La vocazione è “la scoperta del dono gratuito di Dio che sboccia nel profondo del cuore di ciascuno di noi”, afferma Papa Leone XIV nella sua messaggio per la Giornata di preghiera per le vocazioni del 2026.
Il Pontefice indica Cristo, seguendo il Vangelo di Giovanni, come un “bel pastore”, cioè “un pastore perfetto, autentico, esemplare, in quanto pronto a dare la vita per le sue pecore, manifestando così l'amore di Dio”.
La bellezza della chiamata
Cristo è, dunque, un “Pastore che affascina” e “chi lo guarda scopre che la vita è veramente bella se lo segue”. Tuttavia, chiarisce il Santo Padre, “per conoscere questa bellezza non bastano gli occhi del corpo o i criteri estetici”, ma sono necessarie due condizioni: “la contemplazione e l'interiorità”.
Per questo, “solo chi si ferma, ascolta, prega e accoglie il suo sguardo” può seguire Cristo. E in questa sequela, dice il Papa, “diventando suoi discepoli, diventiamo a nostra volta ‘belli’; la sua bellezza ci trasfigura”. Di conseguenza, “il tratto distintivo dei santi, oltre alla loro bontà, è l'abbagliante bellezza spirituale che irradia da coloro che vivono in Cristo”. Attraverso di loro, dice Leone XIV, “la vocazione cristiana si rivela in tutta la sua profondità: partecipare alla sua vita, partecipare alla sua missione e risplendere della sua bellezza”.
Progetto d'amore
Il Papa prosegue avvertendo che la vocazione “non è mai un'imposizione o uno schema fisso a cui bisogna semplicemente aderire, ma un progetto di amore e di felicità”. In questo senso, sono necessari la preghiera e il silenzio, cioè “la cura dell'interiorità”. Una cura che il Papa incoraggia tutti a condividere, perché “solo se i nostri ambienti risplendono di fede viva, di preghiera costante e di accompagnamento fraterno, la chiamata di Dio può emergere e maturare, diventando un cammino di felicità e di salvezza per ciascuno di noi e per il mondo”.
Il Vescovo di Roma insiste sull'importanza della preghiera, perché “ogni vocazione, infatti, nasce dalla consapevolezza e dall'esperienza di un Dio che è amore”. È il Signore, dice il Papa, che “ha ideato un percorso unico di santità e di servizio per ciascuno di noi”, perché “ci conosce profondamente”. Tuttavia, dice Leone XIV, “questa conoscenza deve essere sempre reciproca; siamo chiamati a conoscere Dio attraverso la preghiera, l'ascolto della Parola, i sacramenti, la vita della Chiesa e la dedizione ai fratelli”.
Una parola ai giovani
Questa conoscenza, prosegue, “non è un sapere intellettuale astratto o accademico, ma un incontro personale che trasforma la vita”. Per questo motivo, il Papa invita i giovani ad “ascoltare la voce del Signore che li invita a vivere una vita piena e realizzata, facendo fruttare i loro talenti e inchiodando i loro limiti e le loro debolezze alla croce gloriosa di Cristo”.
Il Pontefice prosegue consigliando ai giovani che:
- “Trascorrere del tempo in adorazione eucaristica”,
- “Meditare assiduamente la Parola di Dio per viverla ogni giorno”,
- “Partecipare attivamente alla vita sacramentale ed ecclesiale”.
Attraverso queste chiavi, assicura il Papa, “conosceranno il Signore e, nell'intimità dell'amicizia, scopriranno come donarsi agli altri, sulla via del matrimonio, o del sacerdozio, o del diaconato permanente, o della vita consacrata, religiosa o laica”.
Leone XIV è molto chiaro nell'indicare tutte le chiamate, perché “ogni vocazione è un dono immenso per la Chiesa e per coloro che l'accettano con gioia”.
L'esempio di San Giuseppe
Dalla conoscenza del padre “nasce la fiducia”, afferma il Papa. Questa è “essenziale sia per accettare una vocazione che per perseverare in essa”. Come esempio, il Pontefice propone San Giuseppe, “icona della totale fiducia nel disegno di Dio: si è fidato anche quando tutto intorno a lui sembrava buio e negatività, quando le cose sembravano andare nella direzione opposta a quella prevista”.
Inoltre, Leone XIV avvertiva che la vocazione è “un processo dinamico di maturazione, favorito dall'intimità con il Signore”. È un processo in cui si progredisce:
- “Stare con Gesù”,
- “Lasciate che lo Spirito Santo agisca nei cuori e nelle situazioni di vita”,
- “Rileggere tutto alla luce del dono ricevuto”.
Il Santo Padre sottolinea anche l'importanza di “avere una buona guida spirituale che accompagni la scoperta e lo sviluppo della nostra vocazione”.
Leone XIV conclude dicendo che “la vocazione, dunque, non è un possesso immediato, qualcosa di ‘dato’ una volta per tutte; è piuttosto un cammino che si sviluppa come la vita umana, in cui il dono ricevuto, oltre ad essere curato, deve essere alimentato da un rapporto quotidiano con Dio per crescere e portare frutto”.



