È stato proprio il motto del Giubileo 2027 – ”Quando videro la stella, furono colmi di immensa gioia” (Mt 2,10) – a fare da filo conduttore a una serata che ha riunito rappresentanti della Chiesa, delle istituzioni e di diversi settori della società.
La presentazione ha svelato l'Inno e la nuova identità visiva per l'Anno Santo. La stella del meccanismo del Botafumeiro, i simboli degli scalpellini della Cattedrale e la figura dell'apostolo Giacomo come guida verso Cristo sono serviti da riferimenti per esprimere il significato del Giubileo attraverso la musica, il design e le presentazioni audiovisive.
Un tempo di incontro con Cristo, di perdono e di accoglienza dei pellegrini.
L'arcivescovo monsignor Francisco José Prieto ha presentato il motto e ha invitato tutti a vivere l'Anno Santo come tempo di incontro con Cristo, di perdono e di accoglienza dei pellegrini.
Ha auspicato comunità aperte all'ascolto e all'accompagnamento di coloro che percorrono il Cammino, e le ha esortate a preservare la propria identità cristiana attraverso un'ospitalità che accolga tutti.
Numerosi partecipanti
A rappresentare l'Arcidiocesi erano presenti canonici del Capitolo della Cattedrale, vicari, arcipreti, parroci e membri del Consiglio Pastorale Diocesano, insieme a religiosi e religiose e laici. Era presente anche il Vescovo Mikel Garciandía di Palencia, presidente del Sottocomitato per la Pietà Popolare (Confraternite, Santuari e Pellegrinaggi).

Tra i rappresentanti istituzionali erano presenti il delegato del governo in Galizia; il ministro della Cultura; il sindaco di Santiago; i membri del Consiglio del Parlamento della Galizia e i deputati regionali, nonché altre autorità politiche, militari e di polizia, insieme a rappresentanti di associazioni, aziende, università, enti culturali, del patrimonio e sociali.
Prima proposta, videoclip dell'inno
Dopo il discorso di benvenuto, la prima presentazione è stata il videoclip dell'inno nazionale. I presenti hanno ascoltato "Un campo cheo de estrellas" (Un campo pieno di stelle), una composizione del musicista galiziano Carlos Martínez Movilla, presentata in una produzione audiovisiva di Hugh McGinley..
Video sull'identità dell'Anno Santo
Successivamente è stato proiettato il video che annunciava l'identità dell'Anno Santo di Compostela. Entrambe le proiezioni sono state seguite da una tavola rotonda con Óscar Valado, direttore del Dipartimento di Musica della Diocesi e coordinatore delle opere musicali del giubileo; Fernando de Castro, ideatore del marchio; e Daniel Lorenzo, direttore della Fondazione della Cattedrale, intervenuto a nome dell'Arcidiocesi.
Due inni, uno per uso liturgico
Durante la conversazione, Óscar Valado ha spiegato che l'Anno Santo di Compostela avrà due inni: uno per un uso liturgico specifico, composto per coro e organo, e un altro pensato per la diffusione dell'Anno Santo in altri contesti, sia nell'ambiente digitale che negli incontri pastorali.
Un'immagine nata dalla Cattedrale e dalla memoria del Cammino
Alla stessa tavola rotonda, Fernando de Castro ha spiegato i riferimenti che hanno plasmato la nuova identità visiva. Il suo simbolo principale era la stella a otto punte presente nel meccanismo del Botafumeiro, legata alla tradizione della stella che puntava a Compostela e all'apostolo Giacomo, come già accaduto prima della Tavola Rotonda.
Ospitalità espressa in un'accoglienza aperta a tutti
Da parte sua, Daniel Lorenzo ha posto l'ospitalità tra le priorità nella preparazione dell'Anno Santo di Santiago 2027. Ha sottolineato il lavoro svolto negli ultimi anni per garantire che il Centro Internazionale di Accoglienza Pellegrini offrisse un servizio confortevole, in tempi ragionevoli e nelle lingue madri di coloro che arrivavano a Santiago, con la partecipazione di persone di diverse nazionalità che condividevano la loro cultura.

Un invito a vivere un giubileo di speranza
Il vescovo Francisco José Prieto Fernández ha posto al centro del suo discorso il motto dell'Anno Santo, nel quale ha delineato le principali convinzioni della sua lettera pastorale. Rifacendosi alla parabola dei Magi, ha spiegato che la stella non aveva eliminato le difficoltà del loro cammino, ma aveva permesso loro di comprendere il significato della loro ricerca e di progredire verso una meta.
Tre convinzioni: pellegrinaggio, gioia ed evangelizzazione.
Monsignor Prieto sviluppò tre convinzioni. La condizione di pellegrino dell'umanità. Descrisse la vita come una ricerca in cui ogni persona deve imparare a scegliere ciò che è essenziale, ad accettare i propri limiti e a lasciarsi aiutare. Il Cammino di Santiago rese visibile questa esperienza attraverso il silenzio, l'incontro e i gesti quotidiani di aiuto.
La seconda convinzione era direttamente collegata al motto del Giubileo: la gioia può rinascere lungo il Cammino. L'arcivescovo ha spiegato che la gioia cristiana nasce dalla consapevolezza di essere amati, perdonati e accompagnati da Dio. Può coesistere con le lacrime e le difficoltà, aiutare a ricostruire i rapporti e a rinnovare il desiderio di vivere e di servire.
Il terzo punto era rivolto alla Chiesa: cogliere l'Anno Santo come grande opportunità di evangelizzazione. Il Vescovo Prieto ha osservato che la sua fecondità dipenderà non tanto dal numero di eventi organizzati, quanto dalla capacità delle comunità di mostrare il volto di Cristo e rendere visibile il Vangelo. Ha auspicato una Chiesa vicina al suo popolo, disposta ad ascoltare senza pregiudizi, ad accogliere le domande e ad accompagnare ciascuno, rispettandone i tempi.
Tradizione giacobina: sostegno materiale e spirituale per chi percorre il cammino
L'ospitalità ha avuto un ruolo di primo piano nel suo discorso. Il vescovo Prieto ha ricordato che la tradizione giacobina aveva unito la cura materiale e spirituale per coloro che percorrevano il Cammino. Accogliere significava fare spazio all'altro, ascoltarlo e riconoscerne la dignità.
Ha inoltre auspicato la preservazione delle origini cristiane, dell'orizzonte spirituale e della finalità apostolica del pellegrinaggio, per evitare di ridurlo a prodotto turistico o a una serie di esperienze. Ha sottolineato che salvaguardare tale identità è compatibile con l'accoglienza di tutti, a prescindere dalle motivazioni: da chi ha una fede salda a chi dubita, fino a chi giunge stanco o in cerca di un nuovo inizio.
L'arcivescovo ha posto il significato dei gesti giubilari nell'incontro con Cristo. L'arrivo in cattedrale, l'abbraccio all'Apostolo, la preghiera presso la sua tomba e il passaggio attraverso la Porta Santa hanno espresso un cammino di conversione, riconciliazione e apertura a Dio. La meta poteva quindi diventare l'inizio di una vita rinnovata.





