Autori invitatiEloy Asenjo Carpintero

Ogni cosa al suo posto

Contrariamente a quanto molti pensano, Papa Leone XIV si è effettivamente espresso sulla crisi degli abusi nella Chiesa spagnola.

24 agosto 2026-Tempo di lettura: 2 minuti
abuso

Sono stati in molti, tra opinionisti e giornalisti, a rimpiangere la mancanza di un riferimento agli abusi nei discorsi del Papa durante il Palazzo Reale o davanti alle Cortes durante la sua visita in Spagna a giugno. Tuttavia, Leone XIV dimostrò di essere un uomo di grande coraggio e di una rigorosa disciplina mentale: ogni questione richiede il proprio spazio, e questa doveva essere affrontata faccia a faccia con i suoi confratelli dell’Episcopato e, in modo contrapposto, con le vittime stesse.

Lo stesso Yago de la Cierva — responsabile ultimo dell’organizzazione di questo viaggio apostolico — ha ricordato recentemente in un intervista con Gonzalo Giráldez sul suo canale YouTube “Nivel 256”, secondo cui la Chiesa ha ammesso in numerose occasioni di aver gestito molto male questo problema in passato, una lezione appresa spesso grazie alle denunce della stampa. Lo ha riconosciuto Benedetto XVI, lo ha fatto Papa Francesco e, ora, Leone XIV lo ha ribadito con fermezza davanti all’assemblea plenaria della Conferenza Episcopale Spagnola.

La sfida della Chiesa

In quell’occasione, il Pontefice ha esortato i vescovi ad assumersi una “responsabilità particolare” per sanare le ferite, lanciando un messaggio categorico e senza mezzi termini:

“Il nostro cammino è fatto di incontri; tra questi non mancheranno coloro che vivono momenti di oscurità e ci chiedono di diventare samaritani. Uno dei dolori più profondi è quello di coloro che sono stati feriti proprio da chi avrebbe dovuto prendersi cura di loro, persino da membri del clero. Di fronte a questa piaga, la comunità ecclesiale è chiamata a rispondere con l’ascolto, la verità, la giustizia, la riparazione e un impegno sempre più deciso nella prevenzione e nella cultura della cura. Ogni persona ferita deve trovare un ascolto sincero, protezione e percorsi concreti di guarigione”.

È innegabile che la Chiesa abbia compiuto una svolta di 180 gradi per diventare un’istituzione sicura per i minori. È possibile che questo cambiamento sia stato accelerato dalle pressioni esterne e non abbia avuto la rapidità che tutti avremmo voluto. Ma, come sottolineava de la Cierva, la vera sfida attuale è di portata ben più ampia:

Il resto della scacchiera

“Noi cattolici riteniamo che non abbia senso essere estremamente severi con la Chiesa — responsabile di circa il 3 % degli abusi sui minori in Spagna — e non essere radicalmente rigorosi nella tutela del restante 97 %, che avviene nelle famiglie, nelle scuole, nelle squadre sportive, presso i fisioterapisti o negli ospedali. Trovo molto positiva la pressione esercitata sulla Chiesa, perché senza di essa non ci sarebbero stati cambiamenti; ma mi dispiace che le autorità del Paese non si decidano a sradicare questa piaga proprio là dove si verifica la stragrande maggioranza dei casi”.

Questa profonda riflessione invita a un esame di coscienza collettivo. Nessuno nega la gravità del flagello a cui ha fatto riferimento Sua Santità, ma la società non può permettersi il lusso della semplificazione se vuole davvero affrontare il problema. La Chiesa deve assumersi le proprie responsabilità, perché la sua vocazione ineludibile è quella di essere un luogo assolutamente sicuro, un “principio visibile di comunione” fedele alla propria fede e in sintonia con la propria comunità. Ma il resto del quadro rimane lì, nascosto dietro il clamore politico, in attesa che qualcuno abbia il coraggio di rimettere, una volta per tutte, ogni cosa al proprio posto.

L'autoreEloy Asenjo Carpintero

Per saperne di più
Newsletter La Brújula Lasciateci la vostra e-mail e riceverete ogni settimana le ultime notizie curate con un punto di vista cattolico.