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Habermas-Ratzinger: un dialogo fecondo

Forse la conclusione più illuminante di quel dialogo è stata la proposta di una collaborazione necessaria per evitare le “patologie” sia della ragione che della religione.

Pablo Blanco Sarto-18 marzo 2026-Tempo di lettura: 4 minuti
habermas ratzinger

All'inizio del millennio, il mondo ha assistito inorridito al crollo delle Torri Gemelle ad opera del fanatismo religioso. Nel 2001, mentre le immagini del disastro facevano il giro del mondo, sorse una domanda inquietante: stavamo affrontando una nuova guerra religiosa nel XXI secolo? Oggi, con gli echi di conflitti simili in luoghi come Gaza, Iran o Ucraina - guerre non propriamente religiose -, questa riflessione assume una nuova rilevanza. È in questo clima di perplessità che Jürgen Habermas ha ricevuto il premio nazionale dei librai del Paulskirche di Francoforte. Questo riconoscimento segnò l'inizio di uno spostamento intellettuale verso quella che oggi viene chiamata “società post-secolare”. Habermas osservò che all'indomani della tragedia le chiese, le sinagoghe e le moschee si riempirono, e non necessariamente per gridare vendetta.

In questa analisi, Habermas trovò un interlocutore inaspettato in Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che sosteneva che il fondamentalismo islamico avesse più affinità con il marxismo che con l'Islam. Questo parallelo tra il filosofo neo-marxista e il teologo dogmatico pose le basi per lo storico incontro che si sarebbe svolto due anni e mezzo dopo a Monaco. L'incontro tra il filosofo post-marxista e l'allora cardinale Ratzinger presso l'Accademia cattolica di Baviera nel 2004 non fu solo un colloquio accademico, ma un tentativo di trovare le “basi morali pre-politiche” che stanno alla base di una società democratica e pluralista.

L'incontro tra due mondi

Il dialogo ha messo di fronte due figure apparentemente opposte: l'epigono della Scuola di Francoforte - qualcuno “con un orecchio poco musicale per la religione” - e uno dei teologi più influenti del cristianesimo contemporaneo. Entrambi condividono la preoccupazione per la fragilità dello Stato liberale. Habermas ha riconosciuto che i fondamenti etici dello Stato moderno hanno un'origine religiosa, anche se oggi sono espressi in forma razionale e secolarizzata. Ratzinger ha sostenuto che la Chiesa e lo Stato devono mantenere la loro autonomia - “rendere a Cesare ciò che è di Cesare” - rifiutando qualsiasi tentativo di tornare a uno Stato confessionale.

Uno dei principali punti di contrasto è stata la concezione della verità. Per Habermas, essa è il frutto del dialogo e del consenso; per Ratzinger, il dialogo è il frutto di una verità anteriore, alla quale possiamo accedere attraverso la ragione. Ratzinger ha fatto appello alla necessità di un diritto che sia al di sopra della “legge del più forte”. Ricordando la barbarie nazista che entrambi hanno vissuto in gioventù, il teologo ha avvertito che il semplice consenso delle maggioranze non è sufficiente per stabilire i diritti umani; è necessaria un'istanza più alta per proteggere la dignità di tutti.

Il filosofo illuminista e il teologo della ragione

Jürgen Habermas ha rappresentato il culmine del progetto della modernità, un uomo illuminato che ha dedicato la sua vita alla teoria dell'azione comunicativa e alla difesa della democrazia. Il suo approccio era post-metafisico: per lui la verità è un costrutto che scaturisce dal dialogo simmetrico tra cittadini liberi. Nel suo schema di cose, lo Stato liberale dovrebbe essere neutrale e legittimato attraverso procedure democratiche, senza la necessità di un sostegno religioso diretto, pur riconoscendo che la religione contiene un significato che la società non può ignorare.

Joseph Ratzinger ha incarnato la sintesi tra fede cristiana e ragione filosofica. Come partecipante al Concilio Vaticano II e teologo a cavallo tra due millenni, Ratzinger ha sempre sostenuto che il cristianesimo è una religione illuminata che, fin dalle sue origini, ha optato per il loghi di fronte al mito. Non si rifugiò nel sincretismo o nel mero simbolismo delle religioni orientali. Il suo pensiero, profondamente influenzato da figure come Agostino, Bonaventura e Tommaso d'Aquino, sostiene che la ragione umana è in grado di conoscere la verità oggettiva e che la legge naturale costituisce il rifugio necessario contro l'arbitrio del potere. Per Ratzinger, la verità si basa sulla persona di Gesù Cristo, accessibile attraverso una ragione aperta alla trascendenza. Il Logos divino è alla base della loghi di tutte le cose, che a sua volta può essere compreso dalla loghi umano (cfr. Gv 1.1.3.14).

Ragione e religione: curare le reciproche patologie

Forse la conclusione più illuminante di quell'incontro è stata la proposta di una collaborazione necessaria per evitare le “patologie” di entrambe le parti. Ragione e religione devono curarsi a vicenda dalle rispettive patologie. La ragione come medicina deve purificare la religione, per evitare che cada nel fanatismo o nel fondamentalismo che uccide in nome di Dio. La religione come limite deve impedire alla ragione di cadere nel fanatismo o nel fondamentalismo che uccidono in nome di Dio. hybris e genera “mostri” come Auschwitz, Hiroshima o Chernobyl. “Il sogno della ragione produce mostri”, potrei citare Goya, evocando gli errori storici causati da una ragione moderna, isolata dall'etica, dall'arte, dai sentimenti, dalla religione.

La lezione è stata chiara: in una sfera pubblica sempre più frammentata, è fondamentale recuperare concetti come coscienza, giustizia e un'ampia nozione di natura umana. L'accordo raggiunto da Habermas e Ratzinger dimostra che, anche partendo da posizioni divergenti, è possibile costruire un terreno comune in cui fede e ragione si aiutano reciprocamente a diventare più umane.

Questo dialogo è poi proseguito con il famoso discorso di Ratisbona del 2006, in cui Ratzinger - già come Benedetto XVI - ha chiesto una “ragione allargata”. In contrasto con una ragione puramente strumentale o matematica, il Papa bavarese chiedeva una ragione aperta. Habermas ha risposto a questa richiesta nel Neue Zürcher Zeitung, Il Vorlessung come “antimoderno”. Ma in un successivo incontro a Roma, l'anno successivo, ritrattò in parte, tornando alla posizione iniziale che aveva esposto a Monaco anni prima. La partita si è poi conclusa con un pareggio. Forse ora possono continuare.

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