Certamente, il titolo di questa opera di ricerca redatta da Santiago Roncagliolo (Lima, Perù, 1975), “Il pastore e i lupi”, è davvero azzeccato e riflette molto bene il contenuto di questo straordinario lavoro giornalistico e, soprattutto, personale su un periodo della storia della Chiesa in Perù e in America Latina poco conosciuto in Europa.
Il lavoro si concentrerà, in particolare, su un periodo storico ben preciso: il periodo e gli eventi verificatisi tra l’America e Roma, a partire dalla visita di Papa Francesco in Cile all’inizio del suo pontificato (2018) fino alla recente elezione del cardinale Robert Prevost come Leone XIV (2025).
In effetti, una volta terminata la lettura di questo thriller dal ritmo serrato, intriso di una sensibilità straordinaria e di uno stile narrativo davvero avvincente, caratterizzato da idee davvero lucide, la conclusione è chiara: Papa Francesco avrebbe preparato il cardinale Robert Prevost affinché fosse eletto Romano Pontefice e portasse a termine il compito che aveva iniziato e che gli era stato impossibile portare a termine, vista la portata che avevano assunto gli abusi in America Latina e, in particolare, in Perù.
Uno sguardo influenzato dall'esperienza personale
Il punto di vista dell’autore e i suoi pregiudizi distorceranno l’intera analisi, poiché certamente la situazione personale non è casuale, ma davvero fondamentale, e ciò altererà il risultato. Si tratta di un punto di vista evidente e ripetutamente espresso nel corso del lavoro: si tratta di un uomo privo di fede in Dio e nella Chiesa cattolica, che ha subito abusi sessuali durante l’infanzia da parte di un gesuita nella scuola che frequentava a Lima, di fronte all’inerzia dei superiori e dei genitori della scuola. Inoltre, era nato in una famiglia disfunzionale con un padre alcolizzato che maltrattava e umiliava la moglie, la quale si batteva per la giustizia sociale dalla sinistra ma che aveva fallito su tutti i fronti della sua vita. Una madre costretta a cavarsela, che appare profondamente umiliata e sola nel cercare di mandare avanti i figli.
Da questa prospettiva, l’autore analizzerà come Papa Francesco, a seguito degli errori commessi durante il suo viaggio in Cile del 2018 – dove sarebbe stato ingannato dai suoi collaboratori, avrebbe permesso al principale discepolo della figura chiave dello scandalo pedofilia in Cile di accedere all’episcopato e avrebbe umiliato le vittime – In effetti, il pontificato di Francesco si è trasformato, a tutti gli effetti, nel grande smascheratore dei casi di pedofilia nel mondo, mettendo spesso tra parentesi il principio della presunzione di innocenza.
In tal senso, uno dei temi centrali dell’inchiesta sarebbe stato quello di portare alla luce e smantellare i casi di pedofilia del “sodalicio”, un’organizzazione profondamente radicata nella classe dirigente del Paese. Papa Francesco avrebbe cercato un nuovo cardinale di Lima tra i massimi esponenti della teologia della liberazione e tra i principali oppositori del “sodalicio”.
Inoltre, il libro racconterà come, con il sostegno di Roma, sarebbero stati avviati i procedimenti contro alti funzionari del “sodalizio” e, al contempo, contro le trame economiche che sarebbero collegate alla trama principale.
In realtà, con questa operazione di pulizia esemplare, Papa Francesco avrebbe voluto indicare la strada da seguire ad altri paesi affinché assumessero un ruolo guida nelle indagini.
Prevost, una figura chiave in Perù
Per portare a termine tale compito, Bergoglio avrebbe potuto contare sull’instancabile, prudente e impeccabile giurista, il vescovo di Chiclayo Prevost, il quale, insieme al nunzio e ad altri vescovi, ha svolto un lavoro immenso in tutto il Perù.
Certamente, Papa Francesco avrebbe capito chiaramente che la Chiesa universale doveva reagire e che bisognava andare fino in fondo nei casi di abusi: non solo sostenendo le vittime e aiutandole dal punto di vista psicologico, ma assumendo la guida delle indagini e invitando persino i vescovi che avessero insabbiato i fatti ad abbandonare la sede episcopale di competenza, cioè, in pratica, porre la presunzione di innocenza sullo stesso piano dell’obbligo di indagare su ogni denuncia, anche se fosse stato un controsenso.
Come dimostra questo lavoro, Prevost è stato senza dubbio una figura chiave, innanzitutto in Perù, dove ha operato nell’ambito della commissione istituita dal Santo Padre Francesco a tal fine. Inoltre, dalla ricerca emergerà con estrema chiarezza la sua statura giuridica, umana e spirituale, nonché la sua impeccabile opera di governo.
Inoltre, questa indagine dimostra che Prevost sarebbe stato nominato da Francesco per portare avanti, dal Dicastero dei vescovi, proprio quel compito, in modo da arrivare, in definitiva, al nocciolo della questione.
Le conclusioni sugli abusi
Tra le conclusioni di questo lavoro figurano gli studi condotti durante il pontificato di Francesco, sia nei seminari che nei noviziati, sul nocciolo della questione. Per l’autore il problema risiederebbe nel celibato; mentre per il Santo Padre Francesco era necessario aiutare i candidati al sacerdozio a scoprire, attraverso l’accompagnamento spirituale, l’importanza di valorizzare le relazioni personali nell’ambito dell’assistenza spirituale e umana come un rapporto umano e soprannaturale che deve servire a rendere gloria a Dio e non deve mai essere trasformato in strumento per l’egoismo del sacerdote o dell’altra persona.
D'altra parte, è chiaro che le teologie della liberazione condannate dalla Santa Sede e illustrate nella “Libertatis nuntius” (1984) hanno rappresentato un errore gravissimo nella pastorale di alcuni ecclesiastici e religiosi, poiché non si basavano sulla carità, bensì su un determinato modo di intendere la giustizia e, soprattutto, autorizzavano la violenza. Certamente non spetta alla Chiesa cattolica il compito di cambiare le strutture temporali, bensì quello di formare cristiani che vivano le virtù cristiane e, concretamente, la carità e la giustizia, e di collaborare con la giustizia per denunciare i corrotti. In altre parole, vivere la dottrina sociale della Chiesa così come è espressa nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Gli errori sull’Opus Dei derivano dalla loro visione marxista della storia, dall’odio e dalla lotta di classe come motore della storia, nonché dal non credere che gli uomini possano agire per amore di Dio.
Il pastore e i lupi





