{"id":60809,"date":"2026-05-02T06:57:00","date_gmt":"2026-05-02T04:57:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.omnesmag.com\/?p=60809"},"modified":"2026-06-11T15:05:46","modified_gmt":"2026-06-11T13:05:46","slug":"lindagine-di-david-hume-sulla-comprensione-umana-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.omnesmag.com\/it\/recursos\/la-investigacion-sobre-el-entendimiento-humano-de-david-hume-2\/","title":{"rendered":"L\u00ab\u00bbEnquiry Concerning Human Understanding\" di David Hume."},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-paragraph\">Una versione pi\u00f9 lunga di questo articolo&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.omnesmag.com\/it\/risorse\/lindagine-di-david-hume-sulla-comprensione-umana\/\">pu\u00f2 essere visto qui<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nato a Edimburgo, nel 1711, formazione in Scozia, completata in Francia (Reims e La Fl\u00e8che) tra il 1735 e il 1737, anno in cui termin\u00f2 la sua <em>Trattato sulla natura umana.<\/em> Molto criticato, segue nel 1748 come la versione matura del suo <em>Ricerca sulla comprensione umana<\/em>, e nel 1749 il suo <em>Discorsi politici <\/em>e le loro <em>Indagini sui principi della morale. <\/em>Storico di Edimburgo, educato a Parigi dal 1763, statista a Londra dal 1766, in pensione dal 1769, mor\u00ec a Edimburgo nel 1776.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Ricerca sulla comprensione umana<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">a) <strong>Mostra: Il grande naufragio<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Affondare l'io<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.omnesmag.com\/it\/risorse\/saggio-sulla-comprensione-umana-di-john-locke\/\" type=\"post\" id=\"60078\">Locke<\/a> Hume, negando le sostanze come George Berkeley, sar\u00e0 pi\u00f9 radicale e partir\u00e0 dalle impressioni stesse.  Le distingue dalle idee, perch\u00e9 l'impressione del fuoco - quello che brucia nella mano - non \u00e8 la stessa cosa dell'idea o del ricordo che ne abbiamo. L'impressione \u00e8 reale e l'idea \u00e8 il ricordo che lascia, con la certezza che l'impressione si ripresenter\u00e0. Se ti guardo, ho un'impressione reale, ma se chiudo gli occhi non ce l'ho pi\u00f9 e mi rimane solo l'idea che me ne sono fatto. La convinzione della vostra <em>esistenza<\/em> indipendente da me, \u00e8 solo la fiducia, basata sulla sola abitudine, che quando riaprir\u00f2 gli occhi l'impressione riapparir\u00e0. Quindi solo le impressioni sono reali, e non rimane nulla della sostanza, dell'essere che le sottende.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La causalit\u00e0 \u00e8 affondata<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci sono altre idee che generiamo da questi ricordi di impressioni, per \u201cassociazione di idee\u201d, sia per somiglianza - un'idea ci ricorda un'altra simile - sia per contiguit\u00e0, come l'idea di un appartamento ci suggerisce l'idea dell\u201c\u201dappartamento successivo\", sia per causalit\u00e0, una sorta di contiguit\u00e0 temporale.  La causalit\u00e0 \u00e8 anche una credenza che non ha altro fondamento se non l'abitudine: l'abitudine che a ci\u00f2 che si chiama causa segua ci\u00f2 che si chiama effetto: siamo abituati al fatto che, dopo aver mangiato il nostro cibo, le nostre forze vengono ripristinate. Diciamo allora che l'uno \u00e8 causa dell'altro, intendendo con ci\u00f2 che esiste una connessione necessaria tra i due, anche se nessuno ha mai visto o mai dimostrato una tale necessit\u00e0, e non c'\u00e8 quindi alcuna giustificazione razionale per essa:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cChi pretender\u00e0 di dare la ragione ultima per cui il latte o il pane sono cibo adatto all'uomo e non al leone o alla tigre? ... I nostri sensi ci informano del colore, del peso e della consistenza del pane; ma n\u00e9 i sensi n\u00e9 la ragione possono mai informarci di quelle qualit\u00e0 che lo rendono adatto alla nutrizione e al sostentamento di un corpo umano\u201d?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In effetti, aggiunge, la causalit\u00e0 - un legame necessario di cui non abbiamo alcuna impressione o giustificazione - \u00e8 la principale fonte di idee chimeriche, e fa l'esempio della nostra idea di un autore - anche se non l'abbiamo mai visto - ogni volta che vediamo una lettera scritta, abituati come siamo a pensare che prima qualcuno scriva e poi la lettera venga scritta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo dimostra la chimericit\u00e0 dell'idea di Dio come autore di me e del mondo, ma anche la chimericit\u00e0 dell'idea di s\u00e9 come causa delle mie azioni, e persino la chimericit\u00e0 dell'idea del mondo come qualcosa con un'esistenza indipendente da me, e causa delle impressioni che mi vengono date. Ancora, dall'effetto indubbio, la causa chimerica. Dio, mondo, io - i grandi temi della filosofia - sono crollati.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Morale a picco<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo lascia la morale senza una giustificazione razionale, che illustro come segue: vedo una pietra colpire un'altra pietra e penso che il movimento dell'una sia la causa del movimento dell'altra senza libert\u00e0; ma decido di assassinare il mio rivale e gli infilo un coltello, essendo la causa dell'effetto che \u00e8 l'accoltellamento, ma questa volta con causalit\u00e0 libera. Non ho avuto l'impressione n\u00e9 dell'una n\u00e9 dell'altra causalit\u00e0, ma ho inventato la causalit\u00e0 libera per lo stesso motivo di sempre: \u201ctrovare un colpevole\u201d. \u00c8 quindi comprensibile che il suo discorso morale (un certo utilitarismo basato sul sentimento) abbia ispirato i pragmatisti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, ci\u00f2 non allinea Hume con lo scetticismo radicale pirandelliano, poich\u00e9 lo scettico vince nell'accademia - grazie alla sua coerenza - ma perde quando esce nella vita, evitando un fuoco o un precipizio per evitare che gli \u201ccausino\u201d ustioni o morte. Egli opta per uno \u201cscetticismo moderato\u201d che riconosce l\u201c\u201desistenza\u201c del fuoco e del precipizio, e la loro indesiderabile \u201dcausalit\u00e0\", ma non come vera conoscenza, bens\u00ec come credenza fiduciaria senza altra base che l'abitudine.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La scienza che affonda<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec, in particolare, \u00e8 favorevole a continuare a fare scienza sperimentale, ma senza illudersi della sua validit\u00e0 come conoscenza. Da un lato, ci sono scienze in cui si dimostrano le relazioni necessarie tra le idee - l'aritmetica e la geometria - conoscenze a cui egli riconosce validit\u00e0; dall'altro, ci sono scienze in cui i fenomeni sono registrati e spiegati da altri fenomeni come loro cause - la causalit\u00e0 senza una base razionale - e da esperienze particolari si arriva a leggi universali, la cosiddetta \u201cinduzione\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Filosofia del naufragio<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E per quanto riguarda la pretesa conoscenza di idee - \u201cil visto\u201d - che nessuno ha visto, come le sostanze o la causalit\u00e0, o l'idea dell'anima, o di Dio, \u201cquando abbiamo il sospetto che un termine filosofico sia usato senza alcun significato o idea (come accade anche troppo spesso) non dobbiamo far altro che chiedere: da quale impressione deriva questa presunta idea? E se \u00e8 impossibile attribuirgliene una, ci\u00f2 servir\u00e0 a confermare il nostro sospetto\u201d. Ci\u00f2 che Hume pensa della conoscenza di questo tipo di idee, in particolare della metafisica, \u00e8 ben colto nelle parole conclusive della sua opera:&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cQuando gireremo per le biblioteche, convinti di questi principi, quale scempio non faremo! Se prendiamo in mano un volume di teologia o di metafisica scolastica, per esempio, chiediamoci: contiene un ragionamento astratto sulla quantit\u00e0 e sul numero? No. Contiene un ragionamento sperimentale su questioni di fatto e di esperienza? No. Allora gettiamolo tra le fiamme, perch\u00e9 non pu\u00f2 contenere altro che sofismi e inganni\u201d.\u201d&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>b) Critica: chi osa?<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nessuno. David Hume li convinse tutti. Immanuel Kant crea la sua filosofia trascendentale per salvare da questo naufragio le idee di sostanza e di causalit\u00e0 - e altre che rendono possibile la conoscenza - ma in quanto mera <em>apriori <\/em>che si verificano solo nella nostra facolt\u00e0 di conoscere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L'incoerenza di aggiungere a questi <em>apriori <\/em>una realt\u00e0 esterna come \u201ccausa\u201d della conoscenza sensibile con cui la conoscenza viene avviata (mentre la causalit\u00e0 \u00e8 stata detta essere una mera <em>apriori<\/em>), Schopenhauer lo risolve intendendo il mondo - la realt\u00e0 esterna - come mera rappresentazione, essendo la volont\u00e0 ci\u00f2 che vi \u00e8 rappresentato. Metter\u00e0 quindi la volont\u00e0 al posto dell'essere, e seguir\u00e0 un Nietzsche che baster\u00e0 e tutto il resto sar\u00e0 superfluo: la volont\u00e0 di potenza, qualcosa che gi\u00e0 suona novecentesco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma pi\u00f9 radicale \u00e8 il modo in cui Hegel affronta l'incoerenza di Kant: con Fichte eliminer\u00e0 in un colpo solo la realt\u00e0 esterna e rimarr\u00e0 con la sola idea. E dal \u201ctutto idea\u201d al \u201ctutto materia\u201d del materialismo dialettico di Karl Marx non c'\u00e8 che un cambio di nomenclatura, come egli stesso dice nel suo <em>Miseria della filosofia<\/em>. Marx, Nietzsche, le filosofie che saranno la storia politica del XX secolo - e che storia! Il resto lo conosciamo gi\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L'altra grande opera di Hume \u00e8 l'invalidazione dell'induzione in quanto priva di giustificazione razionale. Fortunatamente arriv\u00f2 quando la scienza era gi\u00e0 in marcia, perch\u00e9 sarebbe stata paralizzante alla nascita della meccanica nel secolo precedente, il secolo in cui Francis Bacon aveva proposto il suo animato progetto induttivo. Pierre Duhem \u00e8 considerato tra i filosofi-scienziati del XIX e XX secolo - cita Ernst Mach e Henri Poincar\u00e9 - che non sono in grado di fornire una giustificazione razionale alla base induttiva della scienza, ma si meravigliano che la scienza funzioni comunque. Da Karl Popper non aspettiamoci altro: rifiuter\u00e0 il principio di induzione come non falsificabile, rifiutando cos\u00ec un principio filosofico - perch\u00e9 di filosofia della scienza si tratta - con un criterio volto a caratterizzare quali proposizioni sono scientifiche. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Thomas Kuhn si limiter\u00e0 a definire l'induzione un \u201cargomento spinoso\u201d, e quindi a schivarlo. Pi\u00f9 di recente, Evandro Agazzi vi si \u00e8 dedicato nella sua opera principale <em>Temi e problemi di filosofia della fisica<\/em> solo due righe, solo per raccomandare un filosofo della scienza, Carl Hempel, che \u00e8 un antinduzionista. E, pi\u00f9 vicino a noi, Mariano Artigas d\u00e0 valore all'induzione, ma non ne fornisce mai una giustificazione razionale nel suo lavoro. Come rispondere, dunque?<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Irragionevolezza del loro attacco alla causa<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Hume ha decostruito molto. Alla sua principale distruzione, la causalit\u00e0, risponderemo che nessuno degli argomenti addotti contro di essa - tutti varianti di quelli gi\u00e0 citati - regge oggi, dopo gli impressionanti progressi della scienza grazie al fatto che gli scienziati hanno continuato a chiedersi \u201cperch\u00e9\u201d di fronte a ogni nuovo fenomeno, nonostante questa filosofia paralizzante. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 vero che non ci sar\u00e0 mai un legame necessario tra il consumo di pane e il recupero delle forze? Oggi conosciamo, una per una, le reazioni chimiche della metabolizzazione dell'amido del pane in anidride carbonica e acqua, con la conseguente liberazione di energia, e le reazioni chimiche che la trasformano in energia motrice per i muscoli. Comprendiamo perfettamente queste reazioni chimiche come conseguenza della fisica degli atomi coinvolti e, a nostra volta, riduciamo questa fisica a pura matematica, l'unica conoscenza che Hume considera perfettamente valida. Il suo attacco alla causalit\u00e0 era stato lanciato quando era ancora credibile, ma, ora che non lo \u00e8 pi\u00f9, la sua filosofia ha lasciato le sue conseguenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La verit\u00e0 \u00e8 che la causalit\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 condannata a morte non appena le sostanze sono state eliminate, <em>qualcosa <\/em>che \u00e8 soggettivo alle impressioni di colore, odore e sapore del pane, e di cui queste sono semplici qualit\u00e0. Perch\u00e9 le stesse impressioni di colore, odore e sapore possono forse nutrire e dare forza? Ma se c'\u00e8 \u201cqualcosa\u201d che ha quel colore, quell'odore e quel sapore come qualit\u00e0 proprie che noi percepiamo, forse ne ha altre che ancora non vediamo, ma che forse vedremo domani con il progresso della scienza. \u00c8 il caso del numero atomico dei suoi elementi costitutivi, che spiega le propriet\u00e0 chimiche con cui il pane nutre e rafforza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E perch\u00e9 ha eliminato le sostanze e si \u00e8 limitato alle mere impressioni? Segu\u00ec semplicemente la raccomandazione di Locke - molto importante nella sua formazione, come George Berkeley - che vedeva le sostanze come superflue in filosofia, dal momento che non abbiamo idee chiare e distinte di esse, come quelle formate dalle nostre impressioni (ho sostenuto in un precedente articolo che questo \u00e8 un requisito delle idee delle scienze, dal momento che le costruiamo con le nostre definizioni; un requisito del metodo scientifico, che \u00e8 depauperante per il pensiero filosofico. Un errore di metodo, dunque, proprio a partire da Ren\u00e9 Descartes).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In realt\u00e0, a Hume non si sarebbe dovuto nemmeno rispondere, perch\u00e9, pur dicendo che esistono solo impressioni, in ogni riga parla pi\u00f9 volte di esseri sottostanti, quelli che in filosofia chiamiamo sostanze. Come dice Aristotele, lo scettico che nega la possibilit\u00e0 di conoscere - quello moderno nega persino l'essere - non ci disturba, perch\u00e9, se parla, si auto-rifiuta; e, se non parla, non ci disturba nemmeno, perch\u00e9 \u00e8 come una pianta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Razionalit\u00e0 dell'induzione<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per quanto riguarda l'induzione, si pu\u00f2 sostenere che \u00e8 razionale, cio\u00e8 che inducendo facciamo <em>ci\u00f2 che la ragione fa sempre<\/em>. E cosa fa? Cerca sempre l'unit\u00e0 tra fatti apparentemente slegati e non correlati, al punto che Kant porr\u00e0 questo presupposto dell'unit\u00e0 del mondo come una delle idee pure della ragione, condizione di possibilit\u00e0 e stimolo del nostro ragionamento. La ragione cerca sempre la spiegazione pi\u00f9 semplice, quella che da sola spiega e d\u00e0 razionalit\u00e0 a molti fatti che sembravano slegati e inspiegabili, come nei casi di Hercule Poirot.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ebbene, nell'indurre una legge universale, come l'espansione dei metalli con il calore, questo \u00e8 ci\u00f2 che facciamo: troviamo un'unit\u00e0, o una regolarit\u00e0, o un'identit\u00e0 tra molti fatti sperimentali che senza tale legge non sarebbero collegati. La sua enunciazione \u00e8 un'asserzione e una previsione: affermiamo che \u00e8 stata la stessa in tutte le esperienze passate, che possono essere <em>reale <\/em>(e di questo possiamo essere certi) <em>o falso<\/em>; e prevediamo che questo sar\u00e0 il caso d'ora in poi, una previsione che potrebbe <em>da trovare all'indirizzo <\/em>(di cui non siamo assolutamente certi) <em>o non essere soddisfatti , <\/em>ma lo facciamo su base razionale: la spiegazione pi\u00f9 semplice del fatto che ci\u00f2 sia sempre accaduto, e sempre con lo stesso coefficiente di dilatazione, \u00e8 che questa coincidenza non \u00e8 avvenuta per caso - la spiegazione pi\u00f9 contorta, incredibile e irrazionale - ma perch\u00e9 doveva necessariamente accadere cos\u00ec (anche se ci sono voluti due secoli per trovare la ragione di questa necessit\u00e0), e quindi accadr\u00e0 allo stesso modo nelle esperienze future.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E per quanto riguarda la boutade finale, applichiamo allo scettico, secondo la raccomandazione di Aristotele, la sua stessa ricetta. Prendiamo in mano il famoso <em>Ricerca sulla comprensione umana <\/em>Contiene ragionamenti astratti sulla quantit\u00e0 e sul numero? No, non ci sono numeri o formule nelle sue pagine. No, nelle sue pagine non si trovano numeri o formule. Contiene ragionamenti sperimentali su questioni di fatto e di esperienza? No, nelle sue pagine non c'\u00e8 traccia di coefficienti di dilatazione, n\u00e9 notazione di alcun esperimento. Allora gettatelo nelle fiamme, perch\u00e9 non pu\u00f2 contenere altro che sofismi e inganni!&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una versi\u00f3n m\u00e1s extensa de este art\u00edculo&nbsp;puede verse aqu\u00ed. Nacido en Edimburgo, en 1711, educaci\u00f3n en Escocia, completada en Francia (Reims y La Fl\u00e8che) entre 1735 y 1737, a\u00f1o en que acaba su Tratado de la naturaleza humana. 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