Per parlare di diaconato permanente è essenziale partire dalla famiglia. La chiamata di Dio non si riceve in solitudine, ma nel cuore di una casa concreta, con nomi, volti e una storia condivisa. Nel nostro caso, possiamo dire con semplicità che Dio ha bussato alla porta della nostra casa e che, fino ad oggi, abbiamo cercato di rispondergli con fedeltà e generosità. Chiediamo al Signore di mantenerci saldi nella dedizione ai nostri fratelli e sorelle e nella fedeltà alla Chiesa.
Nulla di ciò che ho vissuto sarebbe stato possibile senza la presenza della magnifica donna che Dio ha messo sul mio cammino. La sua fiducia, la sua disponibilità e il suo costante accompagnamento sono stati un vero pilastro in questo processo vocazionale. La sua testimonianza di fede viva, di amore per la Chiesa e di silenziosa dedizione ha sostenuto il nostro cammino comune. Insieme a lei, il Signore ci ha benedetto con due figli, vero riflesso del suo amore e segno della sua grazia riversata sulla nostra famiglia.
L'origine della vocazione
Siamo stati avvicinati per la prima volta alla possibilità del diaconato permanente nel 1998. Il nostro parroco ci ha parlato della possibilità di fare domanda di ammissione come aspiranti al diaconato. Dopo un periodo di riflessione comune come famiglia, abbiamo deciso di accettare la proposta. Tuttavia, il successivo cambio di parroco ha fatto sì che la decisione venisse rimandata e non si concretizzasse in quel momento.
Nel 2006, un nuovo parroco ha riproposto la questione. Anche in questo caso abbiamo riflettuto in famiglia, condividendo dubbi, preoccupazioni e speranze. Un passo particolarmente significativo è stato l'esplicito consenso di mia moglie, che con gioia e disponibilità ha firmato il documento che accettava la mia disponibilità ad essere ammesso al diaconato. Il suo sostegno è stato, ancora una volta, una chiara conferma della chiamata condivisa.
Il giorno di San Giovanni, il 24 giugno 2006, il nostro parroco fu convocato in udienza familiare da don Antonio Ceballos, allora vescovo di Cadice e Ceuta. Quel giorno è per sempre impresso nella nostra memoria. In quell'udienza, il vescovo ricevette, da un lato, la domanda di ammissione di nostro figlio Antonio Jesús al Seminario conciliare di Cadice e, dall'altro, la mia ammissione come aspirante al diaconato permanente. Come diciamo spesso, il Signore non si lascia superare in generosità e, quando ci si dona a Lui, ci restituisce sempre il centuplo.
Nel febbraio 2008 sono stato ordinato diacono permanente e nell'ottobre 2013 nostro figlio maggiore è stato ordinato sacerdote. È un'esperienza profondamente toccante chiedere la benedizione del proprio figlio come sacerdote per annunciare il Vangelo. Ricordo di avergli detto scherzosamente che il giorno della sua prima Eucaristia, prima di proclamare il Vangelo, gli avrei detto: “Figlio, dammi una benedizione”, invece del solito “Mi benedica, Padre. Alla fine la scena è rimasta solo un aneddoto, ma esprime bene la profondità e la bellezza di questo mistero vocazionale condiviso.
Il giorno per giorno
La vita di un diacono permanente in una famiglia è ricca di momenti di profonda gioia e soddisfazione, soprattutto quando la fede viene vissuta e celebrata insieme. Anche nei momenti di dolore e di difficoltà, l'esperienza di fede condivisa diventa fonte di unità, di conforto e di forza.
C'è un momento che spesso cattura la nostra attenzione quando assistiamo all'Eucaristia. Mia moglie di solito siede da sola nel banco mentre io, come diacono, assisto il celebrante all'altare. Di tanto in tanto qualcuno le chiede: “Sei sempre da solo a Messa?”.”. Di solito risponde con calma che quando il marito, in quanto diacono, alza il calice nella dossologia, entrambi sono uniti in modo speciale, suggellati dall'alleanza matrimoniale, che è anche un segno visibile della grazia di Dio.
Il nostro figlio più giovane, insieme alla moglie e alla figlia, forma oggi una famiglia con profonde convinzioni cristiane e una coerente vita di fede. Condividiamo con gratitudine la gioia di sentirci benedetti da Dio ed eleviamo un sincero ringraziamento per i doni che ci fa ogni giorno per essere, in mezzo alla società, la sua presenza e l'annuncio che Dio ci ama al di là dei nostri fallimenti e dei nostri peccati. Gli amici al battesimo della nostra nipotina ci chiedono “Chi la battezzerà?”.” e alcuni si stupiscono che lo zio della nipote abbia celebrato l'Eucaristia e il nonno abbia battezzato.
Nel cammino verso il diaconato permanente, non mancano aneddoti che evidenziano la scarsa conoscenza che ancora esiste su questo ministero, nonostante in alcune preghiere eucaristiche i diaconi siano espressamente citati accanto al Papa, ai vescovi e ai sacerdoti. Nelle celebrazioni della Parola in assenza di un presbitero, non è raro che qualcuno si avvicini alla fine e dica: “Padre, ha dimenticato di consacrare”.”. O che, vedendo arrivare il diacono accompagnato dalla moglie, qualcuno si scandalizzi e commenti: “E chi è quella signora?”.
Normalizzazione della realtà diaconale
Tuttavia, in base alla mia esperienza personale, posso affermare che il diaconato permanente si sta facendo strada con costanza e speranza. A poco a poco, nuovi diaconi vengono incorporati e si percepisce come questo ministero cominci a essere valorizzato e accolto nella vita della diocesi. È anche motivo di gioia notare che le diocesi in cui il diaconato permanente non è ancora stato ripristinato stanno compiendo passi decisivi per renderlo realtà. Ciò è avvenuto di recente in arcidiocesi come Granada e Mérida-Badajoz, segno eloquente che lo Spirito continua a suscitare servitori e a mostrare nuovi modi di servire la Chiesa.
E sebbene non esista un ministero vocazionale specificamente orientato al diaconato permanente, continuano a comparire uomini disposti a servire. Sono pochi, ma di ammirevole qualità umana, familiare ed ecclesiale. Ogni aspirante è fonte di autentico stupore: uomini con una vita già dedicata alla famiglia, al lavoro e alla comunità cristiana, che desiderano offrirsi ancora di più alla Chiesa. In loro è chiaro che la vocazione non nasce da una pianificazione, ma dalla fedeltà di Dio e da una risposta generosa al servizio. Ognuno di questi candidati è un dono e una conferma che il diaconato permanente è prima di tutto opera dello Spirito Santo nella Chiesa.
Diacono permanente della diocesi di Cádiz e Ceuta





