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Mons. Arellano: “Nel cuore della Chiesa di Barbastro-Monzón, Torreciudad si erge come un vero faro di speranza”

La spianata di Torreciudad si è riempita di famiglie, bambini e volontari giunti da tutta la Spagna per celebrare la 34ª Giornata Mariana della Famiglia all’insegna del motto “Incontro delle famiglie attorno alla Madre”.

Maria José Atienza-12 settembre 2026-Tempo di lettura: 7 minuti

Il decano del Tribunale della Rota Romana e commissario plenipotenziario per Torreciudad, mons. Alejandro Arellano Cedillo, ha presieduto la Giornata mariana delle famiglie a Torreciudad, la 34ª edizione, alla quale hanno partecipato circa 7.000 persone. 

L’evento si inserisce, inoltre, nel complicato processo che, dal 2023, vede coinvolto questo complesso mariano con la diocesi di Barbastro-Monzón e che ha dato luogo a diversi disaccordi nel corso di questo periodo. L’ultimo di questi, appena 24 ore prima dello svolgimento di questa giornata. Tuttavia, la tensione che traspariva dall’ultimo comunicato della diocesi di Barbastro non si è manifestata nel corso di una giornata in cui i presenti hanno persino applaudito quando Mons. Arellano Cedillo ha nominato Monzón vescovo di Barbastro. 

Una giornata simile alle precedenti 

La giornata è iniziata a mezzogiorno con la preghiera e le tradizionali offerte delle famiglie e di varie realtà locali. Nella sua omelia, mons. Arellano ha menzionato la presenza del Vicario regionale della Prelatura in Spagna, Ignacio Barrera, “la cui presenza ci onora e rafforza i legami della nostra comunione ecclesiale” e ha salutato “i Rettori di questo Tempio, don Ángel Lasheras e don José Mairal”, compiendo un gesto di unione tra coloro che sono stati nominati dalla Prelatura e dal Vescovo, origine della situazione attuale a Torreciudad.

“La fede non è un’esperienza isolata”

Arellano ha pronunciato un’omelia “ponte”, in cui ha inserito l’opera e lo spirito di Torreciudad nell’ambito dell’opera della Chiesa universale e locale. In questo senso, ha ricordato “i pastori che hanno guidato la diocesi di Barbastro-Monzón” e ha espresso gratitudine per l’esempio di “san Josemaría Escrivá, figlio di questa terra, che ha saputo scoprire nella vita quotidiana il luogo in cui Dio viene incontro a noi e trasforma, con la sua grazia, l’esistenza di ogni giorno”.

La famiglia e il suo ruolo nella vita della Chiesa sono stati al centro dell’omelia del Decano del Tribunale della Rota, il quale ha ricordato che “la fede non è mai un’esperienza isolata né un’avventura che intraprendiamo da soli: ognuno riceve una storia, dei legami, una famiglia e una chiamata che fanno parte di una Storia più grande, quella che Dio guida con infinita saggezza e misericordia”. 

Così, ha sottolineato, “le famiglie cristiane fanno parte di una catena viva di fede e di grazia, in cui ciò che si riceve diventa dono per chi viene dopo: genitori che insegnano ai propri figli a pregare; coniugi che coltivano, con pazienza, l’arte di perdonare e ricominciare; nonni che sostengono con la loro preghiera la vita della famiglia; giovani che cercano con sincerità la volontà di Dio. Tutti voi state edificando la Chiesa”. 

Mons. Arellano ha inoltre sottolineato che “a Nazareth, l’amore divino ha assunto le sembianze di una casa. Ma Nazareth è stata anche la casa in cui l’amore ha imparato il linguaggio di una fede messa alla prova. È proprio nella prova che si rivela la verità di quell’amore che rimane”. 

In questo senso, ha proseguito, “la famiglia sta attraversando un vero e proprio cambiamento epocale” e ha fatto riferimento ai problemi più comuni delle famiglie odierne: “la solitudine che si insinua in tanti cuori, la difficoltà a costruire un amore indissolubile, le ferite che tante volte si subiscono in silenzio e la tentazione di vivere come se Dio non fosse necessario”. “In questo contesto”, ha sottolineato, “risuona con particolare forza l’invito di Papa Leone XIV a dedicare una speciale attenzione pastorale alle famiglie, accompagnandole nelle loro gioie e nelle loro difficoltà”. 

Un punto di riferimento per le famiglie 

Mons. Arellano ha messo in risalto l’operato di Torreciudad, sottolineando che “nel cuore di questa Chiesa di Barbastro-Monzón, Torreciudad si erge come un vero e proprio faro di speranza per le famiglie”. 

Ha inoltre fatto riferimento alle migliaia di persone che, ogni anno, vanno in pellegrinaggio alla Vergine nel nuovo santuario di Torreciudad: “In questo santuario, Maria accoglie i suoi figli con la tenerezza di una Madre che comprende, consola e rimane vicina. Qui ogni famiglia può imparare da Lei a custodire la fede nelle difficoltà, ad avere fiducia quando il cammino si fa arduo e a rimanere sotto lo sguardo misericordioso di Cristo”. 

Infine, il commissario plenipotenziario per Torreciudad ha chiesto “a Nostra Signora degli Angeli di Torreciudad di concederci la grazia di comprendere che la santità non è un’eredità riservata al passato, ma una chiamata viva che Dio rivolge oggi a ciascuno di noi, qui e ora”.

«Aspettiamo il Papa a Torreciudad»

Al termine della messa, il rettore Ángel Lasheras ha ringraziato espressamente mons. Arellano per la sua presenza in questa giornata e gli ha affidato un messaggio per il Papa Leone XIV: «Gli vogliamo molto bene e lo aspettiamo al Santuario affinché possa conoscerlo».

Da parte sua, Papa Leone XIV ha inviato la sua benedizione apostolica ai partecipanti a questa giornata.

I 50 anni di Torreciudad, così come vengono intesi oggi

Con questa giornata, il complesso mariano celebra il mezzo secolo di vita del nuovo santuario, promosso da san Josemaría Escrivá e inaugurato il 7 luglio 1975 con una messa in suffragio per l’anima del fondatore dell’Opus Dei, scomparso pochi giorni prima a Roma. 

Quest'anno, in qualità di relatori del convegno, la coppia di influencer Quique Mira e María Lorenzo, fondatori di Aute e Proyecto Caná, dialogheranno con i presenti su tematiche quali la famiglia, i giovani, l'amore e il matrimonio al giorno d'oggi. 

Nel corso della giornata sono stati inoltre raccolti prodotti per l’igiene di base, destinati alle famiglie in difficoltà, che saranno distribuiti in collaborazione con la Caritas diocesana di Barbastro-Monzón. 

Testimonianze di fede: Quique Mira e María Lorenzo

Dopo la Messa, le famiglie si sono distribuite sul prato antistante il Santuario per pranzare. Successivamente, proprio lì, Quique Mira e María Lorenzo, creatori di contenuti per la famiglia e fondatori di Aute e del Proyecto Caná, un’iniziativa di evangelizzazione digitale, hanno offerto la loro testimonianza di fede in una conversazione sul fidanzamento, il matrimonio e la famiglia. La giovane coppia ha parlato davanti ai circa settemila partecipanti alla Giornata Mariana della Famiglia, presso il Santuario di Torreciudad, dove ha esposto la propria esperienza di fede e ha raccontato il proprio percorso di conversione. 

“Ero delusa da me stessa perché mi ero allontanata così tanto da non essere più la María di un tempo. Guardando il film di Il Passione di Cristo, e grazie al Suo sacrificio, il mio cuore si è risvegliato e ho compreso l’Amore di Dio”, ha affermato María Lorenzo, sottolineando che “vivere la fede significa instaurare un rapporto concreto con una persona concreta, che è Gesù Cristo”. 

Quique, dal canto suo, ha confessato: “Nel momento in cui ho iniziato a fare silenzio nella mia vita e ho lasciato che il Signore vi entrasse, è allora che ha trovato spazio la nuova definizione di Amore”. 

Sia per lui che per María, la chiave del successo nel matrimonio risiede in un “rapporto di coppia a tre”. Quique lo ha spiegato con una frase che gli ha detto il suo direttore spirituale: “Mery può essere la donna della tua vita, ma Dio è l’Amore della tua vita”. Il giovane catalano ha affermato che la sua missione è quella di condurre sua moglie in Paradiso e che “solo accogliendo il Signore nella nostra vita possiamo vivere un matrimonio a tre, con Dio, perché è Lui che ci rende capaci di amare”.

Con la loro testimonianza, Quique e María intendono rivolgersi soprattutto alle generazioni più giovani, un obiettivo che si persegue ormai da due anni nell’ambito di questa Giornata, come ha sottolineato il direttore della Comunicazione di Torreciudad, José Alfonso Arregui: “Cerchiamo di dare un tocco più fresco alla Giornata, poiché questa è la linea che vogliamo seguire, quella della famiglia”.

Una grande famiglia

Arregui ha precisato che il numero di visitatori del Santuario, in questo periodo, oscilla solitamente tra i seimila e gli ottomila, e che quest’anno si contano circa settemila persone. Alcuni di loro si recano a Torreciudad per la prima volta, ma ci sono famiglie per le quali riservare un fine settimana di settembre a questo scopo è ormai una tradizione. Quella di Mercedes Valdecantos, proveniente da Madrid, è una di queste: “Sono venuta a tutte le 34 Giornate, non ne ho saltata nemmeno una”, ha assicurato. La principale differenza che ha notato quest’anno, rispetto agli anni precedenti, è che l’atmosfera è “più tranquilla, più serena, piena di devozione”. Ha aggiunto: «Mi sento a casa”.

Come la famiglia di Mercedes, anche quella di Pablo Fraile partecipa alla Giornata da diversi anni consecutivi. “Come sempre, adoro l’atmosfera così familiare che si respira qui e la devozione verso la Vergine”, ha commentato. Sebbene sia venuto con sua moglie e i suoi cinque figli, di solito si riuniscono con le altre famiglie delle scuole Montealto ed El Prado di Madrid.

Il lavoro dei volontari

Fraile ha sottolineato, inoltre, l’attento lavoro degli oltre duecento volontari che si impegnano affinché tutto fili liscio. Oriol Saló, studente universitario catalano e volontario, ha notato in particolare un dettaglio: “La gente è molto allegra, cerca di creare una bella atmosfera e di mostrare la propria gratitudine”. Ha spiegato: “Siamo il braccio operativo di chi ha dedicato un intero anno alla preparazione di questo evento”. Sia lui che i suoi compagni si sono dedicati a sorvegliare gli accessi al Santuario, a organizzare le offerte portate dai fedeli e a svolgere compiti pratici. 

Ci sono anche molti volontari e volontarie di lunga data. È il caso di Marcela Ruiz, una venezuelana venuta appositamente da Barcellona, convinta che sia sempre una buona scelta: “Fare volontariato è fantastico, è bellissimo vedere sia tutto ciò che c’è dietro l’evento sia le famiglie che se lo godono. Si percepisce che siamo vicini alla Madonna. Sei qui a lavorare, ma ricevi tantissimo dalle persone”. 

Cristina Gracia, anch’essa volontaria, ha sottolineato il carattere più apostolico della Giornata: “È un’occasione per trasmettere il carisma dell’Opera vivendo il nostro lavoro con la massima gioia possibile, cercando di guadagnarci il Paradiso”.

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