Ogni agosto si verifica uno degli spettacoli astronomici più famosi dell’anno. Si tratta delle Perseidi, una pioggia di meteore che raggiunge il picco di attività intorno al 10-13 agosto e che, in Spagna e in altri paesi di tradizione cristiana, viene chiamata «le lacrime di San Lorenzo». La coincidenza con la festa del santo, che la Chiesa celebra il 10 agosto, ha dato origine a una tradizione che da secoli unisce il ricordo di un martire alle stelle che sembrano cadere dal cielo.
Le Perseidi sono particelle di polvere e altri detriti lasciati dalla cometa Swift-Tuttle che la Terra attraversa ogni anno nel suo percorso attorno al Sole. Quando queste particelle entrano nell’atmosfera ad alta velocità, si riscaldano, si disintegrano e producono quei bagliori luminosi che dalla Terra vediamo come stelle cadenti. Il loro radiante, ovvero il punto del cielo da cui sembrano provenire, si trova nella costellazione di Perseo. Da qui deriva il loro nome astronomico: Perseidi.
Ma la scienza non spiega l'origine del nome popolare «lacrime di San Lorenzo». Per comprenderlo, occorre rivolgere lo sguardo alla storia di un giovane diacono della Chiesa di Roma, la cui memoria è rimasta legata a quella notte d'agosto.
Un diacono al servizio dei poveri
San Lorenzo fu diacono di Roma e uno degli uomini più vicini a papa Sisto II. In qualità di arcidiacono, tra le sue responsabilità figuravano l’amministrazione dei beni della Chiesa e l’assistenza alle persone più bisognose. Si occupava di assistere i malati e di prendersi cura degli orfani, delle vedove e delle persone emarginate. Lorenzo divenne una figura molto amata a Roma e, anche dopo la sua morte, fu immediatamente oggetto di venerazione popolare.
Secondo la tradizione, durante la persecuzione dell’imperatore Valeriano, nell’anno 258, papa Sisto II fu arrestato e giustiziato insieme a diversi suoi diaconi. Lorenzo fu arrestato poco dopo. Il prefetto di Roma gli intimò allora di consegnare i beni della Chiesa.
Il diacono chiese qualche giorno per raccoglierli. Ma, secondo la tradizione, impiegò quel tempo a distribuire ai poveri i beni di cui era responsabile. Quando tornò al cospetto delle autorità, non lo fece con ricchezze né tesori materiali. Era accompagnato da una moltitudine di persone bisognose che la Chiesa aiutava. Indicandole, Lorenzo avrebbe allora pronunciato una delle frasi più celebri associate alla sua figura: «Questi sono i tesori della Chiesa».
Lorenzo fu condannato a morire bruciato su una graticola di ferro, subendo una morte lenta e straziante. Si narra che, nel pieno del martirio, abbia esclamato: «Giratemi, da questa parte sono già cotto». Le sue lacrime, recita la leggenda, sono le «stelle» che nelle prossime notti cadranno dal cielo.
Perché «lacrime di San Lorenzo»?
Secondo un’antica tradizione cristiana, le stelle cadenti che appaiono nel cielo nei giorni intorno alla festa di San Lorenzo sarebbero le sue lacrime, versate dal cielo in ricordo del suo martirio. Un’altra tradizione parla di piccole particelle o «lapillis» provenienti dalle fiamme della graticola su cui fu bruciato.
Così, l’immagine delle lacrime di un santo che sembrano cadere sulla terra ha trasformato un fenomeno celeste in un’espressione della memoria cristiana di Lorenzo.
San Lorenzo è, inoltre, uno dei martiri più noti della Chiesa di Roma. Il suo culto è documentato fin dal IV secolo e la sua figura è rimasta legata alla città di Roma e alla tradizione cristiana.
Ciò che cade davvero dal cielo
Le Perseidi non sono quindi stelle cadenti né lacrime trasformate in luce. Sono meteore generate da particelle che penetrano nell'atmosfera terrestre a velocità molto elevate.
Ogni anno, intorno al 12 agosto, la Terra attraversa la zona dello spazio in cui si trovano i detriti lasciati dalla citata cometa Swift-Tuttle. Questa cometa, composta da polvere e ghiaccio, segue un’orbita attorno al Sole che impiega circa 133 anni a completare. Il suo ultimo passaggio vicino al Sole è avvenuto nel 1992 e il prossimo è previsto per il 2126.
Quando le minuscole particelle di quello sciame entrano nell’atmosfera, l’attrito con i gas atmosferici ne provoca il riscaldamento e la disintegrazione. Il bagliore che vediamo dalla superficie terrestre è ciò che chiamiamo meteoro. Per questo motivo, anche se comunemente parliamo di «stelle cadenti», non stiamo vedendo delle stelle: stiamo osservando la scia luminosa prodotta da minuscoli frammenti di materiale cometario.





