Oggi, 26 maggio, in occasione della festa di San Filippo Neri, la redazione di "Omnes" ha il piacere di proporre ai suoi lettori un'esclusiva intervista a Mons. Edoardo Aldo Cerrato, della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri, Vescovo Emerito di Ivrea (Italia).
In questo dialogo il Vescovo ripercorre, assieme al giornalista Lorenzo Iorfino, l'attualità del carisma filippino, la grande sfida educativa verso i giovani e il profondo segreto della gioia cristiana e sacerdotale.
Eccellenza, l'opera iniziata da San Filippo Neri ha attraversato i secoli. Qual è il cuore del suo messaggio spirituale e dell'esperienza dell'Oratorio?
L'opera di San Filippo, direttamente da lui istituita e condotta, era l'Oratorio, ovvero una scuola di spiritualità nella quale Cristo è il centro assoluto. Filippo diceva sempre che chi vuole altro che non sia Cristo, non sa quel che vuole. Chi si dà tanto da fare ma non cerca Cristo, non sa quello che fa, perché Egli non è un riferimento vago o il ricordo di un grande del passato, ma il vero centro della vita. Come ricorda San Paolo, la vita è Cristo.
Avendo vissuto per anni la missione dell'insegnamento, qual è secondo lei la sfida più grande che un educatore si trova ad affrontare con i giovani di oggi?
La scuola e la società sono cambiate molto, ma quello che non cambia mai è il cuore dell'uomo. I ragazzi di oggi non sono ideologizzati come in passato, e questo li pone in un atteggiamento di attesa e di apertura verso la ricerca di ciò che sta oltre. Certo, oggi c'è grande fragilità, ma la vera sfida dell'insegnante è rispondere in modo chiaro e amichevole alle loro aspirazioni profonde: l'aspirazione alla libertà, all'amore e al sapere, parlando non solo alla loro intelligenza, ma direttamente al loro cuore.
Le singole Congregazioni dell’Oratorio sono unite in una Confederazione. Come si esprime questo parallelismo e come si concilia l'unità con la pluralità e le caratteristiche locali delle vostre comunità?
Vi è un parallelismo fortissimo con il rapporto che intercorre tra la Chiesa universale e le diocesi, le quali non sono un semplice pezzo di Chiesa universale, ma la Chiesa stessa che vive in un determinato luogo. Allo stesso modo, la Congregazione dell’Oratorio non è la filiale di una casa madre o di una casa generalizia, ma è eretta direttamente dalla Santa Sede come domus sui iuris, cioè come una casa autonoma dentro a un rapporto di fraternità che è la Confederazione. Si entra così a far parte di una famiglia grande, ma rimanendo se stessi con le proprie caratteristiche, determinate dalle situazioni e dai bisogni locali. Fin dalle origini, le nostre Costituzioni definiscono la comunità come un Familiaris coetus, un gruppo familiare basato sull'aiuto reciproco e sull'affetto che fa superare le difficoltà. La Confederazione rappresenta il grande abbraccio che la Chiesa Universale dà a queste singole famiglie affinché vivano pienamente la loro vocazione.
Guardando alla missione universale della Chiesa, possiamo dire che questa centralità di Cristo rimane l'unica vera risposta per orientarci nel mondo contemporaneo?
Certamente, basterebbe ripartire dagli Atti degli Apostoli: i primi fedeli furono chiamati cristiani dai pagani ad Antiochia proprio perché seguivano Cristo. Il cristianesimo abbraccia e accoglie tutti coloro che ascoltano questa parola di salvezza. La storia della Chiesa è caratterizzata da una diversità di tempi e di personalità dei pontefici, ma vi è una sostanziale unità nel loro compito supremo: annunciare e testimoniare che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Questa è la realtà di sempre all'interno della Chiesa.
Molti oggi fuggono dalla vocazione per timore di rinunciare alla propria felicità. Qual è il segreto affinché un sacerdote, e più in generale un cristiano, possa dirsi veramente felice?
Essere felici non significa che tutto vada sempre bene o essere esultanti in ogni momento. La felicità è quella pace, serenità e fiducia profonda che si sente anche nei momenti più duri della vita. San Filippo Neri, infatti, è il profeta della gioia cristiana profonda, più che dell'allegria passeggera. Il segreto è la consapevolezza di essere stati scelti prima ancora di aver scelto: si è chiamati dal Signore del cosmo e della storia non per ricoprire un ruolo da funzionario, ma per vivere una vita di servizio e di amore nei confronti della gente.
giornalista e studente della Pontificia Università della Santa Croce.




