Spagna

Lo Stato può imporre confraternite miste? Sagunto, il nuovo caso che divide la Spagna

Uno specialista spiega quali sono i beni e i diritti in gioco quando lo Stato impone l'esistenza di confraternite miste.

Javier García Herrería-24 marzo 2026-Tempo di lettura: 4 minuti
confraternite miste

La decisione della Confraternita del Sangue Immacolato di Sagunto di mantenere l'esclusione delle donne dai suoi ranghi ha riaperto un dibattito che in Spagna non è mai del tutto chiuso: il difficile equilibrio tra uguaglianza e libertà religiosa. La votazione interna, in cui la maggioranza dei confratelli ha nuovamente respinto l'ammissione delle donne, ha avuto conseguenze immediate - come il possibile ritiro del riconoscimento della Settimana Santa locale come evento turistico - ma soprattutto ha riportato al centro una questione fondamentale: può lo Stato imporre criteri di uguaglianza nell'organizzazione interna di un'entità religiosa?

Il caso non è isolato. Si riferisce direttamente alla recente dottrina della Corte Costituzionale nel conflitto della Cofradía del Cristo de La Laguna del 2024, una sentenza che è stata molto discussa in ambito accademico. Tra le voci critiche c'è quella di Santiago Cañamares, professore di Diritto Ecclesiastico dello Stato presso l'Università Complutense di Madrid, e di autore di una pubblicazione sulla discriminazione sessuale nelle entità religiose (Dykinson, 2026, pp 145-169).

Confusione e incomprensioni

Il problema non sono tanto le sentenze emesse, quanto l'approccio adottato dai tribunali. Da questo punto di vista, il primo errore è di qualificazione giuridica. «Le confraternite non sono associazioni civili o culturali, ma associazioni pubbliche di fedeli integrate nella struttura della Chiesa», spiega Cañamares. Questa differenza «implica che le leggi che dovrebbero essere applicate ad esse non sono quelle del diritto civile associativo, ma quelle del diritto ecclesiastico». Tuttavia, afferma il professore, «la Corte Costituzionale avrebbe trattato queste entità come se fossero normali associazioni private, applicando categorie del diritto civile che non corrispondono loro».

Questa confusione si aggrava quando il tribunale giustifica il suo intervento con l'idea che le attività delle confraternite abbiano una dimensione culturale. «È vero che le processioni fanno parte del patrimonio storico e sociale, ma ridurle a questo livello significa, in pratica, privarle del loro significato religioso», afferma Cañamares. Il fatto che qualcosa abbia un impatto culturale non lo rende un'entità culturale. Le processioni sono culturali perché sono religiose, non viceversa.

Un importante precedente

Come avverte questa linea di critica, la corte finisce per sostituire il criterio dell'entità religiosa stessa con un criterio esterno, che si scontra direttamente con il principio di neutralità dello Stato.

In sostanza, è in atto una reinterpretazione della libertà in chiave espansiva. Si intende che il diritto all'uguaglianza debba prevalere anche in ambiti in cui tradizionalmente è stato riconosciuto un ampio margine di autonomia, come la religione. Ma questa visione solleva problemi evidenti. L'uguaglianza, come la giurisprudenza ha più volte sottolineato, non implica un'uniformità assoluta, né vieta tutte le differenze di trattamento, ma solo quelle prive di ragionevole giustificazione.

Cañamares ritiene che «il precedente dell'Alarde de Irún sia particolarmente illustrativo». Questa festa, che commemora una vittoria militare del 1522, mantiene un modello tradizionale in cui gli uomini sfilano come soldati. Alla fine degli anni Novanta, il conflitto sull'esclusione delle donne ha raggiunto i tribunali ed è sfociato nella Corte Suprema (SC), che nel 2008 ha stabilito una distinzione fondamentale.

Secondo la Corte di giustizia, non tutte le esclusioni per motivi di sesso sono illegali se avvengono nel contesto di enti privati. La chiave era distinguere tra pubblico e privato: quando l'evento è organizzato da un'amministrazione, l'uguaglianza è rigorosamente applicabile; quando è organizzato da un'entità privata, prevale la libertà di associazione. Grazie a questa dottrina, oggi coesistono diversi modelli senza che uno venga imposto all'altro.

Applicato al caso delle confraternite, il parallelo è chiaro. La Chiesa non impedisce l'esistenza di confraternite miste o addirittura femminili. Costringere una particolare confraternita a modificare i propri statuti non estende i diritti, ma limita la libertà dei suoi membri.

Il parere della Corte europea dei diritti dell'uomo

Questo è uno degli argomenti più delicati ma anche più rivelatori. Se lo Stato può imporre l'ammissione delle donne in un'entità religiosa, cosa gli impedirebbe di esigere in futuro l'ammissione di persone non credenti, scomunicate o addirittura contrarie alla dottrina che l'entità pretende di difendere? La questione cessa di essere quella dell'uguaglianza di genere e diventa un problema strutturale di chi definisce l'identità delle comunità religiose.

Non è un caso che questo dibattito abbia superato la sfera nazionale. Il caso delle Isole Canarie è già stato portato davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo, la cui giurisprudenza è tradizionalmente chiara nel difendere l'autonomia delle confessioni. Questa Corte ha ribadito che le comunità religiose hanno il diritto di organizzarsi secondo le proprie regole, la definizione della propria dottrina o la selezione dei propri membri, come parte essenziale della libertà religiosa collettiva.

Da questo punto di vista, l'intervento della Corte Costituzionale è più che problematico. È accusata di aver applicato una logica estranea al fenomeno religioso, di aver confuso il culturale con il dottrinale e di aver portato il principio di uguaglianza oltre i suoi limiti ragionevoli. In breve, è intervenuta in un ambito in cui lo Stato dovrebbe mantenere una posizione di neutralità.

Per Santiago Cañamares, la spiegazione di questo fenomeno è chiara: «la Corte costituzionale è attualmente molto politicizzata», il che facilita un'interpretazione egemonica e di parte in alcune sue sentenze.

Il caso di Sagunto, quindi, non è una semplice controversia locale né una disputa interna a una confraternita. È un ulteriore episodio di un più ampio dibattito sui limiti del potere pubblico in una società pluralista.

Per saperne di più
Newsletter La Brújula Lasciateci la vostra e-mail e riceverete ogni settimana le ultime notizie curate con un punto di vista cattolico.