La seconda lettura ci offre la chiave per comprendere sia la prima lettura che il Vangelo. È come il dorso di un libro, che tiene unite le diverse pagine della liturgia odierna in un unico messaggio. San Paolo scrive: “Non dovete nulla a nessuno, se non l'amore reciproco; perché chi ama ha adempiuto al resto della legge".
Abbiamo tutti il dovere di amarci gli uni gli altri. L’amore assume molte forme, e le letture di oggi ci invitano ad abbracciare una delle sue espressioni più impegnative e belle: la correzione fraterna. Amiamo gli altri non solo incoraggiandoli e servendoli, ma anche aiutandoli a crescere nella santità, a superare i propri difetti e a lasciarsi alle spalle tutto ciò che li separa da Dio.
La vita cristiana non è fatta per essere vissuta in isolamento. Dio ci ha resi responsabili gli uni degli altri. Ognuno di noi ha delle debolezze e dei punti ciechi che spesso ci risulta difficile riconoscere da soli. Per autentica carità, Dio mette nella nostra vita altre persone per aiutarci a perseverare sulla via della virtù.
Questo è il messaggio del profeta Ezechiele nella prima lettura: “A te, figlio dell’uomo, ti ho posto come sentinella nella casa d’Israele; quando sentirai una parola dalla mia bocca, li avvertirai da parte mia”. Una sentinella che vede avvicinarsi il pericolo e rimane in silenzio non sta adempiendo alla propria missione. Allo stesso modo, l’amore cristiano a volte ci impone di dire una verità difficile.
Il Vangelo ci rivela lo scopo di tale correzione. Gesù dice: “Se tuo fratello pecca contro di te, rimproveralo quando siete soli. Se ti ascolta, hai salvato tuo fratello”. L’obiettivo non è dimostrare che abbiamo ragione, ostentare una presunta superiorità morale né umiliare un’altra persona. L’obiettivo è salvare un fratello o una sorella. La vera correzione fraterna cerca sempre il vero bene dell’altro.
Ma il dovere di correggere gli altri implica anche il dovere di lasciarci correggere. Chi è disposto a praticare la correzione fraterna deve essere altrettanto disposto a riceverla. Infatti, la nostra resistenza a correggere gli altri può essere dovuta, a volte, alla nostra stessa mancanza di disponibilità ad accettare la correzione. Esitiamo a segnalare i difetti altrui perché noi stessi ci opponiamo al fatto che ci vengano segnalati i nostri.





