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Il Parlamento europeo approfondisce la questione del design che crea dipendenza delle piattaforme online

Un rapporto del Servizio di studi del Parlamento europeo torna a sottolineare il design che crea dipendenza di piattaforme come TikTok. Le autrici, Mar Negreiro e Öykü Dilara Anaç, analizzano le conclusioni preliminari della Commissione europea sulla violazione della legge sui servizi digitali (DSA) e sulla futura normativa.

Francisco Otamendi-6 luglio 2026-Tempo di lettura: 5 minuti
Fiera TikTok in Giappone.

Tokyo Game Show 2023, 23 settembre 2023. Makuhari Messe, Chiba, Giappone (RuinDig/Yuki Uchida, Creative Commons, Wikimedia Commons).

Lo studio analizza le conclusioni preliminari della Commissione europea nei confronti di TikTok, dalle quali segnalato Omnes di febbraio: il procedimento statunitense contro Meta e YouTube; la base giuridica del Regolamento sui servizi digitali (DSA); il concetto di “addictive design”; e il rapporto tra algoritmi, “dark patterns” e tutela dei minori; l’articolo è datato maggio.

Una delle tesi principali Secondo Mar Negreiro, giurista spagnola specializzata in diritto digitale e tutela dei consumatori, e la sua collaboratrice, il problema giuridico non risiede solo nei contenuti diffusi dalle piattaforme, ma nella stessa architettura del servizio, progettata per massimizzare il tempo di permanenza dell’utente attraverso meccanismi comportamentali.

Rischio per la salute mentale

“La Commissione ritiene, in via preliminare, che TikTok debba modificare la struttura di base del proprio servizio” (“La Commissione ritiene, in via preliminare, che TikTok debba modificare il progetto di base del suo servizio”). L’analisi di questa affermazione riassume in gran parte il contenuto della relazione. 

Il problema giuridico non risiede più solo nei contenuti illeciti o nel trattamento dei dati personali, ma anche nella struttura stessa delle piattaforme digitali, quando questa favorisce comportamenti che creano dipendenza e mette a rischio la salute mentale, in particolare dei minori e delle persone vulnerabili.

Il testo analizza un cambiamento di paradigma nella regolamentazione delle grandi piattaforme digitali. Fino a pochi anni fa, l'intervento delle autorità si concentrava sulla rimozione dei contenuti illegali, sulla protezione dei dati o sulle pratiche anticoncorrenziali. 

Ottimizzare il tempo di permanenza

Tuttavia, le ricerche più recenti dimostrano che la progettazione di determinate applicazioni può generare modelli di utilizzo compulsivo che incidono sul benessere psicologico degli utenti. Secondo l’autrice, le piattaforme basano il proprio modello di business sulla massimizzazione del tempo di permanenza degli utenti per aumentare i ricavi pubblicitari. A tal fine, utilizzano meccanismi che stimolano il rilascio di dopamina attraverso ricompense costanti e personalizzate, favorendo un utilizzo ripetitivo e prolungato.

In questo contesto si inseriscono le conclusioni preliminari della Commissione europea su TikTok, pubblicate nel febbraio 2026. La Commissione ritiene, a seguito di un’indagine ancora in corso, che alcune funzionalità della piattaforma — come lo scorrimento infinito (scorrimento infinito), la riproduzione automatica dei video (riproduzione automatica), le notifiche continue (notifiche push) e i sistemi di raccomandazione altamente personalizzati — generano rischi sistemici per la salute mentale dei minori e degli adulti vulnerabili. 

Indicatori oggettivi di uso compulsivo

Inoltre, rimprovera all’azienda di non aver tenuto sufficientemente conto di indicatori oggettivi di uso compulsivo, come il tempo che i minori trascorrono online durante la notte o la frequenza con cui aprono l’app. Se queste conclusioni dovessero essere confermate in via definitiva, TikTok potrebbe andare incontro a pesanti sanzioni economiche e, soprattutto, essere costretta a modificare aspetti essenziali dell’architettura del proprio servizio.

La relazione sottolinea che tale intervento della Commissione trova il proprio fondamento giuridico nel regolamento sui servizi digitali (Digital Services Act o DSA). Sebbene il regolamento non utilizzi espressamente l’espressione design che crea dipendenza, fornisce comunque strumenti sufficienti per far fronte a tali rischi. 

Incontro tra Yann LeCun (AMI Labs) e Henna Virkkunen, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, al Vivatech di Parigi, il 17 giugno 2026 (Nicolas Kovarik / Unione europea, 2026 / EC – Audiovisual Service, Wikimedia Commons).

Obblighi di legge, valutazione dei rischi, tutela dei minori

In particolare, l’articolo 34 impone alle piattaforme di dimensioni molto grandi di individuare e valutare i rischi sistemici che potrebbero incidere sulla salute pubblica, sul benessere fisico e mentale degli utenti e sulla tutela dei minori. Da parte sua, l’articolo 35 richiede l’adozione di misure efficaci per ridurre tali rischi. 

Inoltre, l’articolo 25 vieta le progettazioni manipolative delle interfacce digitali, note come dark patterns, che alterano o limitano la capacità degli utenti di prendere decisioni libere e informate. Infine, l’articolo 28 stabilisce obblighi specifici in materia di protezione dei minori nell’ambiente digitale.

Promozione di abitudini difficili da controllare, vulnerabilità 

L'autrice spiega che il concetto di design che crea dipendenza si riferisce a scelte progettuali deliberate volte a massimizzare il coinvolgimento dell'utente con la piattaforma attraverso tecniche psicologiche che favoriscono abitudini difficili da controllare. Non si tratta solo di catturare l'attenzione, ma di creare dinamiche di interazione continua che incentivino il consumo costante di contenuti. 

La questione risulta particolarmente preoccupante nel caso degli adolescenti, il cui sviluppo cognitivo ed emotivo li rende più vulnerabili a questo tipo di strategie persuasive. Diversi studi citati nel rapporto mettono in relazione l’uso eccessivo dei social media con livelli più elevati di ansia, depressione, disturbi del sonno, diminuzione della capacità di attenzione e minore controllo degli impulsi.

Caso statunitense

Il rapporto traccia inoltre un interessante parallelo con l’evoluzione del diritto statunitense. Nel marzo 2026, una giuria statunitense ha ritenuto Meta e YouTube responsabili per la natura che crea dipendenza del design delle loro piattaforme. Sebbene il risarcimento economico sia stato relativamente modesto, il valore giuridico della decisione risiede nel fatto che costituisce il primo precedente in cui un tribunale considera negligente il design stesso di un social network. 

Secondo l'autrice, questa risoluzione potrebbe incentivare modifiche alla configurazione delle piattaforme al fine di evitare future responsabilità legali sia negli Stati Uniti che in altri ordinamenti giuridici.

‘I ’meccanismi occulti» rendono difficile abbandonare l’app

Un altro degli aspetti più rilevanti dell'analisi è la stretta relazione tra gli algoritmi di raccomandazione e i dark patterns e la tutela dei minori. 

Gli algoritmi selezionano contenuti altamente personalizzati per mantenere vivo l'interesse dell'utente il più a lungo possibile, mentre le dinamiche nascoste rendono difficile uscire dall'applicazione o interrompere la fruizione continua dei contenuti. La combinazione di entrambe le tecniche aumenta significativamente il rischio di comportamenti compulsivi. 

Per questo motivo, Negreiro sostiene che la protezione efficace dei minori non possa basarsi esclusivamente su limiti di età o su meccanismi di controllo parentale, poiché tali soluzioni trasferiscono la responsabilità alle famiglie senza risolvere il problema strutturale: un modello aziendale concepito per massimizzare la permanenza degli utenti.

Futura normativa: in cosa consiste un “progetto accettabile”

Infine, la relazione conclude che la futura normativa europea dovrà orientarsi verso un modello di “fairness by design” (equità fin dalla progettazione), in cui la tutela dei consumatori e, in particolare, dei minori, sia integrata fin dalla fase di progettazione tecnologica delle piattaforme. 

In tal senso, il futuro Digital Fairness Act potrebbe rafforzare gli obblighi già previsti dal DSA e imporre limiti più rigorosi alle funzionalità manipolative. 

Come sintetizza la giurista, “la sfida di questa ricerca è valutare cosa costituisca un modello accettabile”. Una questione che va oltre l’ambito tecnologico e solleva un dibattito di fondo sulla compatibilità tra gli attuali modelli di business delle grandi piattaforme digitali e l’effettiva tutela dei diritti fondamentali degli utenti più vulnerabili.

Il Parlamento europeo, impegnato su questo tema

Il Parlamento europeo si è dimostrato attivo su questo tema. In una risoluzione del dicembre 2023 sulla progettazione dei servizi online volta a creare dipendenza, ha chiesto che si ponesse fine alle “pratiche opache” e alle lacune nella tutela dei consumatori su Internet. 

La questione è stata affrontata anche più recentemente nella relazione d’iniziativa della Commissione per il mercato interno e la tutela dei consumatori (IMCO) sulla protezione dei minori su Internet e in un’altra relazione sull’impatto dei social media e dell’ambiente online sui giovani, attualmente in fase di elaborazione da parte della Commissione per la cultura e l’istruzione.

L'autoreFrancisco Otamendi

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