La prima domenica di Quaresima è segnata dalla vittoria di Gesù sulle tentazioni. All'inizio del cammino quaresimale, la Chiesa ci offre la storia di Gesù tentato nel deserto e di come supera le tentazioni. Questo episodio dà il tono alla stagione della Quaresima, che ci chiama alla penitenza e alla conversione.
La tentazione è sempre un invito al peccato: un tentativo di rompere l'unità che condividiamo con Dio. Il peccato ferisce la nostra unione con Dio, ci separa da Lui e gli uni dagli altri. La tentazione può condurci al peccato e se non riconosciamo la realtà del peccato, non riconosceremo la tentazione quando si presenta. L'esistenza della stagione della Quaresima, il cammino verso la Croce, è dovuto al fatto che il male esiste, il peccato esiste. Nel nostro cammino di conversione, è importante riconoscere il peccato e la possibilità di caderci. Cristo va alla Croce con la forza dell'amore che desidera liberarci dalla schiavitù del peccato.
Le letture della Messa di oggi ci presentano due episodi contrastanti di tentazione: quello di Adamo ed Eva e quello di Gesù Cristo. La prima lettura, tratta dal libro della Genesi, rivela l'origine del peccato: il peccato originale. L'astuto serpente tenta la donna entrando in dialogo con lei e, di conseguenza, lei e suo marito mangiano dall'albero al centro del giardino. La Scrittura ci dice: “Ed egli disse alla donna: ‘Dio vi ha forse detto di non mangiare di alcun albero del giardino? E la donna disse al serpente: ’Possiamo mangiare il frutto degli alberi del giardino; ma del frutto dell'albero che è in mezzo al giardino, Dio ci ha detto: ‘Non mangiarne e non toccarlo, altrimenti morirai’”.”.
Al contrario, troviamo Gesù in un momento di grande vulnerabilità, capace di respingere immediatamente la tentazione grazie alla fermezza della sua determinazione. Affamato dopo aver digiunato per quaranta giorni, è tentato di trasformare le pietre in pane. Dietro questa tentazione si nasconde un attacco alla sua identità di Figlio di Dio e al suo rapporto filiale con il Padre. A differenza di Eva, Gesù non dialoga con il diavolo. Il diavolo è astuto e dialogare con lui ci mette in pericolo. Invece, Gesù risponde con decisione con la Parola di Dio: “... il diavolo è il diavolo".“Se sei il Figlio di Dio, di“ a queste pietre di diventare pani‘. Ma egli gli rispose: ’Sta scritto: "L'uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"".’”. Questa comprensione della natura della tentazione, che le letture di oggi ci offrono, è presentata in modo vivido anche nell'opera letteraria di C. S. Lewis, Lettere del diavolo a suo nipote, la corrispondenza tra il veterano tentatore Scrutpus e suo nipote Orugarius. Qui vediamo come il diavolo adatta le sue strategie, utilizzando tecniche sottili e moderne per allontanare le persone da Dio.
Vincere le tentazioni richiede un uso maturo della libertà e della ragione. Le tentazioni di Gesù sono le nostre tentazioni, ci insegna a superare la tentazione di pensare di essere autosufficienti, perché essendo passato attraverso le stesse, ci dà la sua grazia, ci aiuta come fratello maggiore. Come ci ricorda San Paolo: “Come un solo crimine ha portato alla condanna per tutti, così un solo atto di giustizia ha portato alla giustificazione e alla vita per tutti.".
La prima domenica di questo tempo liturgico ci incoraggia nel cammino verso la Pasqua, dove contempliamo la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte. La vittoria sul peccato inizia con la nostra capacità di rifiutare le tentazioni. Non inizia dopo la nostra morte, ma nelle tentazioni che incontriamo nella vita quotidiana. Riconoscere e rifiutare la tentazione è quindi una dimensione essenziale della vita cristiana.



