Vaticano

Gesù non ci lascia mai soli di fronte a ciò che ci opprime, afferma il Papa

“Come può essere ”leggero“ e ”delicato“ il peso della croce?”, si è chiesto il Papa questa domenica durante l’Angelus. La sua risposta: «Per un unico motivo: perché il Signore la porta per primo (...), senza mai lasciarci soli di fronte a ciò che ci opprime». Leone XIV ha pregato nuovamente per le vittime dei terremoti in Venezuela.

Redazione Omnes-5 luglio 2026-Tempo di lettura: 3 minuti
Il Papa a Lampedusa, luglio 2026.

Papa Leone XIII si rivolge ai fedeli durante la sua visita all’isola di Lampedusa, in Italia, nell’ambito di un viaggio pastorale il 4 luglio 2026. (Foto di OSV News/Reuters, Remo Casilli).

Papa Leone XIV ha elogiato in quest'ultimo Angelus in Piazza San Pietro prima della sua pausa estiva a Castel Gandolfo, l’umiltà e la semplicità, sulla scia del Vangelo della liturgia odierna, che ci invita a unirci alla lode che Gesù rivolge al Padre, “Signore del cielo e della terra”.

Inoltre, ci si è chiesti: come può essere “leggero” e “delicato” il peso della croce (cfr. v. 30)? Per un’unica ragione: perché il Signore lo porta per primo e insieme a tutti noi, senza mai lasciarci soli di fronte a ciò che ci opprime. Da vero maestro, Gesù si fa carico dell’umanità ferita dal male, per prendersene cura”.

«La saggezza che Egli ci dona è, quindi, un annuncio di salvezza, e il suo giogo ci rialza ogni volta che cadiamo», ha osservato.

Seguire Cristo, “una scuola di libertà”

Seguire Cristo non significa intraprendere un percorso ascetico che mortifica, ha sottolineato il Pontefice. “È una scuola di libertà, che prende sul serio il dramma della storia e ne illumina sempre il senso, soprattutto nei momenti più bui. Infatti, solo sulla croce di Gesù il male viene redento: solo nella sua passione la nostra stanchezza mortale trova consolazione e redenzione”.

Cristo è liberazione, speranza, perdono

“Nella schiavitù, Cristo è liberazione. Sotto il flagello della guerra, Cristo è speranza. Nell’ora del peccato, Cristo è perdono. Questa è la vera saggezza, ovvero la via che vogliamo percorrere insieme, uniti nel suo nome come discepoli”, ha affermato il Papa davanti a circa 20.000 fedeli e pellegrini in Piazza San Pietro, il giorno dopo il suo ritorno da Lampedusa.

“Gesù ce lo insegna in quanto Figlio, facendosi nostro fratello: con la forza dello Spirito Santo, Egli stesso rivela alla Chiesa la verità su Dio e sull’uomo, perché “nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”, ha proseguito, prima della preghiera mariana dell’Angelus,

La vera saggezza. L'insegnamento di Gesù a coloro che affrontano le difficoltà maggiori

All’inizio del suo discorso, il Santo Padre ha commentato l’elogio di Gesù. “La semplicità di un gesto così spontaneo e gioioso corrisponde allo stile di Dio, che ama rivelarsi “ai piccoli”, mentre rimane nascosto ‘ai saggi e agli intelligenti’”.

“Questi, infatti, sono talmente presi dalle proprie idee da non riconoscere la presenza di Cristo, il Messia che visita il suo popolo. La saggezza umana si trasforma così in arroganza e la dottrina degenera in superbia”...

La vera saggezza di Dio si rivela invece, ha sottolineato il Successore di Pietro, “nell’umiltà della carne“ e il suo insegnamento è rivolto a coloro che vivono le difficoltà più grandi: ”Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi” (v. 28), dice il Signore». 

Andare a Gesù significa ricambiare il suo amore e condividere la sua vita fino alla croce, proprio come Lui stesso ci ha spiegato: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt ”16,24)», ha sottolineato. 

Il dono di sé per amore, sintesi dell’insegnamento di Gesù

Proprio il donarsi per amore è il “giogo” di Gesù (cfr. Mt 11,29), ovvero la sintesi del suo insegnamento, il cuore della sua saggezza, animato da carità verso tutti.

«Cari amici, mentre rendiamo grazie al Signore per questa dimostrazione di fiducia piena d’amore, chiediamo l’intercessione di Maria, Regina della pace, per il bene della Chiesa e del mondo intero», ha concluso il Papa.

Preghiera per le vittime e per tutti i venezuelani

Dopo la recita dell’Angelus, Leone XIV ha aperto il proprio cuore per affermare: “Ricordo sempre nelle mie preghiere le vittime del terremoto e tutto il popolo venezuelano: che il Signore lo sostenga in questo momento così difficile”.

Beatificazione di un sacerdote vietnamita

Il Papa ha inoltre riferito che giovedì scorso, nel Santuario di Tac Say in Vietnam, è stato beatificato il sacerdote Francesco Saverio Tru’o’ng Bǚu, assassinato nel 1946 per odio verso la fede. 

“In un contesto di abuso di potere e violenza, si è fatto paladino dei diritti delle persone e non ha abbandonato i suoi fedeli”, ha affermato Leone XIV.

“Che la loro intercessione e la loro preghiera sostengano i servitori del Vangelo che, anche oggi, si trovano in situazioni di persecuzione”, ha concluso.

L'autoreRedazione Omnes

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