Tra i suoi insegnamenti delle ultime settimane, sulla scia del Giubileo della Speranza, ci soffermiamo sul suo messaggio per la 59ª Giornata Mondiale della Pace, che segna l'inizio dell'anno 2026, e sulla sua lettera apostolica Una fedeltà che genera futuro, in occasione del 60° anniversario dei decreti conciliari Optatam totius e Presbyterorum ordinis.
La rivoluzione di una pace disarmante
Il messaggio di Leone XIV per la Giornata Mondiale della Pace (1-I-2026) è intitolato: La pace sia con tutti voi: Verso una pace ‘disarmata e disarmante’.’. È un'eco diretta e prolungata delle prime parole che ha pronunciato uscendo dal balcone della Basilica di San Pietro in Vaticano (8 maggio 2025).
La pace portata da Cristo risorto“, osserva nell'introduzione, "non è un semplice desiderio, ma "... la pace che Cristo porta...".“cambia decisamente il destinatario e quindi l'intera realtà.” (cfr. Ef 2, 14). La missione cristiana, che comporta la pace con il suo aspetto luminoso di fronte alle tenebre e all'oscurità dei conflitti, continua. Con l'annuncio dei successori degli apostoli e l'impulso di tanti discepoli di Cristo, è “... una missione di pace".“la rivoluzione più silenziosa".
Una “lotta” disarmata
Cristo porta “una pace disarmata” perché, di fronte al conflitto e alla violenza, Egli porta una via diversa. "Ripiega la tua spada", Dice a Pietro (Gv 18,11; cfr. Mt 26,52).
"La pace di Gesù risorto è disarmata -dice il Papa, perché la loro lotta è stata disarmata, in specifiche circostanze storiche, politiche e sociali. I cristiani, insieme, devono diventare profeticamente testimoni di questa novità, ricordando le tragedie di cui sono stati spesso complici.".
Gesù propone invece la via - il protocollo, come lo ha definito Papa Francesco - della misericordia (cfr. Mt 25, 31-46).
Paradossalmente, oggi, “nel rapporto tra cittadini e governanti, il fatto che non siamo sufficientemente preparati alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle aggressioni, viene visto come una colpa.".
Ma questa è solo la punta dell'iceberg di un problema globale più profondo e diffuso: l'estesa lLa logica che giustifica la paura e il dominio. “Infatti, la forza deterrente del potere, e in particolare la deterrenza nucleare, incarna l'irrazionalità di un rapporto tra i popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza.".
Che l'etica abbia la precedenza sugli interessi economici.
Non si tratta, dice Leone XIV, di negare i pericoli che incombono su di noi a causa del dominio degli altri. Si tratta, in primo luogo, del costo del riarmo, con gli interessi economici e finanziari che esso comporta. In secondo luogo, e più fondamentalmente, c'è un grande problema culturale che riguarda la politica educativa. Il cammino dell'ascolto, dell'incontro e del dialogo, così come consigliato dal Concilio Vaticano II (cfr. Gaudium et spes, 80).
È quindi necessario, da un lato, “denunciare le enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari privati che stanno spingendo gli Stati in questa direzione”. E, allo stesso tempo, per promuovere “il risveglio delle coscienze e del pensiero critico" (cfr. Fratelli tutti, 4).
Il Papa invita a unire gli sforzi “per contribuire reciprocamente a una pace disarmante, una pace che nasce dall'apertura e dall'umiltà evangelica.”. E tutto questo, attenzione, non solo come risposta etica, ma anche con attenzione alla fede cristiana, che promuove l'unità.
Promuovere la fiducia reciproca
Innanzitutto, nella prospettiva cristiana La gentilezza è disarmante. "Forse è per questo che Dio è diventato un bambino”. Dio ha voluto assumere la nostra fragilità; mentre noi, come ha sottolineato Papa Francesco, “Spesso tendiamo a negare i confini e a evitare le persone fragili e ferite che hanno il potere di mettere in discussione la direzione che abbiamo preso, sia come individui che come comunità.” (Francisco, Lettera al direttore del “Corriere della Sera”, 14-III-2025).
Nella sua magna carta del pensiero cristiano sulla pace (l'enciclica Pacem in terris, 1963), San Giovanni XXIII introdusse la proposta di un “disarmo integrale”, basato sul “disarmo integrale".“un rinnovamento del cuore e dell'intelligenza”.”. A questo scopo, conferma ora Leone XIV, la logica della paura e della guerra deve essere sostituita dalla fiducia reciproca tra i popoli e le nazioni, senza cedere alla tendenza a “trasformando in armi anche i pensieri e le parole”.”.
Le religioni, dice Papa Leone XIV, devono aiutare a fare questo passo e non il contrario: sostituire la fede con la lotta politica fino a quando - denuncia chiaroveggentemente - “... la fede non sostituisce la lotta politica".“benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata".
Per questo motivo, e si rivolge in primo luogo ai credenti, propone: “Insieme all'azione, è sempre più necessario coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso come vie di pace e linguaggi di incontro tra tradizioni e culture”.”.
E questo ha una traduzione educativa: che ogni comunità cristiana diventi una casa di pace e una scuola di pace, “dove impariamo a disinnescare l'ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si conserva il perdono”; "Oggi più che mai, infatti, è necessario mostrare che la pace non è un'utopia, attraverso una creatività pastorale attenta e generativa.".
Chiaramente, aggiunge il successore di Pietro, questo è particolarmente vero per i politici: “.“È la strada disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale, purtroppo smentita dalle sempre più frequenti violazioni del diritto internazionale. accordi raggiunti con grande fatica, in un contesto che richiederebbe non la delegittimazione, ma piuttosto il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali".
Disarmare il cuore, la mente e la vita
In continuità con i suoi predecessori, Leone XIV denunciò la volontà di dominare e di avanzare senza limiti, seminando disperazione e suscitando diffidenza, anche mascherata dietro la difesa di alcuni valori.
"A questa strategia -propone come frutto del Giubileo della speranza. Dobbiamo opporci allo sviluppo di società civili consapevoli, di forme di associazionismo responsabile, di esperienze di partecipazione non violenta, di pratiche di giustizia riparativa su piccola e grande scala.”. Tutto ciò, sulla base di ragioni sia antropologiche che teologiche, nell'orizzonte della fraternità umana (cfr. Leone XIII, Rerum novarum, 35).
Questo, conclude il Papa, richiede, prima di tutto per i credenti, “per riscoprirsi pellegrini e per iniziare dentro di sé il disarmo del cuore, della mente e della vita a cui Dio risponderà presto.r -con il dono della pace mantenere le promesse” (cfr. Is 2,4-5).
Fedeltà sacerdotale feconda
La lettera apostolica Una fedeltà che genera futuro, firmato da Leone XIV l'8 dicembre 2025, è stato pubblicato alla fine di dicembre.
Il titolo contiene già la proposta rivolta ai sacerdoti e specificata all'inizio: “...".“Perseverare nella missione apostolica ci offre la possibilità di interrogarci sul futuro del ministero e di aiutare gli altri a percepire la gioia della vocazione sacerdotale.” (n. 1). La “fedeltà feconda” è un dono che viene compreso e accolto nel contesto della Chiesa e della sua missione. Allo stesso tempo, il ministero sacerdotale ha un ruolo importante da svolgere nell'agognato rinnovamento della Chiesa (cfr. Optatam totius, Prefazione).
Da qui l'invito di Leone XIV a rileggere i decreti conciliari Optatam totius e Presbyterorum ordinis, dove l'obiettivo era quello di riaffermare l'identità sacerdotale e, allo stesso tempo, di aprire il ministero a nuove prospettive di approfondimento dottrinale. Una rilettura che deve essere illuminata dal fatto che, dopo il Concilio, “la Chiesa è stata guidata dallo Spirito Santo a sviluppare l'insegnamento del Concilio sulla sua natura comunionale secondo la forma sinodale e missionaria." (n. 4).
Mantenere vivo il dono di Dio e curare la fraternità
Di fronte a fenomeni dolorosi, come gli abusi o l'abbandono del ministero da parte di alcuni sacerdoti, il Papa sottolinea la necessità di una risposta generosa al dono ricevuto (cfr. 2 Tim 1,6). La base deve essere la “sequela di Cristo", con il supporto di una formazione integrale e permanente. In questa formazione, fin dalla fase del seminario, si sottolinea l'aspetto “affettivo” (imparare ad amare come Gesù), la maturità umana e la solidità spirituale. “Comunione, sinodalità e missione non si possono realizzare se, nel cuore dei sacerdoti, la tentazione dell'autoreferenzialità non cede il passo alla logica dell'ascolto e del servizio.” (n. 13). In questo modo saranno efficaci nel loro “servizio” a Dio e al popolo loro affidato.
All'interno della fondamentale “fraternità” che nasce nei cristiani in seguito al Battesimo, c'è nei sacerdoti, attraverso il sacramento dell'Ordine, un particolare legame fraterno, che è un dono e un compito. Così si esprime il Concilio: “Ciascuno è unito agli altri membri di questo presbiterio da speciali vincoli di carità apostolica, di ministero e di fraternità”.” (Presbyterorum ordinis 8).
Il Papa dice che questo significa, prima di tutto, da parte di ogni individuo, “superare la tentazione dell'individualismo”(n. 15) e una chiamata alla fraternità, le cui radici sono nell'unità attorno al vescovo. A livello istituzionale, è necessario promuovere l'uguaglianza economica, la previdenza per la malattia e la vecchiaia, l'assistenza reciproca, e anche “... promuovere lo sviluppo della fraternità" (n. 15).“possibili modi di vivere insieme”La "vita spirituale e intellettuale deve essere coltivata, evitando i possibili pericoli della solitudine (cfr. Presbyterorum ordinis 8).
Sacerdozio e sinodalità per la missione
Incoraggia i sacerdoti a partecipare ai processi sinodali in corso, facendo riferimento alla Documento finale del sinodo sulla sinodalità: “Il Sinodo sulla sinodalità".“Sembra essenziale che, in tutte le Chiese particolari, si prendano iniziative adeguate affinché i sacerdoti possano familiarizzare con le linee guida di questo documento e sperimentare la fecondità di uno stile di Chiesa sinodale.” (n. 21 della lettera).
Per quanto riguarda i sacerdoti, questo si deve manifestare nello spirito di servizio e di vicinanza, di accoglienza e di ascolto. Devono rifiutare un “leadership unica”Scegliere invece la strada della collegialità e della collaborazione con gli altri ministri ordinati e con l'intero popolo di Dio". È necessario - sottolinea - evitare l'identificazione tra autorità sacramentale e potere, che porterebbe a collocare il sacerdote al di sopra degli altri (cfr. Evangelii gaudium, 104).
Per quanto riguarda la missione: “L'identità dei sacerdoti si costituisce attorno al loro ‘essere per’ ed è inseparabile dalla loro missione.” (n. 23 della lettera).
Il Papa mette in guardia i sacerdoti dalla minaccia di due tentazioni: l'attivismo (dare priorità a ciò che si fa rispetto a ciò che si è) e il quietismo (legato alla pigrizia e al disfattismo). Egli indica la carità pastorale come il principio unificante della vita sacerdotale (cfr. Pastores dabo vobis, 23). Così “ogni sacerdote possa trovare un equilibrio nella vita quotidiana e sappia discernere ciò che è benefico e ciò che è proprio del ministero, secondo le indicazioni della Chiesa." (n. 24).
Anche in questo modo potrà trovare l'armonia tra contemplazione e azione, e la saggezza di scomparire quando e come gli conviene, in mezzo a una cultura che esalta l'esposizione mediatica. Potrà promuovere l'unità con Dio e la fraternità e l'impegno delle persone al servizio delle attività culturali, sociali e politiche, come proposto nel Documento finale del Sinodo (cfr. nn. 20, 50, 59 e 117).
In riferimento al “futuro” e in vista della carenza di vocazioni, Leone XIV propone la preghiera e la revisione della prassi pastorale, affinché si rinnovino sia la cura delle vocazioni esistenti sia la chiamata nei contesti giovanili e familiari.




