Vangelo

Dalla roccia alla pietra d’inciampo. XXII domenica del tempo ordinario (A)

Vitus Ntube ci illustra le letture della XXII domenica del tempo ordinario (A), corrispondente al 30 agosto 2026.

Vitus Ntube-27 agosto 2026-Tempo di lettura: 2 minuti

La liturgia di oggi ci pone di fronte a una sfida presente nella vita di ogni cristiano: la tentazione di eliminare la croce e la sofferenza. Come si può conciliare la sofferenza con la vita cristiana? Gesù non lascia spazio a dubbi. Dice ai suoi discepoli: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.".

Gesù comincia a rivelare ai suoi discepoli che deve andare a Gerusalemme, soffrire molto, essere condannato a morte e risorgere il terzo giorno. Pietro, tuttavia, non riesce a vedere oltre la sofferenza e la morte. Non si rende conto che la spiegazione di Gesù non si esaurisce nella croce, ma nella risurrezione. Per lui, la sofferenza non può essere associata a Cristo né, di conseguenza, ai suoi seguaci. Ciò che non capisce è che, cercando di eliminare la croce, sta eliminando anche la risurrezione. 

Il Vangelo di oggi è la continuazione del brano di domenica scorsa. Non molto tempo fa, Gesù aveva lodato Pietro, definendolo la roccia su cui avrebbe edificato la sua Chiesa e affidandogli le chiavi del Regno. Tuttavia, oggi lo stesso Pietro riceve un duro rimprovero: “¡Vattene via da me, Satana! Per me sei una pietra d'inciampo”. Dalla roccia alla pietra d’inciampo. 

Potrebbe sembrare che dovremmo ritirare tutte le lodi che abbiamo rivolto a Pietro la settimana scorsa. Forse lo abbiamo celebrato troppo presto? Se avessimo aspettato ancora qualche versetto, avremmo visto questo sorprendente cambiamento. Ma la vita cristiana non è così semplice. L’esperienza di Pietro rivela una realtà presente in ogni discepolo. Possiamo riconoscere la grandezza di Cristo e, tuttavia, avere difficoltà ad accettare che la fedeltà a Lui comporti sacrificio. Possiamo professare che Gesù è il Figlio di Dio e, ciononostante, diventare ostacoli alla sua missione quando rifiutiamo la via che Egli ha scelto per salvare il mondo.

La prima lettura ci offre un esempio di questa verità. Il profeta Geremia rimase fedele alla parola di Dio, ma la sua fedeltà gli procurò scherno e rifiuto. Divenne oggetto di scherno. Come egli stesso lamenta: “La parola del Signore mi è stata motivo di oltraggio e disprezzo ogni giorno".

Molti cristiani oggi conoscono in parte l’esperienza di Geremia. Rendere testimonianza al Vangelo a volte ci espone all’incomprensione, allo scherno e persino all’ostilità. Condurre una vita spiritualmente e moralmente coerente in Cristo può essere fonte di sofferenza. Questa apparente perdita è, in realtà, la vera vita. Siamo esortati a non essere pietre d’inciampo, ma a rimanere saldi come una roccia di fronte alle difficoltà. Siamo invitati a pensare come Dio e non come gli uomini di fronte a queste circostanze.

Newsletter La Brújula Lasciateci la vostra e-mail e riceverete ogni settimana le ultime notizie curate con un punto di vista cattolico.