In una piccola casa di Efeso il tempo sembrava essersi fermato. Già da molti anni Maria era il faro della Chiesa nascente; era lei che cercava i discepoli uno per uno per consolarli e si prendeva cura di tutti loro con la tenerezza di una chioccia verso i propri pulcini, ma le forze, a poco a poco, cominciavano a venirle meno.
Quel 15 agosto l’alba sorse come in qualsiasi altro giorno. Vedendo che Maria tardava a scendere, una delle sante donne salì con cautela nella sua stanza e la trovò a letto, con il volto più bello e sereno che si potesse immaginare, come immersa in un sonno profondo. Avvicinandosi e toccandole delicatamente il fianco, non ottenne alcuna risposta.
«Juan, vieni subito!» sussurrò con le lacrime agli occhi.
Ben presto la casa si riempì completamente. I discepoli, i vicini e una schiera di bambini che volevano sinceramente bene a Maria accorsero di corsa. Ma lì non c’era freddo, né paura, né odore di morte. C’era una luce soffusa che avvolgeva la stanza e una pace così profonda che si poteva quasi toccare. In mezzo a un silenzio sacro, rotto solo da qualche sospiro o dal tenero «tirarsi su il naso» dei più piccoli, Maria aprì gli occhi. Sorrise, cercò lo sguardo di ciascuno per salutare e cominciò a elevarsi. Gesù aveva deciso di portarla via in corpo e anima. Colei che era stata preservata dal peccato era ora preservata dalla corruzione della morte. Se ne andava in Paradiso, sì, ma per poter essere contemporaneamente al fianco di ciascuno dei suoi milioni di figli sulla Terra.
Mentre il mondo si riempiva di una gioia mistica, in Cielo si scatenò un caos benedetto, perché l’arrivo di Maria colse gli angeli completamente alla sprovvista.
«Ma come, è già qui?!» esclamò San Gabriele correndo per i corridoi celesti con una mazzetta di pergamene sotto il braccio.
Il comitato di benvenuto era completamente sopraffatto. Non c’era tempo per provare una nuova sinfonia; i telai celesti non riuscivano a stare al passo con i milioni di ordini di abiti da cerimonia, e le cuoche correvano dalla dispensa ai fornelli con le mani sui capelli, perché non c’era tempo per preparare nulla degno di Lei.
Gabriel, che provava un’infatuazione totale per Maria sin dal giorno dell’Annunciazione, deglutì. Sapeva che per convincere San Michele, l’inflessibile capo delle milizie celesti, doveva presentarsi con un argomento solido e indiscutibile; per questo, prima di andare a cercarlo, corse verso i grandi hangar di luce per parlare con San Raffaele, il direttore del dipartimento dei Custodi.
—Rafael, la Madre è arrivata e quassù è tutto improvvisato! —esclamò Gabriel senza fiato. — Se ci presentiamo a Michele, ci dirà che il protocollo è sacro. Ma se tu vieni con me e gli spieghi l’immenso dispiegamento di forze che le tue guardie devono preparare in suo onore, non potrà rifiutarsi. Per Lei non possiamo fare le cose alla bell’e meglio!
Raffaele, il cui sguardo trasudava sempre una pace e una saggezza infinite, sorrise immediatamente e annuì. Con il peso dei due arcangeli uniti, andarono incontro a San Michele. Gli comunicarono la loro profonda preoccupazione e, con grande sorpresa di Gabriele, l’intervento di Raffaele e la logica della situazione indussero Michele ad abbandonare la sua consueta rigidità.
«Avete ragione», annuì Miguel con fermezza. «Quando si tratta di Lei, non possiamo improvvisare. Venite con me a esporre le vostre argomentazioni al Comando».
I tre Arcangeli si fecero coraggio e bussarono alla porta della Santissima Trinità. Appena entrarono, Dio Padre, Gesù e lo Spirito Santo li guardarono divertiti, poiché a Loro, ovviamente, nulla aveva colto di sorpresa.
«Non c’è tempo, vero?» disse il Padre, rompendo il silenzio con un sorriso. «No, Signore, perché è Lei!» esclamò Gabriel con il cuore in gola.
Gesù intervenne, facendo l’occhiolino a Gabriele per assicurargli che avrebbe parlato con sua Madre e le avrebbe chiesto scusa per non averla avvisata prima della sua Incoronazione, mentre lo Spirito Santo concedeva una proroga di un’intera settimana. I tre arcangeli tirarono un sospiro di sollievo. Per la prima volta nella storia dell’eternità, san Michele convocò una riunione d’urgenza per modificare i piani e, quando comunicò a tutti gli angeli che l’Incoronazione sarebbe stata rinviata di sette giorni affinché tutto fosse perfetto, l’intero Cielo esplose in un applauso. Solo Maria poteva compiere il miracolo di rendere San Michele più flessibile!
Sono stati sette giorni di attività frenetica. Mentre i cori provavano e San Michele organizzava le procedure, Maria passeggiava felice, assaporando la grandiosità della sua nuova dimora. Ha vissuto incontri che hanno fatto piangere di gioia il Cielo: ha abbracciato san Giuseppe, i suoi genitori Gioacchino e Anna, e sua cugina Elisabetta. Ma, senza dubbio, uno dei momenti più commoventi fu l’incredibile merenda che organizzò con i Santi Innocenti: un’immensa assemblea di bambini a cui l’orrore dell’aborto aveva impedito di vedere la luce del giorno sulla Terra. A quelle anime innocenti e pure, che non sono mai nate, Maria ha riservato un amore traboccante, riempiendole di coccole, baci e carezze, facendo loro sentire il calore della Madre che il mondo aveva loro negato.
Tuttavia, ciò che affascinò maggiormente Maria durante quei sette giorni di tregua non furono i palazzi d’oro, bensì gli immensi hangar inondati di luce dove lavoravano gli Angeli Custodi. San Raffaele, grato di aver fatto parte del corteo che era riuscito a fermare il tempo, la accolse inchinandosi profondamente.
—Mamma —le disse con voce melodiosa—, so che il tuo corpo è qui, ma il tuo cuore è ancora laggiù, che batte per i tuoi figli. Lascia che ti mostri come funziona il tuo esercito.
Rafaele guidò Maria attraverso infinite legioni di angeli, che si preparavano in sezioni millimetriche. Maria osservava quella frenetica attività con occhi stupiti e un desiderio protettivo che le infiammava l’anima. San Raffaele le indicò innanzitutto una sezione in cui gli angeli esaminavano mappe ricche di fili dorati, spiegandole che erano i custodi dei giovani, dei bambini e degli adolescenti. La loro missione era quella di sussurrare loro all’orecchio nel bel mezzo delle tempeste dell’adolescenza, custodirne l’innocenza e aiutarli a scoprire la splendida vocazione che Dio aveva pensato per ciascuno di loro.
Maria si avvicinò a uno di quei giovani guardiani che stava affilando le sue ali invisibili prima di partire per la Terra, e gli toccò la spalla con divina tenerezza:
«Quando mio figlio soffrirà perché dubita della sua strada», sussurrò Maria all’angelo, «digli che sono io stessa a sostenerlo. Non lasciare che inciampi».
San Raffaele la condusse quindi in un’ala immensa che brulicava di attività, con quattro intere legioni incaricate di custodire uomini e donne con vocazione matrimoniale, una sezione in cui San Gabriele gli dava una mano coordinandoli. Rafael le spiegò che il loro compito era estremamente arduo: mantenere vivo il fuoco dell’amore quotidiano, infondere pazienza nelle notti di stanchezza, sanare le ferite dell’orgoglio e proteggere le famiglie della Terra. Maria, commossa nel ricordare la propria casetta di Nazareth, pensò che attraverso di loro Lei stessa sarebbe entrata nelle cucine, nei salotti e nelle notti insonni di ogni famiglia per essere la Pacificatrice.
Proseguirono nel loro cammino e Rafael gli mostrò le due legioni incaricate di custodire coloro che si dedicavano a Dio nel celibato apostolico, e altre due dedicate alle famiglie dei religiosi, i cui angeli indossavano i colori delle vesti terrene. Infine, contemplarono gli arcangeli ministeriali, quelli il cui unico scopo era assistere i sacerdoti e i diaconi all’altare.
Di fronte a questo meraviglioso spettacolo, Maria comprese la grandezza dell’Amore Divino. Gli angeli erano i ponti, ma Lei sarebbe stata la mappa. Guardando san Raffaele, Maria sorrise con una determinazione celeste:
—Rafael, il tuo dipartimento avrà molto lavoro da fare. Perché d’ora in poi, ogni preghiera, ogni Ave Maria e ogni lacrima che i miei figli verseranno sulla Terra, diventerà un ordine diretto per voi. Sarete le mie mani e i miei piedi laggiù.
Rafael, commosso dalla genialità della sua nuova Regina, annuì con entusiasmo, assicurandole che erano tutti pronti e che aspettavano solo la sua corona per iniziare a volare sotto i suoi ordini.
E così arrivò il grande giorno. Un sentiero luminoso, come il riflesso della luna sul mare calmo, si estendeva dalla casa di Maria fino a una scalinata fiorita dove attendeva la Trinità. Il Cielo era un oceano di colori: i martiri erano vestiti di rosso, le vergini di blu e i santi di un bianco purissimo, e alcuni di loro portavano una bellissima bordatura verde che correva lungo i bordi, le maniche e i colletti delle loro tuniche. Erano i santi laici, «i santi della porta accanto».
Questo dettaglio cromatico racchiude un significato profondo: mentre i grandi santi degli altari brillavano per miracoli o martiri straordinari, essi rappresentavano la santità della vita quotidiana. Il bianco delle loro vesti proclamava la purezza del loro battesimo, ma il verde era il colore della speranza e del tempo comune sulla Terra: quello delle giornate di lavoro invisibile, quello della pazienza nelle veglie e quello della fedeltà nascosta in famiglia.
Erano le madri e i padri che hanno reso sacra la tavola da pranzo, i professionisti che hanno lavorato con onestà e i semplici vicini che hanno teso una mano in silenzio; anime che non hanno vissuto ai margini del mondo, ma che sono state il riflesso dell’Amore di Dio nel cuore dei propri quartieri, camminando al fianco di ciascuno di noi.
Alle dodici in punto le campane risuonarono e iniziò a risuonare l’Angelus mentre il corteo si metteva in marcia. Per prime sfilavano madri e nonne che spargevano rosmarino; poi, giovani vergini che profumavano l’aria con fiori d’arancio. Poco prima che apparisse Maria, avanzò quel gruppo benedetto di bambini e bambine vestiti di rosso: i Santi Innocenti che Maria aveva consolato giorni prima, che ora camminavano con un immenso sorriso celestiale, spargendo allegri petali di gelsomino lungo il percorso.
Quando Lei apparve, la musica si interruppe per un istante e l’intero Cielo trattenne il respiro, poiché nessuno aveva mai visto tanta bellezza. Maria indossava un abito bianco così radioso da sembrare «vestita di sole», uno splendore che illuminava senza ferire gli occhi. Indossava un mantello blu dell’Immacolata e una pettinatura semplice impreziosita da ornamenti che brillavano come la luna e le stelle.
Appena la vide, l’orchestra iniziò a suonare una versione celestiale e maestosa del Magnificat. Maria, commossa da tanto amore, cominciò a salire la scalinata, mentre i serafini lanciavano petali di rosa e inondavano l’aria con il loro profumo. Giunta in cima, si prostrò in adorazione.
Gesù si alzò, le prese delicatamente la mano e la fece voltare in modo che potesse guardare tutto il suo popolo. Il Padre si collocò alla sua destra, Gesù alla sua sinistra e lo Spirito Santo, sotto forma di colomba, sbatté le ali proprio dietro la sua testa. San Michele si fece avanti portando una splendida corona con dodici stelle e, in quell’istante, tutto il Cielo si inginocchiò a terra. Le voci di milioni di angeli e santi tuonarono all’unisono recitando le litanie: «Madre di Dio! Porta del Cielo! Regina degli Angeli! Regina della Pace!».
La Trinità gli posò la corona sul capo e il Cielo esplose in un applauso. I fuochi d’artificio più grandiosi mai visti disegnarono luci incredibili nel firmamento celeste, chiudendo lo spettacolo con una silhouette che fece piangere di commozione tutti: un rosario gigante disegnato con stelle di luce.
E così ebbe inizio la grande sfilata! San Michele si mise in marcia dietro alcune maestose bandiere recanti gli attributi della Regina, seguito dai suoi arcangeli ministri. Dietro di loro marciavano le legioni dei religiosi e dei consacrati. Poi, San Gabriele guidò con passo deciso le quattro legioni dei custodi del matrimonio. E a chiudere la sfilata, con uno splendore gioioso e pieno di speranza, apparve San Raffaele alla guida dei custodi dei giovani e dei bambini.
Passando davanti al trono di Maria, Rafael alzò il suo bastone da viandante e tutti gli angeli custodi spiegarono le ali all’unisono, porgendo un saluto affettuoso e solenne. Sapevano che, da quel momento in poi, le loro missioni sulla Terra avrebbero avuto il profumo e il sostegno della Regina del Cielo.
Al termine della grande «Salve Regina», cantata con un entusiasmo tale da far tremare le stelle, ebbe inizio il banchetto. Ma Maria, fedele al suo stile di Madre, non si sedette sul suo trono. Con il suo imponente abito di sole e il mantello blu, cominciò a passeggiare tra i tavoli. Assaggiava un boccone da ogni piatto, rideva con san Raffaele commentando le prossime «strategie di protezione» per il giorno seguente sulla Terra e, con il suo dolce sguardo, si assicurava che nessuno dei suoi figli, né in Cielo né sulla Terra, si sentisse mai più solo.





