Spagna

Il Consiglio di Stato approva la riforma costituzionale dell'aborto in Spagna

Nel suo rapporto, il Consiglio di Stato rimprovera al governo il modo in cui ha scelto di farlo, considerandolo un opportunismo politico.

Javier García Herrería-27 febbraio 2026-Tempo di lettura: 3 minuti
Consiglio di Stato

La Plenaria del Consiglio di Stato ha studiato giovedì il parere sulla riforma costituzionale promossa dal governo di Pedro Sánchez per “schermare” il diritto all'aborto. Il rapporto, obbligatorio ma non vincolante, è stato approvato con 16 voti a favore e 4 contrari, dando il via libera all'iniziativa, sebbene contenga avvertenze di rilevanza sia giuridica che politica.

La proposta dell'Esecutivo consiste nel riformare l'articolo 43 della Costituzione - relativo al diritto alla tutela della salute - per includere espressamente l'interruzione volontaria della gravidanza. Si tratta di una strada che richiede solo una maggioranza di tre quinti in Parlamento, senza la necessità di sciogliere le Cortes o indire un referendum. Tuttavia, questa maggioranza non è garantita a causa del rifiuto annunciato da PP e Vox.

Il rimprovero per la “scorciatoia” costituzionale.

La principale obiezione dell'organo consultivo si concentra sulla scelta dell'articolo 43 invece dell'articolo 15, che sancisce il diritto fondamentale alla vita. Secondo il parere, se l'obiettivo fosse quello di tutelare pienamente l'aborto come diritto fondamentale, la riforma dovrebbe toccare l'articolo 15, il che implicherebbe la procedura aggravata prevista dalla Costituzione: approvazione parlamentare, scioglimento delle Cortes, elezioni generali, referendum e successiva ratifica.

Il Consiglio di Stato contesta le argomentazioni addotte dal Governo per optare per l'articolo 43, che nel progetto preliminare erano giustificate da una “maggiore semplicità e rapidità” e dall'agevolazione della “fattibilità politica” dell'accordo. Secondo l'organo consultivo, si tratta di “considerazioni di opportunità politica che, da un punto di vista costituzionale, non dovrebbero essere prese in considerazione nella scelta del precetto oggetto della riforma”. La procedura, sottolinea, dovrebbe essere una conseguenza della decisione di base e non la sua causa.

Nonostante queste critiche, il parere conclude che non esiste alcun ostacolo giuridico alla riforma dell'articolo 43 e quindi consente all'esecutivo di continuare il processo.

Il rapporto è stato redatto sotto la presidenza del Consiglio di Stato di Carmen Calvo e con l'ex ministro della Salute María Luisa Carcedo come relatrice.

Contesto politico e giudiziario

L'annuncio della riforma è avvenuto in un contesto di forte tensione politica. Da un lato, il Presidente Sánchez ha elogiato la misura durante un comizio della campagna socialista per le elezioni regionali in Castilla-León. Il governo presenta l'iniziativa come un passo verso l'allineamento con la Francia, che ha recentemente inserito l'aborto nella sua costituzione, e come una risposta ai movimenti di destra.

Tra le cause scatenanti c'è stata la polemica dello scorso ottobre nel Consiglio comunale di Madrid, quando è stata discussa una proposta di Vox sulla presunta sindrome post-aborto. Inoltre, l'Esecutivo ha reagito al rifiuto della presidente di Madrid Isabel Díaz Ayuso di redigere un registro dei medici che si oppongono all'interruzione volontaria di gravidanza nella Comunità di Madrid.

Per il professore di diritto Rafael Domingo, “il cosiddetto diritto costituzionale all'aborto è un «aborto di diritto» che contamina il nostro intero sistema giuridico, come un bonbon avvelenato. Se la legge ha lo scopo di proteggere gli esseri umani, la vita umana deve essere protetta in tutte le sue fasi”. 

La giurisprudenza della Corte costituzionale

Un altro degli argomenti che il parere smonta è l'idea che l'aborto debba essere “messo al riparo” da un eventuale cambiamento dei criteri della Corte Costituzionale. Il Consiglio di Stato ricorda che l'Alta Corte si è già pronunciata in due occasioni avallando sia la legge sulle ipotesi che quella sui termini. Recentemente, anche la Corte Costituzionale ha appoggiato l'attuale legislazione, consolidando la considerazione dell'interruzione di gravidanza come un diritto della donna nell'attuale quadro giuridico.

In questo senso, l'organo consultivo sottolinea che l'inclusione dell'aborto nella Costituzione non sarebbe strettamente necessaria da un punto di vista giuridico, dato che la dottrina costituzionale ha già stabilito dei criteri.

Sebbene il parere consenta di portare avanti la riforma, la sua natura non vincolante e la mancanza di un sufficiente sostegno parlamentare ne riducono significativamente le possibilità di successo. Senza i voti del PP, la maggioranza dei tre quinti richiesta per modificare l'articolo 43 è irraggiungibile.

Situazione dell'aborto in Spagna

In Spagna, sia il numero di aborti che il tasso di natalità delineano un quadro demografico preoccupante. Nel 2024 sono stati registrati più di 106.000 aborti, una cifra preoccupante che non accenna a diminuire nonostante i programmi di educazione sessuale attuati da decenni.

Allo stesso tempo, il tasso di natalità rimane a livelli molto bassi. Nel 2024 sono nati 318.005 bambini, continuando un declino di oltre due decenni, e sebbene i dati preliminari per il 2025 indichino un leggero rimbalzo a 321.164 nascite, la tendenza di fondo è un declino sostenuto, accumulando una riduzione di circa 23 % tra il 2015 e il 2025. Anche i tassi di fertilità sono molto bassi, circa 1,1 figli per donna, ben al di sotto della soglia di sostituzione generazionale.

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