Evangelizzazione

12 consigli del Papa ai vescovi dell'America Latina

A mes y medio del intenso viaje apostólico de León XIV a Uruguay, Argentina y Perú (6-17 noviembre), el Papa ha enviado una Carta a los obispos latinoamericanos, con unos cuantos consejos prácticos, inspirados en el modelo del patrono de obispos y Apóstol de los Andes, santo Toribio de Mogrovejo.

Francisco Otamendi-22 de Settembre de 2026-Tempo di lettura: 5 minuti
Santo Toribio de Mogrovejo.

Santo Toribio Mogrovejo, secondo arcivescovo di Lima (Perù) (Blog Instituto de Estudios Toribianos (IET)).

Nella sua Lettera, il Papa considera un privilegio aver esercitato il ministero episcopale nel Perù, e “conoscere la fede di un popolo dal quale ho ricevuto molto e comprendere meglio cosa significhi essere pastore”.

Quell'esperienza lo avvicinò particolarmente a san Toribio, secondo arcivescovo di Lima, “che giunse anch'egli da lontano in una terra che alla fine fece sua grazie alla carità pastorale”, aggiunge Leone XIV. San Toribio nacque infatti il 16 novembre 1538 nella città di Mayorga (Valladolid).

Ora, in occasione del terzo centenario della canonizzazione di San Toribio de Mogrovejo, patrono dei vescovi dell'America Latina, e considerando le qualità con cui i precedenti Papi lo hanno descritto, il Santo Padre Leone offre ai vescovi latinoamericani alcuni consigli per il loro ministero.

Sono stati sintetizzati in 12, integrati nel Lettera Dal Successore di Pietro ai vescovi. I paragrafi sono riportati fedelmente, sebbene in forma abbreviata. 

Santità, unità

1) Visita pastorale. Il santo arcivescovo giunse in una terra di cui conosceva ben poco la popolazione e la cultura. Per guidarla, dovette immergersi in quella realtà, e così viaggiò in lungo e in largo. 

Assicuriamoci che la visita pastorale conservi tutta la sua forza: andiamo personalmente incontro alle nostre comunità, ascoltiamo il nostro gregge. Il ministero di un successore degli apostoli esige vivere con il cuore in cielo e i piedi sulla strada.

2) La Scuola della Croce. La croce gli ricorda che deve rimanere con il gregge nei momenti difficili e che proteggere le pecore può costare caro al pastore stesso. Toribio ha esteso quel bacio alla carne sofferente del Signore nei suoi viaggi e nelle sue fatiche, difendendo le popolazioni indigene, correggendo gli abusi e rimanendo vicino ai poveri e ai sofferenti. 

L'abbandono del gregge può iniziare molto prima di una fuga visibile, quando il comfort, la paura o l'interesse personale prevalgono sul bene dei fedeli. 

3) La santità del pastore non può essere data per scontata. (cfr. 1 Tm 4,16). San Toribio poté chiedere una vita ecclesiale più fedele al Vangelo perché, a cominciare, si lasciò misurare secondo la stessa esigenza. Prendiamoci dunque cura della nostra vita interiore e conserviamo la consapevolezza di essere discepoli bisognosi di conversione.

L'adorazione eucaristica, una priorità pastorale

4) Amore per l'Eucaristia. Il rito conduce poi il vescovo al Tabernacolo, dove si inginocchia e adora. Prima di iniziare il suo ministero, si ferma in silenzio davanti al Santissimo Sacramento. I vescovi muoiono; Cristo rimane (cfr. Hb 13,8). 

Pertanto, vorrei invitarvi a rendere l'adorazione eucaristica una priorità pastorale. L'amore di Toribio per l'Eucaristia si manifestava nel suo desiderio di avvicinare tutti a Gesù. 

5) Unità. Il santo prelato ha servito una Chiesa vasta e diversificata, adoperandosi per mantenerla unita. È anche nostra responsabilità garantire che la diversità delle nostre diocesi trovi la sua unità in Cristo. L'altare ci ricorda che la comunione è al centro stesso della nostra missione.

Trasmissione della fede

6) Trasmettere la fede nella sua interezza. Il vescovo ha ricevuto la fede della Chiesa ed è chiamato a “custodire il buon deposito”, ad approfondirlo e a renderlo comprensibile a coloro che sono affidati alle sue cure (cfr. 2 Tm 1,13-14). San Toribio comprese bene questa responsabilità. 

L'accoglienza riservatagli dal Concilio di Trento, dai concili provinciali, dai sinodi diocesani e la sua opera catechetica testimoniano il suo desiderio di trasmettere la fede nella sua interezza e di renderla accessibile a coloro che lo hanno preceduto. In un'epoca in cui tante voci si arrogano il diritto di influenzare le coscienze dei fedeli, è responsabilità del vescovo offrire un insegnamento chiaro e paziente, radicato in quella comunione, per aiutare il suo popolo a riconoscere la voce dell'unico Pastore.

Fraternità con i sacerdoti

7) Formazione dei sacerdoti, vicinanza con loro, fraternità. La paternità si manifesta in modo particolare nel suo rapporto con i sacerdoti, uniti a lui in maniera unica nell'unico sacerdozio e nella missione affidata alla Chiesa particolare. Toribio Ha supervisionato il loro addestramento, Era esigente nell'ammissione agli ordini, visitava i suoi sacerdoti e manteneva la disciplina ecclesiastica, consapevole che la vita del clero ha ripercussioni su quella del popolo. 

Cari fratelli, restiamo vicini ai nostri sacerdoti. Prendiamoci cura in modo particolare del seminario e dei primi anni di ministero., Promuoviamo una vera fratellanza E assicuriamoci che nessun sacerdote senta di potersi rivolgere al suo vescovo solo quando c'è un problema da risolvere. La paternità episcopale è riconosciuta molte volte quando un sacerdote sa di poter chiamare con fiducia alla porta della casa episcopale.

8) Per annunciare la Buona Novella. Tra le tante responsabilità che riempiono la nostra giornata, siamo stati inviati ad annunciare la Buona Novella. Come gli Apostoli, siamo chiamati a perseverare «nella preghiera e nel ministero della Parola» (Atti 6,4). 

San Toribio fece della sua vita una predicazione continua, e il suo messaggio fu credibile perché permise al Vangelo di plasmare prima di tutto la sua esistenza. Nessuna urgenza o compito pastorale, per quanto necessario, releghi la preghiera al ruolo di preludio alla predicazione. 

Il Santo Sacrificio della Messa

9) Santa Messa. La celebrazione stessa rivela la fonte di questa fecondità. Nella Santa Messa, l'unico sacrificio di Cristo per la salvezza del mondo si rende sacramentalmente presente, mentre il suo Popolo è unito all'offerta del Signore. Da questo Santo Sacrificio scaturisce la grazia per cui la Chiesa vive e attraverso la quale Cristo continua a radunarla e santificarla nel corso della storia. 

Il vescovo, come ogni sacerdote, presta la sua voce e le sue mani a Cristo, Sommo ed eterno Sacerdote, che agisce attraverso il suo ministero. Ciò che celebra deve estendersi anche alla sua stessa vita, sempre più unita all'offerta del Signore, finché tutta la sua esistenza diventi, in Cristo, un'offerta al Padre.

San Toribio e altri pastori

11) La figura di San Toribio non è sola. La geografia spirituale della Chiesa in America Latina è segnata da pastori che hanno reso visibile questa unione tra l'altare e la vita. 

Nel corso dei secoli e nelle diverse regioni del continente si è formata una vera costellazione di vescovi che la Chiesa venera come santi e beati. Accanto al grande arcivescovo di Lima ci sono i santi Antonio María Claret, Ezequiel Moreno, Rafael Guízar e Óscar Romero, e i beati Juan de Palafox, Jacinto Vera, Mamerto Esquiú, Enrique Angelelli, Jesús Jaramillo e Eduardo Pironio, tra tanti altri illustri vescovi. 

12) Affidiamoci alla Madonna di Guadalupe Il nostro desiderio è quello di vivere con rinnovata fedeltà la missione che abbiamo ricevuto. Agli albori dell'evangelizzazione di quel continente amato, Ella volle che san Juan Diego portasse la Sua richiesta al vescovo, e che fosse lui a discernere e ad accogliere ciò che il Signore stava compiendo attraverso un umile messaggero. 

Quell'incontro rimane per noi pastori un invito: ad essere attenti all'azione di Dio, che spesso si manifesta in modi inaspettati e si serve di coloro che meno ci aspetteremmo. 

Per intercessione della Madre di Dio, chiediamo la grazia di conoscere, servire e amare le Chiese che ci sono state affidate, affinché, quando verrà il momento di rendere conto al Signore del nostro ministero, possiamo udire: “Bene, servo buono e fedele […] entra nella gioia del tuo Signore” (Mt 25,21). 

L'autoreFrancisco Otamendi

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