La diocesi di Barbastro Monzón ha diffuso un comunicato che si aggiunge alle recenti iniziative intraprese da entrambe le parti in merito a questo conflitto. Lo scorso agosto, il vescovo di Barbastro ha accusato l’Opus Dei di una “conservazione” dell’immagine della Vergine, la la prelatura ha risposto con alcune precisazioni sugli accordi con la diocesi.
Ora, alla vigilia della visita a Torreciudad di mons. Arellano, commissario designato dalla Santa Sede per questa questione e massima autorità in tutto ciò che riguarda Torreciudad, la diocesi ha pubblicato un comunicato che, lungi dal favorire un avvicinamento, non fa che aggravare questa dolorosa situazione.
Gli accordi del 1962 e del 1966
Il comunicato diffuso dalla diocesi sottolinea che “nell’atto pubblico di costituzione del contratto di enfiteusi, stipulato il 24 settembre 1962 (…) tra gli obblighi assunti è stato espressamente stabilito quello di ‘non rimuovere l’immagine dalla cappella’” e si fa riferimento alla constatazione di tale fatto nei verbali del Capitolo della Cattedrale.
Questo è stato, in effetti, il primo contratto tra la diocesi e la prelatura; tuttavia, quest’ultima, nei suoi vari dichiarazioni, ha fatto riferimento a un accordo successivo, firmato nel 1966, consultabile online. Si tratta di un atto notarile che attesta un accordo tra l’allora vescovo diocesano, mons. Jaime Flores, e Florencio Sánchez Bella, consigliere dell’Opus Dei in quegli anni, in cui si riporta, come secondo punto dell’accordo – che amplia il censimento enfiteutico del 1962 –, che “Il patronato di Torreciudad si assume la responsabilità della costruzione e del finanziamento del nuovo santuario, a condizione espressa che in esso venga oggetto di culto e venerazione l’immagine di Nostra Signora di Torreciudad, impegnandosi al contempo a costruirlo su terreni situati nelle vicinanze dell’attuale cappella”.
Il motivo di questo trasferimento era da ricercarsi nell“”impossibilità che l’attuale eremo potesse accogliere i pellegrini che, soprattutto da quando, grazie all’aiuto del Patronato, è stato aperto il traffico veicolare fino a Torreciudad, accorrono in numero sempre maggiore per pregare davanti alla venerata immagine».
Inoltre, l’Opus Dei, in Spagna, si impegnava affinché “nel nuovo santuario l’immagine della Madonna di Torreciudad fosse custodita con tutte le garanzie necessarie e vi fosse oggetto di culto con dignità e decoro”.
Tuttavia, questo punto non è accettabile per la diocesi, che in questo comunicato afferma che “la costruzione di un grande tempio accanto all’eremo originario, se da un lato può contribuire a diffondere la devozione mariana, dall’altro non può giustificare il trasferimento, senza la dovuta autorizzazione, di un’immagine della Vergine che appartiene alla popolazione di Barbastro-Monzón”
Un documento “che non figura” nella diocesi
L'esistenza e la validità dell'accordo registrato l'8 settembre 1966 Ciò viene tuttavia messo in dubbio dalla Diocesi di Barbastro, la quale afferma che tale documento “non è stato presentato a questa Diocesi, nonostante le ripetute richieste”, né “figura nei verbali del Capitolo della Cattedrale né nella documentazione conservata negli archivi diocesani alcuna autorizzazione a rimuovere l’immagine dall’eremo e a trasferirla in via definitiva nel nuovo tempio, né alcun accordo che preveda una cessione della sua proprietà o del suo uso a titolo permanente”.
La proprietà non è in discussione
In effetti, la proprietà dell’immagine, né quella della cappella, è mai stata messa in discussione in nessuna fase di questo procedimento, bensì la validità della cessione del diritto di godimento dell'edicola (e quindi l'assunzione degli oneri di manutenzione) e “i diritti di esposizione e conservazione dell’immagine»” riportati ai punti 4 e 5 del censo enfiteutico firmato da entrambe le parti nel 1962.
In questo nuovo comunicato, la diocesi rimette nuovamente in discussione la legittimità di tali accordi e chiede che la scultura venga riportata all’eremo originario e che sia la diocesi ad “autorizzarne il trasferimento temporaneo al tempio di Torreciudad e in altri luoghi, qualora vi siano ragioni pastorali che lo rendano opportuno, con il dovuto coordinamento e le necessarie garanzie”. Ciò significa dichiarare nullo l’accordo originario in base al quale l’esposizione e la conservazione dell’immagine erano state affidate all’Opus Dei.
Ancora una volta, e con un tono molto simile a quello del comunicato diffuso dal vescovo di Barbastro Monzón il 31 agosto 2026, la diocesi parla di “un diritto sottratto”: “questa diocesi – piccola e umile nei mezzi – non chiede alcun privilegio né alcun nuovo diritto, né può accettare fatti compiuti di fronte a qualcosa di così caro che le è appartenuto per più di mille anni, fino a quando le è stato strappato via cinquant’anni fa”. Inoltre, fa riferimento a una presunta impossibilità per i fedeli della zona di recarsi in visita alla Vergine nel nuovo tempio, quando lascia intendere che “i figli di Barbastro-Monzón non vogliono la loro Madre in visita, la vogliono a casa”.
Il commissario, domani a Torreciudad
L’Opus Dei non ha voluto rispondere a questo nuovo comunicato, che arriva 24 ore prima della celebrazione di una delle giornate più significative nel calendario del santuario pirenaico: la Giornata delle Famiglie che, quest’anno, sarà presieduta dal commissario plenipotenziario per Torreciudad, mons. Arellano Cedillo.
La presenza di questo esperto di diritto canonico non è irrilevante, vista l’attuale situazione di Torreciudad. Il decano del Tribunale della Rota Romana è stato nominato nel 2024 da Papa Francesco come commissario plenipotenziario per Torreciudad, il che conferiva al canonista pieni poteri e l’ultima parola su tutto ciò che riguarda il santuario.
Arellano ha preso visione e ha esaminato entrambe le posizioni e la documentazione presentata dalle due parti in una triste vicenda che si protrae ormai da tre anni.





