Vaticano

Leone XIV: “Il vescovo è un servitore, chiamato a servire la fede del popolo”

Il Papa ha sottolineato questa mattina di giovedì, durante un’udienza con circa 200 nuovi vescovi, che “il vescovo è un servitore, chiamato a servire la fede del popolo”, e che deve ritrovare la passione e il coraggio per un nuovo annuncio del Vangelo.

Francisco Otamendi-10 settembre 2026-Tempo di lettura: 3 minuti
Il Papa con i nuovi vescovi in Vaticano.

Papa Leone XIV canta il “Veni Creator” insieme ai nuovi vescovi, al termine del loro corso di formazione in Vaticano (@Vatican Media)

Il Santo Padre ha sottolineato questa mattina in Vaticano il concetto di “servizio” nel suo ministero, rivolgendosi ai nuovi vescovi dei cinque continenti che partecipano a un corso di formazione a Roma. Si tratta di 147 vescovi provenienti da paesi quali India, Congo, Papua Nuova Guinea, Zimbabwe, Kirghizistan e Thailandia, anche se nel suo discorso il Papa ha portato il numero a 200.

Dopo aver invitato i presenti a cantare il ”Veni Creator” – “Credo che ne abbiate tutti una copia. Spero che qualcuno abbia una voce migliore della mia stamattina… Cominciamo a cappella” –, il Papa ha voluto ricordare nel suo Discorso l'idea centrale delle sue parole: il servizio alla fede e alla Chiesa.

“Il vescovo è un servitore” 

“Innanzitutto, una cosa così semplice ma spesso trascurata: il dono che avete ricevuto non è per voi stessi, ma per servire la causa del Vangelo. Siete stati scelti e chiamati per essere inviati, come apostoli del Signore e come servitori della fede”, ha affermato Leone XIV.

Prima di avviare con voi un dialogo fraterno, vorrei soffermarmi brevemente su questo punto, ha aggiunto: “Il vescovo è un servitore, il vescovo è chiamato a servire la fede del popolo. È qualcosa che riguarda la nostra identità”.

«Perché sono stato scelto? Me lo chiedo anch’io», ha rivelato il Papa. 

“Il servizio non è una caratteristica esteriore né un modo di svolgere un ruolo. Al contrario, a coloro che Gesù chiama come discepoli e annunciatori del Vangelo, in particolare ai Dodici, viene richiesta la libertà interiore, la povertà di spirito e la disponibilità al servizio che nasce dall’amore, per incarnare la stessa scelta di Gesù, che si è fatto povero per arricchirci (cfr. 2 Cor 8,9). 

Egli ci ha rivelato lo stile di Dio, che non si manifesta nella potenza, ma nell’amore di un Padre che ci chiama alla comunione con Lui, ha aggiunto, ricordando alcune parole di sant’Agostino: “A proposito dell’ordinazione episcopale, Agostino afferma: ‘In primo luogo, chi presiede il popolo deve comprendere di essere servitore di molti’ (Discorso 340/A, 1)”.

“Una certa brama di grandezza” degli apostoli: Gesù dovette intervenire

Poco dopo, il Santo Padre ha ricordato che negli Apostoli si era manifestata “una certa brama di grandezza” (ibid.), di fronte alla quale Gesù dovette intervenire come medico per guarirli. 

Ricordiamo infatti l’ammonimento del Signore quando vede il gruppo dei Dodici discutere su chi fosse il più grande: “Chi vorrà diventare grande tra voi, sarà vostro servitore; e chi vorrà essere il primo tra voi, sarà schiavo di tutti” (Mc 10,43-44). 

Cosa significa essere servitori 

Allo stesso tempo, ha proseguito il Papa, “oggi dobbiamo chiederci cosa significhi essere servitori della fede del popolo. Per quanto importante e necessario sia, non basta essere consapevoli che il nostro ministero è radicato nello spirito di servizio, a immagine di Cristo”.

Infatti, ciò deve tradursi anche nello stile dell’apostolato, nelle diverse forme di cura e di governo pastorale, nell’anelito all’annuncio, in modi così diversi e creativi a seconda delle situazioni concrete che si presentano”.

«Un servizio umile», diceva Papa Francesco

Il Pontefice ha citato qui Papa Francesco, che ha affermato più volte: «L’unica autorità che abbiamo è il servizio, e un servizio umile!». È davvero importante che meditiamo su queste parole e cerchiamo di metterle in pratica.

«Per questo vi chiedo di vegliare sempre e di camminare nell’umiltà e nella preghiera, per diventare servitori del popolo al quale il Signore vi invia», ha proseguito Leone XIV.

“La vicinanza al popolo che ci è stato affidato non è una strategia opportunistica, ma la nostra condizione essenziale”, affermava Papa Francesco (Discorso rivolto ai vescovi partecipanti al corso di formazione, 12 settembre 2019).

Passione e coraggio nell’annunciare il Vangelo

Nel concludere, il Papa ha menzionato le difficoltà e ha esortato alla passione. “La crisi della fede e della sua trasmissione, insieme alle difficoltà che riguardano l’appartenenza e la vita ecclesiale, ci invitano a ritrovare la passione e il coraggio per un nuovo annuncio del Vangelo”.

Non dobbiamo dimenticare, ha aggiunto il Successore di Pietro, “le altre sfide, di carattere più culturale e sociale, che riguardano tutti noi e che, in particolare, interessano alcuni territori: il dramma della guerra e della violenza, la sofferenza dei poveri, l’aspirazione di molti a un mondo più fraterno e solidale, le sfide etiche che ci interpellano sul valore della vita e della libertà, e l’elenco sarebbe certamente più lungo”.

“Come pastori attenti” 

In questo contesto, “la Chiesa vi invia come pastori attenti, capaci di condividere il cammino, le domande, le ansie e le speranze della gente; pastori che desiderano essere guide, padri e fratelli per i sacerdoti e per le sorelle e i fratelli nella fede”.

Infine, Leone XIV ha affermato di pregare per loro, “affinché non manchi mai loro il soffio dello Spirito e affinché la gioia del loro Ordinamento, come un profumo delicato, possa diffondersi anche su coloro che andranno a servire. Grazie!”.

L'autoreFrancisco Otamendi

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