Evangelizzazione

Manu, il ragazzo che ha chiesto al Papa: «Dio mi mette sempre sul gradino più alto»

Un mese dopo la visita del Papa in Spagna, abbiamo parlato con Manu, un giovane che ha avuto l’opportunità di porre una domanda al Papa, facendosi portavoce di tutti i giovani spagnoli. Ci racconta la sua testimonianza e come questa esperienza continui ad aiutarlo nel suo cammino di fede.

Teresa Aguado Peña-13 luglio 2026-Tempo di lettura: 3 minuti
giovane

©Sergio López de Toro González

“Oggi ci sono molti giovani assetati di Dio, altri a cui piacerebbe credere e altri ancora che non vogliono parlare di Dio, ma spesso non sappiamo come aiutarli. Come possiamo noi, che siamo anch’io alla ricerca, accompagnarli nel loro percorso alla scoperta della bellezza della fede?”. Questa è stata la domanda che Manu, un giovane di 25 anni, ha posto al Papa durante la veglia dei giovani lo scorso 6 giugno.

Il Papa gli rispose forte e chiaro: “¡»Non siamo soli!”. Quella sera, Leone XIV ha ricordato a Manu e a tutti i giovani che abbiamo Dio e una grande comunità al nostro fianco. Ha inoltre sottolineato che è attraverso la nostra esperienza e la nostra testimonianza che dobbiamo insegnare la bellezza della fede a coloro che non conoscono il Signore.

Al di là delle teorie o dei moralismi, il Papa ha sottolineato ai giovani l’importanza della testimonianza. Le sue parole sono rimaste impresse nella mente di Manu, che in un’intervista con Omnes ci racconta proprio la sua esperienza.

Giovani irrequieti

Manu ha potuto vedere con i propri occhi e testimoniare quel “non siamo soli” del Papa. Racconta che, come molti altri, è rimasto colpito dalle 600.000 persone che durante la veglia si sono inginocchiate e hanno osservato un minuto di silenzio davanti all“”unico re».

Infatti, durante la veglia è emerso chiaramente che i giovani si mobilitano alla ricerca di risposte: «Vedo moltissime inquietudini, sia tra i giovani cattolici che tra coloro che non credono. Tutti ci interroghiamo sul nostro futuro, sulla nostra vocazione, sul senso della vita. Ed è proprio per questo che molte persone finiscono per avvicinarsi alla Chiesa.»

Per lui, il cristianesimo offre una risposta diversa alla logica dominante: «Viviamo in una società in cui sembra che tutto ruoti attorno al lavoro o al successo. La Chiesa ti ricorda che la tua vocazione è molto più profonda. Nel mio caso, ad esempio, la mia vocazione non è la mia professione, ma mettere su famiglia. Il lavoro è un mezzo, non il fine.»

Come spiegare le «rinunce» che comporta l’essere cristiano?

Durante la conversazione emerge una questione ricorrente: come spiegare a chi è lontano dalla fede aspetti quali la castità o le esigenze del Vangelo.

La sua risposta sorprende per la sua semplicità. «Spesso cerchiamo di convincere con la ragione. Spieghiamo perché facciamo certi sacrifici e la gente capisce persino la nostra logica, ma non se la beve».

Ma per Manu deve essere il contrario: «Prima bisogna sperimentare l’amore di Dio. Solo dopo tutto il resto acquista senso. Se si parte dalle regole, sembra che il cristianesimo sia solo un insieme di divieti. Ma quando si scopre l’amore di Dio, quelle stesse cose smettono di essere vissute come sacrifici e diventano una conseguenza naturale».

Poter fare domande al Papa

Manu racconta come l'esperienza di trovarsi al cospetto del Papa abbia rappresentato per lui un chiaro segno dell'amore di Dio: «Quando mi hanno detto che avrei fatto la domanda, stavo attraversando un periodo piuttosto difficile. Avevo pochissima autostima e pensavo di non meritare di essere lì».

«Per me è stata una dimostrazione del fatto che, anche se mi abbasso fino a terra perché sono un peccatore e penso di fare le cose molto male, il Signore mi mostra quanto mi ama. Anche se credo di trovarmi nel momento peggiore della mia vita, Lui mi pone sempre sul gradino più alto perché è così che mi vede.

Questo è ciò che mi rimane: cercare di guardarmi con gli occhi di Dio e guardare anche gli altri in questo modo, sia gli amici che coloro che ci costa amare, perché se Lui ci pone sempre al primo posto anche nei nostri momenti peggiori, anche noi dovremmo cercare di mettere gli altri allo stesso posto».

Una semplice conversione

Sebbene sia sempre stato cattolico, Manu ammette che per molti anni la sua fede è stata semplicemente un retaggio: «Sono sempre andato a messa perché i miei genitori mi hanno educato così, ma in realtà non conoscevo Dio personalmente».

Il suo modo di vivere la fede è cambiato quando ha iniziato a impegnarsi nella sua parrocchia (Nostra Signora del Buon Esito) nel 2022: «Non è stata una conversione spettacolare, ma sì una maturazione molto profonda. Ho smesso di vivere la fede per abitudine per scoprire che Dio voleva far parte della mia vita».

Da allora coordina gruppi di giovani, partecipa alla formazione diocesana e dal prossimo anno inizierà anche a tenere corsi di catechismo.

Lo slancio della veglia permane

A distanza di alcune settimane dalla visita papale, ammette che l’entusiasmo iniziale non è svanito: «È un momento a cui torno continuamente con la mente. Quando sento che sto per crollare, ripenso alla veglia, ripenso a tutto ciò che ho vissuto e ritrovo le forze».

Spera inoltre di aver suscitato delle domande in coloro che hanno osservato da lontano la folla di giovani riuniti attorno al Papa: «Credo che molte persone si chiederanno cosa spinga tanti giovani. Cosa spinga centinaia di migliaia di persone a voler essere lì, a vivere tutto questo con tanta gioia, tanto silenzio e tanta pace. Spero che questa domanda sia un punto di partenza».

Perché, come ha imparato in quei giorni, l’evangelizzazione non inizia con grandi discorsi, ma con la testimonianza di una vita trasformata dall’amore di Dio.

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