Sono passato dal Pantheon solo pochi giorni fa. In effetti, è quasi impossibile non passarci se si frequenta il centro di Roma. E, di fronte alle incredibili code di turisti, mi sono ricordata di quanto fosse bello, anni fa (prima dell'invasione turistica), entrare la mattina presto, quando la luce dell'oculo disegnava un cerchio quasi perfetto sul pavimento; o la sera, per la Messa, quando le navate si riempivano di una cupezza dorata e l'andirivieni dei visitatori lasciava il posto al silenzio dei fedeli. Ora...
Prima di continuare, una piccola precisazione: a Roma c'è il Pantheon, non il Partenone! E mi fa ridere pensare che un comico americano abbia fatto un video proprio su questo equivoco in cui cadono molti turisti!
Un abbraccio millenario
Negli articoli che abbiamo dedicato alle basiliche di San Clemente e San Sebastian Abbiamo definito alcuni edifici di Roma - se non l'intera città - come una “lasagna archeologica”, a causa dei diversi strati artistici e storici che caratterizzano gli edifici della città, da quelli arcaici in profondità a quelli barocchi e moderni in superficie. Ebbene, il Pantheon fa eccezione, perché oggi appare esattamente come duemila anni fa: un monumento romano convertito in chiesa cristiana e mausoleo rinascimentale, senza che lo strato più antico venga sepolto sotto quello più recente.
Il tempio di tutti gli dei
Il Pantheon deriva dal greco “pan” (“tutto”) e “theòs” (“dio”). Era, infatti, il tempio di tutti gli dei, anche di quelli meno conosciuti provenienti dagli angoli più remoti dell'Impero Romano. Roma, infatti, era come una spugna: conquistava, sì, ma assorbiva gli usi, i costumi e le tradizioni religiose dei territori che conquistava: una vera globalizzazione “ante litteram”.
L'edificio attuale non è il più antico. Il primo fu costruito da Marco Vipsanio Agrippa tra il 27 e il 25 a.C., ma fu distrutto da un incendio. Adriano lo ricostruì tra il 118 e il 125 d.C., conservando l'iscrizione originale di Agrippa sul frontone: M-AGRIPPA-L-F-COS-TERTIVM-FECIT.
Ciò che colpisce immediatamente del Pantheon è la sua semplice perfezione, o perfetta semplicità: un portico con sedici colonne di granito rosa e bianco, e poi la rotonda (la piazza antistante si chiama Piazza della Rotonda), cioè un cilindro sormontato da una cupola emisferica di 43,3 metri di diametro, che corrisponde esattamente all'altezza interna dell'edificio: una sfera ideale.
Al centro della cupola si trova l'oculus: un foro circolare di 8,7 metri, unica fonte di luce. L'oculus non ha vetri. Quando piove, l'acqua entra ma defluisce attraverso i fori del pavimento di marmo, senza allagare l'interno. Quando c'è il sole, invece, un cerchio di luce si muove lentamente lungo le pareti per tutto il giorno, come una gigantesca meridiana. È stato calcolato che il giorno del Natale di Roma, il 21 aprile, il cerchio illumina con precisione l'ingresso principale.
Quando c'è poca gente, l'atmosfera è incredibile: la luce fioca che filtra dall'oculo crea una penombra ovattata, quasi palpabile, e l'acustica rafforza questo senso di protezione, quasi un abbraccio in cui suono e luce si uniscono in perfetta armonia per accogliere chi vuole godersi un momento di tranquillità in mezzo al trambusto della città.
609: da tempio pagano a chiesa cristiana
Nel 609 d.C., l'imperatore Foca donò il Pantheon a Papa Bonifacio IV, che lo consacrò come chiesa cristiana: Santa Maria ad Martyres. Probabilmente è per questo che l'edificio è arrivato intatto fino ai giorni nostri, a differenza di tanti altri monumenti dell'antica Roma.
In realtà, è stata lasciata intatta: le nicchie che prima ospitavano statue ed effigi di divinità romane sono state semplicemente convertite in cappelle per i santi cristiani.
Foca donò al Papa anche un'icona bizantina della Madonna con Bambino, che probabilmente si trovava già all'interno del Pantheon, venerata come altre figure sacre, e che ancora oggi vi è conservata.
Essendo Pentecoste, possiamo ricordare quella che ancora oggi è una tradizione secolare a Roma: la domenica di Pentecoste, i pompieri salgono sulla cupola del Pantheon e gettano attraverso l'oculo migliaia di petali di rose rosse sui fedeli riuniti nel tempio, a simboleggiare le fiamme dello Spirito Santo che scesero sugli apostoli riuniti nel Cenacolo. Questa tradizione risale alla più antica delle cerimonie floreali romane, la Rosalia, che si teneva in primavera in occasione della festa dei morti.
Il pantheon arabo trasformato in tempio del monoteismo
Anche la Kaaba alla Mecca, cioè il cubo di pietra attorno al quale si svolgono i riti della preghiera islamica e dell'Hajj, il pellegrinaggio, era, in epoca preislamica, un santuario politeista che ospitava statue ed effigi di numerose divinità tribali, tra cui Allah, considerato all'epoca una di esse. Alla Mecca e alla Ka'ba accorrevano pellegrini e fedeli da tutta l'Arabia, soprattutto in occasione delle gare poetiche, dove famosi poeti locali, in rappresentanza delle diverse tribù, si riunivano in città per gareggiare con versi e composizioni meravigliose - vere e proprie olimpiadi poetiche arabe!
Nel 630 Maometto conquistò La Mecca e ordinò la distruzione delle statue delle divinità pagane, ma non della struttura che le ospitava, cioè la Ka'ba, e ordinò anche la conservazione della Pietra Nera e il rito della circumambulazione intorno alla struttura quadrangolare. Le fonti islamiche medievali, tra cui al-Azraqi, riportano anche un importante aneddoto: all'interno della Ka'ba, al momento della conquista islamica, fu trovata anche l'effigie di una Madonna con Bambino, che Maometto non distrusse ma fece coprire con un panno. La veridicità storica di questo episodio è oggetto di dibattito, ma è del tutto plausibile se si tiene conto che il cristianesimo aveva già attecchito in varie parti della Penisola arabica, così come l'ebraismo, che la Ka'ba era un pantheon per tutte le divinità conosciute e venerate in quei luoghi e che, soprattutto, la venerazione di Maria sarebbe continuata anche in epoca islamica, al punto che la madre di Gesù è l'unica figura femminile esplicitamente citata nel Corano.
Questo Pantheon arabo era destinato alla stessa continuità della sua controparte romana, e precisamente nello stesso secolo, poiché Bonifacio IV, pochi anni prima di Maometto, aveva lasciato nel nuovo tempio cristiano solo l'immagine della Vergine, dopo aver rimosso gli idoli pagani.
Per chi vive nella nostra epoca, segnata purtroppo, come detto in un precedente articolo, da fondamentalismi di ogni tradizione, le società politeiste, Roma in primis, possono sembrare più inclini alla tolleranza religiosa. La base teologica del politeismo, infatti, è quella della coesistenza di più divinità. Inoltre, nella cosiddetta “interpretatio romana”, era sempre meglio averne una in più! La divinità straniera veniva quindi integrata e assimilata (dai Greci a Mitra e ad altri culti orientali, compreso lo stesso Cristianesimo).
Il monoteismo, invece, parte dal presupposto opposto: esiste un solo Dio, tutti gli altri sono falsi. Questa, secondo diversi studiosi, è la causa della deriva monoteista dell'intolleranza religiosa: non una patologia culturale, ma la conseguenza di una rivelazione esclusiva. Ne erano convinti David Hume e altri pensatori come il filologo Maurizio Bettini che, nel suo Elogio del politeismo, definisce il politeismo non “più primitivo” del monoteismo, né meno complesso, ma semplicemente diverso.
Ovviamente, questa non è un'apologia del politeismo, anche perché ogni forma di politeismo e ogni forma di monoteismo vanno analizzate separatamente e in profondità.
La cupola e il mondo
La cupola del Pantheon ha detenuto, per oltre 1.300 anni, un record imbattuto: la più grande cupola in cemento non armato (alleggerita verso la sommità con tufo e pietra pomice) mai costruita e conservata intatta.
È stata l'ispirazione per i costruttori di Santa Sofia a Costantinopoli, Isidoro di Mileto e Antemio di Tralles, tra il 532 e il 537, con la differenza che la cupola del Pantheon copre un cerchio, mentre quella di Santa Sofia copre un quadrato, il che portò al crollo della prima cupola di Costantinopoli nel 558, che fu poi ricostruita.
Il Pantheon fu superato, come abbiamo già scritto, solo da Filippo Brunelleschi nel 1436, con la cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze, ma il modello continuò ad essere imitato in tutto il mondo: Villa Capra a Vicenza (Palladio), la Rotonda dell'Università della Virginia (Jefferson), il Campidoglio a Washington, il Pantheon a Parigi e la Basilica di San Francesco di Paola in Piazza Plebiscito a Napoli, e la sua forma divenne un simbolo architettonico non solo religioso, ma anche politico e culturale.
Raffaello, i re e il memoriale di una nazione
Il Pantheon romano, oltre ad essere un antico tempio pagano e una basilica cristiana, è un monumento alla cultura e alla storia italiana. Nel 1520 vi fu sepolto Raffaello Sanzio, il cui epitaffio, attribuito a Pietro Bembo, recita: “Qui giace Raffaello: di lui, quando viveva, la natura temeva di essere vinta; ora che è morto, teme di morire con lui”.
Vittorio Emanuele II, il primo re d'Italia, vi fu sepolto nel 1878, seguito da Umberto I nel 1900. Ciò permise al Pantheon di diventare il santuario civile della giovane nazione italiana.
Il Pantheon: quattro funzioni, quattro epoche, quattro sistemi di valori che hanno convissuto in armonia nei secoli sotto una cupola aperta sul cielo.





