La Commissione per la Famiglia della Camera dei Deputati ha approvato in generale, all'unanimità (nove voti a favore da tutto lo spettro politico), la proposta di legge che proibisce e punisce la maternità surrogata in Cile.
La proposta indica come motivo per vietare la maternità surrogata in Cile il fatto che sia contraria alla dignità delle donne e dei bambini, oltre a essere vista come una forma di mercificazione della gestazione.
In questo senso, la proposta propone di stabilire la piena nullità dei contratti di maternità surrogata e di prevedere che la filiazione materna sia determinata dal parto.
Misure legali
Il disegno di legge criminalizza anche l'intermediazione, la promozione, l'organizzazione e la commercializzazione della maternità surrogata, compreso il coinvolgimento di operatori sanitari e la condotta che sfrutta la vulnerabilità delle donne. Questi reati potrebbero essere puniti con pene detentive e pecuniarie.
Inoltre, l'iniziativa propone anche di incorporare misure preventive nei settori della salute e dell'adozione. Ad esempio, vietando il trasferimento di ovuli a scopo riproduttivo o l'adozione da parte di individui o coppie che sono stati coinvolti in accordi di maternità surrogata.
La Camera dei Deputati dovrà votare la legge nei mesi successivi e, se approvata, passerà al Senato per l'esame e la votazione.
Contesto internazionale
Il «Gruppo di esperti di Casablanca per l'abolizione universale della maternità surrogata” accoglie con favore il voto unanime e trasversale con cui la Commissione per la Famiglia della Camera dei Deputati cilena ha approvato, in generale, questa proposta di legge. Sottolineano che questo voto ha riunito deputati di sinistra, centro e destra, e segna un passo decisivo nel processo legislativo e riconosce chiaramente la necessità di vietare questa pratica.
Vale la pena ricordare le parole di Papa Leone XIV al Corpo Diplomatico il 9 gennaio 2026: “la pratica della maternità surrogata esiste. Trasformando la gestazione in un servizio negoziabile, essa viola la dignità sia del bambino, che viene ridotto a un “prodotto”, sia della madre, sfruttando il suo corpo e il processo generativo e alterando l'originaria vocazione relazionale della famiglia”.
In America Latina, la maternità surrogata non è legalmente regolamentata nella maggior parte dei Paesi. Solo due Stati messicani, Tabasco e Sinaloa, la regolamentano nei loro codici civili. Altri due Paesi, Brasile e Uruguay, la consentono in modo molto limitato. Due Stati messicani, San Luis Potosí e Querétaro, sono invece gli unici territori dell'America Latina in cui è esplicitamente vietato.




