FirmeOnésimo Díaz

San Giovanni Paolo II, a vent’anni dalla sua dipartita

San Giovanni Paolo II ha segnato un’epoca con il suo carisma. L’esperienza vissuta durante la persecuzione gli ha permesso di denunciare le ingiustizie e di guidare la Chiesa verso il terzo millennio, esercitando un’influenza notevole sulla fine della Guerra Fredda, nonostante fosse stato vittima di un attentato nel 1981.

2 agosto 2026-Tempo di lettura: 5 minuti
San Giovanni Paolo II

Nel romanzo I sandali del pescatore (1963), lo scrittore australiano Morris West prevede l'elezione di un pontefice slavo in un mondo sull'orlo della terza guerra mondiale. Dopo diciassette anni di prigionia in un gulag, un sacerdote slavo viene liberato e, poco dopo, elevato alla sede di San Pietro. Cinque anni dopo, quest’opera semplice e divertente viene liberamente adattata in un film omonimo, I sandali del pescatore (1968), diretto da Michael Anderson e interpretato da Anthony Quinn. 

Nel 1978 questa profezia si avverò, interrompendo la tradizione dei papi italiani durata cinque secoli. Inoltre, quell’anno ci furono tre papi. Dopo la morte di Paolo VI, la sede petrina fu occupata dal patriarca di Venezia, Albino Luciani (1912-1978), un uomo semplice, cresciuto in una famiglia cristiana e umile, il maggiore di quattro fratelli. Il pontificato di Giovanni Paolo I durò trentatré giorni. Non ebbe il tempo di scrivere un’enciclica, né tantomeno di trasferire i suoi libri e le sue cose in Vaticano. Il “papa sorridente” morì improvvisamente il 29 settembre 1978. Ancora una volta, i padri conciliari si riunirono per votare. Nel conclave nominarono come successore il cardinale di Cracovia, Karol Wojtyla, che assunse il nome di Giovanni Paolo II. 

Con i piedi per terra

Il giorno dell’elezione, il cardinale primate di Polonia Stefan Wyszynski rivolse alcune parole profetiche al pontefice appena eletto: “Il compito del nuovo papa consisterà nel condurre la Chiesa nel terzo millennio”. Un’altra profezia che si è avverata. 

Sempre il giorno stesso dell’elezione, Giovanni Paolo II lanciò il messaggio “Non abbiate paura” in un momento in cui il mondo sembrava sull’orlo della terza guerra mondiale (come in I sandali del pescatore). In quei giorni, l’Europa attraversava una profonda crisi economica e il processo di scristianizzazione in Occidente si stava accelerando. La Chiesa cattolica subiva ancora le conseguenze del periodo postconciliare.

Fu così eletto un papa polacco profondamente preoccupato per i problemi della società contemporanea. La Polonia non aveva subito il processo di crescente secolarizzazione dei paesi occidentali, ma aveva invece vissuto la persecuzione religiosa negli ultimi anni. Nelle sue encicliche, il papa polacco denunciò le disparità tra paesi poveri e ricchi, criticò i sistemi marxista e capitalista e propose idee – attingendo alla teologia morale e all’antropologia cristiana – a favore di un mondo del lavoro e dell’economia a misura dell’essere umano e non degli Stati e delle multinazionali. 

Riflessioni umanistiche

Un altro tratto distintivo di questo pontefice fu la sua formazione filosofica: profondo conoscitore dei grandi maestri, da Tommaso d’Aquino a Max Scheler, ciò lo portò ad affrontare in modo approfondito questioni antropologiche. Nell’enciclica Fides et ratio (1998) spiegò che ragione e fede dovrebbero andare di pari passo perché non sono in contrasto tra loro. Successivamente, ricordò l’esistenza di verità che vanno al di là della ragione, ovvero che possono essere raggiunte solo attraverso la fede. Da un lato, la fede andrebbe oltre la ragione, fungendo da complemento, senza distruggere né sostituire la capacità razionale dell’essere umano. Dall’altro lato, la ragione svolgerebbe un ruolo fondamentale nell’accesso alla verità attraverso la filosofia, che contribuirebbe a risolvere non pochi interrogativi dell’esistenza umana. 

La sua abilità oratoria e gestuale, acquisita negli anni della giovinezza quando dedicava parte del suo tempo al teatro e alla letteratura, si è manifestata in interventi e discorsi, come quello pronunciato sui diritti umani e la libertà all’ONU nel 1995. Chiese rispetto per ogni persona, per la famiglia, per ogni popolo, e propose un nuovo ordine mondiale governato dall’equilibrio tra il particolare (famiglia e popolo) e l’universale (Stati e organismi internazionali). Concluse il suo intervento con un appello: unire gli sforzi per superare la paura del futuro e costruire così una civiltà fondata sull’amore e sulla libertà. 

In sintesi, tra le caratteristiche più distintive di questo pontefice va sottolineata la sua origine slava, che ha conferito un carattere innovativo al papato, legato per oltre quattro secoli alla specificità italiana, la sua formazione umanistica di una persona legata fin dalla giovinezza al teatro, alla poesia e alla filosofia, e la sua capacità di apertura e dialogo di fronte alle grandi sfide del mondo odierno. Stanislao Dziwisz, suo segretario personale dal 1966 al 2005, ha sintetizzato in tre tratti la sua personalità poliedrica: uomo di lettere, uomo di pietà e uomo di dialogo.

Quest’uomo buono e magnanimo si rivelò una figura scomoda per alcuni. Il 13 maggio 1981, il turco Ali Agca sparò al Papa mentre salutava i fedeli riuniti in Piazza San Pietro. Fino a quel giorno, quell’assassino non aveva mai fallito nei suoi attentati. Tutto sembra indicare che la polizia segreta bulgara, e probabilmente anche il KGB, abbiano orchestrato l’attentato che ferì, ma non uccise, il pontefice.

Un Papa autentico

Con i suoi viaggi, i suoi scritti, i suoi gesti, Giovanni Paolo II è stato un papa che ha segnato un’epoca nella storia della Chiesa e nella storia dell’umanità. In una certa misura ha influenzato gli eventi recenti durante i suoi quasi ventisette anni di pontificato, diventando il secondo papa più longevo della storia, dopo i 32 anni di Pio IX. È stato il papa che ha vissuto la fine della Guerra Fredda e l’inizio della minaccia islamista radicale. È stato il papa che ha pregato ad Assisi insieme ai rappresentanti di altre religioni. È stato il papa che ha indetto una giornata del perdono (12 marzo 2000) per gli episodi poco edificanti della storia della Chiesa (divisioni, violenze, ecc.), per l’uso di metodi tutt’altro che evangelici nella diffusione della verità e per i peccati commessi contro i diritti umani. È stato il papa che ha ricevuto l’omaggio di oltre duecento capi di Stato ai suoi funerali. Alcuni sono arrivati a descriverlo come il papa che ha cambiato il corso della storia. Sono già trascorsi vent’anni dalla sua morte, avvenuta nel 2005, e ne passeranno molti altri prima di poter accedere alla preziosa documentazione conservata negli archivi vaticani per scoprire la magnanimità di uno dei grandi pontefici della storia dell’umanità

La rivista non si è sbagliata Tempo quando lo nominò “personaggio dell’anno” nel 1994. Giovanni Paolo II seppe attirare i giovani di tutto il mondo e catturò l’attenzione dei media di ogni tipo. Fu senza dubbio una figura carismatica. 

Il regista polacco Krzysztof Kieślowski, poco prima di morire, ha portato a termine una trilogia intitolata Tre colori, in omaggio ai principi della Rivoluzione francese e alla bandiera tricolore. Rosso (1994) è il terzo film, un inno alla fratellanza. Il film inizia con l’apparizione di una giovane modella, molto bella (interpretata da Irène Jacob), che investe il cane di un vedovo ormai in pensione. Quest’uomo anziano e solitario si innamora platonicamente di lei perché gli ricorda il suo primo amore. Ha così inizio una curiosa relazione, che cambierà le loro vite, alla ricerca della felicità. Rosso conclude la trilogia con un inno alla comprensione e alla carità, anche tra persone apparentemente antitetiche. In questo film, come nelle altre parti della trilogia, il regista polacco osa affrontare i temi fondamentali di ogni essere umano, come l’amore, in un contesto aperto alla trascendenza.

Con tutte le differenze del caso, la vita di Giovanni Paolo II potrebbe essere paragonata a quella della protagonista di Rosso, una persona buona, che cerca sempre di aiutare gli altri. Speriamo che l’eredità di questo santo papa possa prendere vita nel mondo polarizzato dei nostri giorni.

L'autoreOnésimo Díaz

Ricercatore presso l'Università di Navarra e autore del libro Storia dei Papi nel XX secolo

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