Che la cristianità, come entità socioculturale e politica, non esista più non è una novità. La realtà è che è stata praticamente sepolta da oltre duecento anni, sebbene rimanga viva nella mente di molti cristiani. Molti – anche se non tutti, grazie a Dio – continuano a pensare in termini e categorie che non esistono più.
Non si tratta della facile scusa del tipo "la Chiesa non si è adattata ai tempi" o "dobbiamo cambiare gli aspetti della Chiesa che ci 'infastidiscono'", ecc. No. Ci riferiamo a una miscela esplosiva che ha messo radici, quasi inconsciamente, nella mente di molti cattolici, combinando la sensazione di essere un "cristiano perseguitato" con una certa nostalgia per un passato che si presumeva migliore e un distacco dalla responsabilità personale.
Come ricordò Papa Leone XIV all'inizio della sua catechesi sulla Costituzione pastorale Gaudium et spes, “San Giovanni XXIII, già nel suo discorso inaugurale dell'11 ottobre 1962, volle manifestare il suo disaccordo con i "profeti di sventura", i quali "anche nel loro ardente zelo [...] vanno in giro dicendo che la nostra epoca, rispetto a quelle passate, è andata peggiorando; e si comportano come se non avessero imparato nulla dalla storia"‘.’. Gli esperti della Mary's University sottolineano qualcosa di simile in Dal cristianesimo alla missione apostolica, di fronte alla nuova realtà di una società post-cristiana: “Uno dei motivi di questo rapido crollo è stato che il cambiamento che la visione globale della società stava subendo da tempo è passato inosservato, e le istituzioni della Chiesa non si sono adattate, ma hanno continuato a essere guidate con un atteggiamento del tipo "qui non sta succedendo niente". Finché non è arrivato il momento in cui una visione cristiana così erosa non è stata in grado di reggere il peso della cultura: la casa è crollata e la sua rovina è stata immensa.‘.
In effetti, non viviamo nell'epoca gloriosa del Cristianesimo, probabilmente perché la vera gloria di Dio appartiene al regno dell'eternità. Nelle nostre vite, al massimo, intravediamo un barlume di quella gloria, ma questo è il nostro "regno promesso". Quando gli apostoli chiedono a Gesù se restaurerà il regno a Israele, Cristo non specifica un tempo, ma piuttosto che lo riceveranno. “La potenza dello Spirito Santo scenderà su di voi, e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria, e fino agli estremi confini della terra”.” (Atti 1:8). Il regno di Dio viene plasmato dal compito che ognuno di noi svolge ogni giorno.
Particolarmente interessante in questo momento della storia sociale e della storia della Chiesa è la catechesi che Papa Leone XIV sta sviluppando sulla Gaudium et spes, nel quale ci ricorda che “La Chiesa è chiamata a servire l'umanità, ascoltando e accogliendo le domande più profonde del suo cuore e le aspirazioni che vi dimorano, indicando Cristo come "la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana"‘.’ (Leone XIV, Catechesi all'Udienza Generale, 2 settembre 2026). Non si tratta di cambiare i nomi delle vecchie strutture, di annacquare la dottrina o di infantilizzare la morale, ma di trasformare le strutture mentali e renderle veramente cattoliche per rispondere al mondo con la natura radicale della Fede e del Vangelo.





