{"id":58993,"date":"2026-03-08T03:17:00","date_gmt":"2026-03-08T02:17:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.omnesmag.com\/?p=58993"},"modified":"2026-05-04T12:56:03","modified_gmt":"2026-05-04T10:56:03","slug":"discorso-sul-metodo-rene-descartes","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.omnesmag.com\/it\/recursos\/discurso-del-metodo-rene-descartes\/","title":{"rendered":"\u201cIl Discorso sul metodo e le Meditationes de Prima Philosophia\u201d di Ren\u00e9 Descartes.\u00a0\u00a0"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Una versione pi\u00f9 breve di questo articolo <a href=\"https:\/\/www.omnesmag.com\/it\/risorse\/il-discorso-sul-metodo-di-rene-descartes\/\">pu\u00f2 essere visto qui<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ren\u00e9 Descartes, formatosi in matematica, letteratura e filosofia classica presso i gesuiti di La Fl\u00e8che, si laure\u00f2 in legge a Poitiers nel 1616 e, durante il suo soggiorno in Baviera nell'inverno del 1619, scopr\u00ec il suo metodo e la sua vocazione di filosofo e matematico. Stabilitosi nei Paesi Bassi nel 1622, nel 1637 pubblica il Discours de la M\u00e9thode che, insieme alla sua appendice La G\u00e9om\u00e9trie, costituisce il fondamento della filosofia razionalista e della geometria analitica. Muore a Stoccolma nel 1650, dopo quattro mesi di<br>precettore-consigliere della regina Cristina di Svezia.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>1<\/strong>. <strong>Mostra&nbsp;<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li><\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste due opere del filosofo francese dovrebbero essere considerate insieme, dal momento che, il <em>Discorso<\/em> \u00e8 piuttosto autobiografica - interessante per comprendere la genesi del suo pensiero - che \u00e8 piuttosto contenuta, o contenuta in modo pi\u00f9 dettagliato nella <em>Meditazioni, <\/em>da cui prenderemo le citazioni nella seconda sezione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;Ren\u00e9 Descartes racconta nel suo Discorso che, all'et\u00e0 di ventitr\u00e9 anni, concep\u00ec il metodo che poi diede origine alla sua filosofia. Stanco di dover prendere come indiscutibili una serie di deboli certezze, proposte alla sua mente come verit\u00e0 indiscutibili durante la sua vita di studente, decise che il metodo che avrebbe seguito per arrivare alla verit\u00e0 avrebbe dovuto essere un metodo completamente nuovo in filosofia, prendendo il meglio del metodo filosofico, logico e matematico. Doveva attenersi ai seguenti precetti:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;\u201cIl primo era quello di non ammettere nulla come vero, a meno che non sapessi che lo era; vale a dire, evitare di comprendere nei miei giudizi nient'altro che ci\u00f2 che si presentava in modo cos\u00ec chiaro e distinto alla mia mente, che non c'era motivo di dubitarne.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La seconda \u00e8 quella di dividere ciascuna delle difficolt\u00e0 che esamina nel maggior numero possibile di parti e nel numero che la soluzione migliore richiede.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il terzo \u00e8 quello di condurre i miei pensieri in modo ordinato, iniziando dagli oggetti pi\u00f9 semplici e facili da conoscere, e salendo gradualmente alla conoscenza di quelli pi\u00f9 complessi, e persino assumendo un ordine tra quelli che non si precedono naturalmente l'uno all'altro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E l'ultima: fare in tutto dei resoconti cos\u00ec completi e delle recensioni cos\u00ec generali, che potessi essere sicuro di non omettere nulla\u201d.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chiunque abbia una minima familiarit\u00e0 con la matematica riconosce che questo \u00e8 il metodo della dimostrazione in questa disciplina. Le dimostrazioni matematiche dividono la difficolt\u00e0 in piccoli \u201cpassi\u201d, la cui verit\u00e0 viene percepita separatamente e a colpo d'occhio, come molto evidente, in modo che questi semplici passi, come in una sintesi, concludano tutti insieme una verit\u00e0. Si arriva cos\u00ec ad avere la certezza di una verit\u00e0 che inizialmente non era stata ammessa perch\u00e9 non era di per s\u00e9 evidente, ma di cui era possibile dubitare. Infatti, lo stesso Ren\u00e9 Descartes afferma: \u201cQuella lunga serie di lunghi ragionamenti, molto plausibili e facili, che i geometri sono soliti impiegare per arrivare alle loro dimostrazioni pi\u00f9 difficili, mi aveva dato modo di immaginare che tutte le cose di cui l'uomo pu\u00f2 acquisire conoscenza si susseguono allo stesso modo\u201d.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, sebbene si sentisse in grado di utilizzare questo metodo nell'attivit\u00e0 matematica e in altre scienze e campi della vita, inizialmente non si sentiva abbastanza maturo per utilizzarlo in filosofia come base di una metafisica propria, in modo che la sua conoscenza in tutti i campi fosse fondata su di esso. Ma dopo alcuni anni di maggiore esperienza di vita e dopo essersi allenato nell'uso di questo metodo in altri campi della conoscenza, si sent\u00ec abbastanza maturo per applicarlo senza sosta alla metafisica, in una meditazione che registra nella <em>Discorso sul metodo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inizia applicando il primo dei suoi precetti alla prima delle nostre conoscenze, quella che ci arriva attraverso i sensi. Ma i sensi a volte ci ingannano, ad esempio quando in sogno sentiamo voci o vediamo immagini che crediamo reali e, al risveglio, si scopre che non lo erano. Pertanto, dal punto di vista metodologico, dobbiamo sempre ritenerli fallaci - cio\u00e8 non possiamo contare su di loro - poich\u00e9 \u00e8 dubbio chi abbia mai ingannato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma poi arriva a una situazione molto grave, perch\u00e9, come attribuito a San Tommaso, \u201cnihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu\u201d, cio\u00e8 ogni conoscenza inizia con i sensi (infatti, anche le nozioni pi\u00f9 astratte che possiamo concepire, come quella di Dio, hanno il loro fondamento in realt\u00e0 inizialmente colte dai sensi, come quella di mio padre, o quella di un vasaio che modella l'opera delle sue mani). E dico grave, perch\u00e9 avendo deciso di non prendere come certo, metodologicamente, il dato dei sensi, deve concludere che non pu\u00f2 prendere come certo nemmeno il dato fornito dalla sua conoscenza, in quanto basata sui sensi. Non pu\u00f2 quindi dare attendibilit\u00e0 a nessuna delle idee che ha concepito, non pu\u00f2 supporre che corrispondano a nessuna realt\u00e0, non solo alle idee che concepisce come chimere - quando pensa, per esempio, a un unicorno - ma anche a quelle che concepisce come realmente esistenti, come l'idea che pu\u00f2 avere di una capra (un esempio che lui stesso fa). La gravit\u00e0 della situazione \u00e8 che ha perso la realt\u00e0 stessa e l'accesso che aveva ad essa attraverso la sua conoscenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma poi, in mezzo a quella notte buia in cui il suo stesso metodo lo ha precipitato, si accende una prima luce, un essere che \u00e8 sfuggito alla radicalit\u00e0 del primo precetto del suo metodo. \u00c8 un essere immune dal dubbio, che non pu\u00f2 dubitare per quanto si sforzi, perch\u00e9 emerge dal dubbio stesso: se stesso! Anzi, se dubita, il dubbio stesso d\u00e0 notizia inequivocabile di qualcuno che dubita. Ed enuncia questa gioiosa scoperta nel suo famoso&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;\u201cPenso, quindi sono\u201d.\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo Cartesio ha trovato la prima verit\u00e0, la verit\u00e0 conosciuta in modo chiaro e distinto, su cui basare ogni altra verit\u00e0, la prima verit\u00e0 della \u201cscience universelle\u201d in cui deve consistere il suo stesso pensiero, dedotta da una verit\u00e0 in s\u00e9 evidente - \u201cdatemi un punto d'appoggio\u201d cita - come ogni verit\u00e0 geometrica \u00e8 dedotta da alcune verit\u00e0 in s\u00e9 evidenti, chiamate postulati (cos\u00ec era disposta la geometria negli elementi di Euclide, e cos\u00ec Cartesio l'aveva imparata).&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E, prima di tutto, si prepara a fondare la proposizione \u201cDio esiste\u201d su questa prima verit\u00e0, cosa che fa in un modo familiare a chi conosce le vie di San Tommaso, un modo familiare anche a lui, perch\u00e9 era stato istruito nella filosofia classica insegnata dai padri gesuiti nel collegio di La Fleche, nell'ovest della Francia: Non posso essere causa di me stesso, perch\u00e9 se mi fossi creato non mi sarei creato con queste imperfezioni indesiderabili in me, a cominciare dall'imperfezione stessa di dubitare, cio\u00e8 di non sapere con certezza. Perci\u00f2 deve esserci almeno un altro essere, oltre a me, che sia stato la mia causa (notiamo, quindi, che egli mantiene intatto il principio di causalit\u00e0, senza nemmeno esplicitarlo, come vedremo che mantiene intatti anche altri principi primi in cui \u00e8 stato istruito). O questo essere \u00e8 causa di se stesso, o \u00e8 stato causato da un altro essere. Si risale cos\u00ec a una catena causale che deve necessariamente terminare in un primo essere, causa di se stesso, poich\u00e9 se questa prima causa viene meno, tutte le cause intermedie cessano di essere causate. \u00c8 questo Essere, causa di se stesso, che chiamiamo Dio. Egli \u00e8 cos\u00ec giunto a Dio come \u201ccausa sui\u201d, qualcosa che pu\u00f2 sembrare pi\u00f9 o meno la stessa cosa della causa non causata di San Tommaso, ma che non \u00e8 affatto la stessa cosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Egli offre un'altra prova dell'esistenza di Dio, dall'idea stessa che ha di Lui, come essere infinito, e infinito in tutti i suoi attributi: infinitamente saggio, buono, potente. L'idea di ciascuno di questi attributi \u00e8 in me, certo, ma non pu\u00f2 essere stata causata da me, perch\u00e9 io sono molto pi\u00f9 imperfetto di tutto questo, e l'imperfetto non pu\u00f2 essere causa del perfetto (altro principio primo che non \u00e8 stato quindi lasciato in sospeso nel pensiero di Ren\u00e9). Queste idee devono quindi provenire da un essere che ha queste perfezioni, e le ha in misura infinita. E non pu\u00f2 essere che ci sia un essere che ha posto in me l'idea di una sapienza perfetta, un altro che ha posto in me l'idea di una bont\u00e0 infinita, e cos\u00ec via, ma che uno sia il sapiente, il buono e il potente, per cui egli conclude che c'\u00e8 un solo Dio, con tutte le perfezioni che si possono concepire. In particolare, l'unit\u00e0 o semplicit\u00e0 - il fatto di non avere parti - \u00e8 una perfezione, quindi Dio deve necessariamente essere semplice. In questo modo recupera, uno per uno, gli attributi di Dio di cui tratta la teodicea pi\u00f9 classica, tutti attribuiti in misura infinita (e Ren\u00e9 Descartes fornisce una terza dimostrazione dell'esistenza di Dio che qui non ricordiamo perch\u00e9 il lettore la conosce gi\u00e0, quella dovuta a Sant'Anselmo, in cui arriva all'esistenza di Dio a partire dalla sua pura essenza: l'Essere. Non sorprende che tale dimostrazione sia cos\u00ec ammirata dai filosofi dell'et\u00e0 moderna).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo punto, egli \u00e8 gi\u00e0 in una buona posizione per filosofare ulteriormente, poich\u00e9, essendo Dio infinitamente buono e infinitamente potente, non \u00e8 concepibile che mi abbia creato con questa comprensione che ho solo per ingannarmi. Di conseguenza, devo ritenere vero tutto ci\u00f2 che la comprensione mi presenta come vero, in modo chiaro e distinto, ma non devo abusare della libert\u00e0 che Dio mi ha dato per il suo uso, cio\u00e8 ritenere vero ci\u00f2 che non le viene presentato con certezza ma come aperto al dubbio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Finora sono due le idee chiare e distinte che la sua comprensione gli ha presentato, e quindi gi\u00e0 con sufficienti motivi di fiducia: l'idea dell'io come sostanza pensante, come \u201cres cogitans\u201d, perch\u00e9 \u00e8 arrivato alla \u201ccosa che pensa\u201d in un modo che non ammette dubbi; e l'idea di \u201cDio\u201d come \u201ccausa sui\u201d, perch\u00e9 ci \u00e8 arrivato dall'io con un ragionamento senza scappatoie. perch\u00e9 \u00e8 arrivato alla \u201ccosa che pensa\u201d in un modo che non ammette dubbi; e l'idea di \u201cDio\u201d come \"causa sui\", perch\u00e9 ci \u00e8 arrivato dall'io con un ragionamento senza scappatoie, come quando in matematica si dimostra che la somma degli angoli di un triangolo sono due angoli retti (cos\u00ec dice nella sua <em>Discorso<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, c'\u00e8 una terza idea che la sua comprensione gli mostra in modo chiaro e distinto, e su cui quindi far\u00e0 affidamento: le realt\u00e0 corporee che lo circondano, cio\u00e8 \u201cil mondo\u201d. Ma il mondo \u00e8 solo nella misura in cui gli si presenta con un'idea chiara e distinta, come qualcosa che la sua comprensione pu\u00f2 studiare esattamente, senza alcuna mescolanza di dubbio, con lo strumento della matematica. Si tratta quindi di corpi concepiti come \u201cres extensa\u201d, come sostanze che hanno estensione. Tutte le altre qualit\u00e0 che percepiamo in essi - suoni, colori, odori, sapori - devono quindi essere ridotte all'estensione, cio\u00e8 sono qualit\u00e0 secondarie, essendo l'estensione la qualit\u00e0 primaria (il tema classico delle qualit\u00e0 primarie e secondarie, che si \u00e8 rivelato non lontano dal vero, poich\u00e9 ora sappiamo che non solo il suono \u00e8 movimento - cio\u00e8 variazione temporale dell'estensione - in quanto consiste nel movimento delle molecole d'aria, ma anche che la luce \u00e8 movimento del campo elettromagnetico, i vari colori corrispondenti a certe bande di frequenza della loro vibrazione), ma anche che la luce \u00e8 movimento del campo elettromagnetico, i vari colori corrispondenti a certe bande di frequenza della loro vibrazione. In ogni caso, si tratta di qualit\u00e0 che possono essere studiate con lo strumento matematico - il nucleo dell'intuizione cartesiana -, ma ci\u00f2 che la filosofia tradizionale non ammette \u00e8 che le sostanze corporee siano ridotte a qualit\u00e0 - n\u00e9 a pi\u00f9 n\u00e9 a una sola -.).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il suo stesso corpo appare in questo quadro di realt\u00e0 corporea, ma solo come \u201cres extensa\u201d, come sostanza che ha estensione. La convivenza e la coordinazione di corpo e anima, \u201cres extensa\u201d e \u201cres cogitans\u201d in un unico essere che io sono, \u00e8 dunque problematica e non sar\u00e0 un argomento facile nella filosofia cartesiana. In effetti, egli non sembra dare una risposta soddisfacente e rimane piuttosto una questione aperta che dovr\u00e0 essere affrontata dai suoi seguaci.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec finiamo, o almeno Cartesio lo intendeva cos\u00ec, nella fiducia: dal dubbio stesso, abbiamo recuperato come realt\u00e0 indiscutibili i tre temi perenni della filosofia: Dio, il mondo e io, le tre idee chiare e distinte della filosofia di Ren\u00e9 Descartes.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>2<\/strong>. <strong>Testi&nbsp;<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<ol start=\"2\" class=\"wp-block-list\">\n<li><\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">MEDITAZIONE UNO: DI COSE CHE POSSONO ESSERE MESSE IN DISCUSSIONE.<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto ci\u00f2 che finora ho ammesso come assolutamente vero l'ho percepito dai sensi o per mezzo dei sensi; ho scoperto, per\u00f2, che i sensi ingannano di tanto in tanto, ed \u00e8 saggio non fidarsi mai di chi ci ha ingannato anche una volta.....<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine, sono costretto a riconoscere che di tutte le cose che un tempo giudicavo vere, non ce n'\u00e8 nessuna che non possa essere messa in dubbio, non per sconsideratezza o leggerezza, ma per ragioni forti e ponderate. Perci\u00f2 devo astenermi dal prestare fede a questi pensieri non meno che a quelli apertamente falsi, se voglio trovare qualcosa di vero....<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di conseguenza, non mi comporter\u00f2 male, spero, se cambiando tutti i miei propositi mi inganner\u00f2 e li considerer\u00f2 per qualche tempo assolutamente falsi e immaginari?<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">SECONDA MEDITAZIONE: DELLA NATURA DELLO SPIRITO UMANO; E CHE \u00c8 PI\u00d9 FACILE SAPERE CHE IL CORPO<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Archimede non chiedeva altro che un punto fermo e inamovibile, per spostare tutta la terra dal suo posto; quindi, devo aspettarmi grandi risultati se trovo qualcosa di certo e inconcludente....&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Suppongo, quindi, che tutto ci\u00f2 che vedo sia falso; e che non sia mai esistito nulla di ci\u00f2 che la memoria ingannevole mi rappresenta; non ho alcun senso: corpo, figura, estensione, movimento e luogo sono chimere....<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C'\u00e8 un ingannatore estremamente potente, estremamente abile, non so chi, che mi fa sempre sbagliare di proposito. Senza dubbio, allora, esisto anch'io, se mi inganna; e per quanto mi inganni, non potr\u00e0 mai riuscire a rendermi inesistente finch\u00e9 continuer\u00f2 a pensare di essere qualcosa. Cos\u00ec, dopo aver soppesato scrupolosamente tutti gli argomenti, si deve concludere che ogni volta che dico: \u00abIo sono, io esisto\u00bb, o lo concepisco nella mia mente, deve essere necessariamente vero....<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora non ammetto nulla che non sia necessariamente vero; sono quindi, in breve, un essere pensante, cio\u00e8 una mente, un'anima, un intelletto o una ragione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">MEDITAZIONE TRE: DI DIO, CHE ESISTE<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Devo esaminare, non appena ne avr\u00f2 l'occasione, la questione se Dio esiste e, se esiste, se pu\u00f2 essere ingannevole, poich\u00e9, se queste domande vengono lasciate da parte, mi sembra di non poter essere sicuro di nient'altro?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;L'errore principale e pi\u00f9 comune in essi consiste nel giudicare le idee che esistono in me uguali o simili a cose che esistono fuori di me; infatti, se considerassi le idee solo come modi del mio pensiero e non le riferissi ad altre cose, difficilmente potrebbero offrire occasione di errore....&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Devo ora esaminare, in relazione alle idee che considero tratte da cose che esistono fuori di me, quale sia la causa che mi spinge a giudicarle simili a quelle cose....<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec, l'idea con cui concepisco Dio come un essere eterno, infinito, onnisciente, onnipotente, creatore di tutte le cose che esistono tranne che di se stesso, ha pi\u00f9 realt\u00e0 oggettiva di quelle con cui vengono presentate le sostanze finite....&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;\u00c8 evidente, quindi, che la realt\u00e0 di una causa totale ed efficiente deve essere almeno pari a quella dell'effetto di tale causa. Infatti, da dove l'effetto potrebbe prendere la sua realt\u00e0 se non dalla causa, e in che modo la causa pu\u00f2 conferirla all'effetto, se non la possiede? Da ci\u00f2 consegue che il nulla non pu\u00f2 creare nulla, n\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 meno perfetto a ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 perfetto, cio\u00e8 ci\u00f2 che contiene in s\u00e9 pi\u00f9 realt\u00e0....<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infatti, se supponiamo che nell'idea ci sia qualcosa che non si trova nella causa, allora questa la possiede dal nulla; ora, per quanto imperfetto possa essere quel modo di essere con cui una cosa si trova in modo oggettivo nella nostra comprensione per mezzo dell'idea, tuttavia non \u00e8 per questo assolutamente nulla, e non pu\u00f2 quindi esistere dal nulla....<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E sebbene un'idea possa procedere da un'altra, non c'\u00e8 tuttavia una successione all'infinito, ma si deve arrivare a una prima idea, la cui causa equivale a un originale, in cui \u00e8 formalmente contenuta tutta la realt\u00e0 che esiste solo nell'idea in modo oggettivo....<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se la realt\u00e0 oggettiva di una mia idea \u00e8 tale che sono sicuro che essa non esiste in me n\u00e9 formalmente n\u00e9 eminentemente, e che quindi non posso essere io stesso la causa di quell'idea, ne consegue necessariamente che io non sono l'unico essere esistente, ma che esiste anche qualcos'altro che \u00e8 la causa di quell'idea....<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rimane l'idea di Dio, in cui si deve considerare se si tratta di qualcosa che non pu\u00f2 essere derivato da me stesso. Con il nome di Dio intendo una sostanza infinita e indipendente, che sa e pu\u00f2 in sommo grado, e dalla quale io stesso sono stato creato insieme a tutto ci\u00f2 che esiste, se esiste altro. Tutto ci\u00f2 \u00e8 di tale natura che, quanto pi\u00f9 lo considero diligentemente, tanto meno sembra che abbia potuto provenire da me solo. Da ci\u00f2 si deve concludere che Dio esiste necessariamente....&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">MEDITAZIONE QUATTRO: SUL VERO E SUL FALSO&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;Innanzitutto, riconosco che non pu\u00f2 accadere che Egli mi inganni. E anche se la capacit\u00e0 di ingannare sembra essere una prova di potenza o di intelligenza, certamente testimonia malizia o stoltezza, e quindi non si trova in Dio....&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sperimento poi che c'\u00e8 in me una certa facolt\u00e0 di giudicare, che ho certamente ricevuto da Dio, come tutte le altre cose che sono in me; e poich\u00e9 Egli non vuole che io sbagli, evidentemente non mi ha dato una facolt\u00e0 tale che io possa mai sbagliare, purch\u00e9 la usi con rettitudine....<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da dove nascono dunque i miei errori? Dal semplice fatto che, essendo la volont\u00e0 pi\u00f9 ampia dell'intelletto, non la tengo entro certi limiti, ma la applico anche a ci\u00f2 che non concepisco, e, essendo indifferente, si allontana facilmente da ci\u00f2 che \u00e8 vero e buono; cos\u00ec sbaglio e pecco....<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E ora non solo so che esisto in quanto sono una cosa pensante, ma mi si presenta anche una certa idea della natura corporea, e mi capita di dubitare se la natura pensante che esiste in me, o meglio, quella che io stesso sono, sia diversa da quella corporea, o se siano entrambe la stessa cosa....&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non c'\u00e8 imperfezione in Dio perch\u00e9 mi ha concesso la libert\u00e0 di assentire o non assentire a certe cose, di cui non ha messo nel nostro intelletto una percezione chiara e definita; al contrario, l'imperfezione c'\u00e8 in me senza alcun dubbio, perch\u00e9 non uso bene questa libert\u00e0, e do giudizi su ci\u00f2 che non concepisco chiaramente....&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">MEDITAZIONE CINQUE: SULL'ESSENZA DELLE COSE MATERIALI. E ANCORA SU DIO E SULLA SUA ESISTENZA&nbsp;<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;Poich\u00e9 non mi \u00e8 stata concessa alcuna facolt\u00e0 di conoscerlo, ma, al contrario, una grande propensione a credere che le idee siano emesse dalle cose corporee, non vedo in che modo si possa intendere che non sia fallace, se procedono da un luogo diverso dalle cose corporee; quindi le cose corporee esistono. Tuttavia, non esistono tutte nel modo in cui le concepisco con i sensi, perch\u00e9 l'apprensione dei sensi \u00e8 molto oscura e confusa riguardo a molte cose; ma almeno esiste in esse tutto ci\u00f2 che percepisco con chiarezza e certezza, cio\u00e8 tutto ci\u00f2 che \u00e8 compreso in modo generale nell'oggetto della matematica pura....<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;L'esistenza non pu\u00f2 essere separata dall'essenza di Dio meno di quanto non lo sia dall'essenza del triangolo la grandezza dei tre angoli uguali a due angoli retti, o dall'idea di una montagna l'idea di una valle, cosicch\u00e9 non \u00e8 meno ripugnante pensare a Dio (cio\u00e8 a un'entit\u00e0 supremamente perfetta), la cui esistenza manca (cio\u00e8 la cui perfezione manca), che pensare a una montagna la cui valle manca?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 necessario, tuttavia, che ogni volta che mi piace pensare a un ente primo e supremo, e attingere a questa idea come al tesoro della mia mente, io gli attribuisca tutte le perfezioni, anche se non le enumero una per una, n\u00e9 mi occupo di ciascuna in particolare; questa necessit\u00e0 mi basta per concludere giustamente che esiste un ente primo e supremo, una volta che ho capito che l'esistenza \u00e8 una perfezione.....<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cosa c'\u00e8 di pi\u00f9 manifesto del fatto che esiste un'entit\u00e0 suprema o Dio, la cui essenza \u00e8 l'unica a cui appartiene l'esistenza? ....&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma una volta che ho percepito che Dio esiste, avendo allo stesso tempo capito che tutto dipende da Lui e che non \u00e8 un ingannatore, e avendo dedotto da questo che tutto ci\u00f2 che percepisco in modo chiaro e certo \u00e8 vero, ne consegue che, anche se non mi occupo pi\u00f9 delle ragioni per cui ho giudicato questo fatto vero, solo perch\u00e9 mi ricordo di averlo percepito in modo chiaro e certo, non si pu\u00f2 addurre alcun argomento contro di esso che mi induca a dubitare, ma che ne ho una conoscenza vera e certa.....&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">MEDITAZIONE SEI: SULL'ESISTENZA DELLE COSE MATERIALI E SULLA REALE DISTINZIONE TRA ANIMA E CORPO<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche se forse (anzi, certamente, come dir\u00f2 in seguito) ho un corpo che mi \u00e8 strettamente unito, poich\u00e9 da un lato possiedo un'idea chiara e distinta di me stesso, in quanto sono solo una cosa pensante e non intelligente, e dall'altro un'idea precisa del corpo, in quanto \u00e8 solo una cosa estesa e non pensante, \u00e8 manifesto che io sono distinto in realt\u00e0 dal mio corpo, e che posso esistere senza di esso....&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>3. Critica<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sebbene il pensiero di Ren\u00e9 Descartes sia presentato come un \u201cnuovo modo di filosofare\u201d, e in effetti lo \u00e8, presenter\u00f2 la mia critica a partire da un modo antico di filosofare, diciamo dalla filosofia greca o medievale, perch\u00e9 cerca di essere una critica a partire dal senso comune, ed \u00e8 il senso comune che raccoglie o sistematizza la filosofia aristotelico-tomista.  \u00c8 impossibile per me affrontare i presupposti metafisici del pensiero cartesiano - indubbiamente inconsci a Cartesio stesso, proprio perch\u00e9 aveva fatto tabula rasa della metafisica classica -, senza parlare di termini come essenza ed esistenza.  Infatti, senza questi termini \u00e8 impossibile criticare esplicitamente o implicitamente la metafisica in qualsiasi sistema filosofico, anche in quelli che negano la metafisica (Cartesio non la nega, ma lo faranno i suoi eredi intellettuali). E queste nozioni sono necessarie anche per comprendere la derivazione implicita nell'idea cartesiana, che sar\u00e0 poi attuata dalla storia della filosofia perch\u00e9 spinta proprio da quella metafisica che Cartesio ignora nel proprio approccio. C'\u00e8 molto di vero nell'affermazione di Hegel che la storia finisce sempre per attuare le derivazioni logiche implicite nell'idea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il gesto filosofico, di cui analizzeremo la metafisica implicita, \u00e8 quello di derivare la realt\u00e0 dal pensiero, invece della derivazione opposta, naturale nel senso comune e nella filosofia, perch\u00e9 \u00e8 questa la grande novit\u00e0 della filosofia cartesiana, o almeno \u00e8 a questo che porter\u00e0 l'eredit\u00e0 della sua filosofia. Ricordiamo che prima di iniziare questo processo di recupero della realt\u00e0, in cui appare prima l'Io, poi Dio, poi il Mondo, il filosofo \u00e8 stato immerso in un mondo di pensieri, di idee che la sua comprensione gli presenta, alcune come se avessero un correlato reale, altre come se non lo avessero, ma di nessuna delle quali si fida, poich\u00e9 ha deciso di non fidarsi della propria conoscenza. La situazione \u00e8 pi\u00f9 grave di quanto avesse previsto inizialmente, e ancora pi\u00f9 grave perch\u00e9 \u00e8 quella in cui lascer\u00e0 la filosofia successiva, che prender\u00e0 questo punto di partenza, ma non i ponti che Cartesio costruir\u00e0 in seguito verso la realt\u00e0, perch\u00e9 riconoscer\u00e0 che sono spuri. E sembra che obbediscano pi\u00f9 al pregiudizio di un credente che deve recuperare a tutti i costi il mondo in cui crede che a una ragione di coerenza intellettuale con il suo punto di partenza. Sebbene Cartesio stesso non se ne sia ovviamente reso conto, se ne renderanno conto i suoi seguaci, alcuni dei quali non avranno pi\u00f9 quei pregiudizi che hanno salvato Cartesio dalla perdita del senso comune, e porteranno la sua filosofia alle sue ultime conseguenze anche a costo di rompere con i nostri sentimenti ordinari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qual \u00e8 la metafisica implicita nel gesto filosofico di chi parte da un mondo di idee, semplicemente pensate e non derivate da alcuna osservazione, e pretende di arrivare a dedurre, come in una dimostrazione matematica, la realt\u00e0 corrispondente a queste idee? Il presupposto \u00e8 che gli esseri a cui arriva esistano necessariamente, poich\u00e9 senza osservarli pu\u00f2, sulla base della sua pura idea, dimostrarne l'esistenza. Ora, solo Dio esiste necessariamente, solo Lui \u00e8 l'essere necessario, e quindi Cartesio sta in qualche modo prendendo ciascuno degli esseri, sicuramente senza rendersene conto, per Dio stesso. In una parola: la derivazione implicita in questo approccio filosofico - parlo solo dell'approccio - \u00e8 il panteismo. Non arriver\u00e0 al panteismo, cosa impossibile in un uomo pio che ha fatto un pellegrinaggio a Chartres per ringraziare la Madonna per la concezione del suo metodo, ma la filosofia che in lui inizia il suo cammino finir\u00e0 nel panteismo di Hegel. O, cosa molto pi\u00f9 interessante, finir\u00e0 nel panteismo immediatamente successivo a Cartesio, quello di Baruch Spinoza, perch\u00e9 questo grande metafisico \u00e8 interessante in quanto mostra che la derivazione degli approcci razionalisti, che sintetizza in una serie di definizioni e assiomi della sua filosofia, \u00e8 il panteismo, arrivando in poche pagine a ci\u00f2 che l'umanit\u00e0 impiegher\u00e0 quasi due secoli per raggiungere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Possiamo dire la stessa cosa in termini pi\u00f9 metafisici: l'ontologia implicita nell'approccio di Cartesio \u00e8 un'ontologia essenzialista, la cui derivazione naturale \u00e8 l'idealismo. Infatti, se a partire dall'idea stessa degli esseri sono disposto a dimostrare con un ragionamento filosofico la loro esistenza, sto implicitamente supponendo che la loro esistenza sia inclusa nella loro essenza - ci\u00f2 che abbiamo chiamato \u201cessere necessario\u201d - e questo essenzialismo o dissoluzione dell'esistenza nell'essenza, dell'essere nell'idea, era gi\u00e0 presente nella filosofia del gesuita spagnolo Francisco Su\u00e1rez, la filosofia in cui Cartesio si era formato, perch\u00e9 era la filosofia insegnata a La Fl\u00e8che e in realt\u00e0 in tutto il mondo cattolico dell'epoca e anche in quello protestante. Infatti, nelle sue Disputationes Metaphisicae, Francisco Su\u00e1rez afferma che non esiste una vera distinzione tra essenza ed esistenza, ma solo una distinzione di ragione, cio\u00e8 qualcosa che facciamo noi, ma senza una vera corrispondenza (Francisco Su\u00e1rez porta la filosofia in questa direzione con la buona intenzione di non ignorare la scolastica dei due secoli precedenti, come dichiara nella sua opera. Quest'ultima, certamente, va in quella direzione poich\u00e9 l'immediatamente successivo Giovanni Duns Scoto pone una forma propria di ogni essere, la forma haecceitas, o forma di \u201cquesta cosa\u201d, cos\u00ec che si pu\u00f2 dire che ogni essere ha una sua particolare essenza. Se le essenze, dunque, sono contate dalle esistenze, la riduzione dell'esistenza all'essenza, dell'essere all'idea, sembra essere vicina).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 difficile valutare in che misura l'atmosfera essenzialista dell'epoca possa aver influenzato l'atteggiamento filosofico di Cartesio, ma \u00e8 certo che l'essenzialismo \u00e8 la base metafisica che pu\u00f2 sostenere un tale atteggiamento filosofico, e questo spiega perch\u00e9 la derivazione filosofica del pensiero cartesiano sia l'idealismo tedesco, dove tutto l'essere \u00e8 gi\u00e0 stato ridotto a idea, in quello che \u00e8 piuttosto un panlogismo: Dio, per Hegel, \u00e8 Idea. Idea in s\u00e9, Idea per s\u00e9, Idea fuori di s\u00e9, ma spiegare questo significherebbe spiegare il pensiero hegeliano, cosa che faremo solo in seguito.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si potrebbe obiettare che forse non sono stato rispettoso nei confronti di Cartesio nel non dare credito al suo \u201cio\u201d come realt\u00e0 trovata al di fuori del suo mondo di pensiero, ma a questo risponder\u00f2 con Leonardo de Polo che Cartesio crede di aver trovato l'io che pensa, mentre in realt\u00e0 ha trovato qualcosa di molto diverso: l'io che pensa. Infatti, una volta tolto credito alla conoscenza e precipitati in un mondo di puro pensiero senza alcun correlato reale - la seconda meditazione metafisica di Cartesio - l'io che appare dopo - nella terza meditazione - non pu\u00f2 essere l'io reale, ma un io frutto del suo ragionamento, un io pensato. E di conseguenza, anche la realt\u00e0 che egli fonder\u00e0 sull'invenzione di questo \u201cio\u201d sar\u00e0 una realt\u00e0 pensata. Vernaux la mette cos\u00ec: si pu\u00f2 appendere una catena a un chiodo dipinto sul muro? Risposta: s\u00ec, \u00e8 possibile. Si pu\u00f2 appendere una catena se \u00e8 anche dipinta sul muro. Questa \u00e8 la metafora con cui spiega la situazione reale in cui si trova Cartesio, anche se non se ne rende conto. Anche l'esempio di Immanuel Kant, nella Critica della ragion pura, \u00e8 emblematico: un avaro che cerca di diventare immensamente ricco aggiungendo zeri alla destra dei suoi beni nel libro contabile.  \u00c8 vero, diventa ricco, ma solo nel suo libro contabile, una ricchezza puramente immaginaria (Kant fa l'esempio come critica all'argomento di Sant'Anselmo per l'esistenza di Dio, ma \u00e8 valido, perch\u00e9 l'argomento con cui Cartesio passa dal pensiero alla realt\u00e0, anzich\u00e9 il contrario, non \u00e8 che una variante dell'argomento di Sant'Anselmo, e infatti la filosofia che deriver\u00e0 da Cartesio \u00e8 una variante di questo argomento).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In ogni caso, che l'una o l'altra sia l'interpretazione valida del famoso passo cartesiano, resta il fatto che l'interpretazione che diamo qui - l'io \u00e8 pensiero, la conoscenza va dal pensiero alla realt\u00e0 - \u00e8 la versione di Cartesio che avr\u00e0 discendenza filosofica, ed \u00e8 questo che conta in una storia del pensiero.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si \u00e8 scritto molto sul \u201ccogito\u201d come punto di partenza della filosofia critica, in contrapposizione al \u201cres sunt\u201d, l'affermazione che le cose sono - pura osservazione dell'essere - come punto di partenza della filosofia classica prima di questa rivoluzione. Per i greci e per la filosofia medievale, l'essere non era un problema, perch\u00e9 se l'essere viene messo in discussione non c'\u00e8 pi\u00f9 nulla da dire in filosofia, poich\u00e9 \u00e8 la prima cosa che conosciamo e compare nell'espressione di ogni conoscenza, come copula che significa realt\u00e0: \u201cEns est primum cognitum in intellectu, quasi notissimum, de quo dubitare non possumus et in quo omnes conceptiones solvuntur\u201d L'essere \u00e8 la prima cosa conosciuta nell'intelletto, come la pi\u00f9 evidente, di cui non si pu\u00f2 dubitare e in cui si risolvono tutte le concezioni. Possiamo, partendo dal \u201ccogito\u201d, dal punto di partenza cartesiano, arrivare al classico \u201cres sunt\u201d? Cartesio, naturalmente, risponderebbe di s\u00ec, perch\u00e9 \u00e8 esattamente ci\u00f2 che intende fare nella sua filosofia, ma abbiamo gi\u00e0 osservato che il passaggio chiave del suo ragionamento \u00e8 spurio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In effetti, sono in molti a capire che una filosofia che parte dal pensiero \u00e8 condannata a rimanere nel pensiero, cio\u00e8 che il ponte dal \u201ccogito\u201d alle \u201cres sunt\u201d \u00e8 impossibile in filosofia, una chimera. Ma allo stesso tempo ritengono che, una volta stabilito questo punto di partenza nella filosofia, sia impossibile liberarsene, per cui tutto il filosofare successivo deve essere di origine cartesiana, come commenta Husserl nelle sue \u201cMeditazioni cartesiane\u201d, peccando, ogni ritorno alla filosofia iniziata nell'essere, di arcaismo e ingenuit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In realt\u00e0 \u00e8 Husserl, a mio avviso, ad aver tentato con maggior vigore una filosofia di origine cartesiana che non abbia un fine scettico ma si concluda nell'essere, procedendo in modo rigoroso. Le \u201cIndagini logiche\u201d, in cui fonda la scienza che analizza le cogitationes (o fenomeni), diretto complemento del cogito cartesiano, hanno ancora, nell'intenzionalit\u00e0 dei pensieri, un riferimento al reale. Ma nella sua opera successiva \u201cIdee per una fenomenologia pura e una filosofia fenomenologica\u201d sembra che la deriva finale sia verso l'idealismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Carlos Cardona lascia nella sua \u201cMetafisica dell'opzione intellettuale\u201d il dilemma tra il \u201ccogito\u201d e la \u201cres sunt\u201d come pura opzione, sottolineando molto l'irriducibilit\u00e0 dell'uno nell'altro, ma aggiungendo che la \u201cres sunt\u201d \u00e8 l'atteggiamento intellettuale che \u00e8 naturale nell'uomo -naturalmente aperto all'essere- , L'altra posizione iniziale ha un carattere forzato, volontaristico, per cui \u00e8 necessario un \u201cDe iis omnibus dubitabo\u201d, una volont\u00e0 di dubitare di tutte queste cose, come Cartesio dice di ci\u00f2 che viene percepito dai sensi, poich\u00e9 la nostra conoscenza non procede naturalmente in questo modo. Infatti, alla fine Cardona si spinge oltre e afferma che oggi, una volta conosciuto dalla storia della filosofia e della storia politica il punto di arrivo del \u201ccogito\u201d, si tratta gi\u00e0 di una scelta morale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa soluzione del problema non piace a Leonardo Polo, perch\u00e9 riduce a mera scelta niente di meno che il punto di partenza del nostro pensiero filosofico. In effetti, sembra che buona parte della gnoseologia di Polo sia una risposta a questa domanda. Nel secondo volume del suo <em>Corso di filosofia positiva<\/em>, Arriva a dire: che cosa conosciamo in primo luogo, l'idea (che egli chiama oggetto, poich\u00e9 \u00e8 ob-iactum prima della comprensione), o l'entit\u00e0, che \u00e8 l'idea? La sua risposta sembra essere: Conosciamo principalmente l'idea. Ma non \u00e8 che attraverso l'idea conosciamo l'essere, quindi in modo mediato, ma che nell'idea conosciamo l'essere, nell'idea \u201cl'essere ci \u00e8 dato\u201d, l'essere \u201cdiventa presente\u201d immediatamente nell'idea, \u00e8 \u201cci\u00f2 che c'\u00e8\u201d nell'idea (versione attuale della comprensione classica dell'atto di conoscere come coattualit\u00e0 di forme, forma nell'ente che finisce in forma nella mia facolt\u00e0 di conoscere. Al contrario del sistema kantiano, dove c'\u00e8 solo la forma nella mia facolt\u00e0 di conoscere, ci\u00f2 che Kant chiama le \u201cforme a priori\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, ritengo che sia stata data troppa enfasi al punto di partenza di Cartesio, il Cogito, e troppo poca al Metodo, nonostante sia presente nel titolo e nella parte iniziale della sua opera principale. In questo modo non si tiene conto del fatto che la nuova filosofia fu acclamata a suo tempo come metodo, come \u201cnuovo modo di filosofare\u201d, tanto o pi\u00f9 che per il suo contenuto. In realt\u00e0, credo che il vero punto di partenza di Cartesio non sia il Cogito, ma il suo metodo, perch\u00e9 il Cogito \u00e8 gi\u00e0 una conseguenza del suo metodo.  Con questo intendo dire che \u00e8 l'unico modo possibile di iniziare la filosofia se si \u00e8 prima accettato il suo metodo. Per osservare questo, ricordiamo che si tratta in realt\u00e0 dell'emulazione in filosofia del metodo matematico. Ora, la matematica, e in particolare la geometria euclidea che egli cerca di emulare, non \u00e8 altro che una catena dipinta sul muro - i teoremi - appesa a un chiodo dipinto sul muro - gli assiomi, che non vengono affermati ma postulati (postulare = chiedere; Questo \u00e8 lecito in matematica, perch\u00e9 la catena che vi faremo pendere deve essere una catena di pensiero, dato che gli oggetti matematici sono solo idealit\u00e0 senza esistenza reale (non esiste un triangolo unico, perch\u00e9 qualsiasi triangolo venga disegnato avr\u00e0 un certo spessore sui suoi lati). Ma non \u00e8 affatto lecito in filosofia, dove non ci si interroga sulle idealit\u00e0, ma sugli esseri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Consideriamo, come pietra di paragone, la richiesta di idee chiare e distinte, cos\u00ec caratteristica della filosofia cartesiana (e di fatto di tutta la sua eredit\u00e0, la filosofia moderna), che emula il fatto che in geometria, e in ogni scienza che si costituisca come conseguenza logica di postulati - in seguito anche le teorie fisiche saranno formulate in questo modo - le idee sono giustamente chiare e distinte, poich\u00e9 lo scienziato stesso le ha costruite con quella vera definizione dell'oggetto di studio che sono i postulati della teoria (oggetto definito come tutto ci\u00f2 che soddisfa quei postulati). Pretendendo lo stesso in filosofia, produciamo un trasferimento dal metodo scientifico a quello filosofico, la cui conseguenza sar\u00e0 l'annullamento stesso della filosofia come saggezza, poich\u00e9 questa esigenza non pu\u00f2 essere soddisfatta dal pensiero umano, n\u00e9 quindi in quella sua sistematizzazione che \u00e8 la filosofia: non ho un'idea chiara e distinta di cosa sia la dignit\u00e0 umana, come posso averla di cosa sia, per esempio, un parallelogramma. Tuttavia, so che per amore della dignit\u00e0 di un uomo non posso renderlo mio schiavo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In breve, e se questa diagnosi \u00e8 corretta, il punto di partenza del Discorso sul metodo ammette una critica: \u00e8 un ERRORE DI METODO.&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una versi\u00f3n m\u00e1s resumida de este art\u00edculo puede verse aqu\u00ed. 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