COMMENTO ARTISTICO
Questa scena è il primo affresco della serie dedicata alla vita di San Pietro, che a prima vista può sembrare fuori contesto. Tuttavia, ha un profondo significato teologico: rappresenta le conseguenze della caduta di Adamo ed Eva e la necessità della salvezza offerta dalla Chiesa fondata da San Pietro. Collocata in alto sulla parete sinistra della Cappella Brancacci, la cacciata di Adamo ed Eva dà inizio alla narrazione, creando lo sfondo spirituale per le storie successive. Accanto ad essa, spicca un'altra opera emblematica di Masaccio, Il tributo della moneta, che racconta eventi successivi.
Masaccio e la svolta naturalista
Questa rappresentazione di Adamo ed Eva è profondamente emotiva e carica di drammaticità. Le figure a grandezza naturale sono state progettate per essere viste dal basso, il che ne aumenta l'impatto visivo. Secondo il racconto biblico, dopo aver rimproverato Adamo per la sua disobbedienza (come illustrato in un'opera dei fratelli Bassano discussa in precedenza), Dio espelle lui ed Eva dal giardino dell'Eden. Masaccio raffigura questo momento inserendo uno scorcio di angelo che, brandendo una spada, li espelle dal Paradiso. A sinistra si trova una porta illusoria, elemento caratteristico dello stile gotico internazionale, che rende omaggio alla tradizione del realismo spaziale iniziata da artisti come Giotto. Tuttavia, la disposizione spaziale tra l'angelo e la porta sembra un po' forzata. Le ombre proiettate dalle figure a terra le ancorano alla scena, conferendo loro una maggiore dimensionalità.
Adamo ed Eva si muovono, allontanandosi dall'Eden sotto l'occhio vigile dell'angelo. Il peso del peccato si riflette nella postura ingobbita di Adamo, che si copre il volto con le mani per la vergogna. La sua nudità, esposta allo spettatore, simboleggia la sua vulnerabilità. Masaccio utilizza il chiaroscuro (contrasto tra luce e ombra) per conferire al corpo di Adamo uno straordinario naturalismo; le tonalità del suo busto dimostrano un'abilità tecnica rara per il suo tempo.
Al contrario, Eva cerca di coprirsi il corpo con le mani, riflettendo pudore e senso di colpa. Il suo sguardo verso il cielo e la sua bocca semiaperta ci mostrano la lacerazione prodotta dal senso di colpa.
La sua postura evoca il tipo classico del Venere Púdica, qui reinterpretato per esprimere la sofferenza umana piuttosto che la bellezza idealizzata. Davanti a loro si estende quello che sembra un paesaggio desolato, che simboleggia le conseguenze della loro disobbedienza.
Restauro e tecnica degli affreschi
Tra il 1988 e il 1990, gli affreschi della Cappella Brancacci sono stati sottoposti a un importante restauro per rimuovere secoli di sporco, fumo di candela e ridipinture che ne avevano oscurato la colorazione originale. Questo processo ha permesso di comprendere meglio come gli artisti abbiano utilizzato la tecnica del buono fresco, o vera freschezza. Nel caso di La cacciata dal Giardino dell'Eden è possibile osservare come le figure siano delimitate da aree separate. Le macchie visibili sono una conseguenza di questa tecnica e dell'uso del giornate, sezioni giornaliere di intonaco fresco applicate per la pittura. I pittori di affreschi dovevano pianificare attentamente le aree da dipingere ogni giorno, poiché dovevano completarle prima che l'intonaco si asciugasse. Masaccio sembra aver dedicato giornate Le tonalità più scure di blu dietro Adam rivelano differenze negli strati di intonaco, risultato di cambiamenti chimici nei pigmenti nel corso del tempo. Le tonalità più scure di blu dietro Adamo rivelano differenze negli strati di intonaco, risultato di cambiamenti chimici dei pigmenti nel corso del tempo. Questi segni, impercettibili nel XV secolo, sono diventati visibili con l'invecchiamento dell'affresco.
La cacciata dal Giardino dell'Eden contrasta con il resto delle scene della serie, che hanno uno stile più sobrio. Rispetto alle rappresentazioni idealizzate e serene di Adamo ed Eva di Dürer o Bassano, Masaccio sceglie qui di enfatizzare le emozioni più crude. I personaggi mostrano la loro disperazione; il loro linguaggio del corpo esprime vergogna e dolore. Non c'è nulla di bello in questa scena, solo l'agonia della consapevolezza di aver disobbedito a Dio e di non poter tornare indietro. Eppure, anche in questo momento di disperazione, c'è una speranza di redenzione. Dio, nella sua infinita misericordia, ha inviato suo Figlio, Gesù Cristo, per redimere l'umanità. Attraverso Maria, la nuova Eva, questa redenzione è diventata possibile. L'immacolata concezione di Maria e il suo fiat ha permesso il ripristino della grazia da parte di Gesù, il nuovo Adamo, che riconcilia l'umanità con Dio.
COMMENTO CATECHETICO
L'immagine di dolore e perdita che domina l'affresco dipinto da Masaccio per la Cappella Brancacci esprime crudamente che, dopo il peccato originale, l'intera umanità vive in uno stato di esilio. Infatti, il peccato commesso dalla prima coppia umana fa sì che tutta la loro discendenza debba vivere bandita dal Paradiso, il giardino che Dio aveva creato per il loro godimento quando aveva pensato a loro. Il finto cancello a cui Adamo ed Eva voltano le spalle evoca gli immensi beni che hanno perso attraversandolo e richiama, con il suo freddo grigiore e l'ambiente arido, l'immensa miseria dell'esilio a cui va incontro tutta la vita umana, sottoposta da quel momento in poi al male e alla morte.
Infatti, il peccato, vera morte dell'anima, mostra le sue conseguenze nei volti e nei gesti di Adamo ed Eva, il cui crudo dramma ci ricorda il loro bisogno di redenzione e di giustificazione. Non solo per loro, ma per tutti i loro discendenti, perché l'umanità, bandita dal paradiso, cammina nella storia trascinando la sua natura decaduta di generazione in generazione, poiché il peccato originale, per trasmissione, raggiunge tutta la vita che viene al mondo.
Tutti uniti nella colpa di Adamo
L'unità del genere umano spiega questa trasmissione universale del peccato originale. Infatti, l'umanità intera forma un unico corpo solidale e, come l'umanità intera riceve la vita dai suoi primi genitori, così l'umanità intera è colpita dalle conseguenze del suo peccato. Quindi, anche se il peccato di Adamo ed Eva è stato personale, il corpo unico dell'intera umanità deve portarne lo stigma. Ogni essere umano, quindi, può riconoscersi nelle figure del dipinto, perché, per quanto distante da loro nel tempo, ha ricevuto per trasmissione il peccato in esso narrato.
Possiamo dire, quindi, che ogni vita umana viene al mondo con il peso del peccato originale, anche se, non essendo un peccato commesso, ma ricevuto per trasmissione, può essere chiamato solo per analogia peccato. Infatti, il peccato originale è uno stato, contratto per il fatto di esistere nella natura umana, non un peccato commesso con un atto di volontà propria. Non è un peccato nel senso assoluto di una colpa personale che comporta una maggiore o minore privazione della grazia di Dio, ma nel senso analogo di una privazione assoluta della santità e della giustizia originali.
È questa privazione assoluta che fa di ogni persona umana un reietto, perché la casa che Dio ha voluto per la sua creatura è l'intimità nella sua santità e nella sua giustizia, come è venuto a vivere nel giardino dell'Eden. Così, l'essere umano, piegato su se stesso, nudo, cercando di coprire la sua vergogna, come lo dipinge Masaccio, è ferito ed espulso dalla grazia, ma non è completamente corrotto. È ferito, non morto; bandito, ma non giustiziato; caduto, ma non sepolto.
È importante dare il giusto valore a questa ferita, affinché non venga né ignorata né ingigantita. Nel V secolo Sant'Agostino dovette confutare le tesi dell'eretico Pelagio, il quale sosteneva che il peccato di Adamo era solo un cattivo esempio, un graffio sulla coscienza che ogni essere umano poteva curare con la sola forza di una vita austera e virtuosa. Nel XVI secolo l'eretico Lutero, invece, sosteneva l'assoluta corruzione della natura umana, la cui ferita originaria non poteva più essere sanata ma solo coperta. Di fronte a ciò, il Concilio di Trento ha dovuto ricordare che l'umanità, pur ferita e soggetta all'ignoranza, al peccato e alla morte, può essere guarita dalla redenzione di Cristo, il nuovo Adamo che ristabilisce l'umanità con una portata universale. Come tutti hanno peccato in Adamo, così tutti sono stati redenti da Cristo, e tutti devono abbracciare questa redenzione attraverso l'accoglienza del Battesimo.
Tutti redenti dal nuovo Adamo
La natura umana può essere restaurata dal Battesimo, che ci unisce all'opera redentrice del nuovo Adamo e trasforma così l'esiliato in un pellegrino che, dopo essere stato battezzato, inizia il suo ritorno in paradiso. Il battezzato è giustificato e santificato dal bagno della nuova nascita, così che davanti a lui si riapre la porta lasciata da Adamo ed Eva. La speranza di tornare a casa è aperta per lui, anche se deve percorrere questa strada con fatica. Il battesimo cancella il peccato originale e perdona la colpa, ma non cancella completamente la ferita dell'anima, l'inclinazione al male che batte nella concupiscenza.
Per questo è necessaria la lotta personale e comunitaria del battezzato e soprattutto l'aiuto della grazia di Dio, ricevuta nel battesimo e che ci guida lungo il cammino. Questo aiuto ci ricorda che Dio non ha abbandonato l'umanità nella sua caduta né abbandona i battezzati nella loro lotta quotidiana contro la concupiscenza. La Sacra Scrittura, così come ci rivela il peccato (Genesi 3, 7-13), annuncia anche la permanente provvidenza del Dio che non solo non abbandona, ma promette la futura redenzione (Genesi 3, 14-15).
Ciò che era stato promesso in questo Protoevangelium per tutti i discendenti di Adamo ed Eva, che introdussero il peccato originale con la loro disobbedienza, si è realizzato in Cristo e Maria, nel Redentore e in Sua Madre, che con la loro obbedienza hanno riparato il primo peccato. La redenzione operata da Cristo, infatti, si è manifestata innanzitutto in Maria, nella cui concezione immacolata era assente il peccato originale con cui è concepita ogni vita umana.
Cristo è per tutti gli uomini non solo la porta che riporta al paradiso, ma anche il donatore di uno stato superiore a quello della giustizia originale, perché, come ci ricorda San Tommaso, non è solo la porta che riporta al paradiso, ma il donatore di uno stato superiore a quello della giustizia originale, “Gli esseri umani sono stati destinati a uno scopo più elevato dopo il peccato”.”. Il male che vediamo in questa immagine, quindi, ci ricorda che, alla fine, Dio trae dal male un bene più grande e che, come scrisse San Giovanni della Croce, "Il male che vediamo in questa immagine ci ricorda che, alla fine, Dio trae dal male un bene più grande e che, come scrisse San Giovanni della Croce, “Dio sa saggiamente e meravigliosamente trarre il bene dal male, e da ciò che era il nostro male, fare la causa di un bene più grande”.”.
Opera
Storica dell'arte e dottoressa in Teologia



