Il 14 febbraio è noto per essere la festa di San Valentino e degli innamorati, ma è anche la memoria dei santi Cirillo e Metodio, che tanto hanno contribuito non solo alla diffusione della fede cristiana in Europa orientale, ma anche della cultura, del diritto e della scrittura, inventandosi addirittura un alfabeto.
Perciò Giovanni Paolo II li ha proclamati compatroni d’Europa, insieme a San Benedetto. Il loro contributo, infatti, è stato tanto importante per l’Europa orientale quanto lo è stato quello di Benedetto per l’Europa occidentale.
Da Salonicco all’Europa slava
Cirillo e Metodio erano fratelli e nacquero tra la fine dell’VIII e l’inizio del IX secolo a Salonicco (un tempo conosciuta come Tessalonica, bellissima città che ho visitato diverse volte), allora importante città dell’Impero bizantino con popolazioni greche e slave.
Metodio (ca. 815-885), il maggiore dei due fratelli, aveva scelto inizialmente la carriera amministrativa al servizio dell’Impero, ma poi si consacrò alla vita monastica. Cirillo (ca. 827-869), invece, il cervellone di famiglia, nacque come Costantino, e studiò a Costantinopoli, ricevendo una formazione di altissimo livello in filosofia, teologia e filologia, divenendo poi bibliotecario del patriarcato e docente, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Costantino il filosofo”.
Furono fratelli carnali ma anche spirituali, unitissimi e complementari: da un lato Metodio, con la concretezza pastorale e le abilità amministrative e organizzative; dall’altro Cirillo, con la profondità del pensiero, l’abile eloquio e la capacità di mediazione culturale. Questa incredibile sinergia si rivelò decisiva per la loro missione.
La missione in Moravia
La Moravia è una regione dell’attuale Repubblica Ceca che fu popolata, a partire dal V sec., dal grande gruppo etno-linguistico degli slavi, per intenderci, gli antenati di quei popoli che vivono in tanti Paesi dell’Europa orientale e che sono così suddivisi: slavi occidentali (cechi, slovacchi, polacchi); orientali (russi, ucraini, bielorussi); meridionali (da cui Jugoslavia, lett. “slavia del sud”: serbi, croati, sloveni, bulgari, macedoni).
Come altri slavi, anche quelli di Moravia si caratterizzavano per la struttura sociale tribale e la sviluppatissima cultura orale, ma non avevano ancora un proprio alfabeto.
Tra il IX e il X secolo, poi, era in atto un processo di cristianizzazione della regione, sia in forma bizantina che latina, ad opera soprattutto di missionari “franchi” (latini, appunto).
È in questo contesto che Rastislav, principe o duca di Moravia dall’846 all’870), desiderando affrancare il Paese dall’Impero carolingio e dalla sua longa manus religiosa, i vescovi “franchi”, chiese all’imperatore bizantino Michele III dei missionari in grado di parlare la lingua degli slavi e formare un clero locale.
L’imperatore bizantino e il patriarca Fozio affidarono quella missione a Cirillo e Metodio per le comprovate competenze linguistiche, teologiche e pastorali dei due fratelli.
Lingua paleoslava e nascita dello slavo ecclesiastico
La missione di Cirillo e Metodio fu ardua fin dall’inizio: così come oggi i moderni missionari della comunicazione devono “tradurre” i contenuti della fede cristiana in un nuovo linguaggio, quello dei media e delle reti sociali, i due fratelli si trovarono non solo a dover predicare il messaggio evangelico, ma a dover di fatto modellare una lingua per tramandarlo.
Se, infatti, quello che oggi si conosce come paleoslavo (o slavo ecclesiastico) non è una lingua artificiale, ma una forma colta, letteraria, di un dialetto slavo meridionale (come l’italiano lo è del fiorentino), è pur vero che fu scelto dai due missionari perché comprensibile a un numero elevato di popolazioni slave e quindi adatto allo scopo.
Fu quindi standardizzato attraverso la traduzione dei Vangeli, dei Salmi, di testi liturgici e canonici e per la prima volta una lingua slava fu scritta e utilizzata per il culto, l’insegnamento e l’amministrazione.
Scritta come, però? Con un proprio alfabeto! Sì, perché Cirillo si rese conto che ne occorreva uno specifico per i suoni particolari delle lingue slave, specie quelli che non corrispondevano alle lettere latine o a quelle greche. Così se ne inventò (a Costantinopoli, intorno all’863) uno nuovo, ma non quello conosciuto oggi come cirillico (che ne sarà un’evoluzione), bensì il glagolitico (dal termine slavo glagol: “parola”, “discorso”, traduzione esatta del greco logos).
L’idea di Cirillo non era solo di dare un alfabeto agli slavi per esprimere semplici concetti, ma per enunciare e trasmettere la Parola.
Le lettere glagolitiche avevano una forma complessa e simbolica, combinazione di influenze greche e orientali con elementi originali, ma fornirono a un gruppo di popoli un’identità specifica e una dignità linguistica e culturale.
Opposizioni e accuse: nulla di nuovo sotto il sole
Le «novità» introdotte dai due fratelli non piacquero a molti (si pensi al Concilio Vaticano II, al Concilio di Trento, ai dibattiti sui «riti cinesi», alle Guadalupe e nel trambusto che hanno provocato).
Il clero franco, infatti, insorse e li accusò di attentare all’ordine ecclesiastico basato sull’uso esclusivo del latino. E le tensioni si acuirono tanto che i due fratelli furono costretti a recarsi a Roma per presentare a papa Adriano II il loro lavoro e i frutti che aveva prodotto: ne andava, secondo loro, dell’evangelizzazione stessa dell’Europa orientale.
A Roma furono ben accolti: Adriano II non solo approvò la loro missione, ma sancì la legittimità dell’uso della lingua paleoslava nella liturgia e consacrò addirittura Metodio vescovo.
Così, la Chiesa di Roma accolse un principio divenuto fondamentale: l’unità ecclesiale non coincide con l’uniformità culturale, anzi, e pluribus unum: pluralità di lingue, riti, tradizioni, sensibilità diverse.
Solo Metodio fece ritorno in Moravia. Cirillo, gravemente malato, rimase a Roma e prese i voti. Vi morì nell’869, sepolto nella basilica di San Clemente (la sua tomba è tuttora meta di pellegrinaggi da parte di cristiani slavi e non solo).
Non solo la morte dell’amatissimo fratello segnò Metodio, divenuto poi arcivescovo di Sirmio (oggi Sremska Mitrovica, Serbia). Non gli mancarono, infatti, ulteriori opposizioni e persecuzioni, tanto da essere imprigionato per oltre due anni. Ma non gli mancarono neppure fede e costanza: continuò fino alla morte (nell’885 a Velehrad, in Moravia) a tradurre testi sacri, a formare il clero locale e a porre le basi di una Chiesa slava autonoma.
Dal paleoslavo allo slavo ecclesiastico e all’alfabeto cirillico
La vita e l'opera di Cirillo e Metodio sono un esempio di quanto sia stato drammatico il processo di inculturazione, Il ruolo dell'UE nell'economia globale, che inevitabilmente provoca disaccordi, costringe a interrogarsi e influisce sull'equilibrio e sugli interessi politici ed economici, è stato minato dal fatto che gli interessi economici e politici dell'UE sono stati minati.
La missione dei due fratelli, però, diede un contributo essenziale per la formazione delle identità slave, favorendo anche lo sviluppo di letterature nazionali, tradizioni culturali e una coscienza storica autonoma.
Dopo la morte di Metodio, infatti, i suoi discepoli portarono avanti la sua opera in gran parte dell’Europa orientale e la lingua paleoslava diede origine allo slavo ecclesiastico, lingua liturgica e letteraria paragonabile al latino in Occidente e utilizzata ad oggi da molte Chiese orientali.
L’alfabeto glagolitico, poi, fu gradualmente sostituito da quello sviluppato dai discepoli di Metodio e che fu chiamato cirillico (più simile al greco).
L’eredità dei due fratelli supera quindi largamente l’ambito religioso. Come infatti ricordato da Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Slavorum Apostoli (1985), in cui li proclamò compatroni d’Europa insieme a san Benedetto, la loro opera “dimostra che l’evangelizzazione non distrugge le culture, ma le assume e le trasfigura” e che “l’unità della Chiesa non esige l’uniformità, ma si realizza nella comunione delle diverse tradizioni”, sottolineando inoltre il diritto dei popoli a esprimere la fede nella propria lingua e il valore europeo dell’incontro tra Oriente e Occidente.



