parole esplicite interpretate direttamente secondo il significato che hanno nella lingua aramaica, \u00e8 se stesso: non vediamo, inoltre, che San Giovanni (6,57) usa il pronome personale di prima persona al posto di carne e sangue? \u00c8 dunque tutto Lui che ci viene veramente dato in cibo. Anche in questo caso, l'adorazione \u00e8 pienamente legittima, perch\u00e9 \u00e8 a Lui che ci si rivolge, e non a un cibo che sarebbe composto da \"elementi\". Gli antichi cristiani potevano avere un atteggiamento \"cosista\" nei confronti dell'Eucaristia. Ma tale atteggiamento non poteva assolutamente essere presentato come l'interpretazione esatta ed esaustiva dei dati biblici. Al contrario, il sentimento del Medioevo di trovare nell'Eucaristia la Persona incarnata di Ges\u00f9 \u00e8 del tutto nello spirito della Bibbia. Per questo \u00e8 del tutto legittimo invocare la Sacra Scrittura per legittimare tutti gli atti con cui si vuole testimoniare la considerazione dovuta alla propria natura; e qui si tratta della Persona di Ges\u00f9!\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Facciamo ora un passo avanti. Il linguaggio della Scrittura \u00e8 tanto chiaro quanto semplice: se il Signore, con la sua realt\u00e0 corporea e la sua potenza creatrice della salvezza e della Nuova Alleanza, \u00e8 l\u00ec come cibo, \u00e8 l\u00ec come cibo \"offerto per il nostro uso\", e non come cibo gi\u00e0 preso. Una frase come questa: \"Cristo \u00e8 l\u00ec come cibo\" non pu\u00f2 significare, nel linguaggio della Bibbia, che egli sarebbe presente nel momento in cui viene preso come cibo, ma piuttosto presente per essere preso come cibo. L'uso del sacramento presuppone il realismo del suo contenuto; quest'ultimo non \u00e8 la conseguenza del primo: su questo punto i luterani sono d'accordo con i cattolici, i riformati protestanti contro. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se si comprende questo, non ci sono difficolt\u00e0 insuperabili ad ammettere la seguente proposizione: mentre il cibo \u00e8 l\u00ec per essere preso, il Signore \u00e8 l\u00ec per essere ricevuto da noi; e mentre \u00e8 l\u00ec, come non potremmo e dovremmo venire a Lui come al Signore che si \u00e8 dato per noi e che vuole darsi a noi? <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 necessario dire qui senza timore che il cristianesimo, fin dai primi tempi, ha sviluppato pacificamente l'idea che il cibo sacramentale, come i pasti ordinari, non perde il suo carattere di cibo per il fatto che l'intervallo di tempo che separa le parole di consacrazione dal momento in cui deve essere ricevuto si allunga. Non lo vediamo forse nella Messa stessa? Anche nella Messa, infatti, intercorre un certo lasso di tempo tra la consacrazione delle specie eucaristiche e la loro ricezione. La stessa cosa avvenne nella Cena, tra il momento in cui Ges\u00f9 pronunci\u00f2 le sacre parole presentando il pane e il vino ai suoi apostoli e il momento in cui essi aprirono la bocca per riceverlo. Mentre, nell'opinione comune degli uomini, il pane rimane pane, cio\u00e8 qualcosa fatto per essere mangiato (abbiamo a che fare con un concetto essenzialmente umano e non con un mero oggetto chimico), l\u00ec \u00e8 presente Cristo, Cristo che si offre come cibo, con tutto ci\u00f2 che questo implica come atteggiamento corrispondente da parte dell'uomo chiamato a riceverlo. \u00c8 questo che legittima il culto di adorazione dell'Eucaristia. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma \u00e8 altrettanto vero il contrario: l'adorazione di Cristo nell'Eucaristia raggiunge pienamente l'oggetto del culto solo quando il Signore \u00e8 l\u00ec adorato come colui che si offre a noi in cibo, come il \"servo di Dio\" che ha preso un corpo ed \u00e8 l\u00ec presente corporalmente, che ha fondato nel suo Sangue la nuova ed eterna Alleanza e che vuole, donandoci questo pane in cibo, donarsi a noi e donarci, perch\u00e9 diventi nostra, la salvezza che \u00e8 lui stesso, con tutto il suo peso di realt\u00e0 e il suo carattere definitivo. Intesa in questo modo, la presenza di Cristo, ovunque si realizzi, \u00e8, sotto le specie sensibili, la presenza stessa della nostra salvezza: una presenza che richiama l'atto sacrificale e sacramentale a cui deve la sua origine, una presenza che prelude alla ricezione dell'Eucaristia, quell'atto con cui questa salvezza diventer\u00e0 pienamente e sacramentalmente il nostro bene. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 superfluo, a nostro avviso, sollevare la questione di quale ospite io adori qui o l\u00e0. La teologia non c'entra nulla. L'essenziale \u00e8 che Cristo \u00e8 l\u00ec e che sono stato invitato a riceverlo ogni volta che apro la bocca per prendere un'ostia consacrata, qualunque essa sia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>3. Due aspetti del Santo Sacramento<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si arriva cos\u00ec a determinare, insieme al suo contenuto, l'esatto significato della \"visita\". La \"visitazione\" - anch'essa - pone l'uomo alla presenza del segno oggettivo e sacramentale della morte offerta da Ges\u00f9 in sacrificio per la nostra salvezza; \u00e8 la continuazione della Messa a livello interiore e personale e \"impegna\", per cos\u00ec dire, la comunione prossima. \u00c8 necessario, quindi, dire della \"visitazione\" tutto ci\u00f2 che si dovrebbe dire del ringraziamento e tutto ci\u00f2 che \u00e8, nel senso proprio del termine, preparazione alla comunione. Entrambe le pratiche sono, infatti, perfettamente legittime, perch\u00e9 ci troviamo davanti al segno oggettivo di ci\u00f2 che \u00e8 contemporaneamente il fondamento della nostra salvezza e il mezzo per appropriarcene: davanti al Corpo e al Sangue del Signore, davanti al Signore presente con la realt\u00e0 concreta del suo Corpo che vuole donarci come cibo sacrificale in un modo che \u00e8 proprio di ciascuno di noi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Signore \"conservato\" nelle specie sacramentali lo \u00e8 a doppio titolo: come il Signore che si \u00e8 offerto in sacrificio nella Santa Messa e come il Signore che vuole darsi a noi come cibo. \u00c8 in questa stessa prospettiva che deve essere concepita l'adorazione del Santissimo Sacramento cos\u00ec \"conservato\"; altrimenti perderebbe il suo significato agli occhi dell'uomo, sarebbe come uno strano sostituto dell'adorazione dovuta a Dio per la sua presenza universale, non sarebbe altro che un modo, il cui significato rimane incerto, di attualizzare la nostra unione soprannaturale con Cristo, che peraltro \u00e8 sempre e ovunque possibile. Infatti, se Dio ci ha dato la presenza eucaristica e ci ha garantito la sua importanza, se questa presenza non \u00e8 un inutile doppione della presenza universale e della nostra unione con Cristo, \u00e8 perch\u00e9 ci d\u00e0 il Signore nella misura in cui si offre nel sacrificio della croce e che, nella Messa (e nel cibo che abbiamo di conseguenza), si rende presente come tale e come tale si offre per diventare il nostro nutrimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>4. L'Eucaristia, segno sacramentale dell'unione della Chiesa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Potremmo anche ricordare, quando ci troviamo davanti al Santissimo Sacramento, che esso rappresenta anche il segno sacramentale dell'unit\u00e0 della Chiesa. Come dice il Concilio di Trento, \u00e8 \"simbolo dell'unit\u00e0 e della carit\u00e0 con cui Cristo ha voluto che tutti i suoi fedeli fossero uniti tra loro\" (Denz. 873a); \u00e8 il \"simbolo di questo unico Corpo di cui egli stesso \u00e8 il capo\" (Denz. 875).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella visita al Santissimo Sacramento, dunque, siamo davanti a Cristo come unit\u00e0 della Chiesa, al mistero stesso della Chiesa, alla manifestazione pi\u00f9 santa di questa Chiesa che \u00e8, sotto il suo aspetto visibile, la forma storica e sensibile della salvezza che Dio opera in noi. Si pu\u00f2 cos\u00ec comprendere fino a che punto la pi\u00f9 personale \"devozione al Tabernacolo\", lungi dall'essere il segno di un individualismo religioso, costituisca, se si adotta un'espressione adeguata, un mezzo per manifestare l'appartenenza alla Chiesa e il conseguente senso di responsabilit\u00e0, nonch\u00e9 l'occasione per pregare per la Chiesa. \u00c8 qui che si potrebbe parlare, in un senso molto autentico e molto profondo, di apostolato della preghiera....<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ser\u00eda necesario comenzar, puestos a tratar tal materia, por un conjunto de generalidades sobre la meditaci\u00f3n, el recogimiento, el silencio, la oraci\u00f3n, la piedad privada. No podemos aqu\u00ed hacer otra cosa sino suponerlas ya conocidas. 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