La Costituzione ‘Gaudium et Spes’ del Concilio Vaticano II, sulla quale Papa Leone XIV ha avviato questo mercoledì un nuovo ciclo di catechesi, inizia affermando che la Chiesa fa propri “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini del nostro tempo, soprattutto dei poveri e di coloro che soffrono” (GS 1).
“È un messaggio che ci esorta ad abbandonare ogni passività e indifferenza di fronte agli avvenimenti che si verificano, di fronte alla storia e alla vita delle persone, soprattutto di fronte al cambiamento rapido e profondo che stiamo vivendo oggi”, ha sottolineato il Pontefice in Piazza San Pietro davanti a migliaia di fedeli, oltre quindicimila, che hanno assistito alla Pubblico generale.
“Lasciarsi coinvolgere, partecipare”
Non è possibile rimanere “spettatori disinteressati”; è invece necessario “ascoltare con il cuore, lasciarsi coinvolgere, impegnarsi”, ha aggiunto.
“Con Cristo e sostenuti dalla forza del suo Spirito, i credenti sono chiamati ad assumersi la responsabilità delle difficoltà dei fratelli, soprattutto di coloro che sono oppressi dall’ingiustizia, dalla discriminazione e dalla violenza”.
La Chiesa e i credenti devono camminare insieme all'umanità
“Questo condividere con l’umanità è la via che Cristo chiede alla Chiesa”, la quale non può rimanere passiva né indifferente a ciò che accade nel mondo, ma “è chiamata a camminare con l’umanità, soprattutto tenendo conto dei rapidi e profondi cambiamenti che si stanno verificando”, ha riflettuto il Papa.
Pertanto, “i credenti, uniti a Cristo e sostenuti dal suo Spirito, devono impegnarsi ad ascoltare con il cuore e a lasciarsi interpellare, accompagnando e aiutando le persone in difficoltà, soprattutto i poveri e coloro che soffrono a causa dell’ingiustizia, della discriminazione e della violenza”.
Né profeti di sventura, né ingenuo ottimismo
Il Successore di Pietro ha ricordato all’inizio dell’udienza che San Giovanni XXIII, nel discorso inaugurale dell“11 ottobre 1962, ‘volle manifestare il proprio disaccordo con i ’profeti di sventura“, i quali ”anche nel loro ardente zelo […] continuano a dire che la nostra epoca, rispetto a quelle passate, è andata peggiorando; e si comportano come se non avessero imparato nulla dalla storia» (Discorso Gaudet Mater Ecclesia, 11 ottobre 1962, 4.2).
“Non si tratta di un ottimismo ingenuo”, ha affermato il Santo Padre, “ma di una rinnovata fedeltà al Mistero di Cristo che, incarnandosi, sceglie di condividere la nostra vita: Egli «doveva essere simile in tutto ai suoi fratelli» (Eb 2,17; cfr. 4,15) e si è caricato delle conseguenze del peccato, morendo «come riscatto per tutti» (1 Tm 2,6)”.
Doppio appello del Papa
Infine, il Papa ha rivolto alla Chiesa e ai fedeli un duplice appello.
Da un lato, ha esortato la Chiesa a “un impegno di conversione (come ha fatto nel Messaggio per la Giornata di preghiera per la cura del creato), per testimoniare che non è mosso da ‘alcuna ambizione terrena’, ma che «desidera solo una cosa: continuare, sotto la guida dello Spirito, l’opera stessa di Cristo, che è venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità, per salvare e non per giudicare, per servire e non per essere servito» (GS 3)”.
D’altra parte, il servizio e l’opzione per i poveri. “Papa Francesco ci ha ricordato che per la Chiesa ‘l’opzione per i poveri è una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica […] Siamo chiamati a scoprire Cristo in loro, a prestare loro la nostra voce nelle loro cause, ma anche a essere loro amici, ad ascoltarli, a interpretarli e a cogliere la misteriosa saggezza che Dio vuole comunicarci attraverso di loro» (Esort. apost. *Evangelii gaudium*, 198)”.
Smascherare le contraddizioni del mondo contemporaneo
La dedizione cristiana, ha sottolineato il Pontefice in conclusione, “ci impegna ad accettare la realtà e anche a smascherare le contraddizioni che caratterizzano la vita personale e sociale del mondo contemporaneo: ad esempio, un progresso scientifico e tecnologico che offre sempre nuove possibilità, ma solo ad alcuni, e che l’essere umano non è sempre in grado di mettere ‘al proprio servizio’.
Oppure una comprensione più chiara delle ‘leggi della vita sociale’, accompagnata però da incertezze “sulla direzione da imprimere”. O ancora, una maggiore disponibilità di “ricchezze, tante possibilità, tanto potere economico”, e purtroppo, oggi come ai tempi del Concilio, «gran parte dell’umanità soffre la fame e la miseria» (GS 4) (…)”.
“La Chiesa è chiamata a servire l’essere umano, ascoltando e accogliendo le domande più profonde del suo cuore e i desideri che lo animano, indicando in Cristo ‘la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana’ (GS 10)”, ha concluso il Papa.
Pellegrini provenienti dal Senegal, dall’Inghilterra, dalla Scozia, da Malta, dal Canada e dagli Stati Uniti, e un rapporto di vicinanza con la Piattaforma per il dialogo nel mondo arabo
Nel suo discorso rivolto ai pellegrini di diverse lingue, Leone XIV ha dato un benvenuto speciale, tra gli altri, a quelli provenienti dal Senegal, dall’Inghilterra, dalla Scozia, da Malta, dal Canada e dagli Stati Uniti d’America.
Ha inoltre dato il benvenuto alla delegazione della Piattaforma interreligiosa per il dialogo e la cooperazione nel mondo arabo. Ha inoltre espresso la sua profonda gratitudine, le sue preghiere e la sua vicinanza spirituale per l’operato del Centro internazionale Re Abdullah bin Abdulaziz per il dialogo interreligioso e interculturale.
Domani, San Gregorio Magno
Domani celebreremo la memoria di Papa San Gregorio Magno, il cui corpo riposa nella Basilica di San Pietro, ha ricordato Leone XIV. È conosciuto come “il Grande” per la sua eccezionale opera di pastore in tempi molto difficili per la società e per la Chiesa: una “grandezza” che traeva forza e vigore dalla fede viva in Cristo. Che il suo esempio susciti in ciascuno di voi una rinnovata e intensa fiducia in Dio, fonte di grazia e di speranza per il mondo intero, ha esortato il Papa.
La conclusione è stata dedicata alla Vergine Maria, come è consuetudine del Pontefice, per chiederle di “intercedere per tutta la Chiesa, affinché annunci il Vangelo con gioia e speranza, vicina agli uomini e alle donne del nostro tempo, e sappia guidare tutti verso Cristo, «la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana» (GS 10)”.





