“Voglio che mio figlio sia felice”. Lavoro accogliendo i genitori e il 100% delle famiglie mi ripete questa frase quando iscrivono i propri figli a scuola. Ho cinque persone che mi chiamano «mamma», e anch’io vorrei lo stesso.
Ma so che la felicità non si raggiunge senza conflitti, senza frustrazioni, senza momenti complicati e conversazioni difficili.
È vero che 30 anni fa c’erano situazioni considerate normali che hanno segnato la vita di molti bambini. Prendere in giro chi portava gli occhiali, la bambina dai capelli rossi o dare per scontato che un insegnante potesse trattarti male solo perché aveva avuto una brutta giornata. Ma il pendolo ha fatto il suo corso e siamo finiti all’estremo opposto. Non possiamo garantire ai nostri figli che non vivranno mai momenti difficili, né possiamo passare la vita a cercare dei colpevoli.
I nostri figli dovranno affrontare le proprie difficoltà: un compagno difficile, un campionato perso, un invito che non è mai arrivato. Semplicemente non possiamo evitarlo. Perché la vita va avanti e succedono cose. Il filosofo Gregorio Luri lo spiega molto bene: “Per quanto tu possa desiderare che la vita ti tratti bene, lei ha sempre in serbo qualche ostacolo. Ma la cosa intelligente non è disprezzare la vita perché ci mette i bastoni tra le ruote, bensì amarla nonostante tutto. Anche la vita è imperfetta, proprio come i genitori”.
Impegniamoci affinché il mondo diventi un luogo più umano e accogliente, ma forse è bene rendersi conto che essere genitori significa navigare insieme ai propri figli, che commettono errori, che cambiano, che a volte sono vittime (e altre volte, sì, anche carnefici) e che in quell’onda, turbolenta e alta, l’unica cosa che possiamo garantire loro è che cercheremo di trovare la corrente che li conduca alla pace. E che permetta loro di sapere che, sebbene in mare ci siano gli squali, i coralli si vedono meno, ma sono molti di più.
Giornalista cileno.





