Qualche giorno fa abbiamo ricevuto la piacevole notizia che il Santo Padre Leone XIV ha indetto per l'anno 2026 un Anno Giubilare dedicato a San Francesco, che durerà dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027. Speriamo che alla fine di questo periodo ci faccia dono di un'enciclica o di un documento apostolico sugli insegnamenti del santo di Assisi tanto caro a tutto il popolo cristiano.
Povertà francescana
Con questo anno dedicato a San Francesco, il Santo Padre vuole semplicemente commemorare l'ottavo centenario della morte del “...".“Poverello”Il "santo", come chiamano in Italia uno dei loro santi più venerati e amati, è visitato ad Assisi dove sono custodite le sue spoglie e ora anche quelle di Carlo Acutis.
Il decreto pubblicato il 16 gennaio dalla Penitenzieria Apostolica richiama l'auspicio del Santo Padre, espresso con parole molto concise ma precise, che “ogni fedele cristiano, sull'esempio del Santo di Assisi, possa diventare un modello di santità di vita e un costante testimone di pace”.
Infine, il decreto ricorda che per ottenere l'indulgenza plenaria è sufficiente visitare qualsiasi luogo legato a San Francesco o alla famiglia francescana. Infine, il decreto ricorda le condizioni generali da osservare per ottenere l'indulgenza “con le consuete condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre), applicabili anche nella forma del suffragio per le anime del Purgatorio”.
Proprio nell'opera di Giogio Agamben, a cui faremo riferimento in seguito, verrà trattato in modo esaustivo il rapporto tra la primitiva regola francescana e il diritto, e in queste pagine scopriremo il concetto alto di povertà per San Francesco e per i grandi autori della spiritualità cristiana. Proprio nel XXI secolo, con le grandi disuguaglianze tra Nord e Sud e all'interno degli stessi Paesi occidentali, è molto importante applicare gli insegnamenti della povertà alla vita dei cristiani di ogni genere e condizione in questo anno giubilare dedicato a San Francesco d'Assisi.
Identificazione con Cristo
Il nostro autore, Giogio Agamben, affronterà in molti modi diversi il concetto di “Massima Povertà”, poiché il totale distacco dai beni terreni è una delle caratteristiche più essenziali di San Francesco. Questa “massima povertà” ha molto a che fare con la vita di Gesù narrata in modo del tutto naturale nei Vangeli e nel Nuovo Testamento.
Il distacco e, allo stesso tempo, la libertà nell'uso dei beni materiali, così necessari per poter vivere e sviluppare l'intensa attività della vita nascosta e pubblica di Gesù, segneranno la povertà dei primi cristiani.
Signora Povertà, “Signora del cuore”, la chiamava San Francesco, e con queste parole, prese in tutta la loro dignità e categoria, affronta una questione tanto delicata, perché, come spiegherà Giorgio Agamben, dopo la morte di San Francesco molti dotti teologi e canonisti si imbrigliarono in accese discussioni sulla regola e sulla legge, sull'uso e sulla proprietà dei beni materiali (119).
Quelle grandi diatribe, viste ora con la prospettiva del tempo, possono sembrarci discussioni bizantine o dibattiti scolastici senza il massimo interesse. Ma la lettura di quei quoadlibetales appassionati ci parla della santità radicale della vita cristiana (162).
Certamente, si tratta di una questione di cuore: “Ubi thesaurus cor” (Mt 6,21) “Dov'è il tuo tesoro, là sarà il tuo cuore”. In questo senso, la soluzione è stata data da San Francesco stesso quando ha affermato che amare e imitare Gesù Cristo è la regola fondamentale del cristiano, la regola di vita di chiunque voglia amare e imitare Gesù Cristo è identificarsi pienamente con Lui (152).
La gioia e la pace come essenza del carisma francescano
Subito dobbiamo ricordare che, come diceva spesso il venerabile cardinale Carlos Amigo Vallejo, arcivescovo di Siviglia, francescano fin dai tempi dell'Università di Valladolid, l'essenza dei francescani non era la povertà ma la gioia. In effetti, la cosa più importante che impareremo da questo anno giubilare di San Francesco è la sua profonda gioia, il suo buon umore e il suo ottimismo, frutti di un immenso amore per Dio e per le anime.
Ricorderò sempre l'aneddoto che fra Carlos Amigo Vallejo mi raccontò in una delle nostre lunghe conversazioni. Mi riferì che in una delle prime riunioni dei francescani fuori Peruggia, sul prato, c'erano circa trecento persone venute da tutti i luoghi in cui si erano stabiliti. Erano in silenzio e in preghiera quando San Francesco si alzò ed esclamò: “Abbiamo fatto grandi promesse a Dio”. Dopo un po“ si alzò di nuovo: ”Ancora più grandi sono le promesse che Dio ci ha fatto“. Infine parlò di nuovo per la terza e ultima volta, prima di benedirli e salutarli tutti: ”Siamo fedeli alle nostre promesse, ed Egli sarà fedele alle sue!.
Si dice sempre che la gioia è il risultato, la conseguenza dell'avere la pace nel cuore, il frutto del vivere la preghiera, il Padre nostro, che Gesù ci ha insegnato: “Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”. Se proviamo a pensare a ciò che Gesù e gli altri potrebbero avere bisogno di noi e siamo pronti a darglielo, scopriremo che la prima cosa di cui gli altri hanno bisogno è un sorriso (173).
Proprio così, la prima cosa che fece il Santo Padre Leone XIV quando fu eletto dal balcone di Piazza San Pietro fu quella di ricordarci: ”La pace sia con voi” e di chiederci di essere costruttori di unità e di pace.
È significativo che questo sia l'obiettivo di questo nuovo Anno Giubilare che segue il Giubileo della Speranza. Ricordiamo le parole di Leone XIV quando proclamò l'anno di San Francesco: “affinché ogni fedele cristiano, sull'esempio del Santo di Assisi, diventi modello di santità di vita e costante testimone di pace”.
La gioia è la conseguenza del sapere che siamo figli amati di Dio, come ha sottolineato tante volte san Josemaría da quando ha scoperto la fiducia in Dio Padre in uno dei momenti della sua più grande vita mistica, in un tram vicino a via Atocha a Madrid.
Povertà molto elevata. Regole e stile di vita monastici.




