Spagna

Il Papa ai tribunali spagnoli: “Una comunità può dirsi pienamente giusta se lascia nell'ombra il nascituro, l'anziano?”.”

Papa Leone XIV è entrato oggi nella storia diventando il primo Pontefice a parlare al Congresso dei Deputati, dove ha tenuto il suo discorso più lungo dal suo arrivo in Spagna.

Maria José Atienza-8 giugno 2026-Tempo di lettura: 6 minuti
Congresso di Papa Leone

©OSV News/Stefano Rellandini, pool via Reuters

Papa Leone XIV è entrato oggi nella storia diventando il primo Pontefice a parlare nella sede delle Cortes spagnole. 

Il Pontefice è stato ricevuto all'ingresso principale del Palacio de las Cortes dalla Presidente del Congresso dei Deputati, Francina Armengol, dal Presidente del Senato, Pedro Rollán Ojeda, e da altri sei membri delle Cortes. 

Prima di entrare nel Congresso, sono stati suonati gli inni nazionali della Spagna e del Vaticano, quindi il Santo Padre è entrato nel Salón de los Pasos Perdidos dove ha firmato il Libro d'Onore. 

Al momento dello scambio di regali, il Il Papa ha consegnato le medaglie d'argento del Viaggio Apostolico al Presidente del Senato e al Presidente del Congresso. 

Un Papa al centro della politica spagnola 

Un fragoroso applauso ha accompagnato l'ingresso di Papa Leone XIV nella Sala Plenaria del Congresso dei Deputati spagnolo. 

La Presidente della Camera dei Deputati, Francina Armengol, ha accolto il Papa con un discorso in cui ha sottolineato la volontà della Camera di “ascoltare con la convinzione che la comprensione è insostituibile” e di difendere “il multilateralismo come condizione per la pace internazionale”. Armengol ha descritto l'attività politica come “lotta contro la povertà, la precarietà e la violenza” e ha espresso il desiderio che l'attività politica sia “la ricerca della dignità delle persone e del bene del popolo, non le lotte di potere a cui stiamo assistendo”. 

Il Papa si è rivolto a una sessione plenaria in cui, oltre agli attuali rappresentanti politici del popolo spagnolo, erano presenti politici di diverse convinzioni politiche, ex Primi Ministri, ad eccezione di José Luis Rodríguez Zapatero, l'Ombudsman e vari rappresentanti della società civile spagnola. 

Un discorso lungo e completo

In un lungo discorso, il più lungo discorso pronunciato da Leone XIV fino ad oggi in Spagna, Il Papa si è presentato “davanti a tutti voi come Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa cattolica”, dimostrando che, come ha risposto a Trump qualche settimana fa, non è un politico, ma parla per fede. 

La Chiesa, ha ricordato il Papa, “quando si rivolge alla vita pubblica, lo fa nel rispetto della missione propria delle istituzioni e della legittima responsabilità di coloro che hanno ricevuto il mandato di legiferare«. Riconosce »l'autonomia delle realtà terrene« e »la distinzione tra comunità ecclesiale e comunità politica”; e, proprio a partire da questa consapevolezza, offre una riflessione". 

Quale concezione dell'uomo traduce la legge?

“La mia presenza tra voi vuole essere un gesto di vicinanza alla Spagna, nel quadro della reciproca collaborazione, e una parola offerta al servizio della persona umana”, ha proseguito il Papa, che ha elogiato la storia della Spagna e il pensiero umanista di cui è stata culla, con esempi come la scuola di Salamanca, una delle citazioni preferite del Pontefice.

In questa linea, Leone XIV difendeva che “ogni compito legislativo finisce per affrontare una questione decisiva: quale concezione della persona umana ispira le leggi e quale tipo di società queste leggi costruiscono” e voleva raccogliere alcune delle risposte che, storicamente, la nazione spagnola ha dato a questa domanda, sottolineando la difesa della libertà e il riconoscimento ”dell'essere umano come qualcosa di più che una parte dell'ordine sociale, economico o politico: lo ha riconosciuto come una creatura aperta alla verità”. 

La rivoluzione umanistica della scuola di Salamanca

Uno dei temi centrali del discorso papale alle Cortes spagnole è stato il profondo e ponderato richiamo del Pontefice all'importanza della scuola di Salamanca nello sviluppo dell'ordine legislativo e sociale in un momento in cui il mondo diventava più grande, quando, con l'arrivo in America, “la Spagna veniva posta davanti a responsabilità storiche di portata universale”. 

A quel tempo, ha sottolineato il Papa, “alcuni maestri compresero che la ragione non poteva essere invocata per rivestire di legittimità qualsiasi forza o interesse presentato come conveniente. Hanno così introdotto nel discernimento storico la questione del valore irriducibile di ogni essere umano e dei limiti morali del potere”. 

Il Pontefice non trascurava il fatto che “la società e la stessa Chiesa non erano sempre all'altezza del compito”, Leone XIV sottolineava che “la riflessione della Scuola di Salamanca - e in particolare di Fray Francisco de Vitoria, insieme ad altri domenicani e gesuiti - contribuì alla formazione di una coscienza giuridica e morale capace di ricordare che l'autorità porta sempre con sé una responsabilità e che ogni essere umano deve essere riconosciuto come soggetto di diritti e doveri”. 

Attualizzando la questione, il Papa ha sottolineato come oggi, con i progressi tecnologici e soprattutto con l'Intelligenza Artificiale, anche i confini possono diventare più sfumati. Ha inoltre ricordato il discorso di Benedetto XVI al Parlamento tedesco per valutare che la dignità umana “precede ogni concessione dello Stato e non può essere subordinata al consenso sociale”.

Una nazione può essere definita giusta? Rispetto della vita, della famiglia e della libertà di educazione

“Spetta a me oggi rivolgere una parola pacata e ferma a coloro che hanno la grave responsabilità di ordinare giuridicamente la convivenza sociale”, ha proseguito il Papa, che non ha evitato, a questo punto, di accennare ad alcune delle questioni più gravi che affliggono i sistemi giuridici e sociali odierni. Può una comunità dirsi pienamente giusta se lascia nell'ombra il nascituro, l'anziano, l'ammalato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri? La difesa della vita umana non è una questione parziale o un interesse confessionale: è un obiettivo di civiltà: ogni vita umana deve essere riconosciuta e tutelata dal concepimento alla sua fine naturale. 

Il Papa ha fatto riferimento alla famiglia come “prima realtà umana e fondamento naturale della comunità”, e alle istituzioni educative in cui “molti genitori, che vogliono che i loro figli imparino a relazionarsi con gli altri, a pensare in modo critico e ad acquisire solidi valori, ripongono grandi speranze come preziosi alleati nella loro educazione”.

Un punto particolarmente interessante nel Parlamento spagnolo davanti al quale il Papa ha difeso “il ‘diritto primario e inalienabile’ dei genitori di ‘scegliere il tipo di educazione e formazione che ricevono i loro figli, in coerenza con le proprie convinzioni morali, culturali e religiose’”.

Il problema della migrazione 

La questione delle migrazioni, una delle linee fondamentali di questo percorso, è stata al centro di questo discorso in cui Leone XIV ha affermato che “ovunque una persona sia discriminata a causa della sua origine nazionale, etnica, religiosa o linguistica, o a causa della sua condizione economica o sociale, viene gravemente violato il principio universale dell'uguale dignità di tutti gli esseri umani”. 

In questa linea, il Pontefice ha difeso la necessità di “rafforzare la prevenzione, il soccorso e l'assistenza alle vittime, soprattutto nel quadro della cooperazione regionale e multilaterale”. 

Prevost ha invocato la cooperazione internazionale di fronte a una tragedia che non può essere affrontata da una sola nazione. 

La pluralità non consiste nell'attaccare l'avversario 

“Il mondo sta attraversando una profonda crisi spirituale e culturale”, ha detto il Pontefice. “La pace richiede coraggio diplomatico, responsabilità etica e una visione del futuro fondata sul rispetto dell'identità di ciascun popolo e sull'obbligo degli Stati di risolvere le loro controversie con i mezzi pacifici offerti dal diritto internazionale”, ha detto il Papa, che ha espresso la sua preoccupazione per l'avanzata del riarmo come “risposta quasi inevitabile alla fragilità della scena internazionale”. 

In questo contesto internazionale, il Papa ha invitato a “riscoprire il valore indispensabile del dialogo”.

La pace, interna ed esterna, ha segnato l'ultima grande parte del discorso in cui il Papa ha difeso che “la pluralità politica non deve degenerare in una squalifica permanente dell'avversario”. 

Protezione e rispetto della libertà religiosa

Il Pontefice si è spinto oltre, chiedendo una chiara e ferma tutela della libertà religiosa e della coscienza personale: “La libertà su cui si fonda lo Stato contemporaneo, se è autentica, riconosce la dimensione religiosa dell'essere umano, la rispetta e la protegge giuridicamente; e impedisce che qualcuno debba rinunciare a contribuire alla società in cui vive a causa della propria fede.

“In questo contesto”, ha sottolineato Leone XIV, “il sigillo sacramentale della confessione riveste una particolare importanza per la Chiesa cattolica. Esso fa parte della più ampia sfera della libertà religiosa, che garantisce alle comunità credenti un proprio spazio di vita, di organizzazione e di disciplina interna”. Proteggerlo legalmente, ha detto, “significa preservare uno spazio sacro di libertà interiore, dove il credente può aprire la sua anima davanti a Dio senza temere pressioni esterne”.

Allo stesso tempo, ha sottolineato che “la fede non deve essere imposta con il privilegio o la coercizione, ma non può nemmeno essere relegata al silenzio come se fosse irrilevante”. 

La legge deve apparire prima della dignità umana 

Facendo un tour visivo delle immagini della Camera spagnola, il Papa ha sottolineato con forza che “una legge non raggiunge la sua vera grandezza solo perché è stata formalmente approvata; la raggiunge quando, oltre ad essere valida nella sua forma, può presentarsi davanti alla dignità della persona e uscire da questo esame senza vergogna”, incoraggiando gli spagnoli, la cui “tradizione culturale, giuridica e spirituale ha saputo mettere in dialogo fede e ragione, diritto e coscienza, unità e pluralità”, a far parte di questo cammino di progresso sociale. 

L'applauso più lungo della democrazia 

Il Papa ha concluso questo storico discorso con quello che si potrebbe già definire l'applauso più lungo della democrazia. 

Gli applausi sono iniziati al termine del discorso del Papa e sono proseguiti per circa dieci minuti fino a quando il Pontefice ha lasciato la sala, accompagnato dal Presidente della Camera dei Deputati e da varie autorità. 

Non sono mancati i “Viva il Papa!”, cui hanno fatto eco i presenti a questo storico intervento.

Durante tutto questo tempo, Leone XIV era particolarmente commosso. Ringraziò a gesti i deputati e gli ospiti per un gesto di affetto che è passato alla storia della Camera spagnola.

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