Il prossimo 5 settembre si terrà la 47ª Processione delle Vergini di Ribagorza e Sobrarbe presso l’eremo-santuario di Torreciudad. Una processione alla quale parteciperà l’immagine originale di Nostra Signora degli Angeli, previa autorizzazione da parte del commissario pontificio, Mons. Alejandro Arellano.
In questo contesto, il vescovo di Barbastro, mons. Ángel Pérez Pueyo, ha redatto un comunicato in cui ribadisce la richiesta di riportare l’immagine nella sua cappella originaria, nonostante la questione sia di competenza della Santa Sede, in particolare del commissario plenipotenziario, nominato a tal fine da Papa Francesco nel 2024, Mons. Alejandro Arellano il quale, inoltre, visiterà il complesso la settimana successiva per presiedere la Giornata Mariana della Famiglia, una delle celebrazioni più amate e frequentate tra quelle che si tengono a Torreciudad.
Il comunicato di mons. Perez Pueyo è l'ultima puntata di una serie che ogni estate vede svolgersi i suoi capitoli principali da quando, nel luglio 2023, si fosse venuta a creare una situazione di disaccordo tra la diocesi di Barbastro Monzón e la prelatura dell’Opus Dei che, finora, non ha trovato una soluzione.
L'immagine di Torreciudad e il nuovo tempio
In un comunicato molto simile all’omelia pronunciata un anno fa, mons. Perez Pueyo ha ribadito la richiesta di un ritorno a tempo indeterminato dell’immagine all’eremo originario: “Chiediamo che la Madre rimanga nella sua casa di sempre, dove è sempre stata per oltre mille anni fino a quando non le è stata portata via cinquant’anni fa”. Va ricordato che il trasferimento dell’immagine della Madonna degli Angeli da Torreciudad al nuovo tempio, opera di Heliodoro Dols, fu autorizzato dal vescovo della diocesi, mons. Jaime Flores, nel 1966; di tale autorizzazione si conserva un atto notarile.
Quattro anni prima, nel 1962, era stato concordato il restauro e il mantenimento in perfetto stato di conservazione dell’immagine della Vergine e dell’eremo, “promuovere il culto e garantire l’accesso ai pellegrini e, inizialmente, non rimuovere l’immagine della Vergine dall’eremo”, questo è stato l’unico punto che è cambiato. In questo periodo, il Patronato di Torreciudad, nelle sue diverse forme, si è occupato del restauro dell’eremo, della sua sistemazione, dell’asfaltatura delle strade e della sicurezza.
Nella nota si afferma inoltre che “la Diocesi ha rinunciato a tutto il resto. Abbiamo rinunciato a qualsiasi compenso economico. Non rivendichiamo la gestione del nuovo tempio, né i suoi beni, né i suoi conti, né le entità o le imprese legate alla sua gestione”, cosa che, d’altra parte, complesso se si tiene conto che la nuova chiesa appartiene alla Fondazione canonica «Nostra Signora degli Angeli di Torreciudad», mentre l’Associazione Patronato di Torreciudad, incaricata di reperire i fondi per la manutenzione della nuova chiesa, è un’entità dotata di personalità giuridica civile.
Ancora una volta, il prelato sottolinea che è stata la diocesi a chiedere alla Santa Sede che Torreciudad fosse “riconosciuta come santuario internazionale dipendente direttamente dalla Santa Sede e che fosse la stessa Santa Sede a supervisionarne la situazione economica e pastorale”.
La processione dell'immagine originale
In merito al trasferimento temporaneo dell’immagine, lo scorso luglio il vescovo aveva pubblicato una nota in cui affermava senza mezzi termini la partecipazione di questa scultura alla celebrazione liturgica e alla processione di questa Romeria. Tuttavia, da Torreciudad hanno sostenuto di “aver sottoposto questa proposta al commissario pontificio, mons. Alejandro Arellano, il quale ha autorizzato che la scultura originale venga portata all’eremo e vi rimanga durante la celebrazione” e hanno inoltre precisato che “per la successiva processione verrà utilizzata la copia pellegrina della Vergine di Torreciudad”, la quale “è dotata degli ancoraggi e degli altri elementi necessari per essere trasportata in sicurezza ed è preparata specificatamente per partecipare a romerie e pellegrinaggi”.
Il ruolo del commissario plenipotenziario
Perez Pueyo, tuttavia, sostiene in questo comunicato che è Torreciudad ad essere “sotto amministrazione controllata” e non la diocesi; pertanto, a suo avviso, non era necessario consultare Arellano.
Sebbene il testo del possibile accordo relativo a Torreciudad non sia noto, il vescovo di Barbastro afferma in questo comunicato che egli “non può firmare, approvare né acconsentire a una soluzione che privi questo popolo di Barbastro-Monzón della propria Madre, o che la trasformi in una persona estranea che fa qualche visita ai propri figli da una casa altrui”. La permanenza della Vergine nel nuovo tempio, per il resto aperto e visitato normalmente dai devoti della Vergine di Torreciudad, sia locali che forestieri, non è accettabile per il vescovo, che arriva a sottolineare che “la pace della Chiesa non può fondarsi sul silenzio di un popolo a cui si chiede di rinunciare alla propria memoria”.
A questo proposito, Perez Pueyo ha lasciato trasparire un certo malcontento riguardo alla gestione del commissario plenipotenziario, sottolineando che si è trasformata “in una sorta di mediazione tra loro [la prelatura dell’Opus Dei] e la diocesi, come se questa gente, che aspettava giustizia, dovesse accettare delle rinunce invece di difendere i propri diritti, cosa che ha dato origine proprio alla commissione di Torreciudad”. Un’affermazione che sembra contraddire diverse dichiarazioni precedenti del prelato rilasciate a vari media, in cui si mostrava soddisfatto per la intervento della Santa Sede e disposto a attenersi a quanto stabilito dal Vaticano in merito a Torreciudad.
Condizione di continuità dell'episcopato
Prima dell’invito a partecipare a questo pellegrinaggio, che non è la prima volta che si celebra a Torreciudad, dove si era già tenuto nel 2011, il vescovo ha tenuto a sottolineare che auspica che “Torreciudad sia un grande centro universale di evangelizzazione mariana”, come lo è stata in modo particolare negli ultimi cinquant’anni.
Come già sottolineato dal anno scorso, allineandosi alla posizione dell’anziano Eleazar, il vescovo ha nuovamente messo in gioco il proprio incarico qualora la risoluzione su Torreciudad non comportasse il ritorno della Madonna «privata», secondo le parole del vescovo, nella sua diocesi. Una risoluzione che, per il momento, non sembra imminente.





