Mi risulta ancora difficile descrivere a parole tutto ciò che ho vissuto. L’emozione di quei giorni è ancora viva in me. Vedere migliaia di persone scendere spontaneamente in strada per salutare il Santo Padre, osservare intere famiglie che aspettavano per ore il suo passaggio, scoprire l’affetto sincero con cui il popolo delle Canarie ha voluto accoglierlo… sono immagini che rimarranno per sempre impresse nel mio cuore.
Ma se c’è una cosa che mi ha colpito particolarmente è stato vedere come il Papa non smettesse mai di guardare le persone. Ogni saluto, ogni gesto, ogni benedizione scaturivano da un’autentica vicinanza. Anche durante gli spostamenti, quando scorgeva qualcuno in attesa lungo la strada, abbassava il finestrino dell’auto per salutarlo. Sono dettagli apparentemente piccoli, ma che rivelano un modo profondamente evangelico di esercitare il ministero petrino.
L'intera visita si è articolata attorno a tre grandi temi che, a mio avviso, riassumono perfettamente il pontificato di Leone XIV: l'evangelizzazione, la bellezza e la carità. Madrid ha mostrato la ricchezza della fede tramandata nel corso dei secoli; Barcellona ha ricordato come la bellezza conduca a Dio; e Le Canarie hanno accolto il grande messaggio sulla dignità di ogni persona umana, in particolare di coloro che sono costretti ad abbandonare la propria terra alla ricerca di un futuro migliore.
Non è stato un caso che il Santo Padre abbia voluto soffermarsi ad Arguineguín. Lì non si è limitato a tenere un discorso sul fenomeno migratorio. Ci ha invitato a contemplare il volto concreto di uomini, donne e bambini la cui dignità non può mai dipendere da un documento, da una frontiera o da un interesse politico. Ha ascoltato testimonianze dolorose, ha abbracciato sofferenze reali e ha ricordato che nessuna persona può essere ridotta a un problema o a una cifra.
La questione migratoria richiede risposte politiche, giuridiche e sociali, ma prima di tutto esige una risposta morale. L’Europa non può abituarsi a contemplare la sofferenza umana da lontano. Dobbiamo impegnarci per combattere le mafie che trafficano in esseri umani, favorire percorsi di migrazione regolari e promuovere lo sviluppo dei paesi di origine. La difesa della dignità umana non può mai diventare una questione ideologica.
Proprio uno dei grandi valori di questa visita è stata la sua capacità di riportare la persona al centro. Il Papa ha parlato della vita in tutta la sua ampiezza. Lo ha fatto in Parlamento, lo ha fatto alle Canarie e lo ha fatto in ciascuno dei suoi incontri. Ci ha ricordato che la difesa della dignità umana non ammette frammentazioni né interpretazioni di parte. Ogni vita merita di essere protetta, dal suo inizio fino al suo naturale termine, e ogni persona merita di essere rispettata, qualunque sia la sua condizione.
Ho avuto modo di condividere con Leone XIV momenti di semplice conversazione durante gli spostamenti. Abbiamo parlato di molti argomenti, anche di questioni quotidiane. Questa vicinanza permette di scoprire un uomo profondamente umano, sereno, gioioso e dotato di una straordinaria capacità di ascolto. Bastava osservare il suo volto per rendersi conto che era felice in nostra compagnia.
Mi ha commosso profondamente anche l’affetto che ha manifestato nei confronti del popolo delle Canarie. Era consapevole dell’impegno profuso in questi anni per accogliere migliaia di migranti e ha voluto ringraziare pubblicamente la nostra società per la sua generosa risposta. Era ben consapevole delle difficoltà che abbiamo attraversato e, proprio per questo, ha voluto riconoscere la grandezza di un popolo che, lungi dal lasciarsi sopraffare dalla paura, ha reagito all’insegna della solidarietà e della fratellanza.
Nella Cattedrale ho vissuto un altro momento particolarmente significativo quando ha fatto riferimento ai nostri tradizionali fiori dell’Ascensione. È stato un gesto di enorme delicatezza pastorale. Aveva voluto conoscere le nostre espressioni di fede e ha saputo integrarle con naturalezza nel suo messaggio. Non è venuto semplicemente per pronunciare discorsi; ha voluto incontrare la storia, la cultura e la spiritualità di questa Chiesa in cammino nelle Canarie.
Se dovessi riassumere in una sola frase ciò che Leone XIV ci ha lasciato dopo la sua visita, direi che ci ha restituito la speranza. Viviamo in tempi segnati dalla polarizzazione, dal disincanto e dalla sfiducia. Tuttavia, il Papa ci ha ricordato che la Spagna possiede un’immensa ricchezza spirituale e umana; che siamo eredi di una tradizione capace di illuminare il mondo e che non possiamo rassegnarci al pessimismo né a sterili scontri.
La visita è terminata, ma ora inizia il compito più importante: dare vita a tutto ciò che abbiamo ricevuto. Un Papa passa; il Vangelo rimane. E il più grande omaggio che possiamo rendere a Leone XIV non consiste nel conservare il ricordo di queste giornate storiche, ma nel trasformare le sue parole in un impegno quotidiano.
Le Canarie fanno già parte della storia dei viaggi apostolici. Ma desidero, soprattutto, che questo evento entri a far parte della storia della conversione della nostra Chiesa. Perché la speranza che il Santo Padre ha seminato tra noi darà frutto solo se saremo capaci di viverla e di trasmetterla alle nuove generazioni.
Vescovo delle Isole Canarie. Presidente della Sottocommissione episcopale per la famiglia e la difesa della vita.





