Vaticano

Il Vaticano avverte la Fraternità Sacerdotale San Pio X: le ordinazioni episcopali saranno un «atto scismatico».»

Il Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede avverte la Fraternità Sacerdotale San Pio X che le ordinazioni episcopali che intendono celebrare il 1° luglio 2026 sono un "atto scismatico" che comporta la scomunica.

Paloma López Campos-13 maggio 2026-Tempo di lettura: 4 minuti
Fraternità Sacerdotale San Pio X

Il Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale Pio X insieme ai suoi assistenti dopo la sua elezione nel 2018 (foto CNS / cortesia fsspx.news)

In un dichiarazione ufficiale, Il cardinale Victor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, ribadisce la posizione della Santa Sede sulle ordinazioni episcopali annunciate per il 1° luglio dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, i cui membri sono noti come “lefebvriani”.

Il Vaticano avverte che tali nomine mancano del corrispondente mandato pontificio, il che pone la Fraternità in una posizione di rottura con l'autorità ecclesiastica.

Implicazioni canoniche e teologiche

La nota del Prefetto sottolinea la gravità di questa azione. Essa sottolinea che questo gesto costituirebbe “un atto scismatico”, prendendo come base la sentenza del Papa. Giovanni Paolo II nel documento “Ecclesia Dei".

Le ripercussioni per coloro che partecipano a questo movimento sono severe secondo la legge della Chiesa:

  • Offesa divina: “L'adesione formale allo scisma è considerata una grave offesa a Dio”.
  • Scomunica: l'atto comporta la “scomunica stabilita dal diritto della Chiesa”, come indicato nella citata lettera “Ecclesia Dei” e nella Nota esplicativa del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi del 24 agosto 1996.

L'appello del Santo Padre

Di fronte a quella che viene descritta come una “decisione molto grave”, la dichiarazione indica che il Santo Padre continua a pregare affinché la Spirito Santo illuminare i dirigenti della Fraternità Sacerdotale San Pio X affinché “invertano” i loro attuali piani ed evitino la consumazione della frattura con la Chiesa cattolica.

Il monito finale

La nota del Dicastero per la Dottrina della Fede non è una sorpresa. Nel febbraio 2026, il cardinale Víctor Manuel Fernández ha incontrato il superiore generale dell'istituzione, il sacerdote Davide Pagliarani, in seguito all'annuncio delle ordinazioni episcopali che la Fraternità intende celebrare il 1° luglio.

Ricevuta la notizia, il Prefetto ebbe un'udienza con Pagliarani, in cui lo mise in guardia dalle conseguenze di tali ordinanze. Suggerì quindi che tra il Santa Sede e la Fraternità di avviare “un percorso di dialogo specificamente teologico” per aiutare i membri dell'istituzione lefebvriana a ritrovare la comunione con la Chiesa cattolica, indicando i “requisiti minimi”.

La risposta della Fraternità Sacerdotale San Pio X

A seguito dell'incontro, il Consiglio Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X ha pubblicato una lettera affermando che “il dialogo dottrinale è sempre stato - e rimane - auspicabile e utile”, anche se non si raggiunge il consenso.

Tuttavia, i “lefebvriani” rifiutano di partecipare a tali colloqui, poiché la Santa Sede ha richiesto come condizione necessaria la sospensione delle ordinazioni episcopali. Inoltre, il Consiglio generale della Fraternità afferma nella sua lettera che non vede alcuna possibilità di raggiungere un accordo con la Santa Sede per ripristinare la comunione con Roma.

Tra gli argomenti avanzati dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X ci sono:

- Il disaccordo dei “lefebvriani” con il Concilio Vaticano II “non deriva da una semplice divergenza di opinioni, ma da un vero e proprio caso di coscienza, derivante da quella che si è rivelata una rottura con la Tradizione della Chiesa”.

- Non ci può essere dialogo sull'interpretazione del Concilio Vaticano II perché questo “è già stato chiaramente stabilito nel periodo post-conciliare e nei successivi documenti della Santa Sede”. La Fraternità afferma che i documenti post-conciliari firmati dai Papi “mostrano che il quadro dottrinale e pastorale in cui la Santa Sede intende collocare qualsiasi dibattito è già fermamente stabilito”.

- La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha chiesto più volte l'apertura del dialogo. Tuttavia, “solo quando si parla di consacrazioni episcopali viene fatta un'offerta di ripresa del dialogo, che appare quindi dilatoria e condizionata”. Secondo i “lefebvriani”, “questa minaccia è ormai pubblica e genera una pressione difficilmente compatibile con un autentico desiderio di scambi fraterni e di dialogo costruttivo”.

- I “lefebvriani” sostengono che non ci può essere dialogo per stabilire i requisiti minimi per la comunione con Roma “semplicemente perché questo compito non è nostro”. Ritengono che questi criteri non possano “essere oggetto di un discernimento comune attraverso il dialogo”.

- La Fraternità avverte che tutti i tentativi di dialogo hanno finito per essere infruttuosi, dato che l'ultima volta che il processo è stato aperto “tutto si è infine concluso drasticamente, con la decisione unilaterale del cardinale Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che, nel giugno 2017, ha stabilito solennemente, a modo suo, ‘i requisiti minimi per la piena comunione con la Chiesa cattolica’, includendo esplicitamente l'intero Concilio e il periodo post-conciliare“. Questa situazione, proseguono, dimostra che ”se si persiste in un dialogo dottrinale troppo forzato e privo di sufficiente serenità, alla lunga, invece di raggiungere un risultato soddisfacente, non si fa che peggiorare la situazione".

Appello alla carità

Per tutti questi motivi, la Fraternità Sacerdotale Pio X invita alla “carità verso le anime e verso la Chiesa”. Sottolineano che “la Società è una realtà oggettiva: esiste” e chiedono che la Fraternità “possa continuare a fare questo stesso bene alle anime a cui amministra i santi sacramenti”.

Nella lettera, il Consiglio Generale afferma di non chiedere “privilegi, nemmeno una regolarizzazione canonica che, nella situazione attuale, non è possibile a causa delle divergenze dottrinali”. Essi affermano di svolgere una missione per ottenere “la sopravvivenza della Tradizione, al servizio della Santa Chiesa cattolica”.

Infine, i “lefebvriani” alludono all'atteggiamento di ascolto promosso da Papa Francesco e sono grati per l'attenzione prestata dal Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede.

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