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Che ne è stato della casa di Sant'Anna e San Gioacchino?

Sebbene la casa non sia una delle mete più comuni dei pellegrinaggi in Terra Santa, il flusso di visitatori è in aumento. Sacerdoti e fedeli trovano qui un luogo adatto alla celebrazione dell'Eucaristia e del sacramento della confessione.

Javier García Herrería-25 gennaio 2026-Tempo di lettura: 5 minuti
Sant'Anna

Nel cuore dell'antica città di Sepphoris, a pochi chilometri da Nazareth, la tradizione cristiana colloca da secoli la casa di San Gioacchino e Sant'Anna, genitori della Vergine Maria. Sebbene non esistano prove archeologiche conclusive che consentano di identificare con certezza la dimora originaria, la forza della tradizione - documentata almeno dal VI secolo - ha plasmato la storia e l'assetto del sito. 

Già in epoca bizantina, tra il IV e il V secolo, sarebbe esistita una chiesa che commemorava questo luogo particolare, indicando una venerazione molto precoce legata alle origini di Maria.

Alla luce di questa tradizione, si può comprendere meglio l'attuale assetto delle imponenti rovine della basilica crociata. Al centro dell'abside si trova una grande roccia, simile a una fondazione, ora esposta all'aperto, che attira immediatamente l'attenzione del visitatore. La sua posizione centrale non è casuale: tutto lascia pensare che sia stata progettata per segnare e custodire le reliquie di quella che si credeva essere la casa di Sant'Anna. 

La Basilica dei Crociati 

Nell'XI secolo, durante il periodo crociato, fu costruita un'imponente basilica dedicata a Sant'Anna. Le sue dimensioni sono impressionanti per l'epoca, soprattutto perché non era direttamente dedicata a Cristo o alla Vergine, ma alla madre di Maria, sottolineando l'importanza tradizionalmente attribuita a questo sito. Con il passare del tempo, la chiesa fu distrutta e cadde in rovina, fino a essere utilizzata come stalla.

Alla fine del XIX secolo, la Custodia Francescana di Terra Santa acquistò la proprietà con l'obiettivo di salvarla, seguendo una delle sue missioni storiche più caratteristiche: il recupero e la custodia dei luoghi sacri. 

Le fotografie dei primi anni del XX secolo mostrano un edificio privo di tetto, con pareti fatiscenti e un ambiente completamente trascurato. 

I francescani ricostruirono le mura, ripararono il tetto e mantennero la presenza di frati che venivano a intermittenza, anche se non si stabilì mai una comunità stabile, a causa della priorità pastorale dei santuari vicini come Nazareth e Cana. Nel 1973, per mancanza di personale, il luogo fu nuovamente chiuso per quasi tre decenni.

L'arrivo dell'Istituto del Verbo Incarnato

L'8 maggio 2006 ha segnato una svolta con la fondazione a Sepphoris di una comunità di monaci contemplativi dell'Istituto del Verbo Incarnato (IVE). Con il permesso della Custodia di Terra Santa, proprietaria del sito, i monaci hanno assunto la missione di custodire questo luogo unico. 

All'epoca, dopo trent'anni di abbandono, lo stato del sito era molto trascurato: vegetazione incolta, un'ottantina di ulivi non potati, fauna selvatica e resti coperti dal sottobosco fino a formare veri e propri cumuli.

Rovine attraversate nel 1875

Per anni, i primi monaci si dedicarono quasi esclusivamente al disboscamento e alla bonifica del terreno. Ci vollero circa otto mesi per separare gli ulivi dall'erba. Quella fase fondativa fu dura e silenziosa, ma decisiva. Gradualmente, l'ala sinistra della vecchia basilica fu adattata a cappella, fu installato un tabernacolo e la missione iniziò sul serio. “In una missione, quando si installa un tabernacolo, tutto ha inizio”, dice padre Jason, superiore cileno-argentino della comunità che attualmente si occupa del luogo. A maggio saranno vent'anni che la presenza eucaristica è tornata a Sepphoris.

Questo recupero materiale e spirituale del luogo è stato sostenuto anche dall'iniziativa di un sacerdote che, dopo aver visitato Sepphoris e conosciuto la storia del santuario, ha promosso una colletta tra i suoi parrocchiani per abbellirlo. Grazie a questo aiuto, è stata realizzata la scultura di Sant'Anna con la Vergine neonata, che oggi presidia il lato destro della facciata del monastero. 

Vita monastica in un ambiente non cristiano

Oggi la comunità è composta da tre monaci IVE, gli unici cristiani nelle immediate vicinanze. Il monastero si trova in una zona prevalentemente ebraica, il che rende la loro presenza una testimonianza discreta ma eloquente. La sua vita ruota attorno alla preghiera, al silenzio e al lavoro, con un'ora al giorno di conversazione comunitaria e il resto del tempo dedicato al raccoglimento, tranne quando arrivano i pellegrini o quando ci sono incontri con i vicini locali, con i quali si creano amicizie.

Sebbene la Casa di Sant'Anna non sia una delle mete più comuni dei pellegrinaggi rapidi in Terra Santa, il flusso di visitatori è in aumento. Sacerdoti e fedeli trovano qui un luogo adatto per la celebrazione dell'Eucaristia e del sacramento della confessione, a cui assistono i sacerdoti della comunità. 

La vita del luogo batte oggi nel raccoglimento dei suoi monaci, che si riuniscono ogni giorno in preghiera davanti al Santissimo Sacramento. Dalla piccola cappella a sinistra della facciata del santuario, la loro lode prolunga una tradizione che dà nuova vita al luogo dove la fede contempla le origini della Vergine Maria.

Aiuto di Sant'Anna

La vita quotidiana in questo luogo santo è segnata anche da piccole storie che i monaci interpretano come segni della provvidenza. Uno di loro ricorda in particolare la vigilia della festa di Sant'Anna, il 26 luglio 2021, celebrata ogni anno con una Messa solenne al tramonto, nonostante le temperature in quel periodo dell'anno superino i 40 gradi. Quell'anno, a causa del covido, era solo e senza volontari a stendere un grande telone per coprire l'esterno della basilica, indispensabile per proteggere i fedeli dal caldo intenso dell'estate galileiana. 

Dopo vari tentativi falliti di ottenere aiuto, affidò la situazione all'intercessione di Sant'Anna. L'unica cosa che poté fare fu quella di posizionare il telone in un punto in cima all'abside della vecchia chiesa, ma non riuscì a stenderlo sugli altri punti di appoggio.

All'avvicinarsi del momento della celebrazione, un forte vento iniziò a soffiare inaspettatamente, tanto che il telone fu sollevato più volte, mentre il monaco approfittava di ogni folata per fissare i punti di sostegno uno ad uno. Per lui, l'esperienza è stata vissuta come un intervento provvidenziale: un modo semplice e silenzioso in cui, fino all'ultimo momento, Sant'Anna “si è presa cura della propria festa”.


Se si desidera aiutare finanziariamente ai monaci, potete farlo con paypal qui.

Per entrare in contatto con i monaci e il luogo:

  • Whats App: +972542268705 (solo messaggi)
  • E-mail: mon.seforis@ive.org

Web: lacasadesantaana.vozcatolica.com

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