Stavo leggendo il magnifico profilo di Sor Juan Inés de la Cruz, scritto da Juan Manuel Galaviz Herrera (1942-2019), senza dubbio una delle personalità più importanti del vicereame della Nuova Spagna, quando mi sono imbattuto all’improvviso in un romanzo ambientato ai giorni nostri all’Università di Madrid dal titolo molto accattivante: La ragazza più intelligente che conosca.
Proprio la biografia di Sor Juan Inés de la Cruz, una riedizione del 2026, si intitola “eroina dell’intelletto”, ovvero quasi la stessa espressione utilizzata nel romanzo di Sara Barquinero, ma in versione del XVII secolo. La coincidenza dei titoli ha attirato la mia attenzione e ho deciso di leggere i due libri in parallelo.
Innanzitutto, va detto che la madre di Sor Juana Inés de la Cruz aveva dieci fratelli ed era figlia del famoso Pedro Ramírez, originario di Sanlúcar de Barrameda (Cadice), che avrebbe fatto fortuna nel marchesato del Valle e il cui matrimonio con una creola messicana gli avrebbe procurato grande felicità e una numerosa prole (p. 11).
È interessante, per inciso, notare che già in quegli anni in quelle terre erano state applicate le Leggi Nuove del 1542 e, pertanto, con grande gioia di Bartolomé de Las Casas, gli indigeni avessero recuperato completamente le loro terre e i loro beni e vivessero i propri diritti e doveri come gli altri sudditi della Corona di Castiglia, in pace e libertà (p. 12).
La nostra protagonista, Sor Juana Inés de la Cruz, al secolo Juana Ramírez de Asbaje, era nata a San Miguel de Nepantla, alle pendici del vulcano Popocatepetl, nel 1648; era figlia illegittima ed era stata allevata insieme alla madre e al nonno, don Pedro Ramírez, e avrebbe preso i voti come suora geronimita nel convento dell’ordine a Città del Messico già nel 1668.
Paralleli
Il romanzo di La ragazza più intelligente che conosca È stata scritta da Sara Marquinero e racconta la vita di una ragazza di provincia, piuttosto timida, figlia unica ed estremamente intelligente, che si iscrive a filosofia e comincia a distinguersi tra i compagni fin dal primo giorno. Una vita incentrata sullo studio, sulle amicizie, sul primo ragazzo, sulla conquista amorosa di un professore; in altre parole, il lento e graduale percorso di maturazione tipico della nostra epoca, ma senza alcuna visione trascendente della vita né riferimenti spirituali.
Nel frattempo, la vita di Sor Juana Inés de la Cruz sembra un percorso diretto verso la crescita nell’amore. Dapprima con gli studi e le prime nozioni di lettura e scrittura nella capitale, poi alla corte del vicereame, dove avrebbe approfondito la sua formazione letteraria, per la quale aveva già dimostrato evidenti doti fin dall’infanzia.
Il suo avvicinamento alla poesia, grazie a letture attente e alla guida degli uomini colti della capitale, procede di pari passo con un’intensa vita spirituale, che lo porterà alla professione religiosa, alla crescita nella santità di vita e allo sviluppo di una precoce passione per la scrittura che, fin dalla pubblicazione del primo volume delle sue opere, ebbe un enorme impatto sia in Nuova Spagna che nella metropoli.
È interessante notare che quel percorso verso la conversione definitiva all’amore degli amori e alla vocazione divina nel chiostro le si sarebbe presentato proprio attraverso una delusione amorosa, proprio come lei stessa descrive in una delle sue poesie più significative, dal contenuto indubbiamente biografico: “L’Amore mi colse di sorpresa, astuto e tiranno: con il mantello da cortigiano si insinuò nel mio cuore” (p. 51).
Infatti, il biografo ci fa notare con acume che “Juana Inés amò intensamente, al punto da non trovare una corrispondenza adeguata” (p. 52). Oltre alla descrizione dei fatti, disponiamo del giudizio di Menéndez Pelayo, il quale afferma: “I versi profani di sor Juana sono tra i più soavi e delicati che siano mai usciti dalla penna di una donna” (p. 53).
La vita della ragazza più intelligente che conosca subirà le follie di amori falsi e apparenti che non sfociano nell’amore “agapé”, l’amore di donazione e di totale dedizione che Benedetto XVI descrive in modo molto azzeccato nell’enciclica “Deus Caritas est”.
Esattamente, la vita di suor Juan Inés dimostra proprio il contrario, poiché le accade ciò che María Zambrano aveva predetto nella sua filosofia poetica: che il cammino della conoscenza, dell’intelletto e dell’amore procedono parallelamente sia nell’intelletto che nella volontà (p. 69).
Indubbiamente, per suor Juana Inés la creazione letteraria e poetica non la distrae dal suo ministero di religiosa e la sua vocazione contemplativa si intreccia con la scrittura; ed ecco i frutti: sia in raccolte di poesie straordinarie che in testi letterari di grande levatura, che possono essere inseriti nella tradizione del Secolo d’Oro delle lettere spagnole, poiché all’epoca il vicereame e la metropoli attingevano alle stesse fonti culturali.
È molto interessante il modo in cui il biografo sottolinea la passione per la lettura che suor Juana Inés ha mantenuto per tutta la vita e il suo interesse per lo studio della teologia; è logico, infatti, che per amare Dio e le anime sia necessario conoscere Dio e la natura umana, per questo lo studio e la preghiera fecero di lei una donna di grande ricchezza interiore, che poté poi esprimersi pienamente nella letteratura (p. 84).
È molto interessante e persino divertente il numero di pagine che il biografo dedica a smentire le chiacchiere e le polemiche riguardo all’impegno della religiosa nella scrittura, nella lettura e nella comprensione delle linee generali della teologia e della letteratura del Secolo d’Oro e della loro ricezione nel Nuovo Mondo. Torna sull’argomento: “Queste contrarietà, sebbene vere, non furono la croce di sor Juana” (p. 133).
Infine, dobbiamo menzionare le ingiustizie subite dalla giusta nel corso della sua lunga vita religiosa, soprattutto da parte di alcuni direttori spirituali che, non contenti di umiliarla in privato affinché crescesse nell’umiltà, lo facevano anche in pubblico (p. 145).
Sor Juana Inés de la Cruz. L'eroina dell'intelletto





