L'intelligenza artificiale e il lavoro giornalistico

Nell’era dell’Intelligenza Artificiale, c’è un dovere insostituibile che riguarda noi giornalisti: quello di non rinunciare alla nostra autorevolezza, garantire la trasparenza delle fonti, rispettare la dignità dei lettori e coltivare la dimensione umana della narrazione.

2 luglio 2026-Tempo di lettura: 2 minuti
Leone XIV

Papa Leone XIV con i giornalisti che hanno seguito la sua elezione a nuovo Pontefice nel maggio del 2025 (Foto CNS / Lola Gomez)

Nel marzo del 2026 sono trascorsi 150 anni dalla fondazione del quotidiano italiano Corriere della Sera. Papa Leone ha sempre dimostrato grande sensibilità nei confronti del lavoro giornalistico; infatti, è proprio ai professionisti dei media che ha dedicato la sua prima udienza. In occasione dell’anniversario, ha scritto una breve lettera al giornale congratulandosi con loro per il loro lavoro e ricordando che la dimensione umana va sempre tutelata e coltivata.

In un momento in cui l’intelligenza artificiale sembra destinata a rivoluzionare il mondo, è bene ricordare chi è un giornalista. Un giornalista è un professionista incaricato di indagare, raccogliere, analizzare, sintetizzare e diffondere informazioni di interesse pubblico, garantendone la veridicità e il rigore. Lavora su diversi mezzi di comunicazione —stampa, radio, televisione, media digitali— per contestualizzare l’attualità e consentire ai cittadini di prendere decisioni informate.

Con l’avvento dell’intelligenza artificiale, la responsabilità del giornale è ancora maggiore, se possibile. I giornali — sottolinea il Papa —, oltre a fornire notizie di attualità, ovvero a informarci su ciò che accade in un determinato Paese e nel mondo, sono anche un veicolo di cultura, vero e proprio fermento vitale della società alla cui creazione contribuiscono. La rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo rappresenta una sfida per stare al passo con i tempi ed è, inoltre, una prova che riguarda tutti, senza eccezioni, sottolinea il Pontefice nella lettera indirizzata al quotidiano italiano.

Nell’era dell’intelligenza artificiale, c’è un dovere insostituibile che riguarda noi giornali: quello di non rinunciare alla nostra autorevolezza, garantire la trasparenza delle fonti, rispettare la dignità dei lettori e coltivare la dimensione umana della narrazione.

La mente umana e una buona coscienza sono all’altezza di questa sfida, molto più dell’IA, che potrà aiutare nel lavoro giornalistico, ma non possiede né libertà né coscienza, bensì sputa fuori informazioni che le sono state precedentemente fornite. L’IA è uno strumento privo di etica, una macchina che, se non sa qualcosa, se la inventa; il giornalista è una persona che sa che nel proprio lavoro quotidiano non può lasciarsi andare alla fantasia. L’IA è, a mio avviso, uno strumento di grande aiuto, ma non deve pensare al posto mio.

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