COMMENTO ARTISTICO
L'opera presenta i principali episodi che precedono il Natale, dall'Annunciazione all'Epifania o Adorazione dei Magi. La prima scena, a sinistra, raffigura il momento dell'Annunciazione: l'angelo Gabriele irrompe mentre Maria è inginocchiata a terra a pregare. L'evento si svolge in un interno domestico, secondo la convenzione della pittura fiamminga del XV secolo. La stanza è ricca di dettagli, dalle piastrelle del pavimento al libro di preghiere aperto e alla porta socchiusa. Le vesti dell'angelo sono dipinte in modo ricco e accurato; le piume delle sue ali mostrano una gradazione di colore da toni freddi a caldi. Gabriele alza la mano destra in un gesto che indica che sta comunicando il suo messaggio a Maria. La modellazione dei volti, il brillante sfoggio di oreficeria sulla credenza e la lampada che pende dal soffitto sottolineano la padronanza dell'artista nella tecnica a olio, anche se la rappresentazione dello spazio fisico manca di una profondità pienamente convincente. La stanza è incorniciata da un arco a tutto sesto i cui archivolti contengono piccole scene bibliche. Bouts ha preso in prestito da Van der Weyden alcuni accorgimenti compositivi, come l'architettura dipinta che simula un portico con un archivolto scolpito, che quest'ultimo aveva realizzato qualche anno prima per il Trittico di Miraflores (Museo Gemäldegalerie, Berlino).
Scene laterali
Il pannello centrale comprende altre due scene: la Visitazione e la Natività o Adorazione degli angeli, ambientate in modo diverso. La Visitazione è inserita in un paesaggio caratteristico, con l'orizzonte lontano stemperato nei toni del blu (prospettiva atmosferica) e sentieri tortuosi che conducono lo sguardo verso lo sfondo. La raffigurazione di Santa Elisabetta è molto precisa: le sue mani e il suo volto mostrano chiaramente che era una donna anziana quando concepì San Giovanni Battista. Indossa un copricapo tradizionale, sempre sulla scia di Jan van Eyck e Rogier van der Weyden.
La Natività e l'Adorazione dei Magi si trovano nello stesso spazio. Il Bambino Gesù è raffigurato sdraiato in primo piano, come era consuetudine nei presepi del XV secolo nei Paesi Bassi. È particolarmente interessante confrontare le figure di Maria e Giuseppe: in entrambe le scene indossano gli stessi abiti, ma nell'episodio finale sono raffigurati con il capo coperto e assumono una posa più sobria. Questo fatto, insieme ad altri dettagli minori, suggerisce l'intervento di almeno un'altra mano, il che giustifica in parte il fatto che l'opera sia considerata un prodotto della bottega di Bouts (Museo del Prado).
La struttura originale del trittico
Sebbene quest'opera di Dirk Bouts si presenti come un polittico composto da quattro pannelli, uno per ogni scena, è in realtà un trittico composto da tre pannelli. Questi tre pannelli sono ora presentati insieme in un'unica cornice moderna, che ne ha alterato la funzionalità originaria e oscura il retro; in origine si trattava di un trittico con ante pieghevoli. Un trittico è un oggetto pieghevole che di solito mostra tre o quattro scene quando è aperto; quando è chiuso può presentare un motivo diverso, come ad esempio altre scene correlate (come nel caso del Il giardino delle delizie di Bosch) o decorazioni a imitazione del marmo, o ancora figure a grisaglia di donatori, santi patroni, ecc. A seconda delle dimensioni, i trittici venivano utilizzati sia per la devozione privata sia, nel caso di esemplari più grandi come questo, nelle cappelle laterali o in altri spazi di preghiera.
Di origine sconosciuta, la prima testimonianza nota di questo trittico risale alla seconda metà del XVI secolo, quando faceva già parte della collezione di Filippo II. Il monarca lo inviò al monastero di El Escorial nel 1584.
COMMENTO CATECHETICO
Quando usiamo la parola mistero ci riferiamo quasi sempre a una realtà nascosta e alta, il cui senso e significato va oltre la conoscenza immediata e che spesso è inaccessibile.
I vari episodi che compongono la vita di Gesù Cristo non sono semplici vicende umane, comprensibili quasi a prima vista a chiunque abbia una minima conoscenza di cosa sia la vita. Gesù è uomo perfetto e Dio perfetto, e realizza anche la sua vita, dall'Incarnazione in poi, come compimento di un disegno eterno e nascosto (un mistero) tracciato da Dio nella sua inaccessibile sapienza.
Ecco perché gli episodi della vita di Gesù Cristo non sono eventi, ma misteri.
Dietro il racconto, o la narrazione delle diverse tappe della vita di Gesù, c'è sempre una realtà divina, inaccessibile alla semplice conoscenza razionale, che può essere raggiunta solo attraverso la contemplazione illuminata dalla fede, come raccomandava San Paolo. L'arte cristiana ha sempre rappresentato gli episodi della vita di Gesù con questo senso mistico, come si evince dall'atteggiamento sereno e orante di tutte le figure del trittico di Dirk Bouts, che ci invitano a guardare queste scene non come cronache umane, ma come misteri che, nel visibile di Gesù Cristo, ci stanno rivelando l'invisibile di Dio e la portata del suo disegno.
L'Annunciazione e la Visitazione
I primi misteri sono quelli della Natività, ma prima di essi ci sono questi due, profondamente legati alla figura della Madre di Gesù. La ricca e variegata colorazione delle ali di San Gabriele nel dipinto dell'Annunciazione indica già il suo alto rango nella gerarchia angelica, e ci avverte quindi che il messaggio che porta è il mistero più importante che Dio ha ordinato: l'Incarnazione di suo Figlio nel grembo della Vergine Maria. Se ne è parlato in una recente puntata di questi articoli, dedicata all'Incarnazione.
Il paesaggio aperto e luminoso, ricco di orizzonti e di dettagli ottimistici, ci ricorda che nella visita di Maria a Elisabetta si prepara l'alba della salvezza. San Giovanni Battista, nel grembo di Elisabetta, riceve da Gesù lo Spirito Santo, che ispira le lodi di Elisabetta e muove Maria a cantare le sue lodi. Magnificat. La gioia delle madri e il salto di gioia che Giovanni Battista compie nel grembo di sua madre ci fanno meditare sul fatto che la venuta di Gesù Cristo è un mistero di gioia per il mondo intero.

Nascita e adorazione
Questa gioia è proprio quella che gli angeli hanno annunciato ai pastori nella terza scena del trittico: la nascita del Salvatore sarà una grande gioia per il mondo intero. E questa immensa gioia nasce nell'umiltà e nella povertà che vediamo nell'austera rappresentazione del portale. Questo ci insegna che queste due virtù sono la via per la vera gioia, insieme all'obbedienza. Tutti i personaggi della scena obbediscono alla volontà di Dio. Il Figlio di Dio, che ha accettato di incarnarsi e di nascere a Betlemme. Maria, che ha dato tutta la sua vita per servire Dio nell'obbedienza d'amore come serva. Giuseppe obbedisce ai piani di Dio rivelatigli dall'Angelo. E i pastori, che si affacciano alla finestra con gli angeli oranti, hanno obbedito all'annuncio dell'Angelo che dice loro di andare a Betlemme per incontrare il Salvatore, che riconosceranno dal segno dell'essere avvolto in fasce e adagiato nella mangiatoia.
Così, l'accurata composizione di Bouts ci aiuta a contemplare che, fin dalla sua origine, la vita di Gesù Cristo è un mistero di povertà, umiltà e obbedienza. E così ci insegna che questo è anche il cammino del cristiano che vuole seguire veramente le orme di Gesù Cristo e acquisire così nella vita l'unica felicità che niente e nessuno potrà mai togliergli. Il fatto che Gesù Bambino appaia sdraiato al centro del primo piano esprime anche che siamo di fronte al mistero del piccolo. Solo diventando bambino, nascendo dall'alto, vivendo con amore le piccole cose di ogni giorno, il cristiano può vivere in modo tale che Cristo prenda forma in lui.
Questa possibilità che Cristo prenda forma nel credente si basa sul fatto che il Figlio di Dio, esistente nella forma di Dio, ha voluto iniziare a vivere nella forma di un servo affinché l'essere umano potesse ricevere la natura divina. Gli angeli, abitanti del mondo divino, ci ricordano nel dipinto che Dio è in forma umana a Betlemme affinché l'uomo possa permettere a Cristo di prendere forma in lui, e quindi essere divinizzato con lui. Il mistero del Natale, dunque, significa anche un mirabile scambio (il admirabile commercium di cui parla la liturgia) secondo cui Dio e l'uomo si scambiano le rispettive nature. Così si esprimeva San Giovanni della Croce quando contemplava il mistero della Natività: “il pianto dell'uomo in Dio e la gioia dell'uomo nell'uomo".
Il mistero dell'Epifania ci fa scoprire che questo Bambino è il Re di Israele, che si manifesta a tutti i popoli, la cui primizia sono i Magi provenienti dall'Oriente. Essi, obbedendo alla voce di Dio che scoprono nella stella, si mettono in viaggio, come primizia di tanti milioni di persone di tutti i popoli del mondo, dell'Oriente e dell'Occidente, che, in risposta alla loro fede, fanno della loro vita un culto a Gesù Cristo. La stella indica che il Re è nato, i Magi, per speciale ispirazione di Dio, sanno contemplare nel mistero della nascita colui che è Re, Dio e vittima per l'intera umanità, per cui gli offrono rispettivamente oro, incenso e mirra.
Il mistero del dolore redentivo nella vita di Cristo diventa presente a chi è in grado di contemplare la scena dell'Epifania in tutta la sua profondità. A questa scena, infatti, seguirà il dolore del sacrificio dei Santi Innocenti e della fuga in Egitto. È il mistero dell'opposizione delle tenebre alla luce, che segna tutta la vita di Cristo e che è presente fin dai suoi primi momenti. Misteri che ci rivelano come è Dio e, quindi, come deve essere la vita di ogni persona.
Storica dell'arte e dottoressa in Teologia



