La musica fa parte dell’azione liturgica e non è un semplice ornamento della celebrazione. La tradizione musicale della Chiesa universale costituisce un tesoro di inestimabile valore che favorisce la comunione, ha sottolineato il Santo Padre nella catechesi di questo mercoledì di agosto nella Basilica di San Pietro, alla presenza di cinquemila fedeli e pellegrini.
Tra questi, hanno salutato il Papa con particolare gioia i fedeli provenienti dal Libano, quando il Pontefice ha menzionato il loro Paese nel messaggio rivolto ai pellegrini di lingua araba, i polacchi, come di consueto, e quelli di lingua inglese e spagnola, anch’essi solitamente più chiassosi.
La musica sacra, intimamente legata all'azione liturgica, non è un semplice ornamento
Leone XIV ha proseguito questo mercoledì nella Pubblico la sua catechesi incentrata sulla Costituzione *Sacrosanctum Concilium* (SC) del Concilio Vaticano II, e in particolare sul sesto capitolo, dedicato alla musica sacra.
Il suo intervento è iniziato con un riferimento al n. 112 del documento. “La tradizione musicale della Chiesa universale costituisce un tesoro di inestimabile valore, che si distingue dalle altre espressioni artistiche, soprattutto perché il canto sacro, unito alle parole, costituisce una parte necessaria o integrante della liturgia solenne”.
E ha proseguito: “La musica sacra, quindi, sarà tanto più santa quanto più sarà intimamente unita all’azione liturgica, sia che esprima con maggiore delicatezza la preghiera o favorisca l’unanimità, sia che arricchisca la maggiore solennità dei riti sacri” (ibid.).
Qui troviamo il fulcro dell’insegnamento conciliare, che conferma e approfondisce la funzione ministeriale della musica nella liturgia, già sottolineata da San Pio X nel Motu Proprio *Inter sollicitudines* (22 novembre 1903). “Infatti, la musica fa parte dell’azione liturgica e non è un mero ornamento della celebrazione”, ha sottolineato il Papa.
Sant’Agostino: “Cantare è proprio di chi ama”
Nella liturgia, cantare e suonare significa pregare, mettendo il proprio cuore in sintonia con quello delle sorelle e dei fratelli e con Dio, nella partecipazione attiva al mistero celebrato, ha proseguito il Papa nella sua riflessione.
È proprio la musica a esprimere la dimensione affettiva della preghiera, come afferma sant’Agostino: ‘Cantare amantis est’, ovvero ‘cantare è proprio di chi ama’ (Sermo 336,1). “Questo è molto importante, perché aiuta ad aprire il cuore all’azione di Dio nella grazia e a lasciarsi plasmare da essa”.
“Il canto, inoltre, favorisce la comunione. Attraverso la sinfonia, le voci contribuiscono a unire gli animi, superando le differenze tra le persone e riunendo tutti nella lode a Dio. Così diventa un’epifania della Chiesa, manifestazione tangibile della comunione che appartiene alla sua natura”, ha sottolineato Leone XIV.
Alcune esigenze del canto sacro
Il Papa ha menzionato anche alcuni requisiti, che derivano dalla profonda rilevanza teologica del canto sacro, come parte integrante dell'azione liturgica.
La prima è che, al di là delle mode o delle sensibilità personali degli autori, deve rispondere a tutti i livelli a ciò che risulta più appropriato per il momento della celebrazione.
Inoltre, ha affermato il Pontefice, “la forma, specialmente nel suo aspetto melodico, deve essere al tempo stesso nobile e semplice, di alta qualità musicale e facile da eseguire, soprattutto quando è destinata ad essere cantata da tutta l’assemblea (cfr. SC, 121)”.
Per lo stesso motivo, “il Concilio raccomanda che i testi siano adeguati, profondi e, al tempo stesso, di facile comprensione, ispirati principalmente alla Sacra Scrittura, ai libri liturgici e alla Tradizione spirituale della Chiesa”.
Partecipazione attiva dei fedeli
Il Papa ha messo in evidenza un passaggio di Benedetto XVI tratto dalla sua esortazione *Sacramentum caritatis*, analizzando l’ampio spazio che la *Sacrosanctum Concilium* dedica alla partecipazione attiva dei fedeli (cfr. n. 114).
Questa “deve essere compresa […] partendo da una maggiore consapevolezza del mistero che si celebra e del suo rapporto con la vita quotidiana” (Benedetto XVI, Esort. ap. Sacramentum caritatis, 52) in uno ‘spirito di continua conversione che deve caratterizzare la vita di ogni fedele’ (ibid., 55).
Modalità specifiche
Il Santo Padre ha inoltre ricordato il modo concreto in cui tale partecipazione dei fedeli può realizzarsi attraverso il ruolo specifico della musica sacra, secondo la SC:
“Si incoraggeranno le acclamazioni del popolo, le risposte, il canto dei salmi, le antifone, i canti” e “un silenzio sacro” (SC, 30), con un’esortazione “a ciascuno, ministro o semplice fedele, a svolgere ‘tutto e solo ciò che gli compete per la natura dell’azione e le norme liturgiche’ (SC, 28) nell’armonioso equilibrio tra i diversi ministeri, i vari interventi e i momenti di silenzio.
Canto gregoriano, senza escludere altri generi
Il Concilio attribuisce inoltre grande importanza al Canto gregoriano, senza escludere dalla celebrazione altri generi di musica sacra, ha ricordato il Papa.
Per quanto riguarda l’inculturazione, anche nell’ambito della musica sacra, il Papa ha sintetizzato quanto stabilito dalla SC: si sottolinea, in particolare, “in relazione alle tradizioni musicali delle diverse culture, l’importanza di tenerne pienamente conto, come parte della vita religiosa e sociale delle persone“. Per questo motivo si raccomanda, da un lato, di mettere in pratica in tutti un’adeguata ”educazione al senso religioso“ (SC, 119) e, dall’altro, ”per quanto possibile […] possano promuovere la musica tradizionale del proprio popolo, sia nelle scuole che nelle celebrazioni sacre» (ibid.).
Formazione e pratica nei seminari, nei noviziati e nei centri di studio
Infine, in una catechesi un po’ più ampia rispetto agli altri mercoledì, il Papa ha affermato che il compositore di musica sacra deve conoscere e preservare il patrimonio musicale della Chiesa, citando San Giovanni Paolo II, “Quirógrafo sulla musica sacra”, 22 novembre 2003, 3).
Ha inoltre ribadito la raccomandazione dei Padri conciliari di “promuovere la formazione e la pratica della musica sacra ‘nei seminari, nei noviziati dei religiosi di entrambi i sessi e nelle case di studio, nonché negli altri istituti e scuole cattoliche’ (SC, 115) e di garantire ai musicisti e ai cantori una solida formazione liturgica (cfr. ibid.).





