Il periodo pasquale culmina con l'invio dello Spirito Santo, che scende su Maria e gli Apostoli nel Cenacolo. Questo potente evento segna non solo l'inizio della missione della Chiesa nel mondo, ma anche un nuovo inizio nella vita di ogni credente.
A prima vista, la prima lettura e il Vangelo sembrano presentare due racconti diversi della venuta dello Spirito Santo, quasi come se ci fossero due Pentecoste. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù risorto appare agli apostoli e alita su di loro dicendo: “... lo Spirito Santo è lo Spirito di Dio".“Ricevere lo Spirito Santo”. Negli Atti degli Apostoli, invece, lo Spirito scende con vento e fuoco a Pentecoste. Non si tratta di racconti contraddittori, ma complementari. Giovanni ci mostra la fonte dello Spirito - il Cristo risorto - mentre Luca ci mostra la direzione dell'azione dello Spirito, che conduce la Chiesa fino ai confini della terra.
Nella prima lettura sentiamo che a Gerusalemme si sono riuniti ebrei provenienti da ogni nazione del cielo. Questo raduno indica già la dimensione universale della Chiesa e della missione cristiana. Il popolo è confuso, ma non come a Babele. A Babele, la confusione portò alla divisione e alla dispersione dei popoli. Qui, invece, la confusione lascia il posto allo stupore e alla meraviglia. Si chiedono: “Che cosa pensate?Non sono tutti galilei quelli che parlano? Com'è possibile che ognuno di noi li senta parlare nella propria lingua??”. Ciò che sperimentano non è la divisione, ma l'unità nella diversità. La divisione iniziata a Babele è ora annullata dallo Spirito Santo.
Gli apostoli ricevono il dono delle lingue: la capacità di parlare in modo comprensibile a tutti. Ma la Pentecoste non è solo parlare, è anche ascoltare. Al miracolo della parola si affianca quello, altrettanto importante, della comprensione. Le persone sono in grado di ascoltare, accogliere e comprendere. Così come vediamo le lingue di fuoco posarsi sugli Apostoli, possiamo anche immaginare i cuori infuocati degli ascoltatori: cuori aperti ad ascoltare e comprendere le meraviglie di Dio.
San Paolo, nella seconda lettura, ci ricorda che ci sono molti doni, ma uno stesso Spirito. Tra questi doni c'è quello della comprensione, la capacità di cogliere il significato dell'azione di Dio nella nostra vita. Questa è l'opera dello Spirito: non solo parlare, ma farci capire.
Oggi, dunque, chiediamo allo Spirito Santo questo dono della comprensione: riconoscere la presenza di Dio nella nostra vita, conoscere più profondamente Gesù Cristo e lasciare che il nostro cuore arda dentro di noi mentre ascoltiamo la sua parola. Chiediamo cuori che possano essere toccati, persino trafitti, dalla verità del Vangelo.
Ma questo dono non riguarda solo il nostro rapporto con Dio. Abbiamo bisogno di comprensione anche nella nostra vita quotidiana, in famiglia, nel lavoro, nella comunità. Anche la capacità di ascoltare veramente, di capire gli altri e di entrare nella loro esperienza è opera dello Spirito Santo.
La missione della Chiesa è annunciare Cristo a tutte le nazioni. Questo richiede il dono delle lingue. Ma, cosa altrettanto importante, richiede il dono della comprensione: che coloro che ascoltano possano veramente riceverlo. Quindi chiediamo non solo il dono delle lingue per noi, ma anche il dono della comprensione per coloro che ci ascoltano e per noi stessi quando ascoltiamo gli altri.





