Famiglia

Sese e Cristina, gli zii dei “Caño”, parlando del video virale: “Ha avuto un impatto così grande perché è spontaneo”.

Cristina e Sese raccontano come hanno affrontato insieme la malattia, la vita familiare e la gioia che condividono con i loro nipoti.

Álvaro Gil Ruiz-21 settembre 2026-Tempo di lettura: 5 minuti

Possiamo presentare Sese e Cristina come gli zii dei “Caño». Sì, proprio quella famiglia che è diventata virale sui social grazie a un video di pochi secondi in cui cantano una cover di Ana Mena intitolata “La signora e il vagabondo”, che ha riscosso grande successo per l’autenticità dell’interpretazione e l’allegria che trasmettono mentre cantano. Stiamo parlando del video che l’ex calciatore Gerard Piqué ha definito «contenuto a pagamento» e che ha raggiunto milioni di visualizzazioni. Uno dei fratelli, Javi, ha inoltre partecipato cantando nel videoclip dell’inno del Papa “Alza la mirada”, in occasione della sua visita in Spagna. 

Ma Sese e Cristina hanno una storia che illustra molto bene lo spirito dei loro nipoti e di tutti “Los Caño”, che va ben oltre l’aura che i loro nipoti si sono creati. Tutto è iniziato quando a Cristina è stata diagnosticata la sclerosi multipla, una malattia che si è manifestata all’improvviso e si è aggravatata rapidamente in pochissimo tempo. Ciò non le ha impedito di sposare il suo fidanzato, Sese, e di avere, col tempo, quattro figli.

Noi della redazione di Omnes abbiamo avuto modo di intervistare questa meravigliosa famiglia e di ascoltare, attraverso le parole dei suoi protagonisti, questa storia di dedizione.

Cristina, Sese, come vi siete conosciuti? Come avete iniziato a frequentarvi? Cosa avete visto l'uno nell'altro? 

–Ci siamo conosciuti nell’anno scolastico 2001-2002, in una biblioteca del quartiere. All’epoca io studiavo a Villanueva e stavo facendo uno stage in una cassa di risparmio, mentre Cris stava finendo il liceo.

Sono passati due anni prima che iniziassimo a frequentarci; in quel periodo ci vedevamo quasi ogni giorno e siamo diventati ottimi amici, i migliori, di quelli che si confidano tutto e sanno tutto l'uno dell'altro.

Ci bastava uno sguardo per capirci, ma era solo una grande amicizia, dato che Cristina aveva un ragazzo e anch’io, in quel periodo, ne avevo uno.

Per noi la nostra amicizia era la cosa più importante, ma la verità è che dentro di noi stava nascendo poco a poco qualcosa di più, e a un certo punto ci siamo resi conto che quegli sguardi andavano oltre una profonda amicizia: ci piacevamo! Si era già trasformato in amore.

Cristina, raccontaci un po’ di te…

–Ho studiato a Senara dai 3 ai 18 anni, poi ho conseguito un diploma superiore in analisi cliniche e laboratorio presso un centro di formazione professionale del quartiere. Successivamente ho frequentato un master in chiromassaggio. Attualmente mi dedico completamente a mio marito e ai miei figli. Il mio sogno è che la nostra vita insieme sia il più felice possibile, aiutandoli, insegnando loro e amando mio marito, ogni giorno di più e meglio. Per questo chiedo di potermi riprendere un po’, affinché quella felicità possa realizzarsi ogni giorno con maggiore intensità.

Cristina, quando ti è stata comunicata la diagnosi della tua malattia, come sono stati quei primi momenti? In che modo ti ha influenzata?

–Ho una compagna di viaggio che si chiama EM (sclerosi multipla); questa malattia ha iniziato a manifestarsi quando avevo 20 anni con una neurite ottica all’occhio sinistro; all’inizio le recidive erano ricorrenti, una o due all’anno, ma poi hanno cominciato ad aumentare progressivamente, arrivando a diverse recidive all’anno. Nel 2008-2009 la malattia ha subito un’accelerazione e sono stata colpita anche all’altro occhio e agli arti. 

Quando mi sono sposata, ero già praticamente cieca e avevo gravi problemi al braccio destro e alla gamba sinistra. Undici anni fa ho avuto una crisi lombare che mi ha costretta su una sedia a rotelle; da allora mi sottopongo a un intenso programma di riabilitazione e non smetto mai di lottare per rimettermi in piedi o almeno per mantenermi il più forte possibile.

Dal 2023, inoltre, soffro di un’altra nuova patologia (che mi ha costretto a trascorrere 10 mesi in terapia intensiva e 3 in reparto), che colpisce il diaframma, chiamata sindrome di Leeuwenhoke o flutter diaframmatico.

In cosa consiste?

–Si verificano movimenti casuali molto rapidi e intensi del diaframma, che mi provocano molto dolore e mi impediscono di parlare e respirare normalmente, rendendomi necessario l’uso contemporaneo del Bipap (supporto ventilatorio per inspirare ed espirare) e dell’ossigeno (con o senza ossigeno a seconda della gravità della crisi); tutto ciò mi ha lasciato molte sequele, ho perso la capacità di deglutire. Pertanto devo nutrirmi tramite un PEG (un sondino che arriva direttamente allo stomaco per alimentarmi) perché da sola non ci riesco. 

All’inizio Sese non sapeva bene di cosa si trattasse; aveva sentito parlare di sclerosi multipla, perché il proprietario di un bar del quartiere ne soffriva e camminava con il bastone. Io, invece, ero ben più consapevole di ciò che mi stava accadendo perché l’avevo studiata, ma non volevo che lui capisse subito quanto fosse grave…. 

La notizia è stata come una doccia fredda; sono arrivato persino a chiedere a Sese di lasciarmi perché non volevo che, per colpa mia, fosse infelice né che subisse le conseguenze che sapevo la malattia mi avrebbe causato… e lei mi ha risposto portandomi a Parigi per chiedermi di sposarla.

E tu, Sese, cosa hai studiato e dove? Di cosa ti occupi?

–Ho frequentato la scuola superiore e mi sono iscritto al corso di laurea in Amministrazione e gestione aziendale presso un’università privata; dopo il primo anno mi sono trasferito all’università pubblica per seguire il corso di laurea in Economia aziendale. Alla fine ho abbandonato l’università, anche se ho seguito alcuni corsi, già menzionati in precedenza, per il conseguimento di un certificato di qualifica professionale.

  Attualmente gestisco una piccola azienda di vendita diretta in cui organizziamo presentazioni dal vivo del miglior sistema al mondo per la pulizia e la purificazione dell’aria. Mi occupo personalmente delle visite a domicilio e formo altre persone affinché possano dedicarsi a loro volta a questa attività. Questo lavoro mi piace moltissimo, perché credo nel mio prodotto e mi permette di conoscere e interagire con tante persone. Questo mi dà l’opportunità di lasciare la mia piccola impronta e di portare la loro in molte case. Mi piace sentire di contribuire in una certa misura a migliorare la vita delle persone e quando i nostri clienti lo percepiscono, è davvero gratificante.

Cristina, Sese, quanti figli avete? Quanto tempo ci è voluto prima che nascesse il primo? Come è nata la decisione così generosa di diventare genitori di quattro figli? 

–Nonostante tutte le previsioni e i consigli di non avere figli, era proprio quello che desideravamo di più, ed eravamo certi che, se Dio lo avesse voluto, saremmo diventati genitori. 

Dopo una grave ricaduta, ne abbiamo parlato con il medico, il quale ci ha detto che era il momento migliore per farlo perché in seguito la situazione avrebbe potuto complicarsi, sia a causa delle ricadute che dei farmaci; subito dopo una ricaduta, infatti, era meno probabile che se ne verificasse un’altra di seguito. 

Finalmente è arrivato Carlos! Due anni dopo il nostro matrimonio, così amato, così atteso, così desiderato…. 

Nel 2014, due anni dopo la nascita di Carlos, è arrivato Manu (nel frattempo c'era stato un aborto).

Nacho è venuto al mondo nel 2017, ha degli occhi meravigliosi ed è stato davvero bravissimo. Fran è nato nel 2018 ed è sempre stato un bambino molto indipendente.

Detto questo, e per riassumere, rispondendo alla domanda sul perché abbiamo preso una decisione così generosa, la verità è che, quando eravamo fidanzati, avevamo parlato di avere sei figli. Avevamo le idee chiare: volevamo, per noi e per i nostri figli, provare quella gioia che si prova nelle famiglie numerose, proprio come quelle in cui eravamo cresciuti.

Sese, e tu, in quanto padre di una famiglia numerosa, titolare di un’attività e responsabile di Cristina, come riesci a cavartela? Da dove trai la forza?

–Beh, non credo di fare nulla di eccezionale: ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia in cui ho visto i miei genitori e i miei fratelli maggiori dedicarsi con infinita generosità, rendendomi conto di come il sacrificio offerto abbia un senso.

Ho conosciuto poco il padre di Cristina, perché è venuto a mancare poco dopo che avevamo iniziato a frequentarci, ma anche in Elisa, mia suocera, vedo ogni giorno quell’enorme generosità nel dedicarsi agli altri e quella gioia che si prova solo quando ci si mette al servizio degli altri.

Mi sento profondamente fortunato per colei che, ne sono certo, Dio ha messo al mondo affinché diventasse mia moglie.

Quale messaggio generale vorreste trasmettere alla società? 

–La vita va vissuta con intensità. Tutti abbiamo ostacoli, paure, preoccupazioni, motivi di tristezza e di gioia. Tutti dobbiamo chiedere perdono e perdonare. Ma come dice la canzone dei VIVAFE “Alza la mirada”, non siamo fatti per tenere lo sguardo basso.

Per concludere, Sese, come ti sei sentita quando hai saputo del video virale dei tuoi nipoti?

–All’inizio l’ho scoperto grazie a un amico e nel gruppo di famiglia, e visto che cantano sempre così bene e sono davvero fantastici, ho detto: “Ma sono proprio dei campioni…” (anche se ancora non sapevo che fossero diventati virali)… non sono molto ferrato in materia di social.

Nella loro vita quotidiana questi momenti sorgono in modo spontaneo, avvolti da un’aura di semplicità e allegria. Cantano benissimo e sono persone davvero in gamba. Credo che proprio per tutto questo abbiano avuto un impatto così grande, perché è naturale, e la gente è attratta da ciò che è naturale e sincero.

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