{"id":55690,"date":"2025-12-27T06:00:00","date_gmt":"2025-12-27T04:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.omnesmag.com\/?p=55690"},"modified":"2025-12-26T10:13:20","modified_gmt":"2025-12-26T09:13:20","slug":"passione-per-rilke","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.omnesmag.com\/it\/actualidad\/cultura\/pasion-por-rilke\/","title":{"rendered":"Passione per Rilke"},"content":{"rendered":"
Sebbene nessuno metta in dubbio l'importanza dell'opera di Rainer Maria Rilke, la sua personalit\u00e0 \u00e8 stata altrettanto determinante nell'interesse suscitato dal suo universo poetico. In esso confluiscono esperienze che hanno alimentato la sua biografia e la sua sensibilit\u00e0 creativa: il complesso rapporto con la madre, l'influenza di diverse donne, la reinvenzione della sua identit\u00e0 - dal cambio di nome all'invenzione di una nobilt\u00e0 fittizia - e il suo costante vagabondaggio per l'Europa. Nato a Praga, scelse il tedesco come lingua letteraria e, occasionalmente, il francese. <\/p>\n\n\n\n
Al di l\u00e0 di queste circostanze, la sua scrittura si basa su una convinzione essenziale: \u201cIl creatore deve essere un mondo a s\u00e9 stante e trovare tutto in s\u00e9 stesso e nella natura a cui si \u00e8 legato.<\/em>\u201d, come ha espresso nella prima delle sue Lettere a un giovane poeta, dove riassume il suo ideale di vita interiore e la sua etica dell'arte: silenzio, pazienza e fedelt\u00e0 a se stessi. Nella terza di queste lettere si legge: \u201cEntra dentro di te. Cerca il motivo che ti spinge a scrivere (...) moriresti se ti fosse negato di scrivere?<\/em>\u201d. Non si tratta di scrivere per essere letti, ma per essere.<\/p>\n\n\n\n Partendo da questa premessa, la sua poesia cerca di trasformare l'esistenza in sostanza spirituale: trasformare ci\u00f2 che \u00e8 stato vissuto \u2014 l'amore, la morte, la solitudine \u2014 in rivelazione. Da qui deriva la sua condizione di poeta metafisico, punto di riferimento per chi osa guardare dentro di s\u00e9. A cui Torrente Ballester aggiunge: \u201cLa poesia di Rilke, la sua prosa, le sue lettere, fanno spesso riferimento a Dio; ma Dio, per Rilke, \u00e8 qualcosa che l'uomo va creando. Invertendo i termini biblici, secondo Rilke l'uomo crea Dio a sua immagine e somiglianza. Questo pensiero non \u00e8 esclusivo di Rilke. (...) Lo troviamo in Scheler, in Unamuno, in Antonio Machado. Di un Dio cos\u00ec, Cristo non pu\u00f2 essere il Verbo.<\/em>\".<\/p>\n\n\n\n Questo contesto \u00e8 fondamentale per comprendere la sua spiritualit\u00e0, che eredita simboli cristiani, ma riformulati dall'interno, spogliandoli dei dogmi. Il divino non \u00e8 una presenza esterna, ma una costruzione dell'anima, una realt\u00e0 che scaturisce dall'esperienza umana e si eleva attraverso la parola poetica.<\/p>\n\n\n\n Uno dei momenti salienti della sua opera \u00e8 costituito dalle Elegie duinesi<\/em> (1923), scritte nell'arco di oltre un decennio e nate, secondo lo stesso autore, da un'esperienza visionaria di fronte al mare Adriatico. In esse, la figura dell'angelo funge da simbolo centrale: non l'angelo biblico, ma un essere di intensit\u00e0 insopportabile, immagine dell'assoluto, che terrorizza l'io poetico per la sua perfezione. Nella prima elegia si legge: \u201c... Ogni angelo \u00e8 terribile. \/ E cos\u00ec mi trattengo, soffocando il richiamo \/ di un oscuro singhiozzo, Ahim\u00e8! A chi \/ possiamo \/ rivolgerci allora? Non agli angeli, n\u00e9 agli esseri umani...<\/em>\".<\/p>\n\n\n\n Questa tensione tra il desiderio di trascendenza e l'impossibilit\u00e0 di sostenerne lo splendore riassume il suo dramma spirituale: il desiderio dell'eterno di fronte alla fragilit\u00e0 umana. La sua poesia abita cos\u00ec quel confine tra la terra e ci\u00f2 che la travolge. Non offre certezze, ma suggerisce rivelazioni. Invece di consolazione, propone una radicale accettazione del mistero, poich\u00e9 \u201cil bello non \u00e8 altro che l'inizio del terribile<\/em>\".<\/p>\n\n\n\n Un altro esempio significativo \u00e8 quello dei Sonetti a Orfeo <\/em>(1923), composti in pochi giorni in omaggio a una giovane defunta. Il ciclo celebra il potere trasformatore del canto, incarnato da Orfeo, capace di domare la morte con la sua lira. Nel sonetto II, Rilke scrive: \u201cIl canto \u00e8 esistenza. Per il dio, cosa facile. \/ Ma noi, quando siamo?<\/em>\u201d. Qui si condensa un'idea chiave: cantare \u2014creare, raccontare il mondo\u2014 non \u00e8 un atto estetico, ma ontologico. Per il dio, esistere non costa nulla; per l'uomo, vivere e cantare sono compiti quasi eroici. La poesia, intesa in questo modo, non \u00e8 un ornamento: \u00e8 resistenza e dedizione.<\/p>\n\n\n\n A ci\u00f2 si aggiunge quella che potremmo definire una poetica dell'istante: l'idea che l'effimero racchiuda l'eterno, se si sa guardare. In una lettera scritta nel 1921, Rilke annota: \u201cBisogna amare l'effimero. In esso si nasconde l'eterno.<\/em>\u201d. Questo atteggiamento nei confronti del tempo lo allontana sia dal nichilismo che dalla speranza trascendente. Per Rilke, la redenzione sta nel vivere pienamente, nel trasformare ogni esperienza in consapevolezza e ogni consapevolezza in parola.<\/p>\n\n\n\n Forse nessuna delle sue poesie sintetizza meglio di La pantera<\/em> quella tensione tra la prigionia del visibile e il desiderio dell'invisibile. L'animale, rinchiuso dietro le sbarre del suo sguardo, gira in tondo, estraneo al mondo esterno, ma con una forza latente che ancora vibra: \u201cSolo a volte si alza il sipario delle sue palpebre \/ muto. Un'immagine viaggia verso l'interno, \/ percorre la calma tesa dei suoi arti \/ e, quando cade nel suo cuore, si fonde e svanisce.<\/em>\u201d. Come la pantera, anche il poeta vive in una gabbia: quella del linguaggio, quella della sua epoca, quella del suo corpo. Ma da quello spazio, come ci insegna Rilke, pu\u00f2 elevarsi \u2013 anche se solo per qualche istante \u2013 verso l'eterno. <\/p>\n\n\n\n <\/p>\n\n\n\n In Le Jard\u00edn des Plaintes. Parigi)<\/em><\/p>\n\n\n\n Il suo sguardo si \u00e8 stancato di osservare cos\u00ec tanto<\/em><\/p>\n\n\n\n quelle sbarre davanti a s\u00e9, in una sfilata incessante,<\/em><\/p>\n\n\n\n che nient'altro potesse pi\u00f9 entrarvi.<\/em><\/p>\n\n\n\n Le sembra che ci siano solo migliaia di sbarre<\/em><\/p>\n\n\n\n e che dietro di loro non esiste alcun mondo.<\/em><\/p>\n\n\n\n Nel frattempo, continua ad avanzare disegnando<\/em><\/p>\n\n\n\n con i suoi passi cerchi stretti,<\/em><\/p>\n\n\n\n il movimento delle sue zampe agili e delicate<\/em><\/p>\n\n\n\n mostra una danza rotonda<\/em><\/p>\n\n\n\n intorno a un centro in cui rimane vigile<\/em><\/p>\n\n\n\n una volont\u00e0 imponente.<\/em><\/p>\n\n\n\n Solo a volte si alza il sipario delle sue palpebre<\/em><\/p>\n\n\n\n muto. Un'immagine viaggia verso l'interno, <\/em><\/p>\n\n\n\n percorre la calma in tensione dei suoi membri<\/em><\/p>\n\n\n\n e, quando cade nel suo cuore, si scioglie e svanisce. <\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":" Aunque nadie pone en duda la trascendencia de la obra de Rainer Mar\u00eda Rilke, su personalidad ha sido igualmente decisiva en el inter\u00e9s que despierta su universo po\u00e9tico. 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Sebbene non fosse un autore cattolico in senso stretto, la sua opera conserva un'impronta cristiana reinterpretata. Come osserv\u00f2 Gonzalo Torrente Ballester: \u201cIl pensiero rilkiano, pur non essendo cattolico, presuppone il cattolicesimo. Lo presuppone storicamente, come realizzazione culturale (...). \u00c8 un cristianesimo senza Cristo.<\/em>\u201d. In Rilke, Dio non \u00e8 una presenza esterna, ma una creazione dell'anima; una realt\u00e0 interiore che nasce dall'esperienza umana e si eleva attraverso la parola poetica.<\/p>\n\n\n\nElegie duinesi<\/em><\/strong><\/h2>\n\n\n\n
Esistere nel canto<\/em><\/strong><\/h2>\n\n\n\n
La pantera<\/em><\/strong><\/h2>\n\n\n\n
La pantera<\/em><\/strong><\/h2>\n\n\n\n